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Full text of "Atti della prima riunione degli scienziati italiani tenuta in Pisa nell'ottobre del 1839"

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1839 



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ATTI 



DELLA 



PRIMA RIUNIONE 






DEGLI SCIEIVZIATl ITALMI 

TEI¥IJXA IHf PI!§Jl 

nell'ottobre del 1839 

SECONDA EDIZIONE 

AUMENTATA DELL'ORAZIONE DEL PROF. ROSINI PER l' INAUGURAZIONE 
DELLA STATUA DEL GALILEO E DELLA BIOGRAFIA DEL CAV. PR. GERB! 




PISA 



1840 



500 

""35 



RELAZIONE 



2f32 



PROF. F. CORREDI 



G 



l'Italiani che applicano l'animo alle discipline che diconsi 
naturali, possono esser lieti di avere a questi tempi conseguito 
quanto v' ha di più degno tra le ricompense concesse agli studj , 
da che la reverenza verso le loro onorate fatiche e valsa a far 
sorgere tra noi una istituzione nobilissima profìcua grandemente 
alle scienze. Tale per vero si è la istituzione delle annuali Riu- 
nioni dei naturalisti, che la Illuminata Sapienza di S. A. I. e R. il 
Granduca di Toscana consentì che avessero cominciamento ne' suoi 
Stali. Questa istituzione gioverà a promuovere le discipline na- 
turali, non meno che a mantenerle nel debito onore , e ad impe- 
dire che si allontanino dal loro fine, quale è quello di far tesoro 
dei fatti per trarne poi conseguenze profittevoli alle arti. Che se 
tali vantaggisi debbono tenere per certi, come lo sono veramente 
per universale consentimento, io non saprei per quale altro modo 
si potesse meglio giovare alle scienze, neper quale altra via fosse 
dato incoraggiare viemaggiormente i loro assidui e generosi cul- 
tori, cui sino a qui appena era concesso desiderare un tanto bene, 
nonché sperarlo. 



'fHZQa'3 



IV 

L' ufficio eh' ebbi a sostenere di Segretario della prima Riu- 
nione scientifica italiana, la quale si tenne in Pisa nell' Ottobre 
del mille ottocento trentanove, vuole ora essere pienamente adem- 
piuto . Il perchè verrò parte a parte esponendo non tanto le cure 
degli uomini valorosi che vi concorsero, quanto quello che la 
munificenza del Principe ordinò per il lustro e decoro del loro 
Consesso, e quello altresì che la Città volle disporre in tale occa- 
sione. Quanto io narrerò come sarà per me gradita materia, slimo 
che sarà insieme argomento dilettevole per gl'Italiani tutti a' quali 
ogni cosa che torni a onore della patria che ci è comune deve 
e per sentimento e per debito riuscire carissima. 



L' Italia ricorderà per lungo tempo i nomi di sei chiarissimi 
Uomini che furono i lodevoli promotori di questa prima scienti- 
fica Riunione nazionale. Son dessi il Principe Carlo Bonaparte, 
il Commendatore Vincenzio Anlinori, il Cav. Prof. Ciò. Battista 
Amici, il Cav. Gaetano Giorgini, il Prof. Paolo Savi, e il Cav. 
Prof. Maurizio Bufalini. Il giorno ventotto INIarzo del decorso anno 
mille ottocento trentanove essi annunziarono come S. A. I. e R. 
il Granduca nostro Signore avrebbe, per impulso di singolare 
benevolenza, permesso che si tenesse in Toscana una Riunione 
scientifica alla maniera di quelle che si ammirano principalmente 
in Inghilterra e in Germania (1). Al Granduca Leopoldo II si 
deve adunque l' immenso beneficio di aver fatta sorgere in Italia 
questa lodevole istituzione. Ed in vero bene è ragione che quelle 
cose le quali tornano a pubblica utilità si debbano intitolare del 
nome del Principe cui piacque promuoverle o favorirle. 

E qni conviene eh' io dica come pei suindicati Promotori 
venissero confortati gli Scienziati tutti a riunirsi nel tempo delle 
ferie autunnali dello stesso anno in Pisa, che gli splendidi titoli 
riunendo di dotta, di gentile, di ricca d'ogni cosa profittevole al 



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V 

ben vivere, si reputava ciiià alta ad accogliere degnamente I 
naturalisti italiani . Erano qualità volute per essere ascritto fra i 
membri del Consesso il nome di cultore distinto delle scienze 
matematiche e naturali, il grado di Uffiziale del Genio, quello 
d'Ingegnere delle Miniere, in fine lo appartenere ad una delle 
principali Accademie scieniifiche italiane o straniere. 

Al ricordato annunzio altro ne successe il giorno tredici 
Agosto, il quale aggiunse che S. A. I. e R. erasi degnata conce- 
dere che le adunanze scientifiche avessero sede nel Palazzo della 
Università degli Studj, che diciamo Sapienza (2). Per questa 
guisa veniva splendore novello al luogo già fatto iUustre dal 
Galileo, e da mille e mille uomini chiari. Per questo annunzio 
si aggiunse eziandio che una Deputazione (la quale poscia si 
compose dei Professori Giacomo Barzellotti, Ferdinando Foggi, 
Paolo Savi e Francesco Puccinotti, e dei Signori Cav. Alessan- 
dro Rosselmini e Antonio Del Rosso) sedente nel Palazzo sud- 
detto, avrebbe accolti gli Scienziati e verificati i loro titoli per 
istituirli membri della Riunione. 

Tali sollecitudini riuscirono a ottimo fine. Nella prima metà 
dell' Ottobre quattrocento ventuno Scienziati , fra italiani e stra- 
nieri, erano in Pisa convenuti pel nobilissimo oggetto del quale 
già dissi. 

Il primo giorno del mese fu sacro agli atti del culto. Nella 
Primaziale della città gli Scienziati Cattolici assisterono alla messa 
solenne, colla quale invocavansi le celesti benedizioni sul dotto 
Consesso. Celebrato il Sacrifizio divino, adunatisi nel Palazzo 
della Università fu loro cura di proclamare a Presidente generale 
il Prof. Ranieri Gerbi seniore dei cattedratici intervenuti (3); il 
quale tosto si fece ad eleggere il Segretario generale della 
Riunione. 

Nel giorno appresso altre cure trattennero gli scienziati; 
quelle cioè che si usarono onde il Consesso venisse partito, se- 
condo r uso, in sezioni. Il numero e gli studj degl'intervenuti ne 



VI 

addimandarono sei: quelle della Chimica, Fisica e Matematica; 
della Geologia, Mineralogia e Geografìa; della Botanica e Fisio- 
logia vegetale; nonmenochè le altre della Zoologia ed Anatomia 
comparativa; dell' Agronomia e Tecnologia; della Medicina. A 
ciascuna sezione fu necessario destinare un Presidente, a questi 
aggiungere talora un Vice-Presidente, sempre per altro uno o 
più Segretari secondochè la sezione doveva o no essere suddivisa 
in parti. I Presidenti eh' io dico, secondo l'ordine delle suindicate 
sezioni furono: il Cav. Prof. Confìgliachi, il Prof. Sismonda, il 
Cav. Prof. Gaetano Savi, il Principe Carlo Bonaparte, il Mar- 
chese Ridolfì, il Cav. Prof. Tommasini. La loro elezione si fece 
per schede segrete dai membri delle sezioni . Di queste sezioni 
solo la botanica, la zoologica e 1' agronomica ebbero un Vice- 
Presidente. Vice-Presidente alla prima fu il Prof. Giuseppe Mo- 
retti, alla seconda il Cav. Giacinto Carena, all'ultima il Prof. 
Giuseppe Gazzeri. I Presidenti poi chiamarono a Segretarj Lodo- 
vico Pasini e il Prof. Gene, l'uno per la sezione di Geologia, 
l'altro per quella di Zoologia; il Dott. Gera per la sezione agro- 
nomica, il Prof. Puccinotti per la sezione medica. Quanto alla 
sezione fìsico-chimico-matematica è a dirsi che il Cav. Prof, Con- 
fìgliachi riputando utile di suddividerla in due sotto-sezioni, asse- 
gnò come Segretario all' una di Fisica e Chimica il Prof. Paci- 
notti, air altra di Matematica e Astronomia il Prof. Vincenzo 
Amici. Lo stesso si praticò dal Cav. Prof. Gaetano Savi; il quale 
partendo la sezione da esso presieduta nelle due sotto-sezioni di 
Botanica, e di Fisiologia vegetale, dette ad esse respettivamente 
come Segretarj il Dott. Bìasoletto, e il Prof. Narducci . 

I Presidenti delle sezioni lostochè furono eletti constitui- 
ronsi congiuntamente al Presidente generale in consiglio perma- 
nente; il quale, tenendo quotidianamente le sue adunanze, ve- 
gliava al buon andamento della Riunione. Da esso muovevano 
gli ordini e i provvedimenti dal bisogno richiesti; da esso pen- 
deva ogni cosa che potesse risguardare l'intero Consesso degli 



VII 
Scienzlali. Il perchè prima cura del Consiglio fu la compilazione 
dei Regolamenti generali per le annue Riunioni, de' quali a suo 
luogo mi occorrerà ragionare . 

Olire la divisione del Consesso in sezioni, nel secondo gior- 
no del mese si fece tale solennità, che tornò a grande onore dei 
Cittadini da cui fu generosamente promossa. Molte anzi infinite 
parole di lode si debbono a quei benemeriti , i quali posero ogni 
cura perchè sorgesse tra noi, col sussidio di volontarie oblazioni, 
e mercè la Sovrana Munificenza, un monumento che facesse 
fede per lunghissima età come qui nacque e insegnò il massimo 
Galileo, e ricordasse insieme i tempi più gloriosi della Università 
nostra. Al cospetto del monumento, che in quel giorno la prima 
voltasi discuopriva, il Prof. Rosini celebrò le lodi del divino 
Filosofo (4) . Gli eloquenti detti dell' illustre Oratore interrotti 
di frequente dagli applausi de' molti che udivano, l'aspetto del 
simulacro scolpito dal Demi che seppe in esso riunire i più bei 
pregi dell'arte, la frequenza degli Scienziati e dei ragguardevoli 
Cittadini, il luogo nobilitato dagl'insoliti adornamenti, gli ar- 
monici concenti musicali, infine la pompa con che pei savi prov- 
vedimenti de' civici Magistrati e de' Cittadini zelanti venne fe- 
steggiato quel giorno, fecero ben vedere quanta sia la reverenza 
nostra verso il massimo Filosofo, che primo sorse ad additare la 
via del vero nelle discipline naturali . Gli Arcadi della Colonia 
Alfea non lasciaron trascorrere una tale occasione senza offerire 
in omaggio ai membri della prima Riunione scientifica che si 
teneva in Italia le loro rime, che bene si adattavano a tanta so- 
lennità (5). 

Ma eccomi a ciò che più dappresso risguarda il consesso 
degli Scienziati. Il giorno terzo di Ottobre fu quello della prima 
adunanza solenne. Bello era il vedere nell'Aula maerna della 
Università decorosamente apparecchiata i chiarissimi Uomini di 
che la patria nostra si onora, e molti illustri Stranieri, e le 
Autorità governative, ecclesiastiche e municipali, non che eletta 



vili 
parte del sesso gentile, che reverente anch' esso alle scienze fa- 
ceva leggiadra corona all' assemblea . Era questo tale e siffatto 
spettacolo da suscitare negli animi una profonda quanto inespli- 
cabile commozione. Forse questo dolcissimo sentimento muoveva 
dalla considerazione, non avere gli studj degl' Italiani nelle di- 
scipline naturali mai ricevuto, sino a qui, omaggio di pubblica 
reverenza siccome questo. 

Il Presidente generale con mirabile semplicità di parole e di 
modi sorse a dire una orazione, ben atta a svegliare negli ani- 
mi degli ascoltanti generosi e nobili sentimenti; perocché ricor- 
dava e mostrava con istorica verità, e con sentita carità verso 
la Patria, quanto fu operato dai nostri a prò delle scienze. Ed 
invero in un primo consesso di Scienziati Italiani il rammentare 
quanto v' ha di glorioso per noi nella istoria delle discipline natu- 
rali era non solo dilettevole, ma utilissimo tema, nò saprei dire 
se altro ve ne avesse alla circostanza ed al luogo più conveniente . 
Incominciando dal Galileo, da quegli cioè che operò la restau- 
razione della Filosofia, e nel quale, come notò un solenne Stori- 
co de' nostri tempi, riluce quanto di nobile abbia mai prodotto 
la natura umana, l'Oratore, tenendo l'ordine de' tempi, fece de- 
gl'Italiani illustri ed operosi cultori delle scienze cosi savia e di- 
ritta ricordanza, da convincere ognuno che sebbene la nostra più 
avventurosa età sia oggimai trascorsa, nullameno perchè un tem- 
po fummo maestri, e perchè quando la Filosofia riluceva tra noi 
altrove erano tenebre, possiamo a buon dritto riputare la patria 
nostra madre della odierna sapienza. Narrare come grande fosse 
il Gahleo sarebbe stata nonché perduta opera, gravissima onta 
pei sapienti Uomini ai quali il Presidente volgeva le sue parole; 
perciocché tutti sanno eh' ei fu quell' altissimo ingegno che primo 
giovandosi dell' osservazione e dell' esperienza, e sprezzando i 
sistemi ideali, dette vita alle discipline scientifiche. Il perchè 
r Oratore solamente mostrava come allo studio infinito che pose 
quel Grande nelle speculazioni geometriche si deve il segnalato 



IX 

beneficio della restaurazione della Filosofia, e quella libertà di 
pensiero che infranti i legami dei sistemi scolastici dette all' Italia 
il Torricelli, il Viviani, il Redi, il Magalotti, ed altri molti che 
da Firenze difìfusero luce per tutta Europa. Così il Presidente 
ravvisando in Galileo il misuratore del moto degli astri, lo scuo- 
pritore de' satelliti di Giove e delle macchie del Sole, della bi- 
lancia idrostatica e del compasso di proporzione, quegli insomma 
che per trovati ammirabili dischiuse nuove vie agi' indagatori 
dell' economia dell' Universo, richiamava le menti alla contem- 
plazione di cose, che certo più divine che umane agli occhi nostri 
appariscono. Volendo poi dimostrare quanto quel sovrumano in- 
telletto valesse nel ridurre i più alti concetti a pratica utilità 
venne partitamente esponendo le sue sublimi scoperte, le cose 
cioè per le quali durerà eterno il suo nome» Tanto l'Oratore 
ebbe a dire intorno al Galileo, e perchè tornasse vano il rim- 
provero che lo Storico d'Inghilterra (David Hume ) osò fare 
agl'Italiani, e perchè sebbene trascorressero più secoli, pur tut- 
tavia le dottrine di quel massimo Ingegno si fanno ogni giorno 
più salde, ben altrimenti di quelle del Cartesio, del Gassendo 
e del Leibnitz . 

Erano questi i prcludj della orazione; nella quale il chia- 
rissimo Presidente venne mano a mano svolgendo l'intero siste- 
ma della filosofìa naturale, narrando e dimostrando come tutte 
le parti di essa fossero con buon successo promosse o perfezionate 
dagl'Italiani. Tre poi furono le parli nelle quali ad esso piacque 
dividerla; l'una delle scienze matematiche, l'altra delle scienze 
che dipendono dall'esperienza, rnliiraa di quelle che stanno 
tutte nella osservazione. Le scienze matematiche sono tra le di- 
scipline naturali, perchè dagli oggetti esternisi dipartono, e solo 
da essi, come tengono i più, prendono le nozioni fondamentali 
del numero e della estensione. Vero è che le matematiche da 
quelle nozioni all' infuori sono scienze meramente razionali, e 

nieni' altro che speculazioni dell' intelletto . 

b 



X 

Parlando l'Oratore di quesie scienze toccò in prima delle 
matematiche pure, e fra i molti geometri accortamente distinse 
il Cavalieri, al quale deve l'Europa i primi germi di quel trovato 
che al dire del D'Alembert segna V altissimo grado di perfezione 
cui r intelletto umano può giungere. Agevole è per ognuno il com- 
prendere come per tali parole si accennasse a quella scoperta che 
Germania e Inghilterra tuttor si contendono, e che attendeva la 
spiegazione, e la illustrazione più vera dall' italiano Lagrange. Ne 
discorrendo questa materia tralasciava il Presidente di ricordare 
il Mascheroni, il Riccati, il Gagnoli, Maria Gaetana Agnesi che 
tanto lodevolmente lesse le matematiche nella Università di Bolo- 
gna 5 non tacque del Lorgna cui dobbiamo l'istituzione di quel 
celebratissimo consesso di Scienziati che del nome di Società Ita- 
liana s' intitola ; non tacque di Pietro Paoli onore delle Scuole 
toscane; ne lasciò indietro il Brunacci, il Bordoni, il Fossombro- 
ni, il Giorgini, il Libri, il Magistrlni, il Mainardi, il Mossotti, il 
Piola, il Plana, il Rangoni, il Tramontini, e più altri pregiatissi- 
mi autori di profonde opere matematiche. 

Questo delle matematiche pure. Quanto alle miste, d'uopo 
era il rammentare i principi, le dottrine fondamentali, le utili il- 
lustrazioni che esse debbono ai nostri. Così dicendo della Mecca- 
nica giovavagli di ricordare, dopo il Galileo, i suoi discepoli, e 
l'aureo libro della Meccanica analitica, e le applicazioni che già 
fece il Lagrange del principio delle velocità virtuali. Rispetto al- 
l' Idromeccanica piacquegli di richiamare la nostra attenzione sul 
discorso del Galileo intorno alle cose che stanno in su l'acqua o 
che in quella si muovono, nel quale si contengono i veri e saldi 
principi della scienza dell'equilibrio e del moto dei fluidi; dopo 
diche egli fece onorevole menzione del Castelli, del Torricelli, 
del Viviani e d' altri insigni che rivolsero i loro siudj alla Idrauli- 
ca teorico-pratica; ricordò il Guglielmini , il Manfredi, il Grandi, 
il Polenijil Frisi, il Perelli, lo Zendrini, lo Ximenes; nò, per 
venire ai tempi nostri , tralasciò di rammentare il Fossombroni , 



XT 

il Paoli, il Lorgna, il Mengoui, il Bidone, il Venluroll, il Ma- 
selli e il Cavalieri San-Bertolo, i quali lutti scrissero opere loda- 
tlssime sulla scienza idraulica . 

Scendendo poi a dire dell'Acustica, dopo Galileo che in 
essa pure fu primo quanto allo studiare le oscillazioni delle cor- 
de, ricordò gli Accademici del Cimento per le sperlenze sulla 
celerità del suono da quei benemeriti tentate, e parlò insieme del 
Tarllni che molto contribuì a stabilire un sistema matematico di 
musica, del Lagrauge, e per ultimo del Riccati che mirabiU 
menle scrisse intorno ai fenomeni del suono. 

Poste tali cose, veniva alla Fisica celeste: ed a mostrare che 
in Italia nacquero o s'istruirono quelli che ne gettarono i fonda- 
menti, uopo fu al Presidente il parlare degli studj che qui fece 
un tempo il Copernico, e dire insieme come sia ritrovamento 
degl'Italiani non solo il telescopio diottrico lasciatoci dal Galileo, 
ma ben anche il caiadioitrico idealo e costrutto dallo Zucchij co- 
me il Newton a stabilire il principio della gravitazione univer- 
sale delle dottrine del Galileo si giovasse^ e come poi, venendo 
a tempi più prossimi, il Cassini, il Piazzi, l'Oriani, il Carlini, il 
Plana, il Santini, ringhlrami abbiano grandemente contribuito 
ad elevare la Fisica celeste e l'Astronomia a queirallisslmo grado 
di perfezione in cui è di presente . 

Passando poi alle Scienze sperimenlali ragionò della Chi- 
mica, la quale ebbe nel Sala da Vicenza il primo che filosofìca- 
menle l'esponesse, e che per le sperlenze del Redi su i sali, e 
di altri Accademici del Cimento giunse ad acquistare forma di 
vera scienza. Ne trascurò di far parole di lode del Brugnatelll , 
del Dandolo, del Gazzeri, del Taddei, del Branchi, le opere 
de' quali hanno giovato non solo a vantaggiare la Chimica, ma 
sibbene a renderne piìi agevole e piià sicuro lo studio. 

Così fu della Fisica sperimentale. Sorta con alcune sperlenze 
del Galileo avanzò non poco per gli Accademici del Cimento, 
che a ragione può dirsi creassero l'arte di sperimentare. Accolta 



XII 

quest'arte, e di nuovi mezzi arriccliiia dagli stranieri, operò to- 
sto nelle mani del Boyle ed in quelle del Guerick e del Marlotte 
le utili cose che ognim sa. Ma noi ahbiam tale che lutti avanza, 
Alessandro Volta, il quale per gli apparali elettrici, per l'elet- 
tromotore, e per le sue nuove dottrine, veramente può dirsi quel 
sommo dei nostri tempi che preparò all'Italia una novella età 
per la Fisica. Ed invero sorsero al fianco di lui quel valente suo 
iuterpetre il Confìgliachi, e vennero ancora a fare sempre più 
ricca la Fisica, il JMarianini, il Nobili, il Be'lani, il Belli, ed 
il Melloni, quegli cioè cui dobbiamo la teorica del calorico rag- 
giante, e molle altre originali scoperte, e Tinvcuzione di maravi- 
gliosi strumenti . 

Che se dalla Fisica sperimentale si passa a quelle discipline 
che tulle muovono dalla osservazione, ed a quelle che dalla os- 
servazione insieme e dalla esperienza dipendono, facile si e lo 
scorgere quanto desse ancora avanzassero per opera degl'Italiani. 
Era difatti, come avvisò l'Oratore, promossa per gl'Italiani la 
Botanica, che Italiani furono il Dondi, Ermolao Barbaro, il Mat- 
tioli, il Cisalpino di cui anche i moderni hanno accolli e seguiti 
i principj, o criterj che si vogliano dire, per la classazione delle 
piante: era per gl'Italiani promossa la Fiiografia, che nostri fu- 
rono il Micheli, il Malpighi, il Targioui; e sono nostri Gaetano 
Savi, il Bertoloni, il Moris, il Tenore, il Yiviani, e il Moretti. 
Che se la Fisiologia vegetale slette per lunga pezza senza avven- 
turoso cultore in Italia, tempo alla perfine venne nel quale un 
Italiano, Giovanni Ballista Amici, con strumenti mirabili, e con 
pii^i mirabili osservazioni si fece anche in questo maestro agli 
Stranieri . 

Ne dissimile sorte ebbe presso di noi l'Agricoltura, la quale 
ne' moderni tempi non deviò dalla strada segnatale dall'insigne 
Crescenzio. Incoraggiata da savi ordinamenti governativi, pro- 
mossa da scrittori chiarissimi, il Landeschi, il Paoletti, il Lasiri, 
il Dandolo, il Re, il Targioni, l'Acerbi; il Lambruschini, il Riccij 



XIII 

il Carmlgnani, il Mari, il Malenolti, ed altri non pochi; promossa 
ancora da Accademie di Scienziati (da quella de' Georgofili so- 
prattutto), fatta ricca di utili sperienze, fra le quali sono ben 
degne di memoria le non poche del Marchese Ridolfì, chiara- 
mente apparisce che negl' Italiani non venne mai meno 1' amore 
per la più necessaria delle arti. 

Con non minore evidenza l'Oratore mostrò come gl'Italiani 
ponessero l'ingegno e promovessero ancora con fortunato suc- 
cesso la Storia Naturale nelle altre sue parti, l'Anatomia e la Fi- 
siologia umana, la Medicina. Chiari sono i nomi del Mattioli, 
dell'Aldovrando; chiara l'Accademia de' Lincei j illustre il Redi 
che per l'ingegno e per la copia delle dottrine, e per il diritto 
osservare e accorto giudizio nel conchiudere, avanzò ogni altro 
della sua età. Ne dissimili da questi il Malpighi, il Yallisnieri, 
lo Spallanzani che nella Zoologia tanto si profondarono; ne poco 
illustri l'Aldovrando, il Fontana, il Manetti, il Rossi, Paolo Savi, 
il Principe di Musignano, il Bonelli, il Ranzani, il Rusconi, il 
Gene che presero in ispecial esame alcune parti della Zoologia, e 
riuscirono ad airicchirle di nuovi fatti, e ad avanzarle grande- 
mente. Che se da questi si volga la mente a coloro i quali si det- 
tero alla Geologia, facilmente avverrà d'incontrare molli altri 
uomini insigni. Ben lo notò il Presidente quando ad afforzare i 
suoi detti ricordò lo Stenone, che come il Fabroni egli pure 
pose fra i nosiri, l'Arduini, il Targioni che primi davano esem- 
pio di utili osservazioni geologiche; nonmenochè il Breislack, il 
Brocchi, il Marsari, il Sismonda, Paolo Savi, il Pasini e altri non 
pochi che cjuesli nobili studj tanto felicemente coltivarono . Uo- 
mini illustri al pari dei già ricordati furono ben anche quelli 
che l'Oratore noverò quando prese a dire dell'Anatomia e della 
Fisiologia umana. Ed invero i dotti tengono siccome sommi 
l'Achillini, l'Eustachio, il Mondino, l' Aselli, il Borelli, il Mer- 
curiale, il Bellini; come ancora, per venire a tempi recenti, il 
Mascagni, il Rolando, lo Scarpa, il Panizza che le speculazioni 



XIV 

anatomiche condussero a maravigllosa perfezione . Erano essi 
chiari, e ben degni di stare allato al Raraazzini, al Morgagni 
che posero sommo studio nell'Anatomia patologica , ed a quelli 
altresì che volti ugualmente a giovare all' umanità fecero loro 
studio della Chirurgia. Però se dicendo degli scrittori di Medi- 
cina lodò il Redi, il Baglivi, il Cocchi, nonmenochè il Borsierì, 
il Rasori, il Borda_, il Tommasioi, il Bufalini, il Barzellotti, il 
Puccinotti pei quali tutti a somma eccellenza pervennero le 
Scienze Mediche, sapientemente fece dicendo ancora di Fabrizio 
d'Acquapendente, di Alfonso Ferri, di Berengario da Carpi, del 
Bertrandi, del Palletta insigni nell'Arte chirurgica, e che poi 
furono emulati dal Nannoni, dallo Scarpa, dal Vacca, dal Re- 
gnoli, uomini che il sommo dell'Arte loro toccarono. 

Queste ed altre cose che nella orazione solenne discorse il 
chiarissimo Presidente dovettero per certo convìncere ognuno 
che sebbene nei tempi presenti la Francia, l'Inghilterra, la Ger- 
mania e più altre nazioni abbiano vanto di grandi nella Filosofia 
naturale, anche l'Italia conta non poche glorie, e non pochi il- 
lustri uomini e valorosi. 

Il vero di cui parlo, e che apparve ad ognuno degli ascol- 
tanti per le parole dell'Oratore, riceveva novello conforto da un 
fatto, del quale adesso conviene ch'io dica. Le molte lettere 
a noi inviale da dotti stranieri a' quali doleva di non potere es- 
ser parte della Riunione, e che dal Segretario generale furono 
comunicate a tutti i Membri di essa all'occasione della prima 
Adunanza solenne, furono veramente bellissima prova che gl'Ita- 
liani si hanno tuttora presso i popoli pili culti come sapienti in 
ogni maniera di fìsiche speculazioni. 

E qui stimo opportuno il notare come tra le lettere stesse 
alcune ve ne abbiano degne di particolare menzione . Il perchè 
ricorderò quelle del Consiglier Fossombroni e del Conte Cesare 
Saluzzo indirizzate al Prof. Sacchetti, quella del Segretario della 
Società Italiana dei Quaranta al Cav. Prof. Giovanni Battista 



XV 

Amici, nonmenochè l'altra del Beaumond Membro dell' Isiitnio 
di Francia al Prof. Sismonda, oltre a quelle dirette al Principe 
di Musignano dal Decandolle, dall' Oavarofìf Ministro della Istru- 
zione pubblica a Pietroburgo , dal Dupin, dai due Jeoffroi Salnt- 
Hilaire, dall'Hekel, dal Muller e dal Principe Massimiliano di 
Wrede : per ultimo non tacerò di quelle dell' Herschel e del 
Babbage al Cav. Antinori, ne di quella del Dott. Bellingeri al 
Segretario generale: dalle quali tutte apparisce che universale fu 
il consenso dei dotti quanto al riconoscere la utilità di queste 
scientifiche Riunioni. 

Comunicate le lettere, il Segretario a nome del Presidente 
generale si fece a proporre che fossero votati solenni ringrazia- 
menti a S. A. I. e R. il nostro Munificentissimo Sovrano, come a 
quello sotto i cui auspicj si riunivano per la prima volta gli 
Scienziati in Italia. Le acclamazioni vivissime ed unanimi dei 
molti adunati fecero ben conoscere quanto all'universale giun- 
gesse gradita la doverosa proposta; dopo la quale non meno 
grata fu l'altra che s'inviassero Deputati all'I, e R. A. S. onde 
si adempisse per essi a quanto il desiderio di tutti voleva. E i 
Deputati, che furono il Presidente generale ed i Presidenti 
delle Sezioni, vennero accolli nel giorno sei di Ottobre da 
S. A. I. e R. con queUa Clemenza, che delle sue molte virtù non 
è la men bella . 

I plausi e i voti comuni non si arrestavano, nella prima 
Adunanza generale, a quelli che indicammo di sopra; perocché 
tutti assentirono ancora che si rendessero grazie al Corpo Mu- 
nicipale per le cure datesi nell' accogliere e onorare il consesso 
degli Scienziati; e che sì esprimessero sensi di gratitudine per 
retribuire in qualche guisa i benemeriti pei quali oggi il simula- 
cro del Galileo si ammira dove quel Sommo cominciò a spargere 
le sue dottrine. A tali parole che il Segretario disse a nome del 
Presidente, tennero dietro quelle del Principe di Musignano 
Carlo Bonaparte, il quale fattosi innanzi all'Assemblea, chiesta 



XVI 

ed ottenuta la parola dal Presidente, per questa guisa si espresse: 
« Il paese nel quale ha avuto orìgine ( mercè la protezione del 
Sovrano Illuminato cui abbiamo ora votato cosi dovuti ringrazia- 
menti ) la Riunione Italiana del dotti, dev'essere il paese dove 
questa preziosa istituzione sia consolidata; e perciò ho 1' onore 
di proporre a questa illustre Assemblea che la nostra Riunione 
abbia luogo di qui a due anni, cioè nel mille ottocento qua- 
rantuno, a Firenze; e che nell'anno mille ottocento quaranta si 
tenga in Torino » . Tali proposte, perchè furono succedute da un 
applauso dell'Assemblea, vennero tosto sanzionate dalla voce del 
Presidente. 11 quale poco appresso chiuse l'adunanza con alcune 
parole volte a confortare gl'intervenuti a non perdonare a fatiche, 
affinchè ognuno cooperasse al felice riuscimento di quella Ria- 
nione, che tante speranze a buon dritto avea suscitate. I voti e i 
conforti del rispettabile Oratore ebbero l'effetto loro: perocché 
potè ognuno vedere quanto gli uomini della scienza studiassero 
di arricchirla, e con quanta nobiltà di animo e di parole ciascuno 
aprisse e sostenesse il proprio avviso. Ciò mostra essere stalo in 
tutti profondo il sentimento, che niente gio\ a alle filosofiche di- 
scipline meglio che una libera, ingenua e pacifica discussione. 

L'ordine del discorso mi consiglia frattanto a ragionare di 
cosa, la quale non poco lustro ha recato alla prima Riunione de- 
gli Scienziati. Avendo molte distinte Accademie, alcune Univer- 
sità, e non poche altre Corporazioni scieiuifiche inviate al Con- 
sesso Deputazioni di distinti Uomini da cui potessero essere rap- 
presentate, uno splendido argomento si aggiungeva ai tanti 
de' quali sopra dicemmo, della reverenza e insieme della devo- 
zione che gli uomini sapienti sentono verso la lodevole istituzione. 
Cominciando dalla capitale della Toscana noterò che dal 
Collegio jAledico Fiorentino s'inviarono i meritissimi Professori 
Cav. Andreini , Cav. Bufalini, Cav. Gazzeri, del Greco, Taddei, 
Targioni, cui si aggiungeva il Chimico-farmacista Calamai, avendo 
essi il Cav. Comm. Prof. Betti a Presidente, e il Prof. Zannetli 



XVII 

a Segretario. Il Corpo insegnante dell'I, e R. Arcispedale di 
S. Maria Nuova nominava anch' esso il ricordato Prof. Betti per 
Presidente della sua Deputazione, di cui gli altri membri erano 
i ProfF. Bufalini, Andreini, Zannetti e Del Greco. La Società 
Medico-Fisica Fiorentina sceglieva dieci deputati , fra i quali il 
Prof. Archiatro Del Punta, e il Dott. Yannonì, nominando il 
primo Presidente, Segretario il secondo (6). L'Università di 
Siena al medesimo ufficio di deputati chiamava i ProfT. Tommi, 
Pecchioli, Obici, Antolini, e Giuseppe Giuli. L'Ateneo Italiano 
i Cav. ProiF. Tommasini e Carlini, più i ProfF. Del Chiappa e 
Maestri. L'Accademia dei Georgofìli il Marchese Ridolfì, e i 
Proft. Taddei e Targioni. L'Accademia Sanese de' Fisiocritici 
il Cav. Prof. Mazzi, ed il Dott. Vaselli. L'Aretina i ProfF. 
Paolo Savi e Francesco Giuli. La Valdarnese i ProfF. Sac- 
chetti, Pietro Savi, e il Dottor Corinaldi. Quella degli Euteleti 
di Samminiato i Dott. Berni e Lottini. La Pistojese i ProfF. BafFo 
e Biagini . La Labronica il Prof. Studiati, e i Dott. Lavagna 
e Sforzi. La Volterrana il Dott, Amidei, e il Cav. Bardini. 
Il Collegio Medico di Siena inviava al medesimo fine i ProfF. 
Giuseppe Giuli, Tommi, Antolini, Pecchioli, Centofanti. L' Ate- 
neo di Brescia il Genedella, e il Dott. Gera . L' Università Jonia 
residente a Corfù il Prof. Orioli . Per ultimo 1' Università Elle- 
nica stabilita in Atene i ProfF. Domnandos e Bouros. 

I nomi di queste rispettabili Corporazioni scientifiche e 
quelli non meno dei loro Inviati mossero il Consiglio dei Pre- 
sidenti a deliberare che il Segretario generale ordinasse nel 
modo che egli poteva migliore le onorificenze che a quei distinti 
Inviati si addicevano: il perchè egli stimò doverli ricordare con 
parole di onore negU Atti della Riunione; e dispose eziandio che 
nelle Adunanze generali venisse loro assegnato un luogo di di- 
stinzione. Si dette poi cura di proclamarne gli onorevoli nomi 
alla occasione della seconda Adunanza generale, di cui adesso 
imprendo a favellare. 



XVIII 

Tale adunanza si tenne il giorno ottavo del mese. Dopo il 
discorso del Segretario intorno alle Deputazioni sullodate, e ad 
altre cose ancora volute dal Consiglio de' Presidenti, venne fatta 
lettura di cinque memorie da cinque illustri membri del Con- 
sesso . 

La prima memoria fu recitata dall'Abate Lambruschini in- 
torno a cose di agricoltura. Piacque ad esso ragionar degli ufficj 
del terreno nel preparare e porgere i sughi alimentari alle piante, 
confermando con nuovi fatti la teorica già da lui fatta nota in- 
torno al terreno guasto. La terra a suo avviso non è soltanto tale 
da serbare i sughi alimentari prodotti dagl'ingrassi, ma è tale da 
perfezionarli e porgerli gradatamente alle piante. Utilissime al- 
l'arte agraria sono le conseguenze che egli ne trasse, le quali e 
al tempo di amministrare gl'ingrassi, e alla loro meccanica co- 
stituzione, e all'importanza di quei perfetti lavori aratorj che 
danno al terreno uniforme spugnosità, si riportano. 

Le pregevoli cose che disse il Lambruschini furono succe- 
dute da notizie di molto momento che andò esponendo in altra 
memoria il Principe di Musignano . Dopo avere con eletta eru- 
dizione narrato quanto sepper gli antichi intorno all'animale che 
in nostra lingua diciamo torpedine, scese ad esporre tutte quelle 
cose che stimava utili ad illustrare, e rendere evidenti le pro- 
prietà elettriche di questo pesce, valendosi delle sperienze del 
celebre Nobili ed altre aggiungendone del proprio. Per tal guisa 
egli richiamava l'attenzione dei Fisici e dei Naturalisti su questa 
utile parte della scienza elettrica, e faceva sorgere un vivo desi^» 
derio che le lettere indirizzategli dal Nobili intorno a tale su- 
bielto , rese più pregevoli ancora dalle sue nuove illustrazioni , 
veggano, quando si possa, la pubblica luce. 

La formazione della grandine presto materia al Prof. Belli 
di sorger terzo a ragionare . Dopo aver detto del modo con cui 
l'atmosfera si suol disporre ad un gran temporale, descrisse il 
Belli per qual maniera (giusta una ipotesi quasi obliata del Du 



XIX 

Carle) si forma e ingrossa la grandine. Espose quindi i resultali 
di calcoli da lui istituiti, e quanto alla lunghezza del cammino 
che debbono percorrere i pezzi di grandine per giungere alle 
grossezze che hanno allorché cadono a terra, e quanto al tempo 
richiesto non solo per tale cammino, ma perchè abbandonino la 
quantità di calorico necessaria ad assumere lo stato solido. 

Dette tali cose dal sagace Fisico, fu quarto a favellare il 
Prof. Domnaudos, cui piacque togliere ad argomento del suo 
dire le osservazioni geologiche istituite da esso nell'Isola di Sau- 
torinij e per fatti meglio accertati di quelli che già si avevano, 
venne egli a mostrare come quell'isola sia un cratere di solleva- 
mento. Confermava di questo modo il Professore Ateniese la teo- 
rica del Barone De Buch, che fu primo a distinguere i crateri di 
sollevamento da quelli che dicono di eruzione . 

Erano queste le nozioni scientifiche che ci forniva il Dom- 
nandos, il quale, deputalo della Università sorta ai dì nostri ia 
Alene, volle chiudere il suo applaudito discorso ricordando con 
parole appropriate, come i Greci furono un tempo maestri ai po- 
poli culti, e come per una serie di luttuose vicende chiedano del 
presente a noi quella dottrina, della quale le menti degli avi no- 
stri si fecero ricche nelle loro celebratissime scuole. 

Quinto ed ultimo fra coloro che dissero fu il Cav. Prof. 
Tommasini. L'influenza dell'abitudine nell'economia animale, 
tanto nello stato fisiologico come in quello di malattia, fu il tema 
ch'ei scelse, e che trattò con accomodata orazione . Dopo avere 
dimostrato come per l'abitudine si diminuisca la forza delle fisi- 
che impressioni, e l'uomo arrivi per gradi a sostenere l'applica- 
zione di agenti fortissimi, che prima d'esservi abituato non avreb- 
be potuto tollerare senza grave pericolo, mostrò pure come per 
la medesima legge si affievoliscano a poco a poco le fisiche im- 
pressioni che da prima erano sommamente desiderate e gradite, 
e spesso per questa legge si estingua la fonte de' più vivi piaceri. 
Sennonché domandava poscia a se stesso come avvenga, che 



XX 

mentre l'uomo si abitua a molte impressioni, altre invece, come 
a modo di esempio la compagnia d'un amico, l'effetto d'una me- 
lodia, lungi dall' infievolirsi divengano ogni giorno più vive, e 
quasi per esso un bisogno. A risolvere il dubbio piacque al cele- 
bre Professore distinguere le sensazioni dirette, o immediate, dalle 
altre nelle quali più particolarmente interviene la riflessione, e 
per ciò chiamate riflesse, che si compongono di vari elementi che 
non entrano nelle sensazioni immediate; alla quale distinzione 
fece egli succedere altri ragionamenti che stimava opportuni non 
solo a risolvere il dubbio medesimo , quanto ancora a stabilire, 
che l'abitudine domina solo le impressioni locali ed immediate. 

A tali disquisizioni che fecero si importante la seconda Adu- 
nanza generale, nel quindicesimo giorno del mese successero 
quelle della terza. Dessa fu l'ultima, e a dir vero la più solenne 
di tutte; perciocché ai pregi e magnificenze delle altre, veniva 
S. A. I. e R. il Granduca, ad aggiungere nuovo ed inatteso splen- 
dore, onorando il Consesso della sua Augusta presenza. Al co- 
spetto del Principe Magnanimo che si degnava favorire e ono- 
rare con mille modi di straordinaria generosità la prima Riunione 
degli Scienziati in Italia, ninno certo fra i tanti della illustre 
Assemblea potea non essere compreso da' più vivi sensi di 
quella reverenza che non sa rimanersi tacita in petto; ond'è che 
si udirono vivissimi, e reiterati applausi al primo comparire di 
S. A. I. e R. nell'Aula. 

Era quell'Adunanza principalmente ordinata alla lettura dei 
rapporti dei Segretarj che dovevano esporre quanto dagli Scien- 
ziati si fece durante il Consesso. Primo a dire fu il Segretario 
generale; il quale narrò le cose che erano state operate nel primo 
e nel secondo giorno di Ottobre, nonché nell'Adunanza generale 
del giorno terzo, in quella del giorno ottavo, e più altre che era 
debito suo il render palesi. L'orazione solenne del Presidente, 
della quale ei dovè toccare ogni speciale argomento, e le memo- 
rie lette nella seconda Adunanza generale tennero non poca parte 



XXI 

nella sua narrativa; dopo la quale 11 Prof. Gene, ragionando dei 
lavori fatti nella sezione di Zoologia e Anatomia comparativa, 
trattenne piacevolmente l'udienza. 

Degli scritti che si lessero , e delle comunicazioni verbali 
che si fecero a quella sezione in sette adunanze, piacque al chia- 
rissimo Professore Torinese formare cinque parti diverse, secon- 
dochè appartenevano alla filosofia zoologica, all'anatomia e fisio- 
logia comparativa, alla zoologia sistematica e descrittiva, alla 
storia delle abitudini degli animali, ed alla zoologia economica . 
Proprj della filosofia zoologica erano i principi filosofici di che 
tenne proposito l'illustre Oken, siccome basi della classificazione 
degli animali. Attenenti all'anatomia e fisiologia, le osservazioni 
comunicate dal Gav. Audouin , e dal Doit. Lippi; il primo 
de' quali espose, colla giunta di parecchi fatti non ancora resi noti 
per le stampe, il modo con che si opera negl'insetti, e special- 
mente nella piralide della vite, la fecondazione delle uova: mo- 
strò il secondo due testuggini terrestri da lui private di cervello 
da circa un mese, e pur tuttavia viventi; tocche da paralisi agli 
arti per quella cruda operazione, ma pur capaci di movimento; 
offese profondamente ne' sensi, ma pur dotate ancora di quel- 
r ultimo che basta alla vita interiore. Altra comunicazione d'ar- 
gomento anatomico fece il Dott. Pacini di Pistoja, il quale un 
nuovo genere d'organi stima di avere scoperto nel cellulare sotto- 
cutaneo della faccia palmare e plantare della mano e del piede 
dell'uomo , 

La zoologia sistematica e descrittiva, secondochè narrò il 
Prof. Gene, ebbe dal Principe di Musignano una monografia dei 
Leucisci europei, da cui si vide come l'Italia, fin qui stimata po- 
verissima di pesci di codesta famiglia, ne abbonda forse più di 
ogni altra contrada d'Europa; ed una monografia altresì com- 
prendente la classificazione, la descrizione, la sinonimia di tutti 
gli anfibi o rettili rinvenuti in Europa, e il cai numero ascende a 
centosei: ebbe poi dal Dott. Nardo di Venezia quattro memorie; 



XXII 

delle quali una su i caratteri e su la storia di un nuovo genere di 
spongiali silicei proprio del mare Adriatico; altra contenente una 
rivista critica della famiglia dei pesci-mola, e dei caratteri che li 
distinguono, la terza, che annunziava l'istituzione di un nuovo 
genere di conchiglie bivalvi, proprio esso pure dell'Adriatico; 
r ultima tendente a far conoscere varie particolarità del sistema 
cutaneo, e i caratteri distintivi del suo ProtosteguSj altrimenti 
chiamato dal Rafinesque Luvarus . 

Rispetto alla storia delle abitudini o dei costumi di alcuni 
mammiferi, uccelli, rettili e insetti, si fecero molte illustrazioni 
di conto. Il Dott. Carlo Passerini lesse intorno alle larve, finqui 
sconosciute, della Scolia Jlavifronsj e fece noto com' esse siano 
parassite delle larve dell' Oryctes nasicornisj solite a trovarsi in 
copia nella vallonea delle stufe: il Gav. Audouin poste alcune 
distinzioni dei vari generi di parassitismo offerti dagl' insetti 
(contro le quali il Gav. Bassi mosse parecchie obbiezioni ), espose 
la storia di una Calcidite^ la cui larva a maniera di sanguisuga, 
e perciò con maniera di parassitismo affatto nuovo, vive sulle 
larve della piralide della vite, succhiandola a morte; dipoi l'illu- 
stre Professore Francese riferì la scoperta da lui fatta di una 
Sitaris humeralis perfetta entro il corpo dissugato di una larva 
di antofora: quindi il Pecchloli a maggiore rischiaramento della 
storia delle Sitaris mostrò alla Sezione alcuni rami di rosmarino, 
su i quali trovavansi in piccoli mucchi le uova, e le giovani larve 
di una specie di codesto genere, da lui creduta inedita. E dagli 
insetti venendo ad altre cose, il Prof. Gene notò che il Dott. Pas- 
serini espose notizie molto particolarizzate sulla propagazione ^ 
dell'uccello, detto cardinalino, ottenutasi a Firenze; che dal 
Principe di Musignano si ebbero alcuni cenni desunti da lettera 
del signor Owen celebre Anatomico inglese, intorno al primo 
parto della giraffa che vive nel giardino della Società zoologica 
di Londra, non tacendo delle cause per cui il novello che n' era 
provenuto perì: quindi notò che dal Dott. Burroni fu presentato 



XXIII 

un blennio affine al Blennuis varuSj che vive copioso nelle ac* 
que minerali, e termali di Caldana presso Campiglia; e che dal 
Bruscoli di Firenze si ebbe la storia delle abitudini d'un boa che 
visse dicioito mesi nell'I, e R. Museo di quella città. 

Per ultimo, appartenente alla zoologia che il Prof. Gene 
saviamente disse economica, fu una memoria del Conte Griiberg 
da Hemsò intorno ai Dromedari esistenti a S. Rossore presso 
Pisa 5 ed era essa una storia e una statistica molto accurata di 
codesta razza di ruminanti , considerati soltanto come animali 
utili alla privata e pubblica economia. Tali furono le cose prin- 
cipali toccate dall'esimio Segretario della sezione zoologica; do- 
po il quale prendendo a favellare il Dott. Gera dei lavori della 
sezione di Agronomia e Tecnologia si ebbe molto dilettevole rag- 
guaglio . 

Tra le prime cure della sezione agraria fu la elezione di 
due Commissioni composte di scelti suoi membri, acciocché re- 
candosi 1' una a visitare l'agro pisano, l'altra le fabbriche e tutte 
le cose attinenti alla industria, referissero quanto era degno di 
nota, A ciò fare si mosse la Sezione invitata dal Gomm. Lapo 
De Ricci, il quale bramoso di vedere retribuita in qualche guisa 
la citta di Pisa per la gentile accoglienza fatta agli Scienziati, 
disse niuna cosa poterle riuscire piià gradita d'un esatto conto 
delle sue manifatture, nonché dello stato della sua agricoltura. 
Le quali Commissioni ebbero dipoi a referire non poche cose che 
tornarono a grande onore di Pisa, E perchè quello che v' ha di 
più degno d'ammirazione fra noi in questo tempo presente non 
si tacesse, la sezione agronomica fu sollecita ancora di eleggere 
altra Commissione ad ottenere un ragguaglio di quanto la Sa- 
pienza di S. A. L e R. volle che si facesse nelle toscane Ma- 
remme. La qaal Commissione si fece per mezzo del Repelli al 
racconto cui era chiamata per ufficio, con splendidi e molto ap- 
plauditi modi . 

Passando il Doit. Cera a favellare dei lavori fatti dai mem- 



XXIV 
bri, disse in prima d'una memoria del Cav. Prof. Carmignani 
sopra un sistema di leggi rurali considerate quale agente morale 
correttivo, e direttivo dei lavori della campagna. L'Avvocato 
Maestri avvalorando co' suoi detti le opinioni del Carmignani, 
parlò del Codice Civile parmense, il quale stabilendo un capì- 
tolo intorno ai mezzajoli e coloni parziali ha fatto in parte ciò 
che saviamente proponeva il benemerito Professore di Pisa, 

Quattro membri della sezione agraria si volsero a ragionare 
della istruzione popolare ne' suoi rapporti coli' agricoltura. Trat- 
tarono essi questo argomento sotto diversi concetti , ma furono 
concordi nel mirare al medesimo fine , quello d' un perfeziona- 
mento, a così dire, agrario: perocché il Prof. Milano mostrò di 
quanto conto sia la istruzione nell'agricoltura, come bisogno del 
popolo 5 il Conte Serristori parlò del mezzo reputato il più effi- 
cace per istruire praticamente i contadini; il Prof. Sbragia disse 
della uecessita d'istituire Ispettori che si recassero nelle diverse 
Provincie dello Slato, e dipendendo dagli ordini d' un superior 
Consiglio facessero quanto si slimasse utile a corregger gli errori, 
a perfezionare i sistemi, a diffondere l'istruzione; infine il Mar- 
chese Riccardi Vernaccia sì studiò di giovare all'educazione agra- 
ria argomentando intorno al bellissimo tema della necessità in 
cui è la Toscana di possedere un pubblico siabìlìmento d'istru- 
zione per l'agricoltura. Che al progresso dell'agricoltura si ri- 
chieda altresì veder migliorata la condizione dei coloni, bene 
lo rese manifesto il Comm. Lapo De Ricci, il quale provò quanto 
sia pernicioso l'aggravare di responsione troppo forte i terreni, 
ed il voler ritrarre da questi un utile maggiore di quanto le cir- 
costanze ordinarie possono somministrare. 

Ma venendo ai lavori attinenti propriamente all' agricoltura, 
uopo è dire del Cav. Prof. Gazzeri che trattò del danno di far 
fermentare, e scomporre gl'ingrassi innanzi di darli al terreno; 
del Lambruschinì il quale ragionò del terreno in quanto serve a 
conservare, preparare e porgere alle piante il sugo alimentare 



XXV 

cavato dagV Ingrassi, dando maggiore sviluppo alla materia da 
esso discorsa nella seconda Adunanza generale^ d'uopo è dire del 
Conte Gallesio che ragionò sulla teorica della riproduzione vege- 
tale, nonmenochè di una dotta discussione fra i Professori Mo- 
retti e Gazzeri sulla teorica dell'assorbimento delle radici, e 
delle ruotazioni così dette agrarie. Rispetto alle disquisizioni in- 
torno ai prodotti atti a render più ricca l'agricoltura sono da ri- 
cordare il Marchese Piidolfi, il quale favellò di quella pianta che 
dicono Poligonuni tinctoriunij tanto raccomandata agi' Italiani 
siccome atta a dare in gran copia ottimo indaco; il Bosch e l'Ac- 
cademia di Wirtemberga che inviarono non poche osservazioni 
di conto sulla Madia salwa^ pianta oleifera coltivata al Chili; 
quindi il Piccioli, il quale se intorno alle cose che espose sul 
Phormiuni Lenax non fu nuovo, recò peraltro non poca utilità 
ripetendo quanto disse il Prof. Targioni nel mille ottocento venti 
all'Accademia dei Georgofili. Dopo le piante delle quali giove- 
rebbe arricchire le nostre terre, cadeva in acconcio il dire, sic- 
come fece l'egregio Segretario Gera, quanto era stato fatto e 
proposto dalla sezione di Agronomia per migliorare ed estendere 
quelle che possediamo : a questo luogo gli occorse di favellare 
de' gelsi, e quindi si fece a parlare de' bigatti ; intorno al quale 
argomento il Doti. Gera medesimo molte questioni avea savia- 
mente mosse nella sua sezione, a cui presero grandissima parte 
il Prof. Moretti, il Lambruschiui, il Marchese Ridolfi, il Dott. 
Rampinelli e più altri ancora. 

Fra tulli i prodotti che chiedono di essere migliorali avvi 
certamente il vino ; del quale argomento trattò il Prof. Milano 
entrando in gravi ed opportune discussioni coi Proff. Gazzeri e 
Taddei . 

Ma non basta , soggiungeva saviamente il sullodato Segre- 
tario , estendere e migliorare i prodotti; fa di mestieri altresì stu- 
diare diligentemente il modo di conservarli. E per ciò sono 
da riputarsi utilissime le investigazioni su i morbi delle piante, e 



XXVI 
sulla distruzione degl'insetti nocivi. Il Cav. Prof. Configliachi ri- 
chiamò l'attenzione della Sezione sulle ragioni per cui muoia 
un gelso piantato laddove un altro era perito; lo che fece luo- 
go a utili discussioni fra i ProfF. Moretti e Gazzeri. Ma perchè 
da vari membri della sezione zoologica si dovevano toccare 
alcune materie d'Entomologia rivolte specialmente a utilità del- 
l' agricoltura, il giorno dodici Ottobre la sezione zoologica e 
quella di Agronomia fecero adunanza comune . In questa il Prof. 
Audouin tenne lungo e non meno elegante discorso sulla pira- 
lide della vite; il Dolt. Gora per altro si asteneva dal renderne 
minuto conto, stantechè quell'illustre membro dell'Istituto si è 
accinto a pubblicare una grande opera su tal subietto, e perchè 
la piralide della vite non nuoce mai alla coltura in Italia. Nella 
stessa adunanza il Dott. Gera aggiungendo alle cure di Segre- 
tario quelle dì operoso Accademico, espose alcune nuove osser- 
vazioni intorno ai mangiapelle che guastano i bozzoli |, il Dott. 
Passerini favellò del danno che in Maremma apporta alle patate 
la Lytta verticalisj ed al gelso delle Filippine X Apale sexdentata, 

E qui trapassando, per servire alla brevità, molte altre cose 
operate nella sezione agronomica, verrò a dire dei suoi lavori 
di Tecnologia, rispetto ai quali volle il Dott. Gera confessare che 
pochi subietii furono toccati e di poco momento . Rammentò 
bensì il Prof. Calamai che disvelò i metodi da seguirsi onde otte- 
nere il così detto argentone; il Barsanti di Pietrasanta che mo- 
strò una macchina da lui inventata all'oggetto di sgranare il 
granturco, e di cui la Sezione volle che si facesse onorevole men- 
zione ; per ultimo ricordò il Marchese Ridolfi, cui piacque pre- 
sentare uno scritto dal Prof. Taddei letto nel mille ottocento 
ventisette alla Società filojatrica di Firenze, dove si ragiona della 
protezione che lo zinco spiega a favore del ferro e del rame, e 
delle sue utili applicazioni intorno al modo di preservare gli 
strumenti di ferro e di acciajo dalla ruggine. 

Oltremodo gradila ai cultori dell'Agronomia riuscì poi la 



XXVII 
notizia colla quale il Segretario Gera chiudeva la sua narrativa. 
Perocché avendo il Marchese Mazzarosa proposta la compila- 
zione di un Dizionario delle pratiche agrarie usate in ogni terra 
d' Italia, l'Avvocato Salvagnoli accogliendo il lodevole concetto, 
dimostrò con accomodato discorso che innanzi a tutto era neces- 
sario lo stabilire in Italia un metodo universale all'oggetto di dar 
mano agli sludj pratici e sperimentali dell'Agronomia italiana. I 
detti dell'Avv. Salvagnoli vennero con tanto amore accolti dalla 
sezione agronomica, che subitamente stabilì doversi il programma ' 
di tali studj pubblicare, e doversi a un tempo scegliere in ogni 
parte d' Italia persone , o Accademie che facendosi carico di di- 
sporre quanto a tal uopo esigevasi, raccogliessero diligentemente 
i risultati delle osservazioni . Per cotal modo poneva termine al 
discorso il Segretario della sezione agronomica, ed a questo te- 
neva dietro quello del Prof. Vincenzo Amici, che di ambedue le 
parti della sezione fisico-chimico-matematica ragionò. 

Il Segretario Amici fece noto che la Sezione avea nominata 
una Commissione, acciocché, fatto esame delle pitture dell'insi- 
gne Camposanto pisano, riferisse per quali mezzi sarebbe dato 
preservarle da ulteriore deterioramento. Diversi furono i melodi 
a tale oggetto proposti, e di cui fu fatta diligente enumerazione 
in un'adunanza della sezione predetta. Rispetto ai non pochi la- 
vori dei membri, il sullodato Segretario mosse il discorso da 
quelli appartenenti alla Chimica. Egli rammentò in prima il 
Prof. Branchi che prese ad esporre il metodo da lui seguito nelle 
lezioni di Chimica; quindi il Cenedella che ragionò sugli azoturi : 
il Conte Paoli che tenne discorso della forza catalitica; e Don 
Luigi Bonaparte de' Principi di Canino, il quale espose in una 
memoria un modo spedilo ed economico per la preparazione de- 
gl' ioduri e bromuri insolubili; e che in altra memoria, partendo 
egli dalla teorica atomistica, e prevalendosi di alcune idee del 
Prof. Taddei, propose di stabilire una nomenclatura tale che dal 
nome d'una sostanza fosse dato dedurre il numero degli atomi 



XXVIII 
de' suoi componenti; lo che fece luogo ad una uiillssima discus- 
sione fra i membri Maestri, Gazzeri e Canobbio, che non assen- 
tirono per intero alla opinione del proponente . Né mancò, secon- 
dochè narrava il Prof. Amici, chi saviamente favellasse della 
Chimica organica; perocché il Lavici fattosi a considerare il 
frumento ed alcuni pezzi di pane rimasti per tremila anni 
sepolti dentro un'urna egiziana, rilevò i caratteri fisici e chi- 
mici che avevano conservato queste sostanze, prendendo poscia 
a spiegare la cagione del color bruno di esse, il quale ei volle 
ascrivere alla carbonizzazione prodotta successivamente dalla 
umidità; spiegazione che sebben confortata dalle ragioni dei 
Profìf. Targloni e Gazzeri, non ebbe la piena adesione del Prof. 
Orioli. Attinenti alla chimica organica furono ancora quelle espe- 
rienze del Dott. Luigi Mori, di cui egli mostrò i risultati, cioè 
alcuni pezzi animali ridotti a consistenza cornea. Fra i più 
utili lavori di Fisica sono poi da ricordare una memoria del Ca- 
nonico Bellanl sul così detto spostamento dello zero nel termome- 
tro; un galvanometro immaginato dal Prof. Majocchi e da lui 
chiamato universale, il quale con semplicissimo congegno si può 
rendere adattato a misurare quasi le più piccole correnti idro- 
elettriche, non che quelle provenienti da un elemento di zinco 
e rame che abbia pur anche otto e dieci piedi di superfìcie; 
un ̣;rometro immaginato dal medesimo benemerito Professore 
e da lui detto a tensione^ stantechè per esso si può determi- 
nare quanta sia l' elasticità dei vapori esistenti nell'atmosfera cal- 
colando l'elasticità del vapore che bisogna aggiungere per satu- 
rare l'aria che vlen sottoposta a sperimento. Nò lavoro meno utile 
è a dirsi la memoria del Cav. Commendatore Antinori colla quale 
reclamando egli 11 perfezionamento di tutti gli strumenti di Me- 
teorologia venne a ragionare della imperfezione di questa scienza, 
e della necessità di rendere uniformigli strumenti non che i modi 
di osservazione, ed il linguaggio da usarsi per designare lo stato 
dell'atmosfera e del cielo; dopo le quali cose mostrando il blso- 



XXIX 

gno di stabilire la Italia un luogo centrale dove sì riunissero le 
osservazioni meteorologiche di tutta la penisola, ali oggetto di 
renderne conto nelle annuali Riunioni degli Scienziati, additò 
Firenze di cui la geografica posizione, non che il IMuseo ricco di 
pregiati strumenti convenienti all'uopo, e la meritata fama di 
classica città, fanno che le si debba la scelta: savissimo divisa- 
rnento che tutta la Sezione applaudì, invitando insieme il ricor- 
dato Commendatore a distendere V opportuno programma . Fu- 
rono poi esposte alla Sezione, dal Prof. Orioli un'analisi della 
macchina elettrica a sfregamento , non in tema dogmatico, raa 
solo ad oggetto di sottoporla alla discussione; dal Prof. Gassiani 
altra analisi dei fenomeni elettrici che si osservano nel fare uso 
del condensatore; dal Prof. Zantedeschi un'analisi delle forze 
che si rinvengono sul filo congiuntivo d'una pila in azione, ag- 
giungendo sperienze da mostrare le difficoltà che incontra lo am- 
mettere la sola forza rivolutiva proposta dal Faraday . Quanto ai 
lavori fatti dalla sezione fisico-chimica rispetto alla elettricità 
animale, il Segretario espose che ad imitazione del Principe di 
jMusignano si instituirono indagini sulla torpedine per ricono- 
scere i nuovi fatti pubblicati dal Matieucci; e che dai Proff. Puc- 
cinotti e Pacinolti si fecero accuratissime sperienze all'oggetto di 
chiarire se esista una corrente elettro-vitale negli animali a san- 
gue caldo, e in quelli non meno a sangue freddo, le quali spe- 
rienze ripetute alla presenza di una Commissione a tal uopo elet- 
ta, furono da essa stimate di molto conto. Relativamente all' Ot- 
tica fu piacevol cosa il sentire che il Puliti di Firenze mostrasse 
alla Sezione gli apparati da lui adoprati per riprodurre, siccome 
fece con felicissimo successo, le apparenze fotogeniche secondo 
i metodi di Daguerre: e fu di universale gradimento che il Cav. 
Prof. Gio. Battista Amici tenesse discorso della camera lucida 
eh' ei mostrò perfezionata di maniera, da essere oggimai atta a 
presentare sott' occhio un quadro non meno esteso di ottanta 
gradi in altezza, e pressoché cento ottanta in larghezza; della 



XXX 

quale proprietà egli ha potuto far godere eziandio un oculare 
positivo ed acromatico da lui immaginato. A compire il racconto 
di quanto si spetta alla Fisica restano a ricordarsi non solo il 
discorso del Prof. Arcangioli sull'economia dell'Universo ne' suoi 
rapporti colla Fisiologia, ma ben anche due memorie del Prof. 
Casari; 1' una delle quali valse a mostrare com'egli abbia saputo 
riprodurre lamine metalliche, mediante convenienti compressio- 
ni, disegni somiglianti a quelli che si ottengono per la polarizza- 
zione della luce; l'altra che aggirandosi sopra alcuni difetti 
morbosi dell'organo della vista, portò i ProfF. Gìo. Battista Ami- 
ci, orioli, Bufalini, Configliachi ed altri, a fare tre distinzioni fra 
essi difetti, secondochè provengono da alterazione ne' liquidi, o 
nella retina, o nelle membrane. 

Quanto alla parte matematica è da notare che il Dott. Mon- 
tucci lesse una memoria intorno al modo di formare tavole atte 
ad agevolare l' inalzamento de' numeri al quadrato; che il Dott. 
Cesana espose una regola aritmetica per abbreviare l'operazione 
dell' inalzamento al cubo; che il Prof. Vincenzo Amici comunicò 
il prospetto di un suo corso di Matematiche applicate , e che il 
medesimo Professore avendo eziandio comunicata una lettera del 
Dott. Gabrio Piola indirizzata al Prof. Venturoli intorno al moto 
dell'acqua ne' vasi conici, prese da essa motivo di far nota una 
maniera più semplice di enunciare le condizioni d'integrabilità 
della equazione così detta delle forze sollecitanti . Oltre a ciò il 
Cav. Prof. Carlini espose la risoluzione di un quesito propostogli 
dal Municipio di Milano per determinare le ore in cui deve essere 
illuminata quella città, affine di ottenere: 1.° che l'accensione e 
lo spegnimento dei lumi si effettuassero in lutto l'anno nell'istante 
in cui il Sole trovavasi all' istesso numero di gradi sotto l'oriz- 
zonte, e quando la Luna e per la sua elevazione e per la gran- 
dezza della fase desse sempre un eguale splendore; 2.° che la 
somma delle ore di accensione in tutto il corso dell'anno ugua- 
gliasse il medio di quello fin allora stabilito. Il Dott. Yalenliuo 



y 



XXXI 

Amici lesse una memoria in cui egìi presentando il resultalo di 
quasi due anni di osservazioni fatte dal di lui padre Cav. Gio- 
vanni Battista nel mille ottocento ventuno e ventidue, venne a 
conchiudere che il diametro polare del Sole supera l'equatoriale 
di ottocento sessantotto millesimi di secondo . E qui non si dee 
tacere che il Dott. Littrow offerse alla Sezione una pianta della 
nuova Specola dell'I, e R. Collegio di Marina in Venezia, una 
nota di astronomia nautica volta a render più facile l'osservazione 
delle altezze meridiane del Sole in mare, ed inoltre una memoria 
della quale lesse un breve sunto sulle osservazioni fatte all'I, e R. 
Osservatorio di Vienna rispetto alle stelle cadenti. Ai lavori della 
sezione fisico-chimico-matemaiica pose fine Tillustre suo Presi- 
dente, cui piacque ragionare delle ultime sperienze del Melloni 
sulla Diatermansiaj cioè sulla facoltà che hanno i corpi di dar 
passaggio in certi casi ad alcuni raggi particolari contenuti nel 
fascetto di calore incidente. Ei colse quella opportunità per ani- 
mare i cultori delle fisiche discipline ad istituire indagini sopra 
un nuovo ramo di fisica moderna, la Dlaelettromansiaj che a 
buon dritto si stima ubertoso di fenomeni utili all' avanzamento 
delle scienze naturali. 

Alla lettura del Segretario Amici successe quella del Segre- 
tario Lodovico Pasini intorno ai lavori fatti dalla sezione di Geo- 
logia, Mineralogia e Geografia. 

I lavori in Geografìa ( la quale a dir vero non ebbe la più 
gran parte delle fatiche dei membri di quella sezione ) non furo- 
no molti. Il Cav. Gràberg da Hemsò inviò un sunto dei recenti 
progressi della Geografia; una notizia geografica e insieme stati- 
stica lesse Emanuele Repetti sulla Val d'Elsa, e sull'Istituto agra- 
rio di Meleto, nella quale egli toccò di alcune rocce che in quella 
valle si osservano; allo Zuccagni Orlandini piacque di designare, 
secondo l'avviso suo, il punto ove la catena degli Apennini si 
distacca dalle Alpi; punto ch'ei pone in que' monti che s'inal- 
zano tra la Bormida e il Tanaro : egli mostrò eziandio i docu- 



XXXII 

menti che debbono servire alla continuazione della sua Coro- 
grafia italiana. ^ 

Una indagine gradita ai Toscani, e sulla quale non pocbi 
scrittori si affaticarono invano, è quella della causa della mal'aria 
nelle nostre Maremme, non meno che dei mezzi di risanarle. Il 
Prof. Paolo Savi preso a svolgere questo argomento scese ad al- 
cune conseguenze di non lieve conto, tali da rischiarare assai la 
quistione . Alla Mineralogia in particolare appartiene la descri- 
zione di un nuovo combustibile fossile, analogo alla cera fossile , 
scoperto dal Prof. Paolo Savi , e da lui chiamato Branchite in 
onore del Prof. Branchi che ne fece accuratamente l'analisi. 
Spettano poi alla Geologia ed alla Paleontologia insieme una 
memoria del Dott. Scortegagna sulla formazione del Monte Dol- 
ca, e dei pesci fossili che contiene; la descrizione inviata dal 
Prof. Balsamo Crivelli d'un nuovo rettile fossile della famiglia 
dei paleosauri , e di due pesci fossili trovati nella calcarea nera 
sopra Varenna sul lago di Como; la monografia orittologica del 
monte Venda ( che è la cima centrale dei colli euganei ) esposta 
dal Cav. Da Rio; una serie di molto conto dei disegni di piante, 
insetti, pesci, ed altri resti organici raccolti nelle gessaje del ter- 
reno terziario di Sinigaglia dal Procaccini Rìcci; una carta geo- 
logica presentala da Giacomo Heywood del distretto di carboa 
fossile nel Lancashire meridionale, ove un deposito di tal com- 
bustibile che ha piiì di quattrocento miglia quadre di superfìcie 
si vede racchiuso al settentrione fra monti di un arenaria a grossi 
grani, ed al mezzogiorno dall'arenaria rossa; i saggi delle rocce 
calcaree e trachitiche dell'isola di Santorini offerti dal Prof. Dom- 
nandos, e che servono di corredo alla memoria che già egli lesse, 
. come sopra dicemmo, nella seconda Adunanza generale; una 
notizia comunicala dal Professore medesimo intorno alla giacitura 
dello smeriglio nell'isola di Naxos; le memorie inedite sulla Geo- 
logia delle Alpi piemontesi, comunicale dal Prof. Sismonda, e 
che fanno seguito a quelle da esso già pubblicate sullo stesso 



XXXIII 

argomenloj il quadro esposto dal Pasini del terreni da esso lui 
riscontrati nelle Alpi lombardo -venete; la costituzione geologica 
del Monte Pisano esposta dal Prof. Paolo Savi ; i risultati delle 
indagini e degli studj fatti dal medesimo Professore intorno alle 
masse serpentinose della Toscana; rispetto alle quali comunica- 
zioni e memorie molti bellissimi discorsi e non meno utili si ten- 
nero dalla sezione geologica. A queste cose è da aggiungere, che 
avendo il Prof. Pilla di Napoli inviato alla sezione medesima due 
spaccati geologici delFApennino presi nelle due estremità setten- 
trionale e meridionale del Regno napoletano , dalla descrizione 
ad essa unita si raccolse , che le formazioni geologiche di quel 
regno sono pressoché identiche alle formazioni geologiche della 
Toscana. 

Passando a dire dei lavori della sezione geologica intorno 
alla industria minerale, il chiarissimo Segretario Pasini ricordò 
una memoria di Girolamo Guidoni sulle Alpi apuane, e sulle mi- 
niere metalliche del Vicariato di Pietrasanta; uè passò in silenzio 
le osservazioni che su quella memoria ebbe a fare il Baldracco 
ingegnere delle miniere, il quale lesse altresì una notizia con 
molte particolarità sul terreno alUiviale aurifero, sui filoni di os- 
sido di ferro aurifero della valle del Gorsente (provincia di 
Novi ), non che sulla fabbricazione del ferro. IMa l'argomento 
che dalla sezione geologica fu trattato col più vivo zelo fu quello 
dei combustibili fossili. Molte discussioni ebbero luoo;o intorno a 
tale subietto. Parlò il Savi de' combustibili fossili della Toscana; 
il Sismonda di quei del Piemonte; dal Pasini si trattò di quelli 
del Regno lombardo-veneto; lo Zuccagni Orlandini richiamò 
l'attenzione sopra la stipite della Valle del Taro; alcuni saggi di 
ligniti toscane furono presentati dal Gav. Berardi, e di ligniti dei 
paesi veneti a nome del Gav. Scopoli. La conclusione di tanti ac- 
curati studj fu che ninna speranza fondata potea nutrirsi di rin- 
venire nella Toscana, e nel rimanente della catena apennina il 



XXXIV 
carbone fossile, il quale al certo manca ugualmente per lunghi 
tratti delle Alpi. Ne il Segretario della sezione geologica trala- 
sciò d'illustrare un subietto di si gran conto colle sue osservazioni, 
le quali io non ridico, dovendo esser breve. Mi corre l'obbligo 
bensì di ricordare che il Conte Paoli parlò alla sezione di Geo- 
logia del sollevamento ed avvallamento dei terreni, discorrendo 
specialmente alcuni fatti concernenti all' Italia j i quali aggiunti ai 
molti altri che si hanno bene accertati portano a tutta ragione a 
stabilire che i sollevamenti ed avvallamenti della scorza terrestre 
non solo accaddero in grande al formarsi delle catene di monta- 
gne, ma continuano tuttora, e fanno in più luoghi variare il 
livello delle spiagge e del mare. 

Le due sezioni di Fisica e di Geologia vollero riunirsi In una 
all'occasione in cui il Prof. Orioli si fece ad esporre una sua ipo- 
lesi intorno al calore proprio della terra . Il Prof. Orioli stimando 
che i calcoli di Ampère e di Poisson abbiano dimostrato f impos- 
sibilità che nell'interno della terra esista ancora un forte calore 
iniziale ed uno stato di fusione ignea , all' oggetto di spiegare la 
causa de' terremoti, e quella della temperatura della terra crescente 
dall'esterno all'interno, si appigliò alla supposizione che vi sieno 
nelle regioni sotterranee certi composti chimici che non potreb- 
bero conservarsi quali sono alla superficie della terra, e che an- 
derebbero soggetti a decomporsi, e per conseguenza a sviluppare 
calore e sostanze gassose ogniqualvolta dalla superfìcie terrestre 
potessero insinuarsi e giungere sino ad essi o l'aria o l'acqua. Il 
Pasini cui questa ipotesi sembrò insufficiente a spiegare lutti i 
fenomeni geologici, e non coerente ad altri fatti generali di Co- 
smologia, fece molte osservazioni in contrario, e sostenne che i 
calcoli del Poisson non valevano ad abbattere la teorica del ca- 
lore centrale della terra; ma la disputa rimanendo interrotta, 
non portò allo scioglimento della quistione. 

La sezione di Geologia fu sollecita di osservare quanto i din- 



XXXV 

torni della cillk di Pisa poteano offerire di curioso agli siudj geo- 
logici . Diretta dal Prof. Paolo Savi, si recò a visitare quel 
gruppo di montagne a noi prossime così detto Monte Pisano, 
studiò le diverse rocce che esso presenta, e le loro singolari al- 
terazioni. 

Per ultimo non è da tacere che la sezione stessa volendo 
provvedere ad un piano regolare ed uniforme di lavori che gio- 
vino a procurarci una compiuta descrizione geologica dell'Italia, 
stabilì quanto era necessario a conseguire con ogni possibile sol- 
lecitudine tale intento. Così il Pasini encomiando questo savissi- 
mo divisamente, favellando dei molti titoli che hanno i Toscani 
alla benemerenza dei cultori della Geologia, facendo parole di 
lode della Riunione di Pisa poneva termine al suo accuratissimo 
rapporto, cui tennero dietro quelli de' Segretarj della sezione 
botanica . 

Il Dolt. Biasoletlo fu primo, e discorse quanto si operò dal- 
la Sezione rispetto alla Fitografìa. Narrò che il Prof. Yisiani 
dopo aver letta in lingua latina la prefazione della sua Flora dal- 
mata, che in breve sarà fatta pubblica per le stampe, richiese il 
parere della Sezione botanica intorno a siffatto lavoro : oltre a ciò 
il medesimo Professore espose una sua notizia intorno alla osser- 
vazione fatta dal Prof. Bertoloni negli Annali di Storia Naturale 
di Bologna, che la Satureja montana di Linneo non sia quella 
comunemente inserita negli erbarj, ma bensì l'altra descritta da 
lui sotto il nome di Satureja suhspicata: su di che ottenne la 
piena adesione del Prof. Moretti . Il Dott. Meneghini fattosi a 
descrivere un'alga nuova, ne spiegò la organografia, e ne asse- 
gnò i caratteri fitografici: inoltre, presentando l'intera collezione 
della sua Algologia euganea, lesse lo scritto che serve ad essa di 
corredo, e invitò coloro che danno opera ad un tal ramo di bo- 
tanica a prendere in esame questo suo lavoro. Il Cav. Prof. Gae- 
tano Savi prese a parlare di alcune specie di Origanum, e due 



XXXVI 

ne descrisse eh' eì tiene per nuove. Luigi Calamai illustrò ire 
specie di china provenienti dalla nuova Granata; rispello alle 
quali il Prof. Targioni volle presentare i fiori, con foglie e frulli 
d' una Cinchona appartenente ad una delle specie suddette . Ciò 
quanto alle memorie; ma le cure della sotto-sezione di Fitografia 
non sì restrinsero a queste; perocché il Procaccini mostrò diverse 
specie di filliti da lui trovate nelle colline sassose selenitiche delle 
vicinanze di Sinigaglia; l'Orsini diede conto di molte sue peregri- 
nazioni negli Abruzzi, non tacendo dell'abbondante messe bota- 
nica che potè raccogliere in quei luoghi; il Doti. Gera mostrò il 
manoscritto di un suo Dizionario dei funghi più comuni d'Italia; 
il Calamai presentò alcuni funghi e frutti da lui falli maraviglio- 
samente in cera; il Prof. Targioni chiese schiarimento di una 
oscillaria trovala nelle terme di Vignone , non priva di ferro, 
benché nelle acque dove essa vegeta sottoposte all'analisi la piiì 
rigorosa non abbia potuto rinvenire alcuna minima parte di que- 
sto metallo; finalmente il Doti. Corinaldi mostrò cinque specie 
di fruiti indigene della Persia e delle ludie orientali , da lui ri- 
trovate nelle farmacie del Cairo, e presentò altresì trentauove spe- 
cie di alghe del mare labronico, due delle quali da lui perla pri- 
ma volta rinvenute . 

Rispello ai lavori falli dalla sezione botanica sulla Organo- 
grafia e Fisiologia vegetale parlò il Prof. Narducci ; il quale inco- 
minciando dal celebre Botanico prussiano, il Prof. Link, disse 
avere egli esposte alcune sue microscopiche osservazioni intorno 
ai semi delle orchidee che giovarono a farne conoscere la loro 
vera natura. Quindi disse di una discussione che si fece fra i 
ProfF. Liak e Gio. Ballista Amici intorno alla struttura degli or- 
gani elementari dei vegetabili; e specialmente intorno alla natura 
di quelle impronte che si osservano sulla parete dei vasi delle 
piante , impronte ritenute per glandule dal Link, e per veri fori 
dall'Amici. Ne pochi altri argomenti di Fisiologia vegetale furono 



XXXVII 

iraltatl dal Professor Modauese: egli espose la vera organica 
struttura dell' £/retì?o della rosa; il fenomeno della fecondazione 
delle piante fanerogame; quello della circolazione nella Chara; 
e trattò dell'ascensione della linfa nelle piante, che slima sog- 
getta a due forze, l'una di gravità, l'altra vitale esercitata dalle 
membrane delle cellule. Oltre alle quali cose, di non poche al- 
tre ebbe a tener discorso il suUodaio Segretario Narducci; pe- 
rocché il Prof. Moretti ragionò sulla qualità del frutto della 
Cycas revoluta; il Cav. Prof. Gaetano Savi, su i vari periodi di 
accrescimento del cedro del Libano che vive da cinquanta anni 
nel giardino botanico della Università pisana; il Marchese Ridolfì, 
^\A\ Araucaria imbricata che sebbene non avesse mai fiorito sul 
suolo italiano, uuUameno ha potuto ne' di lui giardini pervenire 
sino a questo punto di prospera vegetazione; il Prof. Pietro Savi, 
sulla struttura degli ovarj dell' Ambrosinia, e sulle aberrazioni 
che in questa pianta si rinvengono. Ne dobbiamo tacere del Prof. 
Botto che espose alcune osservazioni relative al movimento delle 
molecole attive di sostanze inorganiche; del Conte Gallesio che 
tenne discorso d' uua classificazione degli innesti, desumendola 
da due diversi movimenti di sugo ch'ei crede avvenire nei vege- 
tabili; del Prof. Agostino Sassi, il quale fece noto di avere ar- 
ricchito la Flora italiana d'una specie di Antrocephalus apparte- 
nente alla famiglia delle epatiche, e che tenne proposito altresì 
della opinione fìao ad nm ammessa che nei generi delle crucife- 
re, le rispettive specie presentino la figura medesima negli em- 
brioni; opinione ch'ei volle per le sue proprie osservazioni al- 
quanto modificare . Oltre a ciò deesi rammentare il Prof. Moretti, 
il quale mostrò una espansione imbutiforme avvenuta nel fusto di 
un individuo di Valeriana dioica^ derivante, come parve, dalla 
saldatura di due o più cauli dell' individuo stesso, e che rese ma- 
nifesto eziandio come valide ragioni si avessero da sospettare, che 
non possa propagarsi ai soggetti quell' apparenza che dicono sere- 



XXXVIII 

ziatura: il Prof. Pietro Savi, che tenne proposito di certe sue 
osservazioni, le quali renderebbero alquanto dubbiosa la teorica 
generalmente abbracciata che l'incurvamento degli organi dei 
vegetabili si faccia sempre verso quella parte dove sono maggior- 
mente irradiati dalla luce : e per ultimo ricorderò il Dott. Biaso- 
letto che ragionò di una nuova specie di alga rinvenuta in uno 
stagno d'acqua dolce nell'Istria, e che trattò altres; di varie spe- 
cie di alghe nate nell'acqua, si distillata che naturale, col solo 
infondervi frammenti di alcune sostanze vegetabili. 

Ultimo a ragionare delle fatiche scientifiche dei membri 
della Riunione fu il chiarissimo Prof. Puccinotti, Segretario della 
sezione medica; la quale fu operosissima, e si distinse dalle altre 
per duepremj, stabiliti l'uno dal Consigliere Giuseppe Frank di 
cinquecento franchi, l'altro dal Dott. Gio. Battista Thaon di cin- 
quecento lire toscane; il primo da aggiudicarsi all'Autore di quella 
memoria, che il Congresso del venturo anno in Torino giudi- 
cherà la più degna, intorno alla Medicina Ippocratica, e che di- 
mostrerà ben anche come le Scuole italiane ne abbiano sempre 
conservato lo spirito; il secondo da destinarsi parimente nel 
Congresso del venturo anno a quegli che avrà raccolte osserva- 
zioni da comprovare l'efficacia di topici stimati capaci di sciogliere 
gli scirri, e specialmente quelli delle mammelle. 

E per venire alle memorie contenenti fatti ed esperienze, 
giovi ricordare in prima, siccome foce li sullodato Segretario, i 
ProfF. Corneliani o Polli, i quali esposero l'uno osservazioni, l'al- 
tro osservazioni ed esperienze sul diabete, traendo da esse alcune 
conseguenze, e di conto, intorno alla natura ed alla sede di tal 
malattia; quindi il Prof. Taddei che comunicò le sperienze da 
lui fatte sul sangue, e che espose il suo metodo particolare detto 
à' interposizione j col quale pervenne ad ottenere pura Y ema^ 
tosìna. 11 Dott. Federici di Messina espose come dalle proprie 
osservazioni intorno alla cangrena secca fosse indotto a credere 



XXXIX 

che essa consista in un moto autlperistaliico delle arterie. Il Dott. 
Linoli lesse una memoria contenente fatti che escludevano la ri- 
produzione ossea per effetto di flogosi nelle fratture;, memoria 
che tornò utilissima alla discussione su tale argomento, ed a fis- 
sare alcuni principj rispetto al fenomeno della riproduzione 
ossea. Il Prof. Giuli favellò di alcune sperienze intorno al pre- 
teso stato elettrico degli organi di molti individui sottoposti alla 
cura delle acque minerali. Il Dott. Comandoli fece note le os- 
servazioni da esso istituite in conferma di alcuni principj fonda- 
mentali della COSI delta dottrina medica italiana. In questa cate- 
goria di fatti debbono pure annoverarsi le ricerche anatomiche 
del Dott. Pacini di Pistoja sulla esistenza di alcuni corpicelli ovo- 
lari lungo i nervi sotto-cutanei del palmo della mano; le storie 
cliniche comunicate dal Prof. Schina, dalle quali si apprese come 
in alcune dissenterie abbia giovato, a preferenza di altri farma- 
chi, il calomelano dato in alte dosi, e come in alcuni casi si ve- 
rifichi una tale flogosi spinale ribelle al metodo antiflogistico, co- 
me a qualunque altro metodo terapeutico opposto , ed a quello 
che dicono misto : ed oltre a ciò, i fatti esposti dal Prof. Gariel , 
dai quali risulta la utilità dell' uso delle preparazioni mercuriali 
per sospendere lo sviluppo della pustola vajolosa; la sinossi delle 
litotomie eseguite dal Prof. Pecchioli di Siena: ed anche i fatti 
risguardanti l'Ortopedia possono essere aggiunti ai già raccontati. 
Il perchè diremo che il Dott. Pravaz di Montpellier accertò di 
avere, per un suo metodo particolare ortopedico, ridotte a sana- 
bili le lussazioni congenite della testa del femore, solite ad ab- 
bandonarsi per incurabili , e che il Dott, Scalvanti presentò tre 
individui come testimonj irrefragabili della utilità del metodo 
meccanico ortopedico . 

Tra le tesi di argomento generale il chiarissimo Prof. Puc- 
cinotti notò quella del Prof. Giacomini, in cui egli prese a pro- 
vare come erronei sieno i giudizi di identità d'alterazione tra il 



XL 

sangue estratto ( ove quelle si asseriscano sul fondamento dei 
mezzi fisici e chimici) e il sangue circolante; notò i ragionamenti 
del Dott. Terrario sulla utilità e necessità della statistica patolo- 
gica, terapeutica e clinica, e sulla istituzione d'una statistica cli- 
nica nazionale; ricordò la memoria del Dott, Passetta intorno 
alla direzione morale delle mentecatte nell'Ospedale di Veneziaj 
la memoria del Prof. Bouros che fece note per diligenti descri- 
zioni geografiche e geologiche, ed analisi chimiche le principali 
acque termo-minerali della Grecia, e i loro medici usi; e la me- 
moria del Dott. Meneghini intorno alla Frenologia, dove egli di- 
mostrò doversi dare a questa scienza, oltre alla base empirica 
cranioscopica, una base anatomica, senza la quale e assurdo il 
cavarne utili deduzioni sulle fuazioni dei singoli organi del cer- 
vello. Il Segretario Puccinotti alle esposte cose aggiunse che il 
Prof. Morelli fattosi all'esame delle teoriche del Forni rimase di 
necessità titubante nel suo giudizio, facendo ben chiaro per altro 
che quanto è facile il lodare astrattamente un vasto concetto, tanto 
e duro, per la non manifesta utilità di esso, lo esprimere una 
lode profittevole e procedente da vera ed intera convinzione , 

Le discussioni scientifiche che ebbero luogo all' adunanza 
della sezione medica non furono poche, ne di lieve momento: né 
altrimenti poteva avvenire laddove si riuniva gran parte della sa- 
pienza medica italiana . Il Prof. Puccinotti disse di quelle di mag- 
gior rilievo, e intorno a queste egli non volle esser breve: io, per 
amore di brevità, mi ristringerò a dirne quanto basta per far co- 
noscere i titoli delle quistioni, e gli scienziati fra cui si agitarono. 
Sulla natura del sangue, e sulle primitive e secondarie alterazioni 
di esso utili discussioni sostenne il Prof. Giacomini coi Proff. Bu- 
falini. Del Punta e Betti, che il Prof. Tommasini si affaticò di 
condurre a conciliazione . Altre discussioni che tornarono utili al 
pari delle precedenti furono quelle sulla riproduzione delle ossa 
sostenute dai Proff. Betti e Coraeliani. Non poco vantaggio arre^ 



XLI 
carono le dotte avvertenze del Regnoll intorno ad alcuni stru- 
menti cblrurgici presentati alla Sezione, nelle quali presero 
molta parte i ProfF. Pacini e Pecchioli. Feraci altresì di utili co- 
gnizioni patologiche e chimiche rese il Prof. Bufalini le sue di- 
scussioni col Dott. Ferrario suU' ordinamento delle statìstiche me- 
diche, nelle quali valenti interlocutori pur si mostrarono il Tom- 
masini ed il Betti. Di non pochi clinici schiarimenti fu pure 
occasione quanto dissero il Bufalini e il Del Chiappa, e quindi lo 
Schina e il Tommasini intorno alla natura, ed alla terapia delle 
dissenterie. Per ultimo il Puccinotti notò che la discussione te- 
nuta neir ultima adunanza col Dott. Comandoli valse a compro- 
vare che le massime fondamentali della Patologia in Italia non 
sono difformi, e che su questa concordia di principi, ^^^lle adu- 
nanze di Pisa, come egli si espresse, consacrata, si appoggiano i 
voti e le speranze sull' ulteriore avanzamento e decoro di questa 
scienza . 

Qui ebbero termine le relazioni dei Segretarj; dalle quali si 
raccolse eziandio che tutti i Presidenti dettero principio alle adu- 
nanze col rivolgere ai membri delle loro sezioni parole di aff*et- 
luosa esortazione, affinchè per le cure di tutti la Riunione scien- 
tifica riuscisse ad un fine utile insieme e glorioso per l'Italia. 
Dalle relazioni medesime si apprese ancora che S. A. I. e R. erasi 
degnata di assistere non una volta sola alle adunanze delle Se- 
zioni: della qual cosa il Segretario generale (come gli correva 
l'obbligo) fece speciale ricordanza negli Atti; ne' quali notò al- 
tresì che all'I, e R. A. S. piacque per bene due volte di trasfe- 
rirsi a Pisa al fine di vedere da vicino le cose di quella Riunione, 
che volle de' più segnalati fregi del suo patrocinio onorare. E 
perchè di tutte le dimostrazioni di questo patrocinio medesimo 
rimanesse memoria negli scritti, egli non lasciò di notare che il 
Muuificentissimo Principe si degnò di chiamare alla regale sua 
mensa i Presidenti e i Segretarj, e poi i sei Promotori di tanta 

/ 



XLII 
isiituzione, e di ordinare ancora che nella sua assenza da Pisa, 
il Governatore della Città nel suo Real Nome un lauto e sontuoso 
convito facesse apprestare a quanti erano membri della Riunio- 
ne; perlochè il giorno dieci di Ottobre tutti essendo convenuti 
nel Reale Palazzo si stettero lungamente in gran festa, e colsero 
siffatta occasione per esprimere voti di lunga felicità al Magna- 
nimo Principe, a S. A. I. e R. la Granduchessa di Toscana, 
all'Erede del Trono, a tutta la Reale Famiglia: ne si tralascia- 
rono gli applausi e i brindisi alla Città ed Università di Pisa, 
non che al Consesso scientifico, con ogni possibile allegrezza, 
ed onesto trasporto di giubbilo. 

Resta ora ch'io dica di quanto si fece nella finale Adunanza 
solenne dopo le letture dei Segretarj. Il Segretario generale rese 
noti a tutta l'Assemblea i Regolamenti per le annuali Riunioni 
( pag. Lii), che debbono tenersi a buon dritto come necessarj 
affinchè questa scientifica istituzione, che a somma ventui'a nel 
paese nostro ebbe la prima sede, possa in Italia, come altrove, 
prosperar lungamente. Tali Regolamenti furono compilati, come 
già dissi, dai Presidenti; l'Assemblea uditane la lettura, gli ap- 
provò . E perchè il Consiglio dei Presidenti medesimi doveva 
eleggere il Presidente generale della futura Riunione, il Consiglio 
medesimo facendosi a questa cura, volle che la scelta cadesse sulla 
persona del Presidente della Reale Accademia delle Scienze di 
Torino, nel quale tutti i nobili titoli si trovarono riuniti per essere 
chiamato a sì degno ufficio. Questa elezione fu dal Segretario an- 
nunziata all'occasione dell'adunanza suddetta. Per ultimo egli 
appalesò che la Civica Magistratura di Pisa, a perpetuare la me- 
moria della Riunione ordinava che si coniassero medaglie (*) 
colla effigie del Galileo, da distribuirsi a lutti i componenti il 



(*) Il conio della testa del Galileo fu fatto da Cinganelli; 11 rovescio da 
Niderost. La medaglia è simile a quella che vedesi nel frontespizio. [Gli Edit.) 



XLIIl 
Corpo scientifico; il quale allo dì generosità, e insieme di be- 
nevolo animo mosse i Presidenti a proporre per mezzo del Se- 
gretario (e tutta l'Assemblea lo sanzionò) che fossero solenne- 
mente registrate negli Atti parole di viva gratitudine, e di devo- 
zione sentita verso questa illustre Città. Ciò fatto, il Presidente 
generale disciolse il Congresso con appropriato e commovente 
discorso, nel quale al certo niana cosa mancava, da che S. A. 
I. e R. il Granduc.y, la Città e gli Scienziati, ebbero dal vene- 
rando Oratore parole di reverenza, di affetto, di gratitudine. 

Di questo modo si pose termine alle studiose fatiche che 
tanti valorosi Uomini vollero sostenere per il bene delle scienze, 
e per l'incremento della gloria nazionale italiana. Ognuno che fu 
spettatore ebbe ad esser compreso di maraviglia. Mirabile fu ia 
vero l'ordine col quale procederono sempre le funzioni accade- 
miche j lo che si deve alla gentilezza delle eulte persone che a 
quelle intervenivano, ed alla saviezza non meno dei Presidenti, 
i quali vigilantissimi si davano pensiero di rimuovere prudente- 
mente ogni ostacolo che si fosse parato innanzi al buono e paci- 
fico andamento delle cose. 

Qui, se non temessi di oltrepassare i limiti dell' ufficio mio, 
ben altre cose direi affine di mostrare lutto quello che si fece a 
questa occasione nella Città, non tanto per onorare quanto per 
trattenere convenientemente gli Scienziati: direi delle serali con- 
versazioni che si tenevano nella Biblioteca della Università, e che 
per cura del Bibliotecario Cav. Prof. Rosellini riuscivano oltre 
ogni dire dilettevoli; ricorderei i trattenimenti che avevano luogo 
nelle Stanze Civiche; direi di un gradito spettacolo che si dava 
nell'Arno a diletto degli Scienziati (7), pei quali si apprestò sulla 
ricurva sponda comodo e distinto luogo; ne tacerei infiue delle 
mense comuni sontuosamente imbandite nel Collegio di Santa 
Caterina (8), a cui assistevano lietamente, oltre agli Scienziati, 
cittadini e forestieri d'ambo i sessi. Queste cose, delle quali per 



XLIV 

esser breve mi passo, rendono per certo ragione del rammarico 
che in tutti si appalesò lostochè il Consesso scientifico fu ridotto 
al suo termine . 

Il Provveditore della Università pisana apponendo una iscri- 
zione dettata latinamente dal Cav. Prof. Cantini (*), alle pareti 
dell'Aula magna della Sapienza, volle eternata, anco per questa 
guisa, la memoria del faustissimo avvenimento . Il quale ben si 
può dire che per la saviezza degli ordinamenti Sovrani, per la li- 
beralità della Civica Magistratura (9), ugualmentechè per l'opera 
degli Scienziati, riuscisse ad un fine si splendido e glorioso, da 
rendere oggimai non equivoca l'utilità che si arreca a' buoni ed 
utili siudj culle annuali Riunioni scientifiche . 

C) 



ANNO • M • DCCC • XXXVIUI • FAVSTO • FELICI 

MENSE • OCTOBRIS 

QVOD • ITALORVM • DOCTISSIMI 

AD • NAT VR ALI VAI • DISCIPLlNARViM • SPLENDOREM 

VTILITATEMQVE • FROMOVENDAINI 

C0NVENTV3I • SINGVLIS • ANNIS 

PER • 1TALL\ÌM • HABENDVìM • CONSTITVERINT 

ET • RITE • PRIMVM • IN • HAC • AVLA • PEREGERINT 

VIRIS • CLARISSIMIS 

E • NATIONIBVS • EXTERIS • ACCEDENTIBVS 

Avspiciis • LEOPOLDI • fl • M • E • D • 

OPTDIORV.M • STVDIORVM 

ADSERTORIS • IVIVNIFICENTISSIMI 

QVI • CONCIONES • PRAESENTL\ • SVA 

IIONESTAVIT • EREXIT 

CELEBRATA • L\ • HOSPITV.M • HONOREM 

STATVAE • GALILAEII • NOSTRI 

DEDICATIONE • SOLLEMNI 

CAIETANVS • GIORGINIVS • EQ • STEPIi • 

PRAEFECTVS • ATHENAEI 

TITVLVM • TANTI • MEMOREM • INCEPTI 

L • M • PONI • CVRAVIT 

( Gli Edit. ) 



XLV 
E prima che il Congresso prendesse il suo scientifico atteggia- 
mento fu cura del Cav. Operajo Vincenzo Carmignani di fare apporre 
nell'interno del Campanile della Primaziale pisana la seguente Iscrizione, 
onde rammentare a chi recasi a visitare quelle insigni fahhriche che gli 
esperimenti fatti dall' immortai Galileo sulla caduta dei gravi furono da 
quella cima diretti. (^GU £dit.^ 

GAIILEVS • GAIILeIvS 

EXPERIMENTIS • E • SVMMA • HziC • TVRRI 

SVPER • GRAVIVM • CORPORVM • LAPSV • INSTITVTIS 

LEGIBVS • MOTVS • DETECTIS 

MECHANICEN • CONDIDIT 

INGENTIBVSQUE • SVIS • POSTERIORVMQVE • SOPHORVM • INVENTIS 

PRAELVSIT 

IN • CVlVS • REI • MEMORIAiM 

\TNCENTIVS • CARMIGNANIVS • EQ • AVR • 

AEDITVVS • TEMPLI • MAXIMI • PISANORVM 

MARMOR • INSCRIPTVM • DEDICAVIT 



KAL • OCTOBR • AN • MDCCCXXXVIIII 
QVO • DIE • AVCTORITATE • AVSPICIISQVE 

LEOPOLDI • II • MAGNI • DVCIS • ETRVRIAE 

STVDIORVM • OPTIMORVM • FAVTORIS • PROVIDENTISSLAIl 

PRIMORES • DOCTORVIM • EX • VNIVERSA • EVROPA 

PISIS • AD • CONVENTVM • MAXIMVM • COEViNTES 

DISCIPLINIS • ET • ARTIBVS • ITALORVM • FAVSTA • INCREMENTA 

POLLICENTVR 



r 



IN O T E 



(i) i^ HtJRissiMO SiGyORE. — La fama ognov crescente delle Riunioni annue 
che i Professori e Cultori Tedeschi delle Scienze naturali sogliono tenere 
in una città della Germania per ciascun congresso diversa, invitandogli ezian- 
dio gli Stranieri, venne in Italia viemaggiormente diffusa per un Articolo 
relativo avidamente letto, non ha guari, nella Biblioteca Italiana (Tom. 91, 
pag. 267 ) . // desiderio perciò di vedere una simile istituzione fra noi, de- 
siderio che già in molti dei nostri Scienziati allignava, si accrebbe in loro, 
e in non pochi altri si propagò di maniera, che ai voti nostri sonasi riuniti 
quelli di persone riputatissime nelle suddette facoltà, le quali accennarono 
altresì che la città di Pisa estimavano opportunissima a congregarvisi la 
prima volta colle semplicissime norme della Germania, e quindi provvedere 
in quale altra città d' Italia potesse rinnuovarsi la convocazione per l'anno 
avvenire . 

Se ramare del luogo natio non rende sospetto il pensiero di alcuno 
tra i soscrittori al presente foglio, se il dritto veder dei nostri Colleghi non 
può interpretarlo diversamente, bene ci sembra che si apponesse chi giudicava 
doversi incominciare da Pisa. Perche questa città che fiorisce nel centro 
della nostra Penisola in ogni maniera di studi, è pure assai vasta ed op- 
portuna ad albergare molti forestieri di ogni grado, è amena, tranquilla e 
ricca di Musei; ed a perenne e scambievole onore della Religione, della 
Filosofa e delle Belle Arti, mostra altera la Torre da cui sì bene esplo- 
rava le maraviglie del cielo il maggior dei Filosof naturali dato dalla 
Toscana alla comun patria. 

Se finora i Principi della Germania gareggiarono nelV offerire cospi- 
cue città dei loro Stati per colali Riunioni, cui piace rimaner libere nella 
scelta, come per esempio ( senza ritornar molto indietro ) abbiam veduto che 
S. A. R. il Granduca di Baden desiderasse di averla nell'amena Friburgo, 
dopo che la Cesarea Maestà dell' Imperatore d'Austria e Re del Regno 



XLvm 

Lombardo- y^eneto aueala volentieri accolta nella capitale della Boemia, co- 
me S. M. il Re di Wartemberg albergatala prima nella stessa Stoccarda , 
e come in quest'anno S. yi. il Principe di Tf^aldeck invitolla in Firmante y 
chi potrà dubitare che S. A. I. e R. il Serenissimo Granduca di Toscana 
non sarà per godere assai di questo nostro invito nella sua dotta Pisa? A 
niuno forse degli Scienziati cui scriviamo giunge nuovo che VA. S. I. e R. 
piacesi di possedere nella sua inestimabile Biblioteca privata qualunque bel' 
l'opera che tratti di scienze naturali, e che le ama e le coltiva a segno, 
che la severa Società Reale di Londra, con raro esempio, lo aggregava 
tra' suoi . 

Seguendo pertanto il consiglio di molti, e l'approvazione di altri, nh 
di scostandosi punto dalle pratiche tanto felici in Germania, veniamo ad an- 
nunciare che nel bel mezzo delle ferie autunnali del corrente anno iSSq, 
dal dì primo al quindicesimo di Ottobre inclusive, sarà aperto in Pisa il 
Consesso dei Professori e dei Cultori delle scienze fisiche in Italia y com- 
prese la Medicina e l'Agricoltura sì utili alla umanità. E ciò conseguen- 
temente ci affrettiamo di partecipare ai Professori delle scienze suddette 
nelle varie Università degli stati italiani, ai Direttori degli studi delle me- 
desime, ai Capi e Direttori dei Corpi del Genio, degli Orti botanici, dei 
Musei di storia naturale, ai Lincei di Roma, ai Membri dell' I. e R. Isti- 
tuto di Milano, della R. Accademia delle Scienze di T'orino, della Società 
Italiana di Modena, dell'Istituto di Bologna, della R. Accademia delle 
Scienze di Napoli, della Gioenia di Catania, e dell' I. e R. de' Georgofli 
di Firenze; non senza darne anche contezza oltremonti ai Capi delle più. 
famose Accademie, afinche possano comunicarne la notizia ai rispettabili 
Soci, che tra noi saranno meritamente accolti, esibendo i loro respettivi 
diplomi . 

È superfluo il trattenersi qui sul vantaggio che può derivare dal com- 
mercio delle peculiari idee dirette in specie al perfezionamento delle arti, 
poiché Voi, chiarissimo Signore, siete persuaso che questo mezzo è uno de' piti 
efficaci a diffondere utili cognizioni, ed a conseguire sì nobile scopo . 

Al Cattedratico italiano, seniore tra' presenti in Pisa nel primo 
giorno di Ottobre, toccherà aprire l'Adunanza della quale sederà Reggitore 
in tutta la sua durata; ed il Segretario sarà scelto di suo genio tra' Pro- 
fessori della Università di Pisa . L'Assemblea generale si dividerà il secondo 
giorno in quante sezioni verranno suggerite dal riscontro delle diverse bran- 
che scientifiche, coltivate dagli intervenuti; ed i Membri di ciascuna sezione 
sceglieranno a loro stessi un Presidente ed un Segretario italiano. U As- 
semblea generale medesima deciderà nel settimo giorno come e dove sarà per 
adunarsi nell'anno futuro . 



XLIX 

Al cominciare del mese di Agosto si spediranno nuove lettere circo- 
lari, dalle quali verranno indicati i provvedimenti locali, non meno per gli 
alloggi che per tutto ciò che riguardar possa la comoda, lieta e pacifica 
dimora di tutti coloro che si compiaceranno d' intervenire . 
Firenze, 28 Marzo 1839, 

Principe CARLO L. BONÀPÀRTE. 
Cav. ViyCEyziO ANTiyORI, 

Dirett.dell'I. e R. Museo di Fisica e Storia Naturale di Firenze. 
Cav. GIO. BATTISTA AMICI, 

gastronomo di S. A. I. e R. il Granduca di Toscana, 
Cav. GAETANO GIORGINI, 
": Provfeditor Generale dell'I, e R. Vniuersilà di Pisa; 

Dott. PAOLO SAVI, 

Professore di Storia Naturale nell'I, e R. Unii/ersith di Pisa. 
Dott. MAURIZIO BUFALINI, 

Prof, di Clinica e Medicina nell'I, e R. Arcispedale di Firenze . 

(2) Chiarissimo Signore. — Quando colla nostra Circolare del 28 Mar- 
zo 1839, annunziavamo essere conceduto all' Italia di raccogliere in alcuna 
sua città il Consesso dei Cultori delle Scienze Naturali, e Pisa essere la 
prima prescelta a sì nobile divisamento, promettevamo altresì di render noti 
con una seconda Circolare i provvedimenti già presi, onde procacciare a 
quella Riunione ogni più dovuta facilità e convenienza . Ora però, nel- 
V adempire alla nostra obbligazione, siamo assai lieti di poter dare certezza 
che da ogni parte d' Italia, e anche di oltremonti , avemmo non dubbia 
prova del gradimento col quale accolsero il nostro annunzio tutti coloro che 
pongono amore negli studi delle Cose Naturali. E dobbiamo pure a nostra 
maggior letizia accennare che il benignissimo nostro Principe, degnossi con- 
cedere che la sede delle Adunanze scientìjìche sia nelle sale stesse dell' Uni- 
versità degli Studi ; e quindi possiamo gloriarci che esse comincino realmente 
sotto i pili desiderabili auspicj, quali sono quelli che ne promette la sapiente 
Bontà . 

Però l' epoca e il modo e lo scopo della Riunione saranno veramente 
siccome fu dichiarato nella prima nostra Circolare. Se non che siamo ades- 
so in grado di aggiungere che ognuno, il quale fosse deliberato di farne 
parte, portandosi direttamente al palazzo dell' Università di Pisa vi troverà 
a maggior comodo, e l'uffizio de' passaporti, e le persone incaricate di som- 
ministrare le notizie necessarie alla sua dimora in quella città, e qualunque 
schiarimento relativo all'ordine della Riunione medesima. Quivi pure, a co- 
minciare dal giorno 28 del mese di Settembre, dalle ore 9 alle 1 2 della 
mattina saranno reperibili i signori Deputati all'Ammissione ed Iscrizione 



L 

di quelli che comporranno il Consesso scientifico', al che sarà ragione suffi- 
ciente la qualità di Professore, a di distinto Cultore delle Scienze Mate- 
matiche e Naturali, o il grado di Ufficiale Civile o Militare del Genio, od 
Ingegnere delle Miniere, o infine il diploma di una delle principali Società 
scientifiche italiane o straniere . 

^ togliere il dubbio in alcuni insorto se gli argomenti da trattarsi 
debbano essere limitati a quelli delle Scienze Naturali, intese nel loro più 
stretto significato, crediamo anche opportuno in questa occasione d' indicare 
che le Scienze delle quali si occuperà il Consesso saranno le seguenti : Ma- 
tematica, astronomia, Fisica, Chimica, Zoologia, Mineralogia, Geologia, 
Geografia, Botanica, Agricoltura, Medicina, Tecnologia; e queste potranno 
essere quindi riunite o suddivise in sezioni secondo il numero degli intervenuti, 
Firenze, i3 Agosto 1889, 

Principe CARLO L. BONÀPARl'E. 
Cav. VINCENZIO ANTINORI , 

Direit. dell'I, e R. Museo di Fisica e Storia Naturale di Firenze. 
Cav. GIO. BATTISTA AMICI, 

Astronomo di S. A. 1. e R, il Granduca di Toscana . 
Cav. GAETANO GIORGINI, 

Proui'editor Generale dell'I, e R. Uitii^ersita di Pisa. 
Dolt. PAOLO SAVI, 

Professore di Storia Naturale nell'I, e R. Unit^ersità di Pisa, 
Cav. MAVRIZÌO BVFALINl , 

Prof, di Clinica e Medicina nell'I, e R. Arcispedale di Firenze, 

(3) Questo distinto Professore che illiislrò per il corso (ii quaranlanove anni 
l'Università di Pisa, cessò di vivere il dì 20 Decembre in età di anni 76 universal- 
mente compianto («) . 

(4) Pe/' r inaugurazione solenne della statua del Galileo . Orazione di 
Giov. Rosini detta al Consesso degli Scienziati Italiani il 2 Ottobre iSSq, 
Fisa, Tipografia Nistri (*). 

(5) Nella solenne inaugurazione della statua del Galileo. Rime degli 
Arcadi della Colonia Alfea offerte in omaggio agli Scienziati Italiani nel 
loro primo Congresso in Pisa nell'Ottobre 1839. Pisa, presso i FF. Nistri (<-'). 

(6} Vengono omessi i nomi degli altri otto Deputati della Società Medico- 
iìsica Fiorentina, poiché mancava l'indicazione di essi nella lettera del Segretario 
della Società medesima . 

(a) Ved. la Biografa a pag. 297. (Gli Edit.) 

(5) Ved. pag. 271. — Si è creduto far cosa grata agli studiosi delle Scienze, inserendola in 
questa nostra seconda edizione. (Gli Edit.) 

(e) Fu pubblicato anco il seguente componimento: — Nel solenne consesso in Pisa delti 
Scienziati Europei nell'autunno dell'anno iSSg. Canzone del Prof. Cay. Aud. Baccio Dal Borgo, 
Tipografia Nistri . 



LI 
(y) 11 palio delle fregate^ che cosi chiamano i PUaul questo spettacolo 
d' antichissima istituzione* 

(8) Ciò si dovè in gran parte alla liberalità di S. A. I. e R. 

(9) È debito il ricordare a questo luogo anche la Deputazione composta 
di S. E. il SIg. Cav. Gran-Croce A. Humbourg Governatore della città di Pisa , 
dell'Illustrissimo Sig. Cav. Siraonelli Gonfaloniere della Magistratura Cìvica, dell'Il- 
lustrissimo Sig. Cav. Gaetano Giorginl Provveditore della Università, e dell' Illu- 
strissimo Sig. Commend. Conte Lelio Franceschi , i quali per speciale incarico 
avuto dall'I, e R. Governo si dettero ogni possibil cura per apparecchiare ed ordi- 
nare le cose necessarie al Congresso. 



y. OF «W« USv 



REGOIAMEIVTO GENERALE 



PER 



:ti .aiiiFASi iiirsriBii iiaiiam'^ 

DEI CULTORI DELLE SCIENZE NATURALI 



I. 

Il fine delle Riunioni dei cultori delle scienze naturali si è di giovare ai 
progressi, ed alla diffusione di tali scienze, e delle loro utili applicazioni. 

A conseguir questo fine gli scienziati si adunano ogni autunno 
in una delle città d'Italia, per un periodo di tempo che non dovrà 
mai oltrepassare i quindici giorni . 

IL 

Hanno diritto di essere membri delia Riunione tutti gl'Italiani 
ascritti alle principali Accademie o Società scientifiche istituite per 
l'avanzamento delle Scienze naturali , i Professori delle Scienze fisiche 
e matematiche, i Direttori dea;li alti studi o di stabilimenti scientifici 
a».i Trtij oiaii a Italia, e gl'Impiegati superiori nei Corpi del Genio e 
dell'Artiglieria . Gli esteri compresi nelle categorie precedenti saranno 
pure ammessi alla Riunione . 

UI. 

Ogni annua Riunione avrà un Presidente generale, due Asses- 
sori, ed un Segretario generale. Nella prima Adunanza si procederà 
alla divisione dei membri in più sezioni, comprendenti ciascuna una o 
più scienze secondo il numero, e gli studi degl'intervenuti. Nello stesso 
giorno ogni sezione nominerà a schede segrete, ed a pluralità assoluta 
di voti, uno dei suoi membri alle funzioni di rispettivo Presidente, e 
questi dovrà poi scegliere altro fra i membri medesimi a Segretario 
della sezione stessa. Tutti questi diversi ufizi dovranno essere affidati 
a membri italiani della Riunione. 

IV. 

Il Presidente generale, i due Assessori , i Presidenti delle Se- 
zioni , ed il Segretario generale comporranno per tutta la durata della 
Riunione un Consiglio, che prowederà alla buona direzione , e al buon 
successo della medesima . 



LUI 

V. 
Avanli lo sciosHtnento della Riunione, da tutti i membri ita- 
liani costituiti in adunanza generale, si procederà col mezzo di schede, 
ed a pluralllà assoluta di voti, alla scelta della città ove tenere la 
Riunione dopo due anni. 

VI. 
Il Consiglio elegge il Presidente generale per la Riunione del- 
l'anno prossimo seguente, il quale dovrà avere il suo domicilio in 
quella stessa città ove deve esser fatta la Riunione . Al Presidente ge- 
nerale spetta la nomina dei due Assessori, e del Segretario generale da 
scegliersi fra gli scienziati del medesimo paese, almeno sei mesi prima 
della Riunione. 

VII. 
L'eletto Presidente generale dovrà fare le dovute pratiche, perchè 
la Riunione possa aver luogo in modo regolare nella città che sarà stata 
prescelta, ed egli dovrà darne avviso a tempo debito agli scienziati. 

Vili. 
I due Assessori coadiuveranno il Presidente generale, nel pren- 
dere tutte le disposizioni occorrenti pella Riunione: ad essi spetterà il 
decidere ne' casi dubbj se uno scienziato cleljba o :.^o oo<,o..« ''nmnreso 
fra i membri della Riunione, in conformità all'Art. II. In mancanza del 
Presidente, faranno le sue veci i due Assessori, in ordine di anzianità. 

IX. 
Nell'ultima generale adunanza il Segretario generale farà un rap- 
porto sull'andamento della Riunione, ed i Segretarj particolari legge- 
ranno ciascuno un breve sunto di quanto sarà stato operato nelle ri- 
spettive Sezioni. In questa pubblica adunanza sarà proclamato il Presi- 
dente generale eletto dal Consiglio per la successiva Riunione. 

X. 
Dopo questa adunanza il Presidente generale, i due Assessori ed 
il Segretario generale lasciano i loro ufizi . Sarà per altro loro cura 
il trasmettere al Presidente proclamato pella successiva Riunione l'e- 
lenco degli scienziati intervenuti, ed il sunto dei processi verbali. 

XI. 
Nel caso di mancanza del Presidente generale eletto pella Riu- 
nione prossima seguente, prima ch'egli abbia nominati i due Assessori, 
dovrà il Presidente generale dell'ultima Riunione consultare per una 



LIV 
nuova scelta i Presidenti delle Sezioni, e, raccolte le loro proposizioni, 
fare sollecitamente la nomina di un altro Presidente. In mancanza poi 
del suddetto Presidente generale dell'ultima Riunione, farà le sue veci 
il più anziano dei Presidenti di sezione. 

XII. 
Agli Atti di ciascuna Biunione sarà data quella pubblicità, che 
si giudicherà utile al progresso delle naturali discipline, e delle loro 
applicazioni. Il Consiglio prima di sciogliersi, nominerà a quest'oggetto 
un'apposita Commissione. 

xin. 

Gli orsetti ed i libri che fossero offerti in dono a ciascuna Riu- 
nione saranno dati a quei pubblici scientifici stabilimenti del luogo ove si 
tenne la Riunione, che verranno designati dal Presidente generale . 

XIV. 

Previo il grazioso Sovrano permesso, gli Atti originali delle Riu- 
nioni saranno di anno in anno trasmessi, e conservati nell'I, e R. Museo 
di Fisica, e Storia Naturale di Firenze, città centrale dell'Italia, e capi- 
tale di quello Stato, in cui sotto gli auspicj di Leopoldo II quest'utile 
istituzione ebbe principio. 

Il Direttore dell'I <> ^- M^-'co aaik il Conservatore degli Attiy 

va al suo zelo per le Scienze resta questa istituzione raccomandata. 
Prof. RANIERI GERBI, Presidente Generale. 

Carlo L. Bonaparte Principe di Musignano, 

Presidente della Sezione di Zoologia e Anatomia comparativa. 

Cav. Prof. Pietro Configliachi, 

Presidente della Sezione di Chimica, Fisica e Matematiche. 

March. Cav. Cosimo Ridolfi, 

Presidente della Sezione di Agronomia e Tecnologia. 
Cav. Prof, Gaetano Savi, 

Presidente della Sezione di Botanica e Fisiologia vegetabile. 
Prof. Angelo Sismonda, 

Presidente della Sezione di Geologia, mineralogia e Geografia . 

Cav. Prof. Giacomo To.mmasini, 

Presidente della Sezione di Medicina . 

Prof. Filippo Corridi, Segr. Gen. 

Approvalo dalla prima Riunione degli Scienziati tenutasi in Pisa, 
e nell'Adunanza generale del dì \^ Ottobre i83g. 

Per copia conforme all'originale — Prof. Filippo Corridi. 



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DI 



FISICA, CHIMICA, MATEMATICA 



PROCESSI VERBALI 

DI FISICA, CHIMICA, MATEMATICA 



TEXUTA IL DI 4 OTTOBRE 1839 



.presi l'adunanza con un breve discorso del Presidente 
analogo all'occasione, e parlando egli dello scopo generale del 
nostro consesso esorta gli scienziati a riunirsi in dotte conver- 
sazioni nei luoghi a tal uopo destinati. Verificato quindi 
r elenco dei componenti la sezione , annunziate le ore per le 
successive adunanze , pregati i socj a dar nota delle Memorie , 
estensioni, o comunicazioni da essi preparate, onde poterle 
distribuire nel modo il più conveniente, invita a dar principio 
alle letture, al finir di ciascuna delle quali verrà concessa la 
parola a chi sarà per chiederla. 

Il Prof. Giuseppe Branchi leggendo, espone il metodo da 
lui seguito nell'insegnamento della Chimica nell'Università di 
Pisa. Il breve tempo assegnato al suo corso è cagione che 
egli debba fare una scelta fra le tante materie che appartengono 
alla scienza^ quindi preferisce la dimostrazione dei fatti ben 
provati^ e dichiara di astenersi quanto può dalle spiegazioni 
ipotetiche de' fenomeni^ finalmente conclude coli' invitare i 



colleghi ad unirsi per istabilire fatti , riserbandosi in seguito a 
basarvi con maggior sicurezza le teorie. Aperta la scientifica 
discussione intorno alla letta memoria , il Prof. Francesco 
Orioli domanda la parola, e dice che le ipotesi le quali colle- 
gano moltissimi fatti , o son base della nomenclatura debbonsi 
insegnare se false per confutarle, se vere per porre i giovani a 
livello della scienza, e a schiarimento di questa opinione 
porta in esempio il sistema atomistico. E replicato avendo il 
Prof. Branchi, che di tali teorie fa egli pure la conveniente 
menzione, il Presidente riconosce un sufficiente accordo tra i 
socj che interloquiscono, mentre ambedue saviamente inten- 
dono allontanarsi dagli opposti estremi, usando dell'ipotesi 
nell'insegnamento , come il Newton principalmente ne aveva 
dato l'esempio. 

Legge dipoi il Conte Domenico Paoli sull'azione cata- 
litica dei corpi, e provata l'importanza di far ricerche circa a 
questa, mostra quanto sarebbe dannoso attribuirla ad una forza 
sui generis^ riportandone perciò la causa alle forze universali 
fra queste presceglie l'elettrica, e propone due quesiti, 1." se 
l'azione elettrica secondo le sue note leggi possa veramente 
accagionarsi di questo, 2.° se i fatti vi corrispondono, e se 
conducono ad una tal conclusione. Circa al primo osserva la 
corrispondenza tra l'azione catalitica, e l'elettricità, partico- 
larmente quella dinamica, che invade tutta la massa dei corpi. 
Ma non dissimula che pel secondo quesito si presentano dei 
casi di difficile soluzione , e dopo aver riportati alcuni fenomeni 
dipendenti da azione catalitica, come il germogliamento, le 
fermentazioni, le secrezioni animali e vegetabili, fa osservare 
che acquista probabilità la supposta dipendenza fra l'azione 
catalitica e la polarità elettrica. 

Avendo l'Autore presa a considerare l'azione catalitica 
nel platino spugnoso, offre occasione al Canonico Angiolo 
Bellani di chiedere la parola per fare osservare, essere egli 



5 

stato il primo a dare una spiegazione del fenomeno che pre- 
senta il platino spugnoso nelFaria atmosferica quando è sotto- 
posto ad una corrente di gaz idrogene. Il Presidente poi ag- 
giunge che in quanto ai segni elettrici che accompagnano quel 
fenomeno, e de' quali ha fatto menzione il lodato Conte Paoli, 
la scuola fìsica di Pavia fu la prima a rilevarli. 

In appresso il Prof. Orioli, alludendo alla stessa memoria 
del Conte Paoli , ed al luogo ove parlasi della fermentazione , 
mostra desiderio che siano prese in considerazione le osser- 
vazioni e scoperte fatte di recente su questo argomento , e 
principalmente quelle di Cagniard-Latour e Turpin, e che il 
Prof. Giov. Battista Amici manifesti le sue idee sul medesimo. 

La terza lettura spetta al Canonico Angiolo Bellani, e 
verte sullo spostamento del mercurio osservato al punto del 
ghiaccio nei termometri. Dopo aver egli richiamati i lavori che 
su tal soggetto in diversi tempi ha pubblicati, e dopo aver de- 
scritto il fenomeno accuratamente, prende ad esaminare, e 
confutare le obiezioni opposte dal Berzelius, e da altri fisici, 
alla sua spiegazione tratta dal successivo ristringimento del 
globo del termometro 5 mostra che il medesimo fenomeno 
dello spostamento del zero deve verificarsi anche nei termo- 
metri ad alcool avuto rÌ2:uardo alla diversa dilatabilità de' li- 
quidi termometrici: avverte che i due distinti fisici Legrand e 
Desprez hanno in parte adottata la sua spiegazione, e in quelle 
cose che dalle sue diversificano sono fra loro in contradizione, 
né combinano con i resultati delle sperienze da lui ottenuti. 
Molta differenza ritrova il I.egrand tra il vetro duro e il vetro 
tenero^ mentre il nostro Fisico non si è mai accorto che una 
differenza notabile possa provenire dalla diversità del vetro, 
cristallo, o smalto. Rigetta l'Autore come almeno poco prati- 
cabile il ricuocere il termometro dopo averlo chiuso, e si attiene 
al suo metodo di correzione che consiste nel lasciare stagionare 
i termometri circa un anno prima di fissarne la scala . Non tra- 



6 

lascia poi il Canonico BellanI di dar ragione delle molte irre- 
golarità nelle mutazioni delle scale indicate dal Desprez, e 
coglie quest' occasione per reclamare l'anteriorità, che ben gli 
si deve, relati v^amente al Flaugergues. Finalmente ricorda che 
il non ritornare diversi corpi solidi alle loro dimensioni subito 
dopo il raffreddamento, serve d'appoggio a quanto espose^ ed 
esclude la supposizione del Dott. Fusinieri, che un tal feno- 
meno si riscontri anche nel mercurio. 

Aperta la discussione il Prof. Giov. Alessandro Malocchi 
riferisce il seguente fatto. Costruiti quattro tubi da termome- 
tro, ripieni di mercurio, fattovi il vuoto e chiusi, prima di 
graduarli, ne pose due in una mescolanza frigorifica di cir- 
ca — lo." R. e lasciò gli altri alla temperatura ordinaria, di 
poi graduò i quattro tubi, e ne' primi non ebbe spostamento 
dello zero;, nei secondi lo riconobbe. 

Il Canonico Bellani soggiunge che oltre d'essere troppo 
piccolo il raffreddamento di — 13.° R. per produrre il feno- 
meno, potrebbe a priori riguardarsi cagione ancora d'effetto 
contrario . 

Quindi ritenuto come cognizione di un fatto la partecipa- 
zione del socio Malocchi, il Presidente dichiara che i modi 
usati dal Bellani per la correzione della scala sono finora più 
sicuri d'ogni altro per diminuire almeno quanto è possibile 
quel notabile difetto ai termometri, e principalmente ricorda 
che la diversa pasta de' vetri vi prende parte, rammentando 
altresì che in questa parte la scienza fisico- pratica va assai debi- 
trice al socio Conte Paoli per l'opera che pubblicò sul moto 
intestino de' solidi. 

Riguardo alle mutazioni che in processo di tempo acca- 
dono nel vetro l'Astronomo Professor Carlini parla dell'effetto 
che ne viene in certi livelli a bolla d'aria, e negli obiettivi 
degli strumenti astronomici. Il Prof. Orioli riferisce che alcune 
alterazioni negli obiettivi erano state già riconosciute dal Bu- 



rattini. E il Prof. Giovan Battista Amici dice essergli spesso 
avvenuto che volendo nei vetri lavorare due facce piane paral- 
lele, nel fare la seconda ha trovato guastato il piano della 
prima . 

E poiché il Bellani nella sua lettura ha asserito non svol- 
gersi dal mercurio del termometro niuna quantità d'aria, il 
Prof. Luigi Pacinotti domanda la parola, e dichiarando di 
convenire esser principal cagione dello spostamento dello zero 
il ristringimento del gloho di cristallo, nota in primo luogo 
aver egli pure riscontrato (conforme ha letto il sullodato 
Canònico) che lo spostamento dello zero è maggiore di quello 
degli 80." R., in secondo luogo che nei termometri meglio co- 
strutti, quando si capovoltano cadendo il mercurio fino alla 
sommità del tubo, lascia una porzione vuota nel bulbo, ed 
ivi quando si addirizza lo strumento, se esso è costrutto da 
poco tempo, si riserra il mercurio senza lasciarvi alcuna trac- 
cia: ma quando il termometro è vecchio vi lascia come una 
piccolissima bolla d'aria appena percettibile. E da questi due 
fatti il Pacinotti deduce che una piccola porzione d' aria si 
svolge coir andar del tempo dal mercurio, e che anche questa 
qualche cosa influisce sullo spostamento dei diversi gradi della 
scala termometrica. 

Il Prof. Giov. Battista Cassiani dice di avere osservati i 
medesimi fenomeni . E questi fatti sono dal Prof. Orioli consi- 
derati come particolari e come dipendenti dalla diversa e dif- 
ficile maniera di costruire que' delicati strumenti. Ma in con- 
ferma dello svolgimento, almeno in generale, dei gaz dal mer- 
curio, Luigi Bonaparte de' Principi di Canino rammenta la 
difficoltà somma colla quale si depura dal gaz ossigeno il 
mercurio allorché viene estratto colla distillazione dal bios- 
sido. Ed esposto dal Prof. Taddei in maniera dubitativa, che 
al fatto dello spostamento dello zero nei termometri possa, 
dopo lungo tempo dalla loro costruzione, concorrere il vapore 



8 
mercuriale : ricordate da altri le più recenti osservazioni di Fa- 
raday sul vapore mercuriale nelle camere barometriche, come 
non producente danno alla continuata esattezza di quelli stru- 
menti, essendo terminato il tempo assegnato, il Presidente 
chiude l'adunanza. 



( PROF. LUIGI PÀCINOTTI. 
I Segretauj della Sezio?(e V 

{ PROF. riyCENZO AMICI. 



Il Presidente - CAV. CONFIGLIACHl. 



TENUTA IL Di 5 OTTOBRE 1839 



.Apre la seduta il Presidente coli' annunzio ai socj, che 
questa come tutte le altre seguenti si incomincerà colla lettura 
del processo verbale della seduta precedente da approvarsi dai 
socj stessi. Letto dunque il processo, dopo fattevi le opportune 
correzioni, venne approvato. Il Prof. Giuseppe Botto brama 
frattanto di ricordare il sentimento del Berzelius in aggiunta a 
ciò che aveva detto nella decorsa adunanza il Conte Paoli sul 
non essere la catalìtica una nuova forza. 

Dopo questa breve osservazione sono dal Presidente invi- 
tati i socj che hanno rappresentanze personali di qualche corpo 
accademico o scientifico a darsi in nota ad uno dei segretarj 
della sezione. E partecipato il dono fatto dal Prof. Giuseppe 



9 

Colizzi di alcune copie delle Osservazioni sullo stato attuale 
della Chimica, e l'altro del Prof. Domenico De Vecchj consi- 
stente in copie di un Programma sul perfezionamento dell'arte 
di estrar Folio dalle ulive in Italia, hanno principio le letture. 

Leg^ge Luigi Bonaparte de' Principi di Canino l'esposi- 
zione di una nomenclatura di Chimica, che egli ha imaginata, 
atta a dare il rapporto atomico dei componenti i corpi. Il desi- 
derio di rendere familiare ed utile agli studiosi la teoria atomi- 
stica, e di potere, sol che si sappiano i pesi atomici delle so- 
stanze indecomposte, determinare la quantità dei componenti 
chimici , aveva instigato l'xVutore al ditiicile lavoro, clie ab- 
braccia, ad eccezione di pochi, la numerosa serie dei prodotti 
chimici, il qual lavoro egli si propone di pubblicare. 

Pervenuta la lettura all' ultima parte dell'oggetto trattato, 
r Autore ne rimette il compimento ad altra seduta, e se ne diffe- 
risce del pari la discussione. 

Il Prof. Francesco Zantedeschi comincia ad intrattenere 
la Sezione con un discorso sulle leggi fondamentali dell' elet- 
tro-magnetismo . Premesso brevemente un quadro delle ipotesi 
affacciate da altri Fisici, egli dice: ce Allorché mi appHcai all'elet- 
cc tro-magnetismo la sentenza universalmente seguita dai Fi- 

cc sici era quella della forza rivolutiva Ricercando per ogni 

ce verso il filo congiuntivo mi venne fatto costantemente di 
fc vedere il filo congiuntivo percorso da una corrente elettrica 
ce fornito in determinate posizioni di otto forze che operano sopra 
ce dell' ago calamitato'ii. E qui mostra le attrazioni e repulsioni 
che esistono tra il filo congiuntivo e l'ago calamitato. Per far 
comprendere la realtà di queste forze egli aggiunge: ce Io ho 
ce esperimentato con calamite isolate , e colla pretesa virtù rivo- 
ce lutiva, io non ho potuto ottenerne effetto di sorta 5:). Qui con 
un certo suo apparato mostra che egli non ottiene la rotazione 
della calamita attorno al filo congiuntivo. Fa poi osservare, spe- 
rimentando, quali sono le attrazioni e le repulsioni quando si 



10 

presentano in tutte le direzioni i fili di un'elica ad un polo del- 
l'ago calamitato, e conclude: (sono sue precise parole) ce 1/Fara- 
cc day in un filo rettilineo percorso da una corrente elettrica 
ce avvisò due forze attrattive e due repulsive per ciascun polo^ 
ce io in quella vece co' miei esperimenti ne ravvisai otto per 
ce ciascun polo disposte simmetricamente in tutta la lunghezza 
ce del filo di qualunque forma egli sia, e ne tracciai la lor di- 
ce rezione in ordine alla direzione della corrente. 2/ Colle quat- 
cc tro forze di Faraday era impossibile pensare alcun magne- 
cc tismo incrociato in un filo rettilineo^ colle otto forze osservate 
ce da me la sentenza del ma2:netismo incrociato in un filo retti- 
ce lineo può esser pensata e sostenuta in confronto di quella delle 
ce polarità superficiali. 3.° Nelle spirali si conoscevano le pola- 
ce rità, o l'azione contraria ai due lati opposti secondo i due 
ce piani^ ma non si era prima di me sperimentalmente stabilita 
ce r azione contraria dall' interno all' esterno secondo le normali 
ce all'asse della spirale j né che la forza di un piano si debba 
ce distinguere dall'omologa dell'esterno adiacente presa nelle 
ce direzioni delle perpendicolari all'asse, e che abbia un anda- 
cc mento uniforme, e regolare. 4." Dagli esperimenti fatti dai 
ce Fisici appariva che il polo boreale di un ago messo in un'elica 
ce elettro-magnetica si forma alla sinistra della corrente, e il polo 
ce australe alla diritta, e ciò nella direzione dell' asse: io aggiunsi 
ce quello secondo iraggi^ e quindi ho potuto stabilire la sintesi 
ce che tuttavia mancava alla scienza*, vale a dire che un ago 
ce prende sempre le polarità dell' imboccatura attigua , e del- 
cc l'esterno adiacente della spirale elettro-magnetica. S.° La sen- 
ce tenza del magnetismo incrociato nelle eliche e negli aghi cala- 
ce mitati ha pure il suo fondamento nelle mie esperienze. 6^." 
ce II sistema dell' azione rivolutiva dopo i miei esperimenti pare 
ce non potersi più ammettere w. 

Dopo questa lettura e queste sperienze, decorse l'ore asse- 
gnate all'intrattenimento scientifico, il Pi^esidente differisc^3 ad 



\ 



11 

altra occasione il dar la parola a chi la chiedesse, sì intorno ai 
fatti, che alle conseguenze dedotte, e scioglie l'adunanza. 

f PROF. LUIGI PÀCiyOTTl. 
I Segretari della Sezione ) 

( PROF. riycENzo Ama. 

Il Presidente - CJF. CO^FIGLIACHl. 



TEMUTA IL DI 6 OTTOBRE 1839 

msssBUM'^B r- a^v» fé©?, fistio a®nF3^iLm(siinr. 



adunanza, onorata dalla presenza di S. A. I. R. il Gran- 
duca, si apre colla lettura del processo verbale della seduta an- 
tecedente, che viene approvato. 

Comincia quindi il Presidente un breve discorso, con cui 
nuovamente richiama i socj alla considerazione, che lo scopo 
della presente riunione è ben diverso da quello che si pro- 
pongono le Accademie scientifiche, e che perciò conviene aste- 
nersi dalle letture troppo lunghe, o relative a fatti noti alla 
generalità degli uditori, e guardarsi parimenti dal rendersi re- 
sponsabili dei giudizj delle opere presentate e delle comunica- 
zioni ed estensioni fatte tanto dai socj quanto dai semplici 
amatori. Egli è per questa ragione che ad una lettera scritta 
da Muzio Muzzi, colla quale dimanda all'adunanza di vo- 
lergli destinare un locale ove possa egli solo accedere, per 
fare preparativi in segreto onde dimostrare nei giorni succes- 



12 

sivi a una deputazione di scienziati un suo progetto di Areo- 
nautìca, il Presidente ha proposto, e l'adunanza ha annuito di 
rispondere: che in conformità delle massime adottate dalla 
Sezione il INIuzzi è invitato a fare un'esperienza in sua casa, 
compiacendosi di avvertire un numero di socj a sua scelta, i quali 
ben volontieri vi assisteranno, ed all'uopo riferiranno. 

Dopo l' annunzio dell' adunanza generale fissata per il di 
otto Ottobre, Luigi Bonaparte de' Principi di Canino termina la 
lettura che fu sospesa nell'antecedente seduta. Risponde egli in 
questa seconda parte ad alcune obbiezioni che da se stesso si 
era proposte contro la sua nomenclatura atomica, discute i casi 
in cui conviene sopprimere le particelle uni-uni^ bi-bi qc, ed 
avverte le cagioni per cui ha preferito di prendere dal latino 
piuttosto che dal greco le particelle che indicano il numero 
degli atomi costituenti i corpi. 

Terminata la lettura, il Prof. Taddei dichiara che la diver- 
genza d'opinione tra lui e Bonaparte, di cui quest'ultimo 
parlò nell'antecedente seduta, non è di tale importanza da 
far sì che essi non convengano nel principio, prega però l'adu- 
nanza a ritenere che egli ha dato il primo l'idea di questa mo- 
dificazione al linguaggio chimico, non per uno spirito di inno- 
vazione, ma solo in vista dell' utilità che ne deriva, e ad esempio 
di Guyton Morveau che anche egli propose una nuova nomen- 
clatura, la quale p^rò colle recenti teorie si rende insufficiente, 
essendo essa qualificativa^ e non quantitativa. 

Il Presidente Configliachi fa osservare che i cambiamenti 
dei linguaggi scientifici non possono ottenersi che a poco per 
volta, quando, cioè, molte ed accreditate opere si comincino a 
scrivere col linguaggio medesimo, ed adduce in prova ciò che 
avvenne, ormai sono cinque lustri, della nomenclatura termo- 



ossigenea . 



L' Avvocato Maestri chiesta ed ottenuta la parola dichiara, 
che come semplice amante di queste scienze, interloquisce 



15 

nel discusso soggetto , trattandosi di una questione filosofica^ 
ed oppone: che le tavole sinottiche si possono avere con facUità 
sempre pronte, quando si debba operare sopra le sostanze chi- 
miche, o quando interessi conoscere le proporzioni dei compo- 
nenti: che il nuovo linguaggio porterebbe alla compilazione 
di un nuovo dizionario senza sopprimere l'antico, necessario 
air intelligenza delle opere finora pubblicate: chela lingua è 
destinata a designare non a definire le cose: che si deve facili- 
tare la memoria, e non già distinguere troppo gli individui, 
verità riconosciuta da chi stabilì le classi i generi le specie: che 
infine, se la tavola sinottica riuscisse inutile a conoscere la pro- 
porzione degli atomi , diverrebbe necessaria ad ajutare la me- 
moria per ritrovare i nomi, giacché i numeri rappresentati dalle 
particelle riferendosi a idee astratte, sono più difficili a ritenersi 
che i nomi delle sostanze. 

Luigi Bonaparte soggiunge che egli non ha inteso di dire 
che la sua nomenclatura debba necessariamente adottarsi, ma 
soltanto che la ritiene utilissima, perchè utile fu pure quella di 
Guyton Morveau:^ perù non essendo egli tra i Professori inse- 
gnanti lascia a questi il giudicare se la memoria degli scolari 
ne sarebbe troppo aggravata. E il Prof. Taddei asserisce che 
la proposta nomenclatura ha servito mirabilmente all' intelli- 
genza de' suoi alunni, trattandosi massimamente di composi- 
zioni e decomposizioni chimiche. 

Per viste filantropiche, ed a scanso di dannosi equivoci il 
Prof. Gazzeri desidera, che ai gruppi di corpi che hanno un 
nome volgarmente conosciuto, altri non se ne sostituiscano, 
che abbiano volgarmente differenti significati, conferma la cosa 
con due esempj, e conchiude che forse sarebbe più conveniente 
il crear per tali corpi nomi totalmente nuovi. 

Terminata così la discussione , il Prof Pacinotti chiede la 
parola sulla memoria del Prof. Zantedeschi, letta nell'adunanza 
del dì 5, ed osservando che i fatti da lui mostrati erano stati 



14 

presentati come cose nuove, e che realmente una certa novità 
si ritrovava nella mancanza della rotazione della calamita at- 
torno al filo congiuntivo, domanda, che invece della discussione 
che su tal soggetto doveva aver luogo in quel giorno, sia tra i 
socj eletta persona per giudicare dell' interesse di quelle sperien- 
ze. Anche il Canonico Bellani sembra voler parlare su tal pro- 
posito, quando il Presidente propone d'invitare il Prof. Zan- 
tedeschi a ripetere le sue sperienze davanti tutti i Professori di 
Fisica propriamente detta, che sono ascritti alla nostra sezione, 
e a tale oggetto trova conveniente che la loro unione abbia 
luogo nel Gabinetto Fisico dell' Università nel giorno 9 cor- 
rente all'un' ora pomeridiana. 

Il Prof. Zantedeschi dichiara di non aver avuto altra inten- 
zione fuorché quella di presentare de' fenomeni mediante i quali 
si assegna il numero e la posizione di forze senza pronunciarsi 
sulla loro natura, la quale non si conosce. Conchiude però che 
si presterà all'invito del Presidente, e quindi rimane stabilita 
la repetizione delle sperienze. 

Il Professor Favini incomincia la lettura delle sue osserva- 
zioni sopra un frumento ed alcune fettucce di pane trovate in 
un'urna sepolcrale egiziana, ed espone queste stesse sostanze 
alla vista de' socj . 

Dopo aver citati alcuni risultamenti dell' analisi fatta sopra 
i grani maturi ed immaturi, risultamenti consegnati negli Atti 
dell'Accademia Reale di Torino, si propone di ricercare quali 
variazioni sono avvenute ne' presentati grani rimasti sepolti 
per più di 5000 anni. Si mostrano essi anneriti, probabilmente 
da un incipiente carbonizzazione, alcuni sono tarlati o forati o 
corrosi, e altri sono totalmente vuoti*, tutti poi appariscono 
friabili. Frammisti ai medesimi avvi qualche grano di avena 
rivestito, qualche pagliuccia, e della polve bruna che forse è 
prodotta dalla tarlatura. I polli non li mangiano per il cattivo , 

odore che esalano, se prima non restano esposti all'aria. Non l 



I 



13 

germogliano*, maciuati somministrano farina da cui non può 
separarsi la crusca. 

Quantunque le apparenze potessero far propendere alla 
opinione di Raspail che credè di scorgere in grani d'orzo 
trovati in una tomba egiziana una torrefazione anteriore alla 
loro deposizione nell'urna, pure il Prof. Lav ini è disposto a 
credere che il principio di loro carbonizzazione sia soltanto do- 
vuto all'azione dell'umidità, aderendo cosi all'opinione già 
emessa da Braconot. Procede quindi l'Autore a descrivere l'a- 
nalisi delle sostanze sunnominate, esponendo come dalla farina 
dell'antico frumento egiziano non possa separarsi il glutine, 
perchè l'acqua lo scioglie subito, e come l'alcool non ne estragga 
che una sostanza resinosa di gusto amaro e nauseoso, ed infine 
come r amido contenuto in questa farina si sciolga in tutte le 
proporzioni nelF acqua . 

Facendosi in seguito ad esaminare il pane, egli giudica che 
non abbia subito una torrefazione anteriore, presentando i ma- 
teriali principali inerenti alla farina suddescritta, eccettuatane 
una sostanza animale che è evidentemente prodotta dagli avanzi 
degli insetti da cui si trova tarlato. Aggiunge infine un'ana- 
lisi del limo egiziano che riscontra fertilissimo, e servibile per 
eccellente concime, essendo composto di iV di acqua, -~ di 
materia organica, ~ di humusy e infine di silice, calce, allu- 
mina, ossido ferrico, e d'alcune tracce d'ossido manganico. 

Il Prof. Targioni in conferma dei parere del Prof Lavini 
porta in esempio il grano che trovasi sepolto nelle vicinanze di 
Certaldo, che ha sofferto a cagione dell'umidità una vera carbo- 
nizzazione. Egli ritiene che ciò accada in modo analogo a quello 
con cui i legni si convertono in hgniti. 

In appoggio dell' opinione del medesimo Professor Tori- 
nese, il Prof. Gazzeri esclude la possibiUtà di un incendio che 
abbia carbonizzati gli ammassi di grano sepolti a Certaldo, 
perchè vi si trova unito dello zolfo, e perchè un calore capace di 



16 

carbonizzare il centro di questi ammassi, avrebbe certamente 
bruciati i grani prossimi alla superficie. 

Il Prof. Orioli senza negare che generalmente l'umido 
possa essere una causa di carbonizzazione, dubita che in questo 
caso lo sia stato ^ imperocché le tombe egiziane sono situate 
a molta profondità ed in luoghi asciuttissimi . Quindi pensa 
che sia provenuta dalla partenza dell' idrogene che facilmente 
sfugge , unito forse a qualche altra sostanza, abbandonando il 
carbonio. Prega poi il Prof. Lavini a spingere più oltre le os- 
servazioni microscopiche e le analisi chimiche delle sostanze in 
questione. 

Replica il Prof. Lavini; che egli non crede provenire la 
carbonizzazione dalla umidità dell' atmosfera, ma bensì da quella 
umidità che certamente esisteva ne' corpi colà racchiusi, e da 
quella che poteva formarsi colla combinazione dell'ossigeno 
all' idrogene rimasto libero: e che le osservazioni microscopi- 
•che non gli hanno mostrato nulla di particolare nella struttura 
del grano egizio. 

Il Prof. Targioni fa osservare che l' acqua di vegetazione 
può avere in parte somministrata l'umidità richiesta, ed il Prof. 
Cazzeri avverte che non vi ha secchezza assoluta. 

Il Prof. Orioli mostra pure di dubitare che queste quantità 
d'acqua siano sufficienti per potere ad esse attribuire il feno- 
jneno osservato . 

Chiusa questa discussione, il Prof. Littrow comunica 

I. Una pianta della nuova Specola nell'I. R. Collegio 
di Marina in Venezia colla spiegazione annessavi. 

II. Un' aggiunta all' astronomia nautica per facilitare 
r osservazione delle altezze meridiane del sole in mare . 

IIL Osservazioni dì stelle Jllantì (cadenti) fatte all'I. R. 
Osservatorio di Vienna. 

E procedendo alla lettura di un estratto di quest' ultime, 
narra che alla Specola di Vienna dal Novembre 1837 in poi si 



17 

sono osservate più di 2003 stelle cadenti mediante un piccolo 
strumento di legno fatto a guisa di Teodolite, e di cui offre 
un disegno. 

Per mezzo del descritto strumento si sono potute for- 
mare delle carte di stelle cadenti con diversi sistemi di proje- 
zioni delle linee da esse percorse. 

Dall'insieme delle osservazioni fatte in varie notti, in 
alcune delle quali se ne videro persino 580 l'ora, risulta 
quanto segue. 

1." Sono da attendersi annualmente moltissime stelle 
cadenti verso il 10 di Agosto ed il 15 Novembre. 

2. Le stelle cadenti dei mesi di Agosto e Novembre sono 
d'origine cosmica. 

5.° Queste stelle cadenti dei mesi suddetti sono da di- 
stinguersi bene dai fenomeni ordinar] che si vedono ogni notte. 
4.' Le stelle cadenti di Agosto differiscono da quelle di 
Novembre, apparendo in parti quasi opposte del cielo;, quelle 
andando incontro, queste procedendo a seconda del moto an- 
imo della terra. 

La singolarità di tali osservazioni fa sì, che si debba ri- 
sguardare cosa utile il ripeterle regolarmente nella prima notte 
chiara di ogni settenario di novilunio, formato da tre giorni 
prima, e tre giorni dopo il novilunio stesso, e a tale oggetto ne 
fa formale invito aoli Astronomi Italiani. 

Il Gav. Carlini accetta l'invito, e nello stesso tempo crede 
di dover fare onorevole menzione del Colla di Parma, che si 
è dedicato da qualche tempo a simil genere di ricerche, aggiun- 
gendo che già si usa alla Specola di ÌNIilaao un istrumento ese- 
guito sul disegno del Professore Littrow. Ed in seguito il Prof. 
Botto comunica, che anche a Torino si erano fatte da alcuni anni 
a questa parte delle simili osservazioni . 

Il Prof. Vincenzo Amici rende noto, che il di lui padre 
Prof. Giovan Battista fino dal 1825 avverti una straordinaria 



18 

comparsa eli stelle cadenti nella sera del 10 Agosto^ poscia da 
un succinto ragguaglio delle osservazioni di più di 520 stelle 
cadenti fatte alla Specola del R. INIuseo di Firenze in quattro 
ore della sera del 10 Agosto dell'anno corrente^ avvertendo 
però alla generale differenza delle direzioni di quelle, che ap- 
parivano nell'uno o nell'altro emisfero. 

Il Presidente ricorda che venne indicato altro pr-riodo ana- 
logo ai precedenti anche nell'Aprile^ il che da altri è pur con- 
fermato. 

Sul finire dell'adunanza Tito Puliti mostra l'apparecchio 
mediante il quale ha potuto ottenere molti saggi d'impres- 
sioni sopra i plaqiiè d'argento seguendo il metodo del Daguer- 
re. L' ahhassamento di tono prodotto dall' azione della luce sui 
veli sottilissimi corrispondenti alle varie tinte dei primi quat- 
tro anelli di Newton, e ottenuti colla metallocromia, come anche 
la screpolatura osservata nei veli stessi e precisamente nelle parti 
su cui la luce ha più o meno agito, sono fatti esposti dal Pu- 
liti , all'oggetto soltanto di facilitare ai Fisici la spiegazione 
teorica della scoperta del Daguerre, alla quale spiegazione può 
ancora giovare quanto su tal rapporto ha pubhlicato il Donne. 

Il Presidente prega il Puliti a recarsi il mercoledì pros- 
simo 10 Ottobre al mezzo giorno in una sala dello Spedale 
per prendere coli' istrumento da lui reso ostensibile, la prospet- 
tiva di qualcuno de' famosi edificj che si trovano nella piazza 
della Primaziale Pisana, al che graziosamente aderisce il Puliti, 
e con ciò resta chiusa l'adunanza, 

,' VT.OF. VINCENZO AMICI. 
I Skghetap.j della Srzjone 

( PROF. LUIGI PACINOTTI. 

Ik Presidente - C^^T. CONFIGLUCHI. 



19 



TENUTA IL DI 9 OTTOBRE 1859 



J-Popo la lettura, correzione, e approvazione del processo ver- 
bale , viene dal Presidente annunziato avere il Muzzi comuni- 
cato il modo tenuto nelle sue prime ricerche areonautiche con 
alcuni libretti da passarsi a coloro tra i socj che avessero bra- 
mato di esser presenti ai di lui sperimenti ', ed ancora che a 
disposizione dei socj stessi si ritiene dalla Direzione in depo- 
sito la lettera del Frate Prof. Giov. Giuseppe Matraia riguar- 
dante alcuni strumenti astronomici, ed insieme una copia del- 
l' opera del Colizzi altra volta rammentata . Legge il Segretario 
la lettera del Prof. Matraia. 

In aggiunta alle cose dette nella precedente seduta circa 
il so2;2:etto trattato dal Prof. Lavini, il Canonico Bellani avvisa 
di avere nella opera sulla longevità delle piante narrato, essere 
stata trovata nelle mani di una INIummia una cipolla che poi 
aveva germogliato, ed altri fatti del pari prodigiosi, come quello 
che i capelli di Mummie erano stati riconosciuti buoni per ser- 
vire negli igrometri, e interpella i socj sulla credibilità di 
queste asserzioni. 

Ottenuta la parola, il Prof. Orioli fa prima osservare che 
un equivoco poteva essere occorso nel modo di spiegare l'umi- 
dità nelle urne e2:iziane, di cui fu tenuto discorso nell'antece- 
dente seduta: convenire egli che gli elementi dell'acqua si po- 
tevano ben ritrovare in quell'urne, e soltanto obiettare contro 
quella che comunemente suol dirsi umidità: secondariamente 



20 

rileva che i fatti portentosi esposti dal Canonico Bellani men- 
tre avrebbero bisogno di verificazione, mal resistono invece ad 
una rigorosa critica. Contuttociò in prova che quei misteriosi 
fatti non debbono rigettarsi reca diversi esempj consimili, e fra 
questi, che nel Museo Vaticano si conserva intatta una chioma di 
una donna, mentre tutto il suo corpo è ridotto in polvere. 

Altri esempj sulla difficile alterazione dei capelli son rife- 
riti dal Prof. Giuseppe Gazzerij ed il Professor Taddei aggiunge 
conservarsi in Arezzo dal Fabbroni dei pezzi animali petrifi- 
cati dal tempo, e che pur contengono sostanze gelatinose. 11 
Presidente fa avvertire che la incrostazione che ricevono alcuni 
corpi coll'andar del tempo basta a preservarli dalla successiva 
alterazione . 

Terminato questo il Prof. Francesco Zantedeschi ritorna 
sul suo soggetto: dichiara di non aver voluto recare nella lettura 
alcuna cosa di nuovo, e che avrebbe fatto torto alla Sezione 
se dopo gli applausi ricevuti nella esposizione delle esperienze, 
le avesse ripetute alla presenza di una Commissione, come era 
stato stabilito nella seduta passata. Il Presidente gli fa avvertire 
che l'applauso non si può considerare tutto al più che come 
un voto degli individui plaudenti, non mai come quello della 
Sezione, e che recusandosi egli a ciò che aveva già convenuto 
veniva ad impedire la fissata discussione. Imperocché questa 
essendo mancata a cagione dell'ora già tarda nel giorno di 
sua prima lettura, doveva soltanto tenerne luogo quella Riu- 
nione d'individui che era stata destinata a rivedere l'esperien- 
ze, ed a ragionarvi seco lui. Ed aggiunge che in tal modo ope- 
rando viene a concedere che ciascuno a suo talento giudichi 
sulle cose da lui comunicate. Contuttociò persiste il Zante- 
deschi nella sua ultima risoluzione, e si oifre piuttosto a mo- 
strare privatamente l'esperienze a chi esternerà desiderio di 
vederle . 

Allora il Professore Orioli rileva che più volte egli aveva 



21 

dichiarate nuove quelle sue cose , e lo invita a dire qual risposta 
aveva dato a ciò che ne scrisse il Fusinieri . A questi replicando 
il Prof. Zantedeschi, come anche al Prof. Malocchi, ed al Ca- 
nonico Bellani, i quali preser parola sul medesimo soggetto, 
avverte che non ha mai pubblicate quelle sue idee , e perciò 
non possono a queste alludere le cose del Fusinieri. 

In ultimo il Prof. Gazzeri fa sentire che la opinione della 
maggior parte dei Fisici componenti la nostra Sezione è, che 
le cose esposte dal Zantedeschi sono note ed evidenti deduzioni 
delle dottrine ricevute nelle scuole. 

Cominciate le letture espone il Dott. Enrico Montucci 
un modo di formare i quadrati dei numeri, che appoggiato 
alla considerazione di essere il quadrato di un polinomio com- 
posto dalla somma dei quadrati , e dalla doppia somma delle 
combinazioni a due a due di tutti i termini, consiste nel rac- 
cogliere agevolmente in un sol numero la somma dei quadrati, 
e le dette combinazioni in altri numeri, che si ottengono con 
facilità mediante tavola appositamente costruita, e che nella 
disposizione del calcolo danno una figura piramidale la quale 
ha per base il primo numero. Termina coli' annunziare che ha 
preparato un simil lavoro per la formazione de' cubi dei nu- 
meri^ e deposita la tavola già compilata a comodo dei socj. 

Sopra il modo di disporre, e di regolare le acque nelle 
campagne p'^r approfittarsi delle torbe legge l'Ingegnere Corsi, 
e stabilisce quella che egli chiama teorica delle linee di pen- 
denza, e dei piani o linee orizzontali, rimettendo ad altra se- 
duta la lettura dell'ultima parte del suo scritto. 

Il Cav. Prof. Francesco Carlini fa conoscere un suo lavoro 
sulla applicazione delle formule astronomiche al regolamento 
dell'accensione e dello spengimento delle lampade per la 
pubblica illuminazione. Comincia con un erudito cenno sto- 
rico sull'origine delle civiche illuminazioni, e principalmente 
di quella di Milano, notando che quando essa fu bene stabilita 



22 

venne incaricato della direzione il celebre Padre De Ricca, dei 
lavori del quale non è rimasta traccia: furon fatte da altri 
delle tabelle, ma si riconobbero imperfette ed erronee, giac- 
che servendosi di esse non tornavano le naedesime ore nel 
periodo di 19 anni. Perciò il Municipio ricorse alla Direzione 
dell'Osservatorio astronomico, onde avere regole esatte per 
l'accensione dei lumi. Le condizioni del problema erano: 
1.^ Per la luce crepuscolare che l'accendersi o spengersi dei 
lumi avvenisse in tutto l'anno nell'istante in cui il Sole tro- 
vavasi allo stesso numero di gradi sotto l'orizzonte. 2.^ Ri- 
spetto alla Luna si osservasse che la grandezza della fase, e 
la sua elevazione dessero alla luce una costante intensità. 
3.^ Che la somma delle ore di accensione in tutto il corso 
dell'anno eguagliasse il medio di quelle fin allora stabilite. 
Circa la prima, riconosciuto che gli ordinar] metodi avrebber 
portato a due equazioni a differenze finite delle quali riesce 
impossibile ottenere l'integrale, che deve dare la somma delle 
ore di accensione in tutto il corso dell' anno^ e assicuratosi 
ancora che lo svolgimento in serie non avrebbe potuto con- 
durre ad un resultamento approssimativo-, ravvisa che per il 
clima di Milano non molto boreale la serie degli angoli orarj 
corrispondenti alle immersioni del Sole sotto l' orizzonte di 
zero gradi, e di diciotto gradi: può con sufficiente approssima- 
zione essere espressa da un termine costante congiunto ad 
uno periodico, ed equivalente ad un coefficiente parimente co- 
stante moltiplicato pel seno della longitudine del Sole, e nella 
ricerca del valor numerico del coefficiente usando del metodo 
de' minimi quadrati raggiunge il suo scopo. Assai più com- 
plicato presentandosi il problema nella parte die riguarda 
l'intensità della luce lunare, per miglior partito gli conviene 
cercare una formula empirica la quale sia adattata a rappre- 
sentare l'intensità della luce lunare in funzione dell'elonga- 
zione del Sole, e soddisfi a certe condizioni necessarie, ma 



à 



25 

contuttociò la forza assoluta della luce proverebbe dal calco- 
lare co' noti principi ottici la di lei estensione nell'atmosfera, 
e farebbe uopo gettarsi di nuovo nella complicazione dei cal- 
coli elle si son voluti evitare. Pensa quindi l'Astronomo di 
Milano allo espediente di rappresentare immediatamente con 
altra formula empirica e contenente dei coefficienti indeter- 
minati l'altezza, a cui in diverse fasi debbe giungere la Luna 
affinchè la sua luce ci pervenga egualmente intensa, e trovata 
questa formula dietro l'esperienza di due anni, supera ogni 
difficoltà I, e con apposite tabelle può assegnare una regola 
facile a tenersi per l'accensione e spengimento. 

Dopo breve lettura sul bisogno di munirsi nei Gabinetti 
di Fisica di più galvanometri che abbiano differente sensi- 
bilità, e sul vantaggio che dà l' imperniamento dell'ago con 
fulcro verticale , e la semplicità dell'apparato, mostra il Pro- 
fessor Maiocchi di INIilano il suo Galvanometro universale, e 
con esperienze stabilisce che quello strumento può misurare 
tutte le correnti elettriche da quelle di un elemento di rame 
e zinco, esteso un pollice circa, fino a quelle provenienti da 
un elemento voltaico di molti piedi di superficie. 

Su tal galvanometro il Prof. Orioli rammenta che po- 
trebbero diminuirsi le oscillazioni dell'ago formando il piano 
metallico^ ed il Presidente osserva essere interessante, che 
supposto già corretto l'effetto dell'inclinazione magnetica, vi 
sia una riga divisa che indichi la distanza tra il filo congiun- 
tivo, e l'ago calamitato, e quindi un modo di apprezzare la 
forza relativa della corrente elettrica. 

Parla infine il Professor Cassiani suU' aderire fra loro 
le paglie dell'elettrometro del Volta, o l'incrociarsi quando 
si scarica lo strumento, e domanda ai socj se per spiega- 
zione del fenomeno servirebbe dire non essere le paglie buoni 
conduttori, e non scaricarsi quelle quando è scarico il cappel- 
letto. 11 Prof. Belli osserva che devono le paglie avere diffe- 



\. 



24 

rente elettrizzazione fra loro affinchè possano aderire per la 
propria coibenza, ed il Presidente fa in conferma avvertire che 
siccome le pagliette investono i fili metallici, in confronto 
dotati di quasi immensa conducibilità elettrica, così il feno- 
meno meglio si produce quando si scarica tutto ad un tratto 
lo strumento già caricato di elevata tensione, generandosi la 
nota aderenza elettrica . 

Domanda la parola Carlo Bonaparte Principe di Musigna- 
no, e propone che sia eletta una Commissione la quale as- 
sista alle ricerche anatomiche relative al quarto lobo del cer- 
vello che egli è per fare sulla Torpedine, ed il Presidente 
deputa a ciò i Professori Orioli, Casari, Maiocchi, Zantedeschi, 
Belli, e Pacinotti, non perchè abbiano a proferir giudizio su 
quelle , ma solo ne debbano render noti alla Sezione i resulta- 
menti^ e dopo scioglie la seduta. 



PROF. LUIGI PÀCiyOl'TI. 
I Segretarj della Sezione 

PROF. VINCENZO AMICI. 



Il Presidente - CJr. COy FIGLI A CHI. 

TENUTA IL DI 10 OTTOBRE 1839 



.A-pre l'adunanza il Presidente, coli' avvertire che una por- 
zione di socj assiste alle sperienze della Torpedine che in quel 
medesimo tempo si eseguiscono: quindi fa leggere il processo 



25 

verbale il quale vien prima corretto, giusta le osservazioni fatte 
e discusse da vari socj, ed è poscia approvato. 

C. Attilio Cenedella, premessa brevemente una esposizione 
delle cognite proprietà chimiche dell'azoto, e dei composti che 
lo contengono, si propone di osservare qual è il risultamento 
dell'azione dell'ammoniaca secca sul deutossido di rame a diffe- 
renti temperature, e dice di aver notato, che agendo per lungo 
tempo su di esso a freddo si forma una combinazione solubile 
in totalità nell'acqua, la quale resta tinta in bellissimo azzurro. 
Replicato quindi l'esperimento a 100^ centigradi, ha veduto 
annerirsi l'ossido, ed escire poca acqua vaporosa, e conti- 
nuando l'azione fino al cessar del vapore il risultamento che 
ottiene è una sostanza di colore oscuro che in parte sciogliesi 
nell'acqua distillata, lasciando insolubile del deutossido di 
rame. Fatta poi l'esperienza con un tubo di porcellana reso 
rovente, entro cui era posto l'ossido di rame, e attraverso il 
quale passava l'ammoniaca, ha osservato per la parte opposta 
del tubo escir in copia del vapor acqueo misto a gaz azoto ed 
idrogene in varie proporzioni j ma però l'ultimo scemava a 
misura che l'operazione si inoltrava. Raffreddato l'apparecchio 
ha ottenuto per risultamento una polvere granulosa, lucente, 
di color rosso di rame, inalterabile all'aria. L'Autore esami- 
nando l'azione dell'ammoniaca sull'ossido di rame, ed osser- 
vando che questo è composto di un atomo di rame e di uno 
di ossigene, quella di un atomo di azoto e di tre di idrogene, 
pensa che ne risulti, formarsi l'acqua coli' ossigeno e idrogene, 
l'azoto libero combinarsi col rame, e l' idrogene trovarsi nel 
gaz residuale ove aumenta a misura che il rame si satura di 
azoto. Enuncia quindi altro esperimento tendente a compro- 
vare l'esistenza dell'azoto nel prodotto, e termina la sua 
lettura. 

Il Commendatore Vincenzio Antinori facendo un erudito 
quadro dello stato attuale della scienza meteorologica in esatta 

4 



2G 

relazione colle scienze fisiche e chimiche, ed avvertendo all'in- 
sufficienza, o alla mancanza totale di esatte e comparabili os- 
servazioni che possano dar lume alla spiegazione de' fenomeni 
meteorologici, accenna le recenti scoperte che riescir debbono 
vantaggiose al progresso di questa scienza. Profittando poi 
della favorevole occasione in cui sono riuniti per la prima volta 
in Pisa gli Scienziati Italiani, propone di stabilire in vari punti 
della nostra penisola un piano di osservazioni contemporanee, 
fatte con istrumenti comparabili e descritte con un linguaggio 
comune, affinchè i risultamenti possano più facilmente sotto- 
porsi a calcolo, riuniti che siano in un posto centrale. ccPo- 
cctrebbe (egli dice) quel luogo centrale essere il R. Museo di 
«Firenze, per la geografica posizione, per la meritata fama di 
ce cui gode, come monumento parlante di gloria italiana, nel 
ce quale si conservano i primi strumenti di fisica sperimentale, 
ce e di meteorologia immaginati dall'ingegno de' nostri mag- 
ccgiori, e quei più moderni che servirono di base, e norma 
ce nella determinazione de' nostri pesi e misure eseguita sotto 
ce l'impero francese: come i quattro Termometri comparabili 
cedi Trougthon, e la Tesa ivi depositata dallo stesso La Gonda- 
cc mine dopo il suo viaggio al Perùw. 

In conseguenza del generale applauso fatto dalla Sezione 
al progetto del Commendatore Antinori, il Prof. Maiocchi 
invita il Presidente a nominare una Commissione, tra i membri 
della presente Unione, la quale designi degli strumenti, fissi 
un linguaggio, e formi delle tabelle da distribuirsi ai diversi 
Osservatorj, perchè nell'anno venturo le riportino compilate 
alla seconda Riunione in Torino, ove si stabilirà invariabil- 
mente il desiderato piano di osservazioni. 

Il Presidente facendo notare la brevità del tempo che 
rimane a questa prima Riunione, pensa che giovi affidare 
piuttosto al solo Commendatore Antinori la compilazione del 
progetto di cui si tratta, ritenendo che egli sarà certamente 



27 

coadiuvato dai socj che si compiacerà di interpellare, perchè 
tanto egli che tutti gli altri riconoscono quanto sia utile il far 
progredire lo studio della IMeteorologia, la quale scienza ha 
finora tenuto un andamento inverso delle altre, cominciando 
ad essere teorica prima di essere stata bastantemente descrittiva. 

Il sentimento del Presidente riceve T approvazione dell'adu- 
nanza, ed il Commendatore Antinori accetta l'onorevole inca- 
rico. Sono in questo intervallo annunziati dal Prof. Canobbio 
e dal Professor Cassiani alcuni fatti di meteorologia, ed il Prof. 
Maiocclii avverte la convenienza di stabilire gli Osservatori 
magnetici nelle città marittime. 

Il Prof. Vincenzo iimici legge, in seguito, un prospetto 
di un suo nuovo corso di Matematiche applicate, il cui primo 
volume è ora sotto i torchi. Dividesi questo trattato in tre 
parti. La prima contiene la Meccanica teorica, la seconda 
l'Idraulica, e la terza è destinata alle applicazioni più utili delle 
scienze suddette. Dopo aver dichiarati quali sono i principi 
generali meccanici e analitici, su cui è basato il sistema della 
sua opera, passa a ragionare delle teorie esposte nel primo 
volume, e accenna quali ha rifuse, modificate, o conservate fra 
quelle che dagli altri scrittori sono generalmente adottate. E 
dando ragguaglio delle cose contenute nelle note che appone 
a questo stesso volume, fa osservare che il metodo in esse te- 
nuto per ritrovare le variazioni delle derivate delle funzioni di 
una sola variabile, può, senza aver ricorso alle variabili ausi- 
liarie come fa il Poisson, e in modo più spedito di quello usato 
dall' Ostrogradsky, servire alla ricerca delle variazioni delle 
derivate di qualunque ordine delle funzioni di un numero qual- 
sivoglia di variabili indipendenti. 

L'ultima lettura accompagnata da un'estensione è del 
Dott. Luigi Mori, maestro di Farmacia nello Spedale di Pisa. 
Fa conoscere essere egli stato il primo, dopo Segato, ad occu- 
parsi deir indurimento delle sostanze animali impropriamente 



28 
detto petrifìcazione. Persuaso che il segreto processo del Segato 
altro non fosse che una chimica reazione, ha sottomesso ai 
processi chimici vari organi animali, e segnatamente nel Luglio 
del 1853 la lingua, il cuore, e l'arco dell'aorta di una giovane 
vitella, egualmente che il coagulo sanguigno, una porzione di 
fegato, e della cute umana, e gli ha cosi ridotti di una consi- 
stenza cornea, e con volume , colore e configurazione più o 
meno diversi dallo stato loro naturale , conforme mostra fa- 
cendo ostensione dei pezzi stessi. E poiché nuli' altro in questi 
processi ritrovasi di vantaggioso che l'indurimento, e l'inal- 
terabilità nello stato che han ricevuto le sostanze dopo la pre- 
parazione, conclude che finora l'arte dell'indurimento de'pezzi 
animali non ha raggiunto la sua perfezione, e domanda che a 
sola mira di stabilire un ordine nell'epoche dei tentativi di 
simil genere, sia data notizia della sua partecipazione alla 
sezione di Medicina, alla quale da altro soggetto sono state pre- 
sentate consimili preparazioni . La Direzione ha annuito di 
eseguire questo incarico. 

Era per terminare la seduta quando concessa la parola ai 
Professori Orioli, e Lippi, il primo di questi rende conto delle 
sperienze fatte sopra una Torpedine quasi inorta. L'animale 
non dava più scosse sensibili, posti li scandagli del galvano- 
metro moltiplicatore alla parte ventrale e alla parte superiore 
dell' organo elettrico ha mostrato qualche piccola scarica di cor- 
rente elettrica, ma con egual facilità, in qualunque parte del 
cervello fosse irritato. Rotta la cassa cerebrale, ed esaminato 
accuratamente il cervello è stato riconosciuto il quarto lobo di 
cui parla il Matteucci, ma sebbene questo non abbia dato alcun 
risultamento a preferenza degli altri, il Prof. Orioli crede che 
da una sola esperienza sopra animale ridotto in sì cattivo stato 
non possa nulla concludersi. Il Dott. Lippi ha fatta l' osten- 
sione dei quattro lodi del cervello: sono i primi due ben di- 
stinti, il terzo è un piccolo prolungamento, e il quarto consi- 



29 



ste in una prominenza di materia giallastra, al di sotto della 
quale esistono, come ha mostrato il detto dissettore, due gangli, 
da ogni parte dei quali partono alcuni fasci nervosi degli or- 
gani elettrici. Dopo questo la seduta è stata sciolta. 



PROF. VINCENZO AMICI. 
I Segretari della Sezione 

PROF. LUIGI PÀCmOTTI. 



Il Presidente - CJF. CONFIGLIACHI. 



TENUTA IL DI 11 OTTOBRE 1839 



ietto secondo il consueto il processo verbale, e ricevutane 
dai socj r opprovazione, il Presidente fa noto che alcuni de' no- 
stri colleghi eransi portati ad esaminare il meccanismo areo- 
nautico del Muzzi, e chiede al Prof. Belli, che riferisca le loro 
osservazioni ed opinioni. 

Questi espone che per la direzione dei globi areostatici 
si sono a parer suo imaginati tre diversi metodi 5 1.° di adattare 
lateralmente al globo due ali, le quali spingendo l'aria all'in- 
dietro mandino la macchina in avantÌ5 2.° di formare l'areostato 
in guisa che col salire e scendere si trasporti obliquamente, e 
non si allontani molto dal piano orizzontale, come imaginò 
Adolfo Curti, dando ai palloni una figura di ellissoide assai 
compressa, 5.° di inalzare la macchina sino a quella regione 
atmosferica, ove trovasi nell'aria il movimento che si vuol dare 



50 

al pallone. Ad uno di questi tre metodi si riferisce il mecca- 
nismo del Muzzi, che per desiderio dell'Autore deve tenersi 
segreto. Contuttociò può dirsi avere esso merito per semplicità, 
ed in gran parte per novità, senza al certo garantirne l'effetto, 
massime passando da un piccolo modello ad un grandioso 
areostato, e dal mezzo dell'acqua in cui fu provato, come 
osserva poi il Professor Maiocchi, a quello aereo nel quale 
dovrebbe agire. 

In seguito, dopo aver fatto sapere al Dott. Luigi Mori, 
che è stata eseguita la domandata partecipazione de'suoi pezzi 
preparati alla sezione di Medicina, il Presidente invita il Prof. 
Casari a leggere. 

Intrattiene il detto Professore di Vicenza sopra un feno- 
meno di compressione meccanicamente operata in un metallo, 
e confronta questo coli' altro, che la luce polarizzata presenta 
in un cubo di cristallo temperato nell'atto che lascia scorgere 
la croce nera. Egli prende un quadrato, tagliato in piastra di 
un metallo alquanto elastico, e ne comprime contemporanea- 
mente verso il centro i quattro angoli, mentre le due superfìcie 
son frenate da piani resistenti convenientemente collocati: in 
tal modo riduce il quadrato ad un cerchio, nel quale si fanno 
vedere in rilievo quattro sistemi di curve volte colla loro con- 
cavità al luogo degli angoli, e questi sistemi presentano grande 
analogia con quelli che sono formati dalle frange colorate nel 
cubo di cristallo. Mostra in diversi pezzi i risultamenti già 
ottenuti da questa esperienza, ed accenna le relazioni che de- 
vono esistere nella disposizione molecolare delle particelle del 
metallo compresso, e di quelle degli strati del cubo temperato. 

I Professori Botto e Conflgliachi aggiungono alcune osser- 
vazioni in conferma delle cose esposte, e relative ad altre appli- 
cazioni che possono farsi dei medesimi principj scientifici. 

Prosegue l'intrattenimento il Prof. Giovan Battista Cas- 
siani col porre la Sezione a parte di molti suoi esperimenti 



51 

sullo sviluppo dell'elettricità, eseguiti per mezzo del condensa- 
tore. Egli in questi ottiene le medesime elettricità, per quanto 
diversifichi lo stato igrometrico dell'atmosfera, ed ha elettricità 
differenti mediante il contatto dei medesimi corpi eterogenei: 
quindi è portato a concludere, che non l'azione chimica né il 
contatto, ma un minimo sbilancio di temperatura è la cagione 
della elettrizzazione da lui riscontrata. Anche esperienze dirette 
lo confermano in questo sentimento, e gli fan conoscere che 
non può lo sviluppo dell' elettricità provenire dalla confrica- 
zione tra il piatto collettore, e il disco del condensatore, o tra 
gli altri pezzi adoprati negli esperimenti, nò tampoco dalla 
pressione che fra questi può aver luogo . Replica al Prof. Luigi 
Pacinotti che lo aveva addimandato, di essersi egli accertato, 
che il fenomeno non nasce dal fregamento che l'aria produce 
sul collettore quando si solleva dal disco sottoposto. 

Coglie quest'occasione il Presidente per richiamare l'atten- 
zione sul pericolo che vi è d'aver dubbj risultamenti operando 
col condensatore nelle ricerche di minima elettricità, e conclude 
che le osservazioni ed esperienze fatte sull'influenza termo- 
elettrica meritano special riguardo, e conviene che sian conti- 
nuate prima che si possa stabilire un'azione termo-elettrica 
estrinseca sul condensatore. 

In appresso legge Giovan Battista Canobbio alcune osser- 
vazioni circa la convenienza di adottare nel pubblico insegna- 
mento la teorica atomistica, e sulla nuova nomenclatura ato- 
mica progettata da Luigi Bonaparte de' Principi di Canino. In 
queste, dopo avere approvato il metodo praticato dal Professor 
Branchi nell'insegnamento della Chimica, che fu già comunicato 
alla Sezione, sostiene essere utile la teorica atomistica per lo 
studio dei corpi inorganici, non però rispetto agli organici, che 
sarebbe intempestivo e dannoso per ora nell'insegnamento cat- 
tedratico l'uso per questi corpi di una tal teorica, e l'adozione 
della nomenclatura proposta da Bonaparte, mentre non hanno 



U, OF 1U« Lia 



52 

peranche convenuto i Chimici sulla composizione della mole- 
cola organica elementare. Nota in fine che è di sommo inte- 
resse nello stato attuale della Chimica instituire esatte e com- 
parative analisi dei carburi d'idrogene che valgano a migliorare 
la teorica atomistica nelle sostanze organiche. 

Questo dà luogo ad una discussione tra Luigi Bonaparte 
e il Canobbio. Espone il primo che se la sua nomenclatura non 
può essere applicabile oggidì ai prodotti del regno organico , 
presto però potrà divenirlo, e che già sono abbastanza analiz- 
zati e noti i carburi d'idrogene. Replica l'altro che intanto non 
è questo il tempo di usare quella nomenclatura, e facendolo, 
verrebbero probabilmente introdotte delle inesattezze nelle 
scuole j ed insiste pur anco sulla sua opinione, che poche no- 
tizie si hanno su' carburi d'idrogene. 

Chiede la parola il Prof. Orioli, e fatta una solenne protesta 
dell'alta stima che ha per il Prof. Branchi, e dichiarando in 
generale che le sue riflessioni sono dirette alle cose, non alle 
personej sostiene che oggi deve essere nelle scuole fatta base 
della scienza chimica la dottrina atomistica, la dottrina elettrica, 
quella dell'isomerismo, eie altre tutte della moderna Chimica, 
poiché senza prendere in considerazione l'essere o no ben fon- 
data la teorica atomistica, tutti i giornali tutti i libri e memorie 
di chimica contengono l'aritmetica della scienza, e sono ispidi 
di formule atomiche, né possono in alcun modo venir letti da 
coloro che ignorano tali dottrine. Ed è poi principale scopo 
delle scuole, porre gli alunni in grado di leggere i libri della 
scienza . 

Il Prof. Branchi in replica ripete le ragioni altra volta 
addotte per far comprendere, che non deve né può occuparsi 
estesamente delle cose teoriche, e dice che per i giovani che 
hanno le convenienti nozioni di calcolo ben poco abbisogna^ e 
quello appunto che egli insegna delle rammentate teorie , per 
porli in grado di poterle da per loro intendere e studiare in 
esteso , gli sembra sufficiente . 



oo 

Il Presidente osserva che la questione si è un poco allon- 
tanata dal soggetto della discussione promossa dallo scritto del 
Canobbio, poiché in quello si prende di mira soltanto se ora 
sia tempo, tanto per le sostanze organiche che per le inorga- 
niche, di adottare una nomenclatura atomica, e fa riflettere 
che presentandola solo qual progetto poteva contemplare pur 
anche le sostanze organiche. Quindi passa ad invitare il Dottor 
Isacco Cesana alla sua lettura. 

Consegna il Dott. Cesana ai Segretarj diverse copie da 
distribuirsi ai socj di un Cenno sulV estrazione della radice 
cubica pubblicato nel 1858, e parlando di questo si fa strada 
ad esporre una pratica per la elevazione al cubo, che da lui 
era stata promessa nel rammentato opuscolo, e che ora parte- 
cipa ad oggetto di non trovarsi prevenuto dal Dott. Montucci, 
che mostrò nel suo metodo pe' quadrati di combinare seco lui 
in qualche idea. Osserva esser più vantaggioso abbreviare le 
regole coli' esecuzione delle operazioni che coli' uso delle tavole, 
e fa conoscere come la sua pratica proviene dal porre {fi-^^y 
sotto la forma cè^ìf-^{a-\-b)ha.'ò^ dal quale sviluppo, per 
mezzo di un esempio particolare, egli desume le regole per il 
suo metodo d'elevazione dei numeri a cubo, che rimane col- 
legato con quello già proposto per l'estrazione della radice 
cubica. 

Dalla comunicazione che fa Luigi Bonaparte si apprende 
un modo spedito ed economico per preparare gli ioduri ed i 
bromuri insolubili. 

Notifica in ultimo il Presidente ai socj, che il Cavalier 
Gaetano Giorgini Provveditore dell' Università di Pisa ha con 
lettera cortesissima accompagnato il dono della sua opera 
Ragionamento sopra il regolamento idraidico della pianura 
Lucchese e Toscana interposta fra l'Arno e il Serchio^ e che 
in esecuzione della generosa volontà dell'Autore verrà dalla 
Segreteria data una copia di quest'opera a ciascuno dei com- 

5 



54 

ponenti la Sezione. Ed incaricandosi di fare i dovuti ringra- 
ziamenti per questo dono, passa egli a partecipare altra let- 
tera del Marchese Ridolfi, dalla quale rilevasi aver la Sezione 
d'Agricoltura risoluto di fare fra i suoi membri una colletta 
in favore degli Asili infantili di Pisa, e proporre alla nostra 
di unirsi nel medesimo sentimento. La proposizione è con- 
cordemente accettata, e termina l'adunanza. 

E qui posto fine alle letture e discussioni sulle materie 
speciali della Sezione, ha luogo altra adunanza composta delle 
due sezioni di Fisica ec. e di Geologia, alla quale siede Pre- 
sidente il Prof. Cav. Configliachi. Il soggetto di essa è la 
esposizione fatta dal nostro socio Prof. Francesco Orioli di 
una sua teorica sul calor centrale della terra, per cui tutta la 
elevazione di temperatura che a quello si attribuisce verrebbe 
prodotta dalle azioni chimiche, che continuamente han luogo 
nelle viscere del Globo. Questa è seguita da una prolungata 
discussione, cui prende principalmente parte Lodovico Pasini 
opponendosi all'esposta teorica, e sostenendo l'altra da molti 
adottata del calore iniziale. Ijasceremo però al Segretario della 
sezione di Geologia render conto delle particolari ragioni ad- 
dotte in sostegno dell' una e dell' altra dottrina, e diremo sol- 
tanto che resta in dubbio a quale fra quelle debbasi la prefe- 
renza, e si scioglie anche questa adunanza. 

[ PROF. LUIGI PACINOTTI. 
I Segretarj della Sezione 

( PROF. VINCENZO AMICI. 

Il Presidente - C^F. COy FIGLI JCHI. 



3S 



TENUTA IL DI 12 OTTOBRE 1839 



letto ed approvato il processo verbale dell' adunanza pre- 
cedente, il Presidente fa noto che è aperta la stabilita colletta 
in favore degli Asili infantili della città di Pisa: quindi par- 
tecipato il dono di due opuscoli offerti dal Dottor Giuseppe 
Menici, dà la parola al Prof. Pacinotti. 

Annunzia questi di avere, unitamente al suo collega 
Prof. Puccinotti, istituite delle sperienze con galvanometri 
delicatissimi, per assicurarsi della controversa esistenza delle 
correnti Elettriche negli animali viventi a sangue caldo e 
freddo, e di aver ottenuti dei risultamenti che stabiliscono la 
realtà della presenza di quelle correnti negli animali , finché 
conservano un certo grado di vitalità. 11 Presidente, ad istanza 
del Prof. Pacinotti suddetto, prega i Professori di Fisica ascritti 
alla Sezione, unitamente al Commendatore Antinori, a volere 
assistere alle sperienze che sul rammentato soggetto saranno 
ripetute nell' attiguo Gabinetto Fisico nel giorno successivo 
alle ore dieci. 

Il Dott. Montucci, che non si trovò presente alla lettura 
del Dott. Cesana, crede di scorgere dal processo verbale poc' 
anzi letto che il metodo tenuto da questi per la formazione 
de' cubi numerici differisca dal suo, sicché non meriti la pena 
di disputarsi una priorità. Dette poscia dal Dott. Montucci 
alcune cose sulla utilità delle tavole , e messa questa in dubbio 
dal Dott. Cesana relativamente al caso attuale, il Presidente 



56 

osserva che può sospendersi la loro incominciata discussione, 
ed invita piuttosto i due socj ad esaminare le memorie de- 
poste da ciascuno di essi presso i Segretarj, col qual mezzo 
probabilmente si porranno d'accordo. 

Legge in seguito il segretario Pacinotti una lettera diretta 
al Presidente, nella quale il Prof. Branchi espone un metodo 
di conservare le pitture a fresco con velatura di latte priv'ato 
della materia butirrosa e allungato coli' acqua. Dice di aver 
istituiti due volte degli sperimenti che hanno sempre sommi- 
nistrati risultamenti favorevoli. Trattandosi però di estendere 
questo metodo alla conservazione di tutte le famose pitture 
del Camposanto di Pisa, chiede, anche in nome del rispettabile 
IMunicipio di questa città, che sia nominata una Commissione 
di Scienziati che portandosi sul luogo vegga lo stato in cui si 
trovano quei freschi su' quali fu usato il proposto metodo da 
più di due anni a questa parte. Il Presidente prega perciò i 
socj Professori di Chimica, il Canonico Bellani, e Luigi Bo- 
naparte de' Principi di Canino a recarsi al Camposanto nel 
giorno seguente per secondare le ben giuste brame del Prof. 
Branchi e per riferirne alla Sezione. 

Non dandosi luogo a discussione sull'argomento della 
precedente lettura, comincia tosto il Prof. Orioli ad esporre 
verbalmente un' analisi della Macchina Elettrica a sfregamen- 
to. Principia dal dichiarare che egli non intende parlare dom- 
maticamente, e che nell'ignoranza della natura dell'Elettrico, 
essendo indifferente il parlar col linguaggio francese ossia di 
Symmer, o con quello di Franklin seguito dagl'Italiani, egli 
preferisce di attenersi a quest'ultimo^ e si propone di esami- 
nare se lo strofinamento del disco di vetro della macchina 
elettrica, effettuato dai guancialetti, dia luogo a quel conside- 
rabilissimo sviluppo di elettricità per mezzo di azione chimica 
o puramente meccanica. Il Prof. Orioli considera la questione 
siccome indecisa, quantunque però ei più volentieri sia condotto 



57 

a risguardare i fenomeni elettrici come in massima parte de- 
pendenti da azioni chimiche. Le sperienze di Peclet fatte nel- 
l'aria priva di ossigene non sono ritenute dal nostro Professore 
abbastanza concludenti per escludere codesta chimica azione, 
perchè vi sono altre sostanze fuor dell' ossìgene che possono 
dar luogo alle azioni medesime. Infatti il disco è un composto 
chimico in forma salina, di sostanze alcaline facilissime a di- 
sgregarsi, e il guancialetto è formato di sostanze organiche in 
cui vi è azoto, idrogene, carbonio, sali ec. , spalmato da un 
intonaco di sevo e da un'amalgama. Accade dunque una con- 
fricazione di due composti chimici i cui elementi sono molto 
disgregabili, e quindi è ben naturale il supporre che abbiano 
luogo delle combinazioni che diano origine a tanto sviluppo 
di elettricità. E per rispondere a chi dubitasse se de' così pic- 
coli fenomeni chimici potessero dare nascimento a effetti sì 
grandi, richiama alcune sperienze di Faraday, le quali dimo- 
strano che r azione di pochi atomi è atta talvolta a presentare 
grandiosi fenomeni elettrici. D'altronde poi, osservando che 
tutta la superficie del disco è successivamente strofinata , e che 
la somma di continue azioni, benché piccole, può produrre un 
effetto immensamente grande^ trova in tale osservazione una 
plausibile ragione del perchè si sviluppi tanto fluido elettrico. 

Premesse queste cose, il Prof. Orioli ritiene che non si 
possa però escludere anche l'azione del semplice attrito, poiché 
sapendosi che per sola pressione o scuotimento delle molecule 
de' corpi si sviluppa il calorico, la grande analogia che passa 
fra gli imponderabili ci porta a credere che vi possa essere 
anche svolgimento di elettricità. 

Tenuto quindi per probabile che 1' elettricità si produca 
per azione mista meccanico-chimica, passa a considerare se 
l'effetto principale è dovuto al sistema de' guancialetti o del 
disco. Attribuisce egli un'azione così detta seceniente ai guan- 
cialetti e un'azione condensante al disco, fondandosi suU'ipo- 



58 

tesi di una tal quale elettricità che dai guancialetti sia indotta 
nel disco, la quale col girar del medesimo venga a ritirarsi 
dalla presenza del guancialetto, dando così luogo a svilupparsi 
nuova e maggior quantità di fluido elettrico, e a questo pro- 
posito richiama alcuni sperimenti che tendono a comprovare 
la di lui supposizione di un'induzione elettrica nel vetro. 

Aperta la discussione, e risposto ad alcuni dubbj mossi 
dal Prof. Pacinotti sulla realtà di questa induzione elettrica 
ne' fenomeni descritti dal Prof. Orioli e della pretesa azione 
chimica, il Presidente aggiunge alcune riflessioni intorno agli 
effetti comparativi di elettrizzamento a motivo o delle diverse 
amalgame, o de' diversi vetri sottoposti a sfregamento, con- 
chiudendo che egli inclina all' ipotesi del Prof. Orioli che poi 
si rifonde in quella dei Fisici, i quali alla chimica azione 
attribuiscono ben anco ogni elettrico sviluppo per semplice 
contatto. Fa quindi avvertire che il Volta scopritore della elet- 
tromotricìtày da lui così detta, qual indagatore di nuovi fatti, 
solo come espressione immediata dei medesimi, insegnava del 
pari potersi riferire i fenomeni di elettricità per sfregamento 
alla stessa causa cui si avrebbero ad attribuire quelli di sem- 
plice contatto. Osserva però che sotto la generale espressione 
di chimica azione talvolta si comprendono fenomeni che d' or- 
dinario diconsi di semplice aderenza, perchè in essi la vera 
chimica azione di composizione, o decomposizione de' corpi, 
quantunque possibile, pure riesce ai nostri mezzi insensibile. 

In ultimo il Prof. Botto fa avvertire esso pure, che nel 
disequilibrio moleculare promosso dalla confricazione non si 
può escludere anche un disequilibrio di fluido elettrico. 

Finalmente il Dott. Valentino Amici legge una memoria 
sopra la figura del disco solare. ]3escrive egli da prima il Te- 
lescopio , munito di micrometro di nuova costruzione e a sepa- 
razione d'immagine, che ha servito al di lui padre Prof. Gio. 
Battista Amici per istituire fino dal 1821 una serie di osserva- 



59 

zioni dei diametri equatoriale e polare del sole, continuata per 
due anni. Fra queste osservazioni scegliendone novanta di 
quelle fatte nelle più favorevoli circostanze, sottoponendole a 
calcolo, ed effettuandovi le opportune correzioni, giunge alla 
determinazione della differenza dei due nominati diametri , e 
trova che il polare supera 1' equatoriale di 0, " 868. L' accordo 
notabile delle singole osservazioni che danno de' risultamenti 
parziali che si allontanano dal medio di soli 0," 5 inspira gran 
fiducia che la desunta differenza sia conforme al vero. 

Ed essendo dopo ciò trascorso il termine assegnato alla 
seduta, viene chiusa. 

( PROF. VINCENZO ÀNICI. 
I Segretarj della Sezione | 

( PROF. LUIGI PÀCINOTTI. 

Il Presidente - C^r. CONFIGLI^CHI. 



TENUTA IL DI 14 OTTOBRE 1839 



la. lettura del processo verbale, colla quale si apre la seduta, 
dà occasione al Prof. Orioli di aggiungere qualche cosa sulle 
esposte teorie della Macchina Elettrica, e di far rilevare contro 
ciò che aveva detto il Prof. Configliachi, che le enunciate dot- 
trine non sono già quelle del Volta. Al che replica il Professor 
Presidente non avere egli inteso di dire che combinassero colle 
cose del Volta che sono stampate, ma con quelle che egli in- 
segnava nell'età sua avanzata. 



40 

Dopo di ciò viene approvato il processo, ed è invitato a 
leggere il Prof. Carlo Arcangeli. Il suo scritto si aggira sul- 
r applicazione della Fisica terrestre alla Fisiologia; ma per la 
ristrettezza del tempo non può esserne letta che quella parte, 
nella quale dopo aver 1' Autore fatta breve parola del Globo 
terraqueo, e dell'atmosfera che lo circonda, accenna la gravi- 
tazione universale, e parla dei vantaggi della luce e del calo- 
rico e dei loro effetti su' corpi, facendosi strada a dire dei fe- 
nomeni che si presentano nell' atmosfera . 

Il Segretario partecipa una lettera del Dott. Gabrio Piola, 
diretta al Professor Venturoli, la quale contiene una teoria 
dell'efflusso dell'acqua da' vasi conici. Nella prima parte di 
questo scritto si propone l'Autore di giungere ai medesimi 
resultamenti che ottiene il Professor Venturoli, ma in modo 
tale da porsi a coperto da ogni obiezione 5 e perciò parte dalle 
condizioni d'integrabilità del trinomio lidx^vdy -^vv dz.^ an- 
ziché da quelle del trinomio udx-\rvdy-\-wdz^ perchè il primo, 
nel moto dei fluidi, deve sempre essere un differenziale esatto, 
e l'altro può non esserlo. Nella seconda parte accenna un suo 
nuovo metodo per determinare quella specie d' imbuto che si 
forma nel vaso conico mentre si vuota, ed applica un proces- 
so, insegnato da Lagrange, all'integrazione di un'equazione 
differenziale di second' ordine non integrabile co' modi ordi- 
narj, la quale gli si affaccia negli sviluppi del calcolo. 

Il Prof. Vincenzo Amici dichiara di avere egli pure nella 
scuola, all'occasione d'insegnare queste dottrine, fatte le stesse 
avvertenze circa i trinomj rammentati, e di avere esposta una 
trasformazione della così detta equazione delle forze solleci- 
tanti, mediante la quale si può semplicizzare la condizione 
d'integrabilità dell'equazione medesima. 

Prosegue il Prof. Giov. Alessandro Malocchi con alcune 
considerazioni sopra un apparato igrometrico da lui imaginato, 
del quale presenta il disegno. L'oggetto di questo è misurare 



41 

l'umidità dell'aria atmosferica, o di un volume gazoso con 
un principio differente da quelli finora usati in tali strumenti . 
Egli infatti non si fonda né sugli effetti dell'assorbimento, né 
sulla condensazione dei vapori acquei, ma esplora soltanto la 
loro tensione, e chiama perciò igrometro a tensione quel suo 
apparato. Per determinare la tensione, che ha il vapore misto 
all'aria, cerca quanto la deve aumentare acciocché ella sia al 
maximum^ e conosciuta la tensione compierne ntaria rileva 
quella preesistente, e per conseguenza la umidità dell'aria 
esplorata. E poiché l'Autore, nel determinare i vantaggi del 
suo igrometro a confronto degli altri, e particolarmente di 
quello accreditatissimo del Daniel detto a condensazione ^ rileva 
a quest' ultimo alcuni difetti , il Canonico Angiolo Bellani so- 
stiene la preferenza dello strumento inglese^ e molto in lungo 
sarebbe andata la discussione alla quale avevano preso parte 
anche altri scienziati, se il Presidente non avesse consigliato di 
comunicarsi reciprocamente le idee dopo la seduta, nella quale, 
essendo l'ultima, molti altri soggetti dovevano esser presi in 
considerazione . 

Tra questi é interessantissimo quello, che allora il Prof. 
Cav. Giov. Battista Amici prende a trattare, relativo a due 
macchine ottiche che egli ha di recente inventate. Principia da 
una breve storia sopra i perfezionamenti che in diverse epoche 
ha fatti alla Camera Lucida, e descrive e mostra quella che 
ultimamente ha imaginata. Il pezzo principale di essa è un 
prisma di cristallo triangolare isoscele, la cui faccia disuguale 
é più larga delle altre, ed amalgamata a specchio 5 ed i suoi 
pregi sono molta chiarezza nelle imagini , e notabile estensione 
nel campo di vista. Quindi presentando l'Autore anche la Ca- 
mera Lucida del Wollaston fa rilevare come i notati vantaggi 
rendano la sua di gran lunga a questa preferibile. Seguita poi 
parlando dell'altra sua invenzione, consistente in un oculare 
della forma di quelli che si chiamano positivi, che ha saputo 



42 

rendere acromatico coli' uso di due vetri dotati di differente 
dispersione, mantenendolo capace di abbracciare un angolo 
visuale quasi doppio di quello che si ha negli oculari comuni. 
In questo la sparizione dei colori si procura con un eccesso 
cromatico della lente collocata presso l'occhio, tale da com- 
pensare la dispersione inversa dell' altra lente che rimane alla 
parte dell'obiettivo. 

L'ora già avanzata non permette al Prof. Giov. Battista 
Amici di descrivere il suo nuovo Microscopio di polarizzazione, 
né a Tito Puliti di mostrare il Telegrafo magneto-elettrico 
fatto costruire nelF I. e R. Museo Fisico di Firenze. Quindi 
avendo il Presidente annunziate queste macchine all'adunanza, 
fa sapere che l'ultima di esse potrà esser veduta dopo dai ri- 
chiedenti, e giacché erano state nei giorni precedenti riprodotte 
dal medesimo Puliti le apparenze fotogeniche di Daguerre, 
invita Attilio Cenedella a fare su questo soggetto la partecipa- 
zione che ha preparata. 

Legge in conseguenza il Cenedella una lettera già stam- 
pata, ove il Del Bue dà una spiegazione del fenomeno, in se- 
guito della quale, aperta la discussione, vengono fatte a quella 
teoria diverse obiezioni da alcuni socj , e principalmente dal 
Prof. Orioli, e da Luigi Bonaparte, le quali possono per lo 
meno renderla molto incerta. 

Nel giorno precedente erano state dai Professori France- 
sco Puccinotti e Luigi Pacinotti ripetute nel Gabinetto Fisico 
le esperienze sulla corrente elettrica vitale negli animali a 
sangue caldo, da questi discoperta, e già annunziata nella 
passata adunanza. Si erano trovati presenti a quelle, siccome 
fu stabilito, i componenti la Commissione eletta tra i Fisici, 
ed i Professori Cav. Bufalini, Cav. Giuseppe Frank, e Carlo 
Arcan gioii formanti l' altra Commissione della sezione di 
Medicina \ ed inoltre erano state onorate quell' esperienze 
dall' Augusta presenza di S. A. L e R. Leopoldo II Granduca 



43 

di Toscana. Lunghe discussioni tra i Professori intervenuti 
avevano avuto luogo su quel soggetto, e sull'esame dei fatti 
sperimentati: ed il Prof. Giuseppe Belli era stato incaricato 
di referire i resultamenti alla nostra adunanza. Egli perciò 
ne legge il seguente rapporto. 

ce I nostri Commissari insieme con quelli della sezione 
« Medica si sono jeri riuniti nel Gabinetto Fisico di questa 
ce I. e R. Università per assistere alle belle sperienze dei Pro- 
cc fessori Puccinotti e Pacinotti sopra le correnti elettriche 
c< manifestantesi negli animali vivi, e per tentarne delle nuove, 
ce Si eseguirono queste sperienze immergendo contemporanea- 
cc mente, l'una nel cervello e l'altra in qualche muscolo, due 
ce lancette di platino congiunte coi capi di un filo galvano- 
cc metrico, e che servivano perciò nel tempo stesso a ferire e 
ce irritare l'animale, e a condurre l'elettricità. E si riconobbe 
ce che veramente all' atto dell' immersione di questi scandagli 
ce si eccitava nel filo una corrente anche di 10, o di 15 e più 
ce gradi del Galvanometro adoperatosi, dirigendosi essa corrente 
ce dentro esso filo dal cervello al muscolo. Però si riconobbe 
ce che di simiglianti correnti se ne eccitano altresì e pel mede- 
cc simo verso, benché a dir vero notabilmente più deboli, 
ce anche nell'animale morto, ed anche allorquando si cava- 
cc va dall' animale una porzione di cervello ed una di mu- 
ce scolo, e messe queste a vicendevole contatto si toccavano 
ce e si premevano colle medesime lancette di platino. Perciò, 
ce quantunque la maggior grandezza degli effetti nell' animale 
ce vivente dia molta fiducia che sieno vere le deduzioni de' due 
ce valenti sperimentatori, rimane però ancora il dubbio, che 
ce questi effetti possano forse anche esser dovuti alle sole 
ce azioni fisiche e chimiche delle parti materiali interessate, e 
ce che la differenza dei detti effetti dallo stato di vita a quello 
ce di morte e di separazione delle parti sia per avventura dipen- 
cc dente dalle mutate condizioni delle parti materiali suddette. 



44 



ce p. e. dalla mutata temperatura, dalla cangiata qualità e 
ce quantità degli umori ec. Il qual dubbio però non toglie 
ce punto la probabilità delle conseguenze che i due sperimen- 
cc tatori credono dedurne, ma soltanto mostra la convenienza 
ce di ulteriori sperienze. Gonchiude adunque la Commissione 
ce coir invitare i benemeriti Professori a continuare coraggio- 
cc samente le loro belle indagini, a variarle in tutti i modi pos- 
ce sibili, e a farle di pubblica ragione, affine di porre final- 
ce mente la questione in pienissima luce, essendo l'oggetto 
ce importantissimo, ed essendo un grandissimo passo nella 
ce scienza quello che essi farebbero, quando giungessero a sta- 
ce bilire pienamente la verità delle loro deduzioni w. 

Neil' adunanza passata erasi pure stabilita altra Commis- 
sione per visitare le pitture a fresco del celebre Camposanto di 
Pisa, e referire sopra i saggi che sono stati fatti, e che potreb- 
bero farsi in seguito ad oggetto di conservarle j, la quale, asso- 
ciando a se il chimico Gaspero Mori, ed il pittore Prof. Biscar- 
ra, aveva eseguito l'incarico, ed eletto a suo relatore il Canonico 
Angiolo Bellani. Quindi questi espone: essere stati i componenti 
di diverso sentimento : alcuni dopo avere osservato che i tenta- 
tivi fatti finora col latte privato di butirro e allungato non riu- 
scivano del tutto inefficaci , pensare doversi sugli altri quadri ri- 
petere il metodo del Prof. Giuseppe Branchi: altri, e fra questi 
il Bellani, opinare esser più utile adoprare il latte non allungato 
per avere maggior effetto, non potendosi a lor giudizio temere 
r accartocciamento dell' intonaco: pensare all' incontro Luigi 
Bonaparte che convenisse tralasciare qualunque operazione sulle 
pitture, giacché non sapevasi se maggior danno o vantaggio 
avrebbe essa recato, e che fosse miglior partito arrestare il 
guasto chiudendo con cristalli le aperture del loggiato, o nel 
caso che qualche operazione sulle pitture si dovesse eseguire 
fosse pili conveniente invece del latte usare l' albumina estratta 
dal sangue, la quale pure preserva dall'umidità: essere final- 



>é5 
mente anche il Prof. Biscarra di sentimento di non toccare le 
pitture, e difenderle con cristalli, ma posti a gran vicinanza 
ad esse perchè sonovi molti luoghi ove l' intonaco si distacca , 
e si riduce in polvere. 

Prende la parola il Prof. Giuseppe Branchi e si oppone 
all'uso dell'albumina^ dal che nasce una questione tra questi 
e Luigi Bonaparte sul contenersi o no lo zolfo nell' albumina 
del sangue, e perciò sull'utile o danno che questa sostanza 
può recare ai bei dipinti. Insiste per il metodo del Professor 
Branchi il farmacista Gaspero Mori, ed in generale per l'uso 
delle sostanze non azotate, tra le quali propone la destrina, o 
una leggera soluzione d'amido. Il Prof. Orioli si oppone all' uso 
del latte, non sembrandoli felicissimo il saggio di già eseguito, 
e rammenta che gli Antichi usavano la cera punica, e che con- 
verrebbe con analoghe composizioni fare dei tentativi su pitture 
meno interessanti. Consiglia il Prof. Targioni a prender di 
mira prima di tutto la causa del deperimento, la quale consiste 
nel salnitro che distrugge il cemento, e nei venti di libeccio 
che vi trasportano il sai marino. Onde è portato il Presidente 
ad aggiungere come sia ottima cosa, quando la località lo 
permette, tor l'umido col disfare l'arricciatura per due o tre 
decimetri al di sotto del suolo, e darvi più mani di zolfo o 
d'altre sostanze che impediscano l'umidità^ e detto ciò egli 
conclude doversi con i differenti metodi proposti eseguire 
qualche saggio in piccolo sulle parti già ridotte in cattivo stato. 

A nuovo argomento richiama il Prof. Lorenzo Casari 
leggendo sopra alcuni difetti dell' organo della vista. Considera 
le macchie e i fiocchi che si presentano nell' occhio ad alcuni 
individui, e il loro variare di forma, e di intensità: dice che 
tali apparenze sono date da un insieme di piccoli globettini 
natanti nell'umore del Morgagni, e però si presentano mobili, 
e pili sensibili a luce viva: e conclude coli' invitare i Fisici a 
prendere in esame questa malattia che è sì comune, e a deter- 



46 

minare se i raggi più o meno lucidi, e più o meno calorifici, 
e la loro azione chimica possa contribuire ad aumentarla^ e se 
per conseguenza sia utile far uso in tal caso di vetri colorati, e 
quali fra questi debbano preferirsi. 

Aperta la discussione il Canonico Angiolo Bellani dice 
che egli è di sentimento non doversi usare alcun rimedio per 
tal difetto. Ma il Prof. Orioli distingue in più specie le macchie 
che si presentano nell' organo della vista , da riportarsi a ca- 
gioni differenti^ e soggiunge il Prof. Giov. Battista Amici che 
talvolta provengono da iniezioni di vasellini che sono nell'umor 
vitreo, altre volte , per sentimento del Prof. Gonfigliachi, il vizio 
è nelle membrane che involgono gli umori, altre volte la ca- 
gione si ha da ripetere dal sistema nervoso, come accenna il 
Prof. Bufalini. E così molte e diverse opinioni vengono affac- 
ciate, non però completamente esposte o discusse per esser 
trascorsa l' ora . 

Onde è costrettoli Presidente a chiudere l'adunanza, e 
ciò fa con un discorso, nella prima parte del quale rende noti 
molti lavori già presentati, e che restano senza l'opportuno 
sfogo per la mancanza del tempo. Fra questi sono da ram- 
mentarsi una memoria del Dott. Basevi sulla conducibilità 
elettrica del vetro: la storia dell'Accademia Valdarnese con 
alcune memorie di scienze naturali , della quale ha regalate il 
Dott. Corinaldi diverse copie da distribuirsi ai socj : un pro- 
blema proposto dall' Accademia di Torino sul calorico specifico 
dei gaz, di cui vengono dispensati i programmi^ un lavoro del 
Peltier sulle pile termo-elettriche, e sopra i galvanometri a 
moltiplicatore: un' analisi eseguita dal Prof. Giuseppe Branchi 
d'un nuovo combustibile fossile solido salino e volatile, che 
trovasi in una specie di lignite della Toscana, e che il Prof. 
Paolo Savi ha chiamato Brancliite: ed uno di Macedonio Mel- 
loni sulla diatermansia o colore apparente dei raggi calorifici, 
già pubblicato, e inviato alla Sezione dall' x\utore, del qual 



47 

lavoro viene anche dato un succinto ragguaglio. Nella seconda 
parte del discorso il Presidente invita i cultori della Fisica a 
fare sulla elettricità ricerche analoghe a quelle, che il Melloni 
ha con tanto vantaggio della scienza istituite sul calorico rag- 
giante, e quindi con affettuose parole di congedo dirette aisocj 
scioglie l'ultima adunanza. 

( PROF. LUIGI PACINOTTI. 
I Sbgrbtarj della Sezione | 

( PROF. VINCENZO AMICI. 

Il Presidente - C^T. CONFIGLI JCHI. 



^ ó iT^ Kì/'' Òr ui^ì* iij'^^ ci^ 



DI 



GEOLOGIA, mXEMLOGIA E GEOGRAFIA 



PROCESSI VERBALI 

DI GEOLOGIA, IIIIMRALOGIA E GEOGRAFIA 



TENUTA IL Di 4 OTTOBRE 1859 



Il Presidente apre l'adunanza con un breve discorso, in cui 
dopo avere accennato quale sia veramente lo scopo della pre- 
sente Istituzione, invita ciascun membro a dar subito la nota 
delle memorie da leggere, e dei lavori o notizie da comunicare. 
Propone anche alla Sezione di occuparsi di un Progetto per 
una nomenclatura geologico-mineralogica italiana, che giovi 
a togliere l'attuale confusione, e l'impiego sovrattutto di più 
nomi per indicare il medesimo oggetto. Per quelli che s'occu- 
pano della descrizione e delle Carte geologiche dell' Itaha, gio- 
verà ancora l'accordarsi sopra un sistema uniforme di colora- 
zione delle mentovate carte . 

Il Professore di Storia Naturale, e Direttore del Museo di 
Pisa, Paolo Savi, fa una esposizione della struttura geologica 
del Monte Pisano, cioè di quel gruppo di monti posto fra il 
Serchio e l'Arno, e le due pianure di Lucca e di Pisa. La Carta 
geologica di questo gruppo, fatta dal Prof. Savi, e le Rocce più 
importanti sono messe sotto gli occhi della Sezione . Il terreno 



52 

più antico del Monte Pisano è un insieme di Rocce che il Pro- 
fessor Savi ha indicato da qualche tempo sotto il nome di Ver- 
rucano . Questo o si trova poco alterato dalle Rocce ignee , e 
probabilmente dalle injezioni metalliche, ed è allora un'arena- 
ria per la massima parte silicea e di colore gialliccio-ferrigno, 
o una pudinga a cemento quarzoso, ed a grossi noccioli di 
quarzo 5 ovvero si trova molto alterato, eh' è il caso più fre- 
quente, ed è allora convertito in uno Steaschisto più o meno 
quarzoso . Gli strati del Verrucano si trovano tutti sconvolti e 
sollevati come intorno ad un centro, che sarebbe nella valle di 
Calci. Sopra il Verrucano si osserva, nell'occidentale e meri- 
dionale parte del Monte Pisano, un calcare bigio che in gene- 
rale è mancante di resti organici , ma che per alcune analogie 
si potrebbe ciononostante riferire alla formazione del Lias (*) . 
A questo calcare succede il terreno cretaceo degli Apennini , 
composto di strati calcarei al basso, e di strati arenacei, chia- 
mati Macigno^ superiormente. In mezzo agli strati dell'una e 
dell'altra di queste rocce si trovano delle argille schistose . Il 
Macigno propriamente detto che forma tanta parte della catena 
apennina , non si mostra che per brevi tratti del Monte Pisano, 
cioè presso Rìpaf ratta e Cerasomma nel territorio Lucchese. In 
alcuni luoghi Fazione plutoniana ha alterato il calcare del Lias, 
e questa alterazione si estese qua e là anche al calcare della 
formazione del INIacigno ( Bagni di S. Giuliano ) . Il INIacigno 
poi eh' è immediatamente a contatto col calcare del Lias si 
trova fortemente alterato , di modo che gli strati schistosi sono 
in alcuni luoghi convertiti in Galestro, in altri in Diaspro, ed 
altrove ancora in una sorta di Schisto lucente . Grandi masse 



(*) Riportando questo calcare al Lias non è già che si voglia accennare una 
perfetta rassomiglianza di questa roccia col Lias dell'Inghilterra, della Normandia ec. , 
ma sì vuol solo indicare una formazione equivalente, che il Professor Savi chiamò ia 
altri suoi scritti Lias apenninico . 



S3 

di calcare cavernoso analogo alla Carniola trovansi qua e là in 
questo gruppo di monti, e sembrano esse pure una particolare 
alterazione del calcare. 

11 Prof. Savi, sia considerando la direzione generale degli 
strati del Monte Pisano, sia i materiali ed il modo con cui sono 
formate le colline Lucchesi, tiene per dimostrato che il solle- 
vamento del IMonte Pisano e le alterazioni delle sue Rocce, siano 
accaduti dopo il sollevamento della prossima catena apennina, 
e dopo la deposizione del terreno terziario subapennino . 

Richiesto il Prof. Savi dal Pasini se credesse di poter ri- 
portare il terreno del Verrucano a qualcheduno dei terreni già 
riscontrati nelle Alpi , come per esempio ?\^ Arenaria rossa^ 
ovvero 2)}^ Arkose dei Francesi , risponde che per ora non gli 
sembra potersi istituire alcuna certa relazione di questo terreno 
con quelli di altre località . Egli crede altresì che gli Schisti 
silicei e le Lavagne del Genovesato si debbano ascrivere al ter- 
reno cretaceo ed al Macigno, e non a quello del Verrucano, 
Il Presidente Sismonda il quale ha di recente viaggiato per 
que' monti, dichiara che ciò si accorda intieramente colle sue 
osservazioni . 

Il Pasini fa osservare che fra le interessanti Rocce del 
Monte Pisano poste dal Prof. Savi sotto gli occhi della Sezione, 
alcune varietà del Verrucano alterate e convertite in Schisto, 
somigliano perfettamente ad alcune Rocce delle Alpi Lombardo- 
Venete, poste in circostanze affatto analoghe, e dovute, come 
quelle del Monte Pisano, ad una metamorfosi delle antiche 
arenarie. I saggi di queste Rocce delle Alpi saranno in altro 
giorno sottoposti all' esame della Sezione . 

Il Presidente propone che sotto la direzione del Prof. Savi 
si faccia, in uno de' consecutivi giorni, una corsa geologica al 
Monte Pisano, per visitarne i punti più interessanti. 

Infine si legge una lettera del Segretario perpetuo dell'Ac- 
cademia Valdarnese del Poggio, con cui ella manda in dono 



54 

alla sezione di Geologia, Mineralogia e Geografia i due tomi 
finora pubblicati delle sue Memorie, ed annunzia di aver dele- 
gato tre de' suoi membri , come Deputati ad assistere al Con- 
sesso scientifico. La Sezione vota ringraziamenti all'Accademia 
Valdarnese . 

Il Segretario della Sezione — LODOVICO PASINI. 
Il Pkesidente - PROF. ANGELO SIS3I0NDA, 



TENUTA IL Di 5 OTTOBRE 1839 



"l Segretario legge il processo verbale dell'adunanza prece- 
dente, che resta approvato. 

Il Prof. Paolo Savi fa una esposizione delle condizioni geo- 
logiche in cui trovansi i combustibili fossili finora scoperti nella 
Toscana, e fa conoscere la somma improbabilità di poter tro- 
vare in questo paese degli strati di vero Litantrace, mancando- 
vi il terreno carbonifero , e non essendovi stata riscontrata 
alcuna formazione più antica del Lias^ e del Verrucano. Egli 
crede che se fosse anche possibile di spingere le indagini al di 
sotto del Verrucano^ non si avrebbe probabilmente miglior 
risultamento , attese le alterazioni a cui dev' essere stato sog- 
getto ogni terreno inferiore, per l'azione delle Rocce ignee, del 
calore centrale ec. Tutte le Rocce e i fossili della Toscana rela- 



55 



tivi a questo argomento furono posti dal Prof. Savi sotto gli 
occhi della Sezione, ed eziandio i fossili analoghi di altri paesi, 
per gli opportuni confronti. 

In Toscana pertanto fra il terreno arenaceo schistoso della 
formazione cretacea, si trovano alcuni straterelli di Stìpite^ i 
quali se fossero meno sottili e più abbondanti, meriterebbero, 
per la qualità del combustibile , qualche considerazione. Tutti 
gli altri combustibili fossili finora scoperti nella Toscana si 
debbono riferire alla Lignite, e si trovano in mezzo al terreno 
terziario medio e superiore, che giace, con discordanza degli 
strati, sopra il terreno cretaceo e del Macigno. Queste Ligniti 
non hanno mai tutti i caratteri mineralogici del vero Carbon 
fossile o Litantrace-, né i resti di piante fossili che le accompa- 
gnano, somigliano a quelli del Litantrace, ma sono di piante 
dicotiledoni arboree , analoghe al Castagno , al Salcio , al Piop- 
po, air Olmo ec, e proprie ovunque dei terreni terziarj. An- 
che le piccole conchiglie finora ravvisate in queste Ligniti, di- 
mostrano la loro appartenenza al terreno terziario. 

Il Pasini espone brevemente le condizioni geologiche delle 
Alpi meridionali, fra il Lago maggiore e la Carnìa^ sotto il 
rapporto dei combustibili fossili. Se in Toscana è vana cosa il 
cercare il Litantrace per la mancanza del terreno carbonifero, 
o di un suo equivalente , nelle Alpi suddette è invece assai im- 
probabile di trovarne importanti depositi , per esservi il vero 
terreno carbonifero rappresentato forse da alcuni strati are- 
nacei, contenenti qualche traccia o straterello di Litantrace. 
Ma codesto terreno carbonifero delle Alpi è così sottile, che 
paragonato coli' analogo terreno della Francia e dell' Inghilter- 
ra, può dirsi insignificante: giacché depositi considerevoli di 
Litantrace né vi furono mai ritrovati (benché siano state fatte 
in più tempi molte ricerche ) , né vi è ormai grande speranza 
di ritrovarli, poiché tutta la massa del terreno arenaceo fu esplo- 
rata nel doppio senso dell'estensione e della profondità, essen- 



56 

do questo terreno facilmcDte accessibile, e trovandosi sovente 
solcato dalle valli, e posto a nudo per tutta l'ampiezza de' suoi 
strati. Questo è quanto si può asserire, almeno per il terreno 
arenaceo antico, emerso nel Vicentino, nel Tirolo meridionale, 
nel Bresciano, nell' ingordi no ec, e solo resta da esaminar me- 
glio il terreno arenaceo della Carnia alla sinistra del Taglìa- 
mento, dove si mostra assai più potente, ed assume nuovi ca- 
ratteri mineralogici, e dove furono trovati parecchi indizj di 
Litantrace. E forse per altro possibile che tutto il terreno are- 
naceo antico abbia un'assai maggiore grossezza e vada più 
abbondantemente fornito di Litantrace a maggior distanza dalle 
cime centrali della catena, ma ad una tale profondità sotto la 
pianura subalpina, che non possa farvisi alcuna ricerca. 

Il Prof. Sismonda osserva a questo proposito, che forse il 
terreno arenaceo delle Alpi Lombardo- Venete non rappresenta 
né il terreno carbonifero nò le antiche arenarie secondarie , ma 
che potrebbe invece appartenere agli strati inferiori del Lias^ 
come accade nella Savoja, e nelle Alpi Piemontesi , dove il 
Lias si appoggia alle rocce cristalline , e dove fu nulladimeno 
riconosciuto che alcune piante fossili, proprie della formazione 
carbonifera, si trovano insieme colle Belemniti in alcuni strati 
inferiori, i quali appartengono appunto al Lias. 

Il Pasini risponde che il terreno secondario calcareo-are- 
naceo del Vicentino, del Tirolo, dell' Agordino ec. è troppo 
bene caratterizzato dalla presenza del Litantrace, dall'Arenaria 
variegata (^Gres bìgarré) con gesso, e dal Muschelkalk con 
conchiglie ad esso proprie, perchè la proposta classificazione 
non si debba mantenere. 

Tutti i combustibili fossili attualmente escavati in molti 
punti, fra l'Adige e la Piave, appartengono alla Lignite, me- 
no quelli di alcuni luoghi del Tirolo meridionale, che il Cu- 
rioni ha riferito alla Stipite^ e che si trovano rinchiusi nella 
calcarea Giurassica , 



57 

Alle Ligniti pertanto si debbono rivolgere le ricerche, 
perchè sono desse abbondanti nei terreni terziarj , e talvolta di 
COSI buona qualità, da supplire per parecchi usi al Litantrace. 
I pochi lavori intrapresi nelle antiche arenarie ove si mostrano 
segni di Litantrace, non sono di alcuna importanza. 

A questo medesimo proposito finalmente, il Prof. Si- 
smonda comunica dei cenni sommar] sulle condizioni geologi- 
che del Regno Sardo, in rapporto ai combustibili fossili, e 
mette sotto gli occhi della Sezione la sua Carta geologica di 
quel Regno, condotta quasi a termine, perchè si possano se- 
guire sopra di essa le date indicazioni. Dall'esame pertanto 
della nominata carta, e dalle spiegazioni del Professore risulta, 
che la pili antica formazione riconoscibile nel Piemonte sia il 
Lias^ adagiato sopra le rocce cristalline, prodotte sovente dalla 
metamorfosi di rocce più antiche, che adesso più non si potreb- 
bero riconoscere. Vi mancherebbero le altre formazioni inter- 
medie, e quella specialmente del Litantrace. Sembra dunque 
che non vi sia fondata speranza di trovare neppure nel Pie- 
monte questo tanto desiderato combustibile, e che là pure le 
ricerche si debbano rivolgere alle Ligniti dei terreni terziarj, 
che abbondano specialmente nella Savoja, ed all'Antracite, che 
è poco abbondante nel Lias propriamente detto, ma assai più 
in alcuni strati ad esso superiori, i quali il Prof. Sismonda 
riferisce all' 0<r/br<i day. 

Quest'adunanza fu onorata dalla presenza di S. A. L e R. 
il Granduca. 

U, Segretario della Sezione — LODOVICO PASINI, 
th Presidente - PROF. ANGELO SISMOISDJ. 



ss 



TENUTA IL DI 7 OTTOBRE 1839 



Il Segretario legge il processo verbale dell' adunanza prece- 
dente, che viene dalla Sezione approvato. 

Il Prof. Giuli chiede la parola per far conoscere, a propo- 
sito dei combustibili fossili della Toscana, di avere già sottopo- 
sto alla distillazione, secondo i noti metodi, i combustibili fos- 
sili di questo paese, tolti da sedici differenti località, collo 
scopo di ottenerne, per mezzo della distillazione, i sali nitrici 
e specialmente il Nitrato di Naftalina, prodotto che caratterizza 
il Litantrace, e non si ottiene dalle Ligniti. Al Prof. Giuli non 
è riuscito di avere alcuna traccia di Naftalina, ed in conse- 
guenza ritiene che tutti i combustibili fossili che egli assoggettò 
a questa sorta di analisi, siano da riferirsi alla Lignite. 

Il Dott. Scortegagna legge una memoria sopra la for- 
mazione calcarea del Morite Bolca nel Veronese, e sopra gl'It- 
tioliti che essa contiene. Rammemora come questa formazione 
appartenga al terreno terziario, e gli strati vi siano inclinati 
da 50 a 35 gradi, effetto probabile di un sollevamento operato 
dalle Rocce ignee, delle quali parecchie masse si osservano nelle 
vicinanze. Fra i varj Ittioliti del Monte Bolca, il Dott. Scorte- 
gagna prende a considerare uno scheletro di pesce , di cui pre- 
senta la figura e la descrizione. Aggiunge alcune idee sulle 
cause probabili per cui alcuni pesci sono ben conservati, ed 
altri invece mutilati e mancanti di molte parti . 



59 

Il Dott. Attilio Zuccagni Orlandini legge una nota geo- 
grafico-geologica, contenente alcune sue osservazioni sul punto 
di distacco dell'Apennino dalle Alpi. Riferite le opinioni di 
parecchi Autori, sulla origine della denominazione Apennino^ 
e quelle ancora assai contradittorie dei Geografi sul vero punto 
in cui si possa credere che abbia principio la catena apennina, 
egli dall'esame si della configurazione geografica dei monti, 
che della loro natura mineralogica, è condotto a collocare il 
vero punto di distacco degli x\pennini dalle Alpi, in que' monti 
che si alzano fra la Bormida ed il Tanaro, I Graniti ed i Cal- 
carei della valle del Tanaro non proseguono nelle contigue 
montagne poste verso levante^ il suolo dei monti che cingono 
quella valle è del tutto diverso da quello delle due rive della 
Bormida^ ed in vicinanza di Ceva discopresi manifestamente 
un sensibilissimo distacco negli alti gioghi della gran catena. 
Le Rocce analoghe a quelle delle ultime sommità alpine ricom- 
pariscono soltanto nel Golfo della Spezia^ e nelle Alpi Apuane, 
Laonde, secondo lopinione di questo Geografo, il Monte Cinco 
sarebbe la prima cima dell' Apennino: dalle sue pendici volte 
a mezzogiorno scende il torrente Pra^ che bagna le mura di 
Finale. Per testimonianza poi di Flavio Vopisco, fin là si esten- 
devano ^ Inganni y abitatori dell'estremo lembo delle Alpi 
marittime: cosi che questa opinione dello Zuccagni si trove- 
rebbe d'accordo con un documento dell'antica storia. 

Il Se2:retario leo:£:e una memoria che Girolamo Guidoni 
di Massa mandò alla Sezione, dolente di non poter intervenire 
personalmente al Consesso. Questa memoria tratta della Geo- 
logia generale delle Alpi Apuane^ e delle miniere metalliche 
del Vicariato di Pietrasanta. Egli rammemora i diversi studi 
intrapresi più volte su quelle montagne dal Prof. Savi, dal Dela- 
bèche, dal Prof. Hoffmann e da lui medesimo, e fa vedere 
come non appartengano al sistema dell' Apennino, ma a 
quello che il Prof. Savi indicò sotto il nome di Sistema metal- 



60 

lifero della Toscana. Essendo stati riattivati o volendosi ora 
riattivare in quelle montagne parecchi scavi minerali, l'Autore 
manifesta il desiderio, che pel buon successo di queste imprese 
vi siano impiegati tutti i capitali necessarj, e i lavori siano 
affidati alla direzione di persone intelligenti, ed atte ad avvan- 
taggiarsi di tutti quei lumi che può somministrare la scienza. 
Jacopo Heywood comunica alla Sezione una sua Carta 
geologica del distretto del Carbon fossile del Lancasliire meri- 
dionale, e vi aggiunge alcune verbali spiegazioni. Colà un 
vasto deposito di Carbon fossile, o Litantrace, copre più di 
quattrocento miglia quadrate di superficie: è circoscritto nella 
parte settentrionale da monti composti di un'Arenaria a grossi 
grani ( Gritstone ) , e nella parte meridionale dall' Arenaria 
rossa (^Redsandstone') . Gli strati del Carbon fossile del Lan- 
casliire furono in varie guise dislocati: le principali linee di 
dislocamento corrono verso il N. N. O. e conservano fra loro 
un parallelismo singolare. 

Vito Procaccini Ricci di Sinioraorlia comunica alla Sezione 
una serie interessantissima di disegni di Filliti, ed altri resti 
organici, trovati nelle Gessaje di Santangelo e di San Gaudenzio 
presso Sinigaglia. Il Procaccini pubblicò già per lo passato 
qualche parziale illustrazione di questi oggetti, e continuando 
le ricerche, potè sempre più accrescere la sua raccolta, e pre- 
parare i materiali di un vasto lavoro, il quale sarebbe utile per 
la scienza geologica, che fosse condotto a fine. I disegni ora 
presentati comprendono un migliajo circa di oggetti, dei quali 
novecento almeno sono di Filliti. La raccolta poi del Procac- 
cini è di circa ottomila pezzi. Tra le Filliti ed altri resti vege- 
tabili, si distinguono con precisione le foglie di Ginko, di Acero, 
di Quercia, di Salcio, di Pruno, e le frutta di alcune specie, 
come Samare d'Acero e legumi di Citiso. Vi sono alcuni pic- 
coli Pesci di acqua dolce. Rane, ossa e penne di Uccelli, ed 
Insetti neurotteri ed ortotteri, come Nepe, Cimici, ali di Li* 



01 

bellule, e d'Ascalafì. Il Procaccini dà alcuni schiarimenti sulla' 
giacitura di questi resti fossili, che si trovano non solo nelle 
due colline summenzionate , ma anche lungo una zona dello 
stesso terreno di Marna e Gesso, che si estende da quel lato al 
piede dell' Apennino. Nelle IVIarne alle quali sta subordinato 
il Gesso, è abbondantissimo lo Zolfo. Le impronte sono sempre 
meglio conservate nelle Marne che nel Gesso. Non vi ha dub- 
bio che questi depositi non siano da ascriversi al terreno ter- 
ziario medio. 

Il Prof Sismonda osserva che nel Piemonte si trova questo 
medesimo terreno di Marna e Gesso, con impronte di piante 
ed altri corpi organici, a Stradella^ Guarene^ Piobesi^ Mon- 
cucco, Lamorra, il qual terreno secondo le ricerche finora da 
lui istituite, gli sembra appartenere al terreno terziario medio. 
Anche il Prof. Savi fa osservare che le impronte organiche del 
Sinigagliese sono affatto simili a quelle che si trovano in To- 
scana nel terreno terziario medio con Lignite, del Volterrano 
e del Massetano. 

Il Segretario della Sezione —LODOVICO PASiyi. 
Il Presidente - PROF. ANGELO SISMONDA . 



TENUTA IL dì 9 OTTOBRE 1859 



j|l Segretario legge il processo verbale della precedente adu- 
nanza, che viene approvato. Ma a proposito della memoria del 
Guidoni letta in quell' adunanza sulle Alpi Apuane^ e sulle 



62 

miniere metalliche del Vicariato di Pietrasanta^ T Ingegnere 
delle miniere Baldracco chiede la parola e dichiara, che a lui 
sembra non fondato 1' asserto del Guidoni, cioè che per difetto 
di sufficienti cognizioni i lavori della miniera di Piombo ar- 
gentifero del Bottino^ nel Vicariato di Pietrasanta, non abbiano 
ancora potuto prosperare j e pure non fondata sia la taccia 
d'inerzia da esso data all'industria nazionale nella coltura delle 
miniere. Il Guidoni dovea fare qualche cenno di una memoria 
del detto Baldracco intorno la miniera del Bottino^ stampata 
nel 1855, dalla Compagnia Mineralogica che la coltiva. In 
quella memoria sono indicati i difetti che potevano presentare 
i lavori preliminari, e vi è suggerito un piano di coltivazione, 
tuttora seguito con alacrità. In quanto alla taccia che l'indu- 
stria metallurgica sia poco attiva, il detto Ingegnere fa riflet- 
tere, che anzi in Toscana ove si ravvisarono tracce di antiche 
escavazioni , o indizj di sostanze metalliche, furono da intelli- 
genti speculatori impresi molti lavori, e che nel breve giro 
di pochi anni si fondarono le Compagnie Carbon fossile ^ 
quella Mineralogica d' industria minerale^ e quella di Porte^ 
ed altre più recenti per l'attivazione della cava di Lignite di 
Caniparola^ delle miniere di Piombo argentifero del Bottino^ 
di Val di Castello^ di Montieri e di Campiglia^ e di quelle 
di Rame di Monte-Catini ^ M. Castello^ di Rocca Tederighi^ 
di M. VasOy e di Massa marittima. Egli può far testimonianza 
dell'attività metallurgica ora spiegatasi, anche per le varie in- 
combenze avute da molte di quelle Compagnie, per le quali 
stese parecchi Rapporti, ed uno specialmente intorno alle Mi- 
niere della Toscana inferiore 5. contenuto in un manoscritto 
rassegnato nel 1857, alla Compagnia Porte, ed a quella d'//2- 
dustria minerale. 

Il Prof. Cav. Gaspero Mazzi legge una breve notizia su i 
terreni terziarj del bacino delVOmbrone, e mette sotto gli oc- 
chi della Sezione i saggi delle Rocce e dei fossili ivi raccolti. 



65 

Siccome fra alcuni membri insorge una questione sulla classi- 
ficazione geologica di questi terreni, il Prof. INIazzi si offre di 
presentare in altra adunanza nuovi saggi di rocce e di fossili, 
che valgano a rischiarare la questione : ed egli medesimo si 
propone di fare in quel giorno nuove comunicazioni. 

Il Conte Niccolò Da Rio legge una memoria intitolata 
Monografia orittologica del Monte Venda, E questo monte 
la cima più alta e centrale degli Euganei,, ed il Conte Da Rio 
ne porge una dettagliata descrizione topografica, ed accenna le 
principali varietà di Trachite, della qual roccia è quel monte 
quasi intieramente composto. Il Calcare si trova qua e là a 
fianco della Trachite, e l'Autore si mostra inclinato ad am- 
mettere l'emersione della Trachite dopo che il Calcare era 
stato formato. Gli sembra nulladimeno che i dirupi ed i ci- 
glioni verticali o inclinatissimi di Trachite, che si scorgono 
qua e là negli Euganei^ e de' quali egli presenta due vedute, 
altro non siano che masse trachitiche un tempo più profonde, 
e sollevate di poi all'altezza attuale dalla forza dei fuochi 
interni . 

Il Segretario Pasini non reputa ammissibile questa opi- 
nione, ed osserva prima di tutto che negli Euganei la Trachite 
si sollevò, tanto nel Calcare cretaceo {^Scaglia^ quanto nel 
sovrapposto terreno terziario (formato di marna, tufo, e cal- 
care a Xummuliti), ed in questi stessi terreni s'iniettò in fi- 
loni. Le muraglie o scogliere trachitiche degli Euganei sono 
grandi filoni di questa roccia , incassati nei terreni di sedi- 
mento e talvolta nei conglomerati trachitici, e la loro forma 
singolare proviene dall'essere restati essi isolati, dopo lo sfal- 
damento e la distruzione della roccia che li racchiudeva. Que- 
sto sfaldamento progredisce ancora ai piedi di alcune fra queste 
scogliere trachitiche, e si può osservare al Monte delle Forche 
ed a Bajanionte, 

Il Prof. Paolo Savi, dal modo con cui alcune Rocce analo- 



64 

ghe sì comportarono nella Toscana, ammette egli pure che U 
Trachite Euganea sia da reputarsi posteriore alla deposizione 
dei terreni terziarj , avendo osservato a Monte Catini e ad Or- 
ciatico nel Volterrano, che le argille terziarie contenenti fos- 
sili sono state sollevate ed aUerate dalla Trachite, non restando 
delle conchiglie altro che le forme vuote, o riempite da Calce 
carhonata fetida. 

Il Conte Domenico Paoli legge una7Yo^« sul sollevamento 
ed avvallamento dei terreni^ nella quale alle tante illustrazioni 
da lui già puhhlicate su questo importante argomento , ag- 
giunge nuovi fatti concernenti la maggior parte d' Italia , e 
quello particolarmente dell'avere egli osservato presso Fano 
un fondo marino riferibile ad epoche storiche, il quale trovasi 
ora elevato metri 7, 53 sopra il livello del mare. Così vedonsi 
al Capo Circeo ed al Promontorio di Gaeta i fori dei Mitili a 
considerabili altezze ec.^ dalle quali cose tutte, come da altri 
fatti geologici, si può credere ora dimostrato che i solleva- 
menti ed avvallamenti della scorza terrestre, non solo siano 
accaduti su grandi proporzioni al formarsi delle catene di mon- 
tagne, ma continuino tuttora sur una scala minore, e facciano 
in molti luoghi variare il livello respettivo delle spiagge e 
del mare . 

Il Prof. Savi cita a questo stesso proposito un'osservazione 
che egli fece presso Ansedonia al Promontorio Argentaro . Ivi 
per un certo tratto gli scogli calcarei forati dai Mitili si tro- 
vano presentemente a un metro circa di altezza sopra il mas- 
simo livello a cui giunge la marea . Sopra questi scogli calcarei 
era fondata la città etrusca di Cosa: in altri punti non molto 
distanti di questa stessa spiaggia , vi sono chiarissimi indizi 
di abbassamento del suolo, avvenuto dopo i tempi storici. 

Il Conte Paoli manifesta l'opinione che nelle Maremme 
Pontine^ alcuni tratti del suolo siano, fino dagli antichi tempi, 
in lento ma progressivo stato di abbassanjento , 



65 

Emanuelle Repetti fa dono ai membri della Sezione degli 
articoli Livorno^ e Grosseto^ estratti dal Dizionario geografico 
fisico storico della Toscana^ che egli sta pubblicando, e trae 
motivo dalla Nota precedente del Conte Paoli , per proporre 
alcuni quesiti, il cui scioglimento sarebbe interessante per la 
storia fisica della terra. Riguardano questi quesiti gl'interra- 
menti causati dai fiumi, dalle maree, e tutti gli altri varj acci- 
denti che possono produrre qualche variazione nel livello o 
nella forma delle spiagge e del mare. Un'esatta e progressiva 
osservazione, descrizione, e misurazione di queste variazioni 
fatte con segnali ben collocati intorno a tutti i littorali , è 
quanto il Repetti raccomanda ai Geologi ed ai Fisici. Altri 
quesiti riguardano particolarmente il suolo Pisano , e sono i se- 
guenti . 

1." Qual fosse il livello del suolo in Pisa ai tempi in cui 
la bocca dell'Arno, per asserto di Strabone, non era più che 
due miglia toscane lungi dalla stessa città^ o quando almeno 
fu edificato sotto gli Antonini il Tempio Pagano, di cui re- 
stano in posto le parti superiori di due colonne con i capitelli, 
alla parete esterna della chiesa di San Felice, lungo la strada 
che porta alla piazza dei Cavalieri. 

2." Quale rialzamento sia accaduto, ed in qual propor- 
zione dell'alveo dell'Arno, dentro la città di Pisa, dalle preac- 
cennate due epoche fino ad oggi . 

5.° Quali indagini si potrebbero istituire col concorso 
del Governo per rintracciare, senza equivoco, l'andamento an- 
tico del Serchio, fra Ripaf ratta e Pisa, fino a che confluì costà 
nel fiume Arno. 

4.° A qual epoca precisa, e per opera di chi fosse aperto 
al fiume Serchio nella sezione pisana un alveo suo proprio per 
isboccare direttamente nel mare , ed a qual epoca cessò di 
mantenersi in quello stato per condursi, con un nuovo cam- 
mino, nell'alveo che tuttora conserva fra Viareggio e Pisa . 

9 



66 

Il Presidente raccomanda ai Geologi ed ai Fisici lo studio 
di tutti questi quesiti. 

Il Prof. Giuseppe Balsamo Crivelli di Milano manda in 
dono alla Sezione parecchi esemplari della sua Descrizione di 
un nuovo Rettile fossile, della famiglia dei Paleosauri^ e di due 
Pesci trovati nel Calcare nero, sopra V arenila sul La^o di 
Como. Questi interessanti fossili furono scoperti dal Nobile 
Lodovico Trotti di Milano, nella Val d'Esino^ sopra Varenna. 
Il Prof. Balsamo accompagna la sua memoria colla figura del 
Paleosauro ^ che egli reputa di un genere nuovo , affine al 
Plesiosauro. Tanto per l'esistenza di questo singolare rettile, 
che dei due Pesci, il Calcare nero di Varenna sembra al Prof. 
Balsamo che debba essere riferito al gruppo Oolitico, come al 
gruppo Oolitico ed al Lias in particolare egli crede di dover 
riferire, d'accordo in ciò col Collegno, quel conglomerato rosso 
che sul Lago di Como è sottoposto a questo Calcare. 

Il Presidente determina che una Commissione composta 
dei Professori Nesti, Paolo Savi, Mazzi, Conte Da Rio, e Barel- 
li, oltre il Presidente ed il Segretario, si occupi del progetto 
di una nomenclatura geologico-mineralogica italiana, e stabi- 
lisca, avanti il termine dell'adunanze, le norme secondo le 
quali dev'esser condotto questo lavoro. 

Si fissa il giorno 15 Ottobre per la gita geologica da 
farsi al Monte Pisano, sotto la direzione del Prof. Savi, alla 
quale potranno prender parte tutti i membri della Sezione, e 
gli studiosi che s'iscriveranno nell'apposito registro. 

Il Segreiario della Sezione — LODOVICO PASINI. 
Il Presidente - PROF. ASGELO SISMOISDJ. 



67 



TESCTA IL DI 10 OTTOBRE 1839 



Mi Segretario legge il processo verbale della precedente adu- 
nanza, che resta approvato. 

Il Prof. Paolo Savi comunica una Notizia sopra una so- 
stanza combustibile fossile, trovata a Monte Vaso in Toscana, 
nel mezzo della Lignite . Egli la reputa una nuova specie di 
minerale , e propone di chiamarla Branchite in onore del Dott. 
Giuseppe Branchi , Professore di Chimica in Pisa , che ne fece 
a sua inchiesta l'analisi. È una sostanza ialina, trasparentissi- 
ma, graffiabile coli' unghie, di frattura scabra, e di aspetto e 
tatto untuoso, di nessuno odore e nessun sapore, fusibile dai 
60 a 6o gradi di Reaum. Dopo la fusione e l'ebullizione di- 
viene di color giallo, ed è più fusibile . È volatile ed infiamma- 
bile senza residuo, mandando un fumo ed un leggero odore. 
È elettrica per sofFregamento^ il suo peso specifico eguaglia 
quasi quello dell'acqua. L solubile nell'alcool a freddo ed a 
caldo, e sciolta in questo liquido cristallizza, per raffredda- 
mento, in lunghe e sottilissime lamine. E solubile anche negli 
olj fissi e negli olj volatili. Il solo cristallo ben espresso di 
questa sostanza che siasi finora trovato, è un prisma romboi- 
dale , modificato sugli spigoli . 

Le sostanze che hanno qualche analogia con il combu- 
stibile ora scoperto dal Prof. Savi, sarebbero la Sclieirerite di 
Stromeyer e la Cera di mare del Thompson, ma la prima si 
fonde ad una piii bassa temperatura, cioè a 36", ed a differenza 



68 

del nuovo combustibile ha un odore empireumatico, e cristal- 
lizza per raffreddamento dopo la fusione^ e la Cera di mare 
del Thompson, essendo stata trovata in altra giacitura, si può 
credere che sia diversa: oltre a che non è molto conosciuta mi- 
neralogicamente. Per tutte queste ragioni il Prof. Savi crede 
di dover dare un nome nuovo e scientifico alla sostanza or ora 
ritrovata in Toscana . 

La Sezione osserva alcuni saggi di questo minerale, il 
quale si trova in piccole vene nella Lignite, e vi sta insieme 
colla Calcedonia e colle Piriti di ferro. Si fanno poi alcuni 
esperimenti sulla sua fusibilità, volatilità ec. Il Prof. Domnan- 
dos che ebbe occasione di studiare la Cera fossile della Mol- 
davia, colla quale si fanno anche delle candele, assicura che 
la nuova sostanza scoperta dal Prof. Savi non ha alcuna 
somiglianza colla detta cera fossile, e n'è certamente ben 
diversa. 

Il Dott. Zuccagni Orlandini legge una Nota sopra alcuni 
combustibili ed altri minerali della valle del Taro, e mette 
sotto gli occhi della Sezione alcuni saggi di queste sostanze . 
Comincia col dare una descrizione geografica dei monti ove ha 
principio la valle del Taro, e dai quali scende la Val di Magra 
neir opposta pendice dell'Apennino . Poco al disotto di Borgo- 
taroy capoluogo di quella valle , vedesi discendere nel Taro 
dalle pendici meridionali del 3Ionte Borgallo, il torrente Ta- 
rodiiiey il quale in faccia alla sua foce, imbocca nell' opposta 
sinistra riva un fiumicello di minor corso, chiamato il Canale 
di Vona, Questo rio prende origine presso le cime del Cajfa- 
reccioj uno dei monti che s'interpongono tra le valli del Ce/io 
e del Taro: la vallicella che esso traversa ed irriga , ha circa 
quattro miglia quadrate di superficie, ed ivi appunto si sco- 
persero, cinque anni fa, le tracce di un combustibile fossile, 
sul quale si fecero alcuni esperimenti , per riconoscere se 
fosse vantaggioso d' intraprenderne l' escavazione . Varie fu- 



69 

rono le opinioni emesse su questa sostanza, che alcuni hanno 
creduto di poter riportare al Litantrace, riferendo gli strati 
di arenaria e di argilla schistosa ove sta racchiusa, alla vera 
formazione carbonifera . Il Dott. Zuccagni resta incerto a qual 
partito debba appigliarsi, e perciò sottopone all'esame della 
Sezione i saggi del combustibile, e le Rocce di quella loca- 
lità. Rammenta nel tempo stesso che presso l'arenaria rac- 
chiudente il combustibile, si trova uno schisto bituminoso, e 
non molto lungi da questo vi sono degli indìzi di Petroleo. 

Il Prof. Savi chiede la parola, e fa osservare che in una 
precedente adunanza, e prima ancora in alcune sue memorie 
già stampate, egli aveva indicato trovarsi qua e là nell'arena- 
ria degli Apennini, chiamata Maci^no^ alcune tracce di Sti- 
pite ^ combustibile di buona qualità, del quale peraltro non si 
è trovato finora nìun rilevante deposito, ma soltanto dei leg- 
geri indizi. L'esame dei saggi recati dal Dott. Zuccagni, fa 
riconoscere come il combustibile della Val di Taro sia ap- 
punto una Stipite, similissima a quella trovata nella Tosca- 
na, e le Rocce concomitanti siano quelle stesse arenarie, che 
sogliono formare in tutto l'Apennino il terreno del Macigno. 
Non vi sarebbe adunque neppure nella Val di Taro la for- 
mazione del Carbon fossile, come piacque a taluno di credere. 
In tutto ciò che fu detto su quella valle, il Prof. Savi non sa 
vedere alcun fatto che differisca da quanto egli espose sulla 
costituzione geologica degli Apennini toscani, relativamente 
ai combustibili fossili, e si rimette perciò alle sue precedenti 
dichiarazioni . 

L'Ingegnere delle Miniere Baldracco legge una sua me- 
moria intitolata Nozioni intorno a parecchi filoni auriferi^ di 
recente scoperti negli Apennini liguri. Egli pervenne al ritro- 
vamento di questi filoni dall' aver preso ad esaminare alcuni 
terreni di alluvione, più o meno auriferi della valle del Co?^- 
sente nella Provincia di Novi, dove da tempi assai remoti so- 



70 

gliono i villici ottenere, colle lavature, de' granellini e delle 
pagliuole d'oro. La Valle del Corsente, dalla sua origine 
presso la gola della Bocchetta fino al Lago delle Tine^ è 
ovunque scavata fra un terreno ofioliticoj ma da questo punto 
fino al Torrente Piota scorre in gran parte attraverso un 
conglomerato, composto di ciottoli e massi di Serpentina, di 
Amfibolite, di Eufotide, di Clorite, e di schisti micacei e talcosi, 
il quale forma la base dei vicini terreni terziarj . Questo con- 
glomerato stendesi inoltre, per qualche chilometro, sulle spon- 
de della Piota^ ed è poi seguito da una Marna ceruleo-bianca- 
stra, che vi è addossata, con una leggera inclinazione al N. O. 

Il tratto , nel letto del Corsente e della Piota^ in cui tro- 
vansi principalmente le sabbie aurifere, corre dal Lago delle 
Tìne al sito detto le Rocche, e vien giudicato dal medesimo 
Ingegnere di 5000 metri circa di estensione. In molti punti di 
questo tratto egli fece eseguire delle lavature, e potè convin- 
cersi che dappertutto questo sedimento offre delle pagliuzze e 
granellini d'oro. 

I monti che si trovano fra la Valle del Corsente e quella 
di Stura sono frequentemente ricoperti da un terreno diluviale 
assai favorevole all'agricoltura, il quale si stende sopra mon- 
tagne di Ofiolite, e contiene sovente frantumi di questa roccia. 
D'ordinario la sua grossezza non sorpassa un metro. Non è 
desso generalmente aurifero, che anzi talvolta per molte e 
molte miglia non dà traccia d'oro di sorta alcuna, ma non è 
così quando si esplorano le sue masse addossate al fianco si- 
nistro della Valle del Corsente, o nei valloni che da quel lato 
sono con essa in comunicazione. In que' luoghi l'Ingegnere 
Baldracco trovò varj tratti di terreno diluviale aurifero , cioè 
nel Vallone di Cella, a Penellaja, nel Vallone della Tana, 
alla Fossa di Cucco, ai Diacci, a Moglia-Ferrajo ec. Anche 
il terreno vegetabile della Valle del Corsente nei siti ove si 
allarga alquanto , offre qualche traccia d'oro come quello delle 



71 

campagne laterali alla Piota, dopo la sua unione col Corsente, 
Ogni indizio di questo metallo scomparisce più oltre avanzan- 
dosi fra i colli terziarj , ove il terreno alluviale è composto di 
altri materiali . 

Osservando che l'oro delle alluvioni della Valle del Cor- 
sente va accompagnato non solo dall'arena ferrifera, ma da 
ciottoletti di Quarzo più o meno ocraceo, il Baldracco si mise 
alla ricerca dei filoni auriferi nelle masse serpentinose poste in 
vicinanza dei sopraddetti depositi alluviali auriferi . Trovò per- 
tanto nel Vallone di Cella, a Penellaja, nel Vallone della 
Breccia, al Colle del Corno, ai Diacci ec. dei filoni di Quarzo 
cellulare ocraceo che ridotto in polvere somministrò del ferro 
ossidulato, e qualche granellino d'oro. A Penellaja osservò 
ancora molti filoni di Ossidrato di ferro selcioso, da cui ot- 
tenne dei granellini d'oro, e nel Vallone della Tana uno smi- 
surato filone di più di 40 metri di grossezza composto di Clo- 
rite, di Quarzo ocraceo , d' Ossidrato di ferro, e di altre so- 
stanze minerali che alternano insieme fra loro parecchie volte. 
L'Ossidrato di ferro selcioso forma una considerevole parte di 
questo filone, ed è probabile che contenga dell'oro, quantun- 
que non sia stato ancora saggiato colle lavature: ma se ne tro- 
varono indizi in un grande ammasso di rocce affatto consi- 
mili, che sta in mezzo all'Ofiolite presso Moglia-Fen^ajo, e 
che sembra riunirsi, o essere una dipendenza del gran filone 
della Tana . 

Tutti questi filoni che talvolta contengono de' piccoli fram- 
menti di Ofiolite, sembrano appartenere ad un solo sistema, e 
sarebbero stati formati dopo il consolidamento delle masse 
ofiolitiche, da una medesima causa che avrebbe agito presso 
a poco nella direzione del S. S. E. al N. N. O., attraverso la 
catena dell'Apennino, in montagne tutte coperte di Ofiolite , e 
secondo una linea che partirebbe dal villaggio di Casaleggio, 
presso i colli subapennini , per giungere a Sestri di Ponente, 
in riva al mare . 



72 

Il Baldracco opina che la comparsa di questi filoni sia 
stata contemporanea al sollevamento delle Alpi occidentali, e 
che taluni di essi potrebbero essere lavorati con vantaggio. 

Il Prof. Domnandos fa vedere le Rocce principali deW Iso- 
la dì Santorìiiiy sulla quale ha letto una memoria nell' Adu- 
nanza generale degli 8 Ottobre. Egli visitò quest'isola nella 
passata estate, in compagnia del Cons. Russegger, ed ebbe a 
convincersi che è dessa un vero Cratere di sollevamento, se- 
condo la teoria dei De Buch e Beaumont. La descrizione che 
egli ne porge non differisce gran fatto da quella pubblicata 
dai Geologi francesi della Spedizione della Morea, ma le con- 
clusioni a cui egli viene condotto son ben diverse. Si vede a 
primo aspetto che Santoriniy Aspronisi e Therasia formavano 
un tempo una stessa massa, e che la loro separazione non fu 
che la conseguenza necessaria di un unico sollevamento. La 
superficie sollevata si è squarciata in diverse direzioni, e le 
vestigia di questo squarciamento sono gl'ingressi attuali del 
Golfo, come pure varie fessure del cratere, posteriormente 
otturate. 

Quando lo spettatore si trova in mezzo del vasto cratere, 
il suo sguardo non incontra da ogni parte che enormi dirupi 
tormentati in variatissimi modi , talvolta inclinati più di 60 
gradi , e spesso verticali: ma giunto alla vetta, egli scorge con 
sorpresa davanti a se un piano appena declive, che si stende 
verso il mare, e eh' è tutto coperto di vigne di prosperosa vege- 
tazione. Questo piano, insensibilmente inclinato verso oriente, 
resta solo interrotto tutto ad un tratto dal calcare del Monte 
di S, Elia . 

Nel porto dell'Isola, malgrado gli scoscendimenti che 
sembrano essere di sovente accaduti , si può dire che non esiste 
alcuna Scala, e che le Rocce s'immergono tutto ad un tratto 
nel mare: questo è poi ivi talmente profondo, che i vascelli 
non vi possono gettar l'ancora, e lo scandaglio trova a pochi 



75 

metri dalla terra 60 ad 80 braccia, e un po' più lontano fino 
a 200 e 300 braccia . Questa circostanza prova che le pareti del 
cratere si sprofondano sotto il mare , pii^i assai che non si er- 
gano sopra di esso , ciò che non accaderebbe al certo , se il 
corpo dell'isola fosse Topera di successive eruzioni. 

La Trachite sotto tutti i suoi vari aspetti , sempre più o 
meno alterata, e giammai nel suo stato normale, è la roccia 
che compone Therasia^ Aspronisi e Santorini^ eccetto la parte 
S. E. di quest'ultima isola da Pyrgos sino ad Emporion^ che è 
tutta composta di Calcare granulare, roccia comune a diverse 
altre isole, e luoghi della Grecia. Lo stesso calcare apparisce di 
nuovo all'Est dell'isola nel luogo chiamato Monolithos , 

Il Prof. Domnandos mostra in seguito le multiformi alte- 
razioni sofferte dalla Trachite, e fa conoscere l'ultimo strato 
superiore di conglomerato bianco, che costituisce con ammi- 
rabile uniformità il suolo delle tre isole, ed ha alcune volte 
una grossezza di più di 50 metri. Xella stratificazione delle 
varie materie incoerenti che lo compongono ebbe parte, a suo 
credere, l'acqua del mare. 

L' esame della massa calcarea del M. di S. Elia fa sup- 
porre, che il sollevamento e l'inclinazione de' suoi strati, e le 
sue alterazioni al contatto delle Pomici, siano accadute al for- 
marsi del cratere di sollevamento. Sarebbe altrimenti difficile 
il rendere ragione delle moltiplici, e curiose apparenze che 
offre la massa calcarea. 

Le tre isole Seokameni^ Microkameni^ e Paleoh ameni ^ 
situate verso il centro del Golfo, sono composte di masse tra- 
chitiche nere, di Ossidiana e di scorie sollevate a diverse epo- 
che, e che svelano il vero punto ove la natura rinnova i suoi 
tentativi per istabilirvi un cratere di eruzione: ma finora non 
vi riuscì^ vi si vede bensì un' apertura a Microkameni, e quattro 
altre più piccole a Neokameni^ da nessuna però di queste sem- 
bra che siano state vomitate delle correnti, ma che siano sol- 

10 



74 
tanto usciti dei gas e delle materie incoerenti. Tutte le Rocce 
che vi si vedono nel più gran disordine, devono la loro appa- 
rizione alla sola forza del sollevamento, come prova la storia 
dei recenti fenomeni di quest'isola: nessuno mai ha fatto parola 
di correnti, delle quali si sarebbero d'altronde riscontrate le 
vestigia. 

Cotest' isole pertanto sono emerse tutte fatte, s'è lecito di 
così esprimersi, dopo forti scotimenti accompagnati da fiamme, 
da ejezioni incoerenti e da tutto ciò che precede le eruzioni 
dei vulcani attuali. iNon è dunque che ai fenomeni precursori 
di vere eruzioni^ che quest'isole debbono la loro emersione. 
Un'altra prova se ne ha dal vedere che di tempo in tempo de- 
gli scogli nuovi vanno comparendo, e sì uniscono ai primi 
per una specie di apposizione. 

Ancor oggi si veggono tra Neokameni e Mìcrokameni 
delle emanazioni gazose sorgere di continuo dal mare sotto 
forma di piccole bolle ^ gli abitanti hanno assicurato il Prof- 
Domnandos, che uno scoglio s'innalza insensibilmente fra 
Neokameni ed il porto di Santorini^ ciò che confermano pure 
gli scandagli fatti dall'Ammiraglio Lalande e dal Colonnello 
Bory de Saint- Vincent. Ecco dunque che la natura produce 
sempre gli stessi fenomeni, benché con minore intensità. 

Non resta pertanto al Prof. Domnandos dubbio alcuno che 
Y Isola di Saiitorìni non sia, come hanno detto il De Buch e 
De Beaumont, un vero cratere di sollevamento. Le Rocce di 
questa classica località sono mano a mano esaminate dai 
membri , e lasciate poi in dono dal Prof. Domnandos al IMuseo 
di Pisa. 

Il Segretario della Sezione — LODOVICO PASINI, 
Il Pkesidente - PROF. AGGELO SISMONDA . 



IL 2) ir lì asta li. ©iS'tn 

TENUTA IL DI 11 OTTOBRE 1839 



Si legge il processo verbale dell'adunanza precedente, che 
resta approvato, ma a proposito della nuova sostanza combu- 
stibile trovata a Monte Vaso dal Prof. Savi, e che egli ha pro- 
posto di chiamare Branchite^ il Prof. Xesti fa osservare, che si 
trovano nel Museo mineralogico di Firenze, da lui preseduto, 
alcuni saggi di Sclieirerite^ e che questo minerale differisce 
senz' alcun dubbio dalla nuova sostanza trovata ora in Toscana. 

Il Segretario legge una memoria del Geologo Leopoldo 
Pilla di Napoli, che serve d'illustrazione a due spaccati geolo- 
gici degli Apennini, presi nelle due estremità settentrionale e 
meridionale del Regno di Napoli. In una Carta topografica del 
detto Regno sono, per maggior chiarezza, indicate con colori 
le linee seguite dagli spaccati. 

Lo spaccato settentrionale va dalla foce del Gariglìano a 
quella del Iconio per una linea tortuosa, che passa per Vena- 
fro, Castellone,, Castel di Sangro^ il Piano di cinque miglia^ il 
Lago FucinOy Aquila^ il jSl. Corno^ il Pizzo di Sivo^ Tottea^ ed 
il Monte delV Ascensione , Secondo Pilla l'asse ed il corpo prin- 
cipale dell' Apennino è formato lungo questa linea di Calcare 
giurassico, ossia di un Calcare compatto bianchiccio, che mol- 
to assomiglia a quello del Giura, e fu da molti Geologi riferito 
a questa formazione. Si credeva in generale che fossero assai 
rari e scarsi i fossili in esso racchiusi, ma al Pilla è riuscito di 



76 

ritrovarvene di parecchi generi, che però si staccano dalla roc- 
cia con difficoltà. Questo calcare non ha strati marnosi o argil- 
losi subordinati, e però è difficile il distinguere i suoi differenti 
banchi, e solo spera il Pilla di riuscirvi in seguito collo studio 
dei petrefatti. In alcuni luoghi vi sono stati scoperti rari Am- 
moniti ( nel Gran Sasso negli Abruzzi, Monte Gaj-gano nelle 
Puglie)^ in altri trovò molte specie di Nerinee (cinque alme- 
no), alcune Volute e qualche Turritella: le prime e le seconde 
abbondano talmente in qualche luogo che la roccia ne è impa- 
stata^ con questi fossili vi sono ancora degli Ippuriti (^Monte 
Cassino^ Monte di Caserta^ Rupe di Gaeta in Terra di Lavoro): 
in altri luoghi questo Calcare somiglia alla creta indurita, e 
contiene Pettini, Ostriche e Nummuliti, e forse appartiene alla 
creta o almeno al terreno Giurassico superiore (vicinanze di 
Cajazzo in Terra di Lavoro, di Sulmona negli Abruzzi). V'ha 
de' luoghi ove contiene copiosi Ittioliti (^Pìetraroja^ Castellam- 
mare^ Giffuni^. Come il terreno Giurassico alpino racchiude 
vasti depositi di Dolomite ( montagne del Matese^ monte di 
Castellammare ec). Suole essere ancora bituminifero , la sua 
struttura è massiccia il più delle volte, e la sua stratificazione 
di rado è regolare, ma sconvolta più di sovente con varie dire- 
zioni ed inclinazioni degli strati. Forma montagne di gran 
mole, ed arriva nel Monte Corno fino all'altezza di 8996 piedi 
sopra il livello del mare. 

Il terreno Giurassico è il più antico terreno di sedimento 
che comparisca in quelle montagne: non si vede in alcun luogo 
il terreno sul quale riposa. 

All'Est del Monte Corno dal solo lato del Mare Adriatico, 
succede al calcare giurassico il terreno cretaceo, che fa parte 
del Gres apenninico o carpatico, ed appartiene perciò al terreno 
cretaceo della zona mediterranea . Esso consta di Macigno e di 
argilla insieme alternanti e stratificati con molta regolarità: 
non contiene fossili animali, ma solo qualche Fucoide, ed in 



77 

qualche luogo delle foglie di dicotiledoni. Racchiude ancora am- 
massi di Eleantrace e di Lignite non molto abbondanti (^Abruz- 
zo Ultra 1.°). Abbassandosi a mano a mano verso l'Adriatico, 
il macigno scomparisce, le argille diventano predominanti, e 
cosi passa insensibilmente alle argille terziarie. Forma parec- 
chie alte montagne, ed è notabile che laddove questo terreno 
si avvicina all' asse giurassico i suoi strati sono quasi universal- 
mente orizzontali ( Pizzo di Siva^ Tottea ^^ e dal lato delle ar- 
gille subapennine si mostrano in gran disordine e talvolta ver- 
ticali. 

Le argille subapennine formano de' bassi colli, e non sono 
in alcun luogo coperte dalle sabbie: racchiudono in alcuni punti 
Gesso, Bitume, e Stronziana solfata^ i fossili vi sono rari, ed 
appartengono alle specie descritte dal Brocchi. 

In questa parte d'Italia le argille subapennine si trovano, 
come il Macigno, soltanto dal lato del IMare Adriatico, e man- 
cano dalla parte del IMare Tirreno. 

In una valle molto irregolare dell' Apennino giurassico, 
laddove ha la sua sorgente il Volturno, si osserva un deposito 
locale di J'ravertino, che al paese di Castellone ha più di 400 
piedi di grossezza, e costituisce un altopiano. Havvi un simile 
deposito ad Ascoli in riva al Tronto, dove forma parecchie 
masse isolate che ricoprono il terreno cretaceo. La più conside- 
revole è quella posta alla sommità del Monte dell' Ascensione, 
che secondo l'Orsini si eleva 3678 piedi sopra il livello del ma- 
re: ed un'altra pure che merita osservazione è quella posta in 
cima al monte di S. Marco presso la città di Ascoli. Il Pilla 
inclina a risguardare questo Travertino come un terreno ter- 
ziario superiore di acqua dolce. 

Il vulcano estinto di Rocca Monfina posto in mezzo a 
diramazioni dell' Apennino giurassico, è un gran vulcano cen- 
trale circondato da coni vulcanici parassiti. La sola metà occi- 
dentale del gran cratere centrale sussiste tuttora, l'altra è stata 



78 

sconvolta ed abbattuta come nel Monte Somma, È fatto di lave 
anfigeniche alternanti con letti di conglomerati vulcanici. Nel- 
l'ombilico del cratere centrale sorge un monte conico il quale 
si eleva 860 piedi sopra il piano del cratere, ed è intieramente 
di Trachite terrosa in massa. Per queste ed altre apparenze il 
Pilla ritiene che il cratere centrale della Rocca Monjìna sia un 
cratere di sollevamento. 

In molte valli poste nel cuore degli Apennini ed assai ele- 
vate {Piano di cinque mi glia ^ Valle di Fucino^ deìV Aquila ec.) 
si trovano depositi di Pozzolane con Anfigeno, Pirosseno ec. E 
piuttosto difficile il determinare da quai luoghi quelle sostanze 
vulcaniche siano derivate. 

Una linea che comincia presso V Isola di Dino nel Mare 
Tirreno, passa davvicino a S\ Basilio^ Castr ovili ari ^ Saracena^ 
Cassano^ Europoli^ e termina alla foce del Grati ne\ Mare Ionio, 
è quella che divide FApennino secondario giurassico dalFApen- 
nìno pili meridionale, formato di Granito-gneis. Presso questa 
linea da Castrovillari fino a Lungro in Calabria Citra, si trova 
un immenso deposito di Sai Gemma, del quale non si può di- 
stinguere con chiarezza la giacitura. Ha d'intorno delle masse 
di Fillade e dei conglomerati terziarj riferiti dal Pilla alla più 
recente formazione subapennina, colla quale egli reputa legato 
anche il Sai Gemma. 

Lo spaccato meridionale presentato dal Pilla va dal Capo 
Vaticano nel IMare Tirreno alla punta di Stilo in Calabria, e 
passa per Tropea^ Nicotera^ M. Poro^ Monteleone.^ Soriano ^ 
Serra y M. della Colla ^ Monte di Stilo ^ e Monosterace, L'asse 
centrale dell' Apennino in questa parte del Regno di Napoli, 
cioè nelle Calabrie, è fatto di Granito, che passa alcune volte 
allo Gneis. Queste Rocce si presentano sotto vari aspetti mine- 
ralogici, vi è la Pegmatite a Tropea ^ e la Selagite con granati 
al Monteleone^ ec. Lo Gneis deve prolungarsi sotto il mare fino 
risole Eolie^ dove il Pilla ne trovò de' frammenti rigettati 



79 

dal vulcano di Stromboli, L'isolotto di Basiluzzo vicino a Pa- 
naria è fritto di una roccia che ha tutte le sembianze di uno 
Gneis in parte fuso e sollevato dalla forza vulcanica. 

Dal punto culminante deli' Apennino granitico (^3Ionte 
della Colla^ scendendo verso l' Jonio s'incontra sopra il Gra- 
nito un terreno schistoso fatto di una specie di Afanite schi- 
stosa di color bigiccio, che passa alla Fillade. Ad ambedue sono 
subordinati grossi letti di Diorite verde tenacissima: cpiesto 
terreno si distende per lungo tratto, e ad esso è sovrapposto un 
calcare massiccio, non mai stratificato, di color biancastro o 
bianco rossiccio, e lamelloso . -Non contiene fossili di sorta al- 
cuna, e si estende lungo l' Apennino fino all'estrema punta di 
Calabria. Assomigliando questo calcare a quello di Tormina 
nella prossima costa della Sicilia in cui furono trovate molte 
Ammoniti e Belemniti, il Pilla crede di doverlo riferire alla 
formazione Giurassica. 

Laddove la Fillade si congiunge col calcare è frapposto 
con mirabile continuità un grosso letto di ferro idrato, che è 
la più ricca miniera metallica del Napoletano, e che ha fatto 
sorgere in Calabria i due grandi stabilimenti metallurgici di 
Mongiana e della Ferdinandea. Sopra il calcare giurassico 
summentovato si adagia un terreno cretaceo di macigno e di 
argille affatto simili a cjuello dello spaccato settentrionale. 
Havvi in esso qualche scarso indizio di Eleantrace, ma a 
qualche distanza da questo luogo , cioè presso Gerace^ se ne 
trovano alquanti strati di buona qualità, dei quali si cerca ora 
d'intraprendere 1' escavazione . In cjuesto terreno di ^Macigno 
trovò il Pilla due specie di conchiglie, V Ampliidesnia riibigi- 
nosa e la Psainmohia Gari ^ e qualche avanzo vegetabile. In 
questo ultimo luogo il terreno cretaceo poggia sul Granito e sul 
Calcare giurassico, ma fu tutto sconvolto per effetto di solle- 
vamento seguito dopo la sua deposizione;, e qui pure il terreno 
cretaceo mostrasi solo dal lato del Mare Jonio e manca dal lato 
del ]Mare Tirreno. 



80 

Dopo il terreno cretaceo, abbassandosi verso l' Jonlo, s'in- 
contra un terreno di sabbie ed argille manifestamente terziarie. 
Un medesimo terreno terziario si trova a maggiore altezza nella 
vallata del Mesima^ fra Monteleone e Soriano^ dove racchiude 
un gran numero di fossili subapennini. Sopra i monti di Tro- 
pea si osservano a varie altezze grossi banchi di sabbia granitica 
che racchiude grandissimo numero di fossili, che è affatto iden- 
tica a quella che si trova in vicinanza di Reggio^ e che appar- 
tiene alla formazione subapennina superiore. 

E osservabile che laddove nello spaccato settentrionale il 
terreno cretaceo passa insensibilmente alle argille subapennine, 
nel meridionale ciò non si osserva^ le sabbie terziarie in questa 
parte del regno sono sovrapposte al terreno cretaceo in giaci- 
tura discordante, la quale osservazione si può fare alla Fiumara 
di S. Agata y e di Valanidi presso Reggio, 

Conchiude il Pilla col dire, che le osservazioni da lui fatte 
nell' impennino Napoletano concordano appieno con l'opinione 
d'Elie De Beaumont intorno all'epoca del sollevamento degli 
Apennini in generale^ i quali al certo furono sollevati nel 
periodo di tempo, che trascorse fra il deposito cretaceo ed il 
terziario, e contemporaneamente ai Pirenei. Infatti il terreno 
cretaceo appare dappertutto dislocato nel Regno di Napoli, ed 
il terreno terziario nella sua naturale positura. Questo fatto 
meglio che altrove si osserva nelle vicinanze di Reggio^ nel 
qual luogo trovasi il terreno cretaceo raddrizzato, e sopra il 
qual terreno è posto il terziario in giacimento discordante. 
Ecco pertanto che l'epoca del sollevamento dell' Apennino, 
che il De Beaumont avea dedotta principalmente dal paralle- 
lismo della sua direzione con quella dei Pirenei, viene ancora 
dimostrato dalla differenza delle giaciture. Potrebbe accadere 
che oltre questa linea principale di sollevamento altre ancora a 
questa subordinate si osservassero nell' Apennino Napoletano. 
Così nella parte occidentale della provincia di Cosenza vi sono 



81 

alcune masse serpentinose, l'emersione delle quali avrà potuto 
occasionare qualche particolare direzione di sollevamento. 11 
Pilla ha qualche sospetto di ciò, ma non potè ancora fare su 
questo argomento alcuna ricerca particolare. 

Dalla lettura della precedente memoria il Prof. Savi prende 
motivo di far osservare ! , come la struttura geologica degli 
Apenninì di Napoli corrisponda in ogni parte o con lievi diffe- 
renze, a quella degli Apennini Toscani. Nel terreno di Fillade 
e Diorite, indicato dal Pilla, ravvisa il Prof. Savi il Verrucano^ 
ed in quel calcare giurassico il Lias apenninico . 11 terreno 
cretaceo o di Macigno è affatto identico nei due paesi, e solo il 
Pilla non avrehbe connesso con il Macigno Napoletano quegli 
strati calcarei che formano ordinariamente la sua parte infe- 
riore. Neil' Eleantrace trovato dal Pilla nel Macigno, ravvisa 
il Geologo pisano la Stipite della Toscana e della valle del 
Taro, di cui si trattò in un'adunanza precedente, e conviene 
in conseguenza col Pilla, che geologicamente non possa più 
riferirsi al terreno carbonoso ed al Litantrace quel combustibile 
del Regno di Napoli . 

Il passaggio del Macigno alle argille terziarie subapennine, 
citato dal Pilla nel suo spaccato settentrionale, sembra indicare 
piuttosto la presenza anche colà, come in Toscana, di un ter- 
reno terziario naedio, del quale alcuni strati simulano talvolta 
il Macigno, e che non è sempre molto facile di separare dalla più 
recente formazione subapennina. In quanto al sollevamento 
degli Apennini Napoletani, sembra al Prof. Savi che possa 
essere accaduto come in Toscana, in varie epoche, e che le 
più recenti si potranno forse riscontrare più chiaramente 
quando saranno bene esaminate le masse serpentinose, delle 
quali il Pilla ne indica alcune presso Cosenza. 

Il Segretario Pasini manifesta l'opinione che il calcare 
indicato dal Pilla in molti punti dello spaccato settentrionale, 
come ricco di Nerinee, di Volute, di Turritelle, d'Ippuriti ec, 

11 



82 

sia più recente del calcare Giurassico ed appartenga piuttosto 
alla parte inferiore del terreno cretaceo, come quello che con- 
tiene i Nummuliti. 

Si legge dal Segretario una memoria inviata alla Sezione 
dal Cav. Gràberg d'Hemsò, intitolata Sunto degli ultimi pro- 
gressi della Geografia. L'Autore vi passa in rivista le princi- 
pali opere geografiche, le Carte pubblicate in questi ultimi 
anni, e gli studj e viaggi di scoperta stati intrapresi nelle 
diverse parti del mondo, per il perfezionamento delle scienze 
geografiche. Rammenta particolarmente i lavori fatti nel Mes- 
sico e nella California dal Cav. Piccolomini, e finisce manife- 
stando il desiderio che anche in Italia sia fondata una Società 
geografica, ad esempio degli altri paesi, acciocché questo ge- 
nere di studj vi sia coltivato con più zelo ed alacrità. 

Il Presidente Sismonda comunica alcune sue memorie 
sulla geologia delle Alpi Piemontesi, che saranno stampate in 
seguito a quelle già fatte di pubblica ragione. Vanno con- 
giunte alla Carta geologica del Regno Sardo continentale, che 
egli ha quasi omai condotta a fine, e debbono servire ad essa 
d'illustrazione. Dalle molte particolari osservazioni contenute 
in queste memorie risulta quanto segue. 

Quei terreni sedimentar] delle Alpi Piemontesi, che il 
Prof. Sismonda avea indicato ne' suoi precedenti lavori sotto 
il nome di terreno Giurassico, e poi di terreno Giurassico in- 
feriore e superiore, ora egli, appoggiato a nuove osservazioni 
fatte in recenti viaggi, trova di dover dividere e classificare 
dal basso all'alto come segue. 

A. In Lias inferiore^ composto al basso di un' arenaria 
inodificata, poi di un calcare schistoso cristallino, di schisti 
argillosi con Belemniti, Entroclii, ed impronte di piante, che 
furono giudicate proprie del terreno carbonifero. Questo Lias 
contiene in vari luoghi dell'Antracite, e può essere osservato 
specialmente nei monti di Petit-coeur^ al Col da Bonhoinme ec. 
nella Tarantasia. 



85 
B. In Lias superiore che si distingue dal precedente più 
di tutto pei caratteri mineralogici, e consta di Pudinga calcarea 
e quarzosa, alternante con un calcare schistoso cristallino e 
con uno schisto argilloso . Si vede a Moutiers^ al Col clu Bon- 
liomme ec. nella Tarantasia. 

C In Oolite inferiore^ composta di una breccia calcarea 
con Belemniti, di calcare cristallino, schisti ed arenarie modi- 
ficate. Si osserva nella Valle di Aosta superiore, a Villet nella 
Tarantasia , nella Moriana.^ nella Valle della Dora ec. Questo 
banco si sarebbe anche potuto unire al Lias^ ma per la presenza 
in esso di alcuni fossili particolari, per la sua costanza e per 
esservi spesso unito del ferro perossidato, fu dal IJas disgiunto 
e considerato come equivalente 2^ Oolite inferiore dell'Inghil- 
terra. Spesso il calcare di questa Oolite inferiore si trova me- 
tamorfosato in Gesso. 

/>. In Argilla di Oxford ( Oxford Clay,^ e Terreno an- 
tracitoso^ composto di Calcare schistoso, Arenaria, Psammiti 
insieme alternanti, e considerevoli depositi di Antracite. Si 
trova nella Valle di Aosta^ di^VC Isera^ e del Duron nella Ta- 
rantasia^ nella Moriana^ nelle valli della Dora^ della Stura^ 
del Tanaro ec. Alcune di queste Rocce si trovano talvolta rim- 
piazzate dalla Pudinga quarzosa rossiccia, e verdognola modi- 
ficata. Alcune impronte di piante trovate in questo terreno 
sono diverse da quelle esistenti negli strati sovraccennati del 
Lias, 

E, In Argilla terrosa con coralli (^Coralrag^ Argilla di 
Kinimeridge^ Oolite di Portland^, E questo un grosso banco 
composto di calcare ora cristallino, ora compatto, di color 
bigio più o meno oscuro, con resti di zoofiti ed altre spoglie 
organiche indeterminabili, il quale rappresenterebbe i tre sopra 
indicati terreni dell'Inghilterra, ec. Si vede al Monte Taòor, 
nei contorni dì Briancon^ al Collo di Lauzanier {Pouriac)^ 
des MongeSy ec. 



84 

Le metamorfosi e gli altri strani accidenti di sollevamento 
e di contorsioni degli strati, a cui furono soggette le Rocce 
delle Alpi Piemontesi, porgono occasione al Prof. Sismonda di 
entrare in molte particolarità, che interessano tanto la geologia 
speciale dell'Italia, quanto la scienza in generale. La Sezione 
manifesta il vivo desiderio che queste sue memorie e la Carta 
geologica siano quanto prima fatte di pubblica ragione. 

Il Prof. JNIazzi mette sotto gli occhi della Sezione una nuova 
serie di Rocce e di fossili della Valle delV Oinhrone nel Sanese, 
e porge alcune spiegazioni verbali sulla loro giacitura. Si ri- 
scontra esservi in questa parte della Toscana una bella suc- 
cessione di sedimenti terziarj, dal terreno Terziario medio al 
Subapennino superiore, nel qual ultimo si trovano intercalati 
numerosi strati a conchiglie fluviatili e terrestri . Ricercatore 
indefesso dei prodotti naturali di que' luoghi, il Prof. Mazzi 
vi fece ampia raccolta di conchiglie fossili, ed anche di quelle 
microscopiche figurate nella grand' Opera del Padre Soldani. 
Egli fa vedere alla Sezione molte singolari specie di questi 
minutissimi esseri. 



Le due sezioni di Geologia e di Fisica si uniscono nel- 
r Anfiteatro Chimico, dove il Prof. Orioli espone una sua nuova 
ipotesi sul calore centrale della terra, argomento che interessa 
egualmente i Fisici ed i Geologi. Il Prof. Orioli, rammemorate 
le varie ipotesi o teorie finora proposte su questo argomento, 
e persuaso che i calcoli dell'Ampère e del Poisson, abbiano 
dimostrato l'impossibilità che esista ancora nell'interno della 
terra un forte calore iniziale, ed uno stato di fusione ignea, 
suppone per spiegare e la causa dei Terremoti, e quella della 
crescente temperatura della terra dall'esterno all'interno, che 
vi sieno nelle sotterranee regioni certi composti chimici, dai 
quali tali effetti si producano. Questi composti, secondo il Prof. 



85 

Orioli, sarebbero stati formati nelle viscere della terra antica- 
mente, sotto particolari condizioni, cioè di alta pressione e di 
alta temperatura, i quali composti non potrebbero conservarsi 
quali sono alla superfìcie della terra stessa , e sarebbero poi 
soggetti a decomporsi e a sviluppare in conseguenza calore e 
sostanze gazose, tutte le volte che dalla superficie terrestre 
arrivassero fino ad essi o l'aria o l'acqua. Da ciò, secondo 
il Prof. Orioli, la causa dei Vulcani, dei Terremoti, e della 
temperatura della terra crescente dall'esterno all'interno. 

Questa ipotesi del Prof. Orioli sembra al Pasini insuffi- 
ciente onde spiegare tutti i fenomeni geologici, e poco in ar- 
monia con altri fatti generali di cosmologia. Il Pasini fa osser- 
vare come i calcoli del Poisson abbiano tutt'altro che rovesciata 
la teoria del calore centrale ed iniziale della terra, e come anzi 
colla nuova ipotesi, che il Poisson ha voluto sostituirvi, si 
giungerebbe di necessità ad una conclusione, che i più avve- 
rati principj della scienza rendono inammissibile. Secondo 
questa ipotesi per effetto di un condensamento prodotto dalla 
pressione dei fluidi elastici, il raffreddamento e consolidamento 
del Globo terrestre avrebbe avuto principio al centro, e si 
sarebbe inoltrato grado a grado fino alla superficie. Ora non 
solo molti fatti geologici dimostrano che la superficie della 
terra si è consolidata prima delle parti sottoposte, dalle quali 
si sollevarono poi delle masse fuse che l'hanno sconvolta ed 
attraversata in più direzioni, ma coli' ipotesi stessa del Poisson, 
anche ammettendo che sia stato il centro della terra il primo a 
consolidarsi , si deve insieme ammettere che alcune zone fluide 
abbiano in qualche tempo esistito al disotto della superficie 
terrestre già consolidata^ perchè l'effetto della pressione, sem- 
pre minore quanto più lontano dal centro, dovette essere ad 
un certo punto bilanciato e poi superato dalle altre cause , che 
tendevano a raffreddare la superficie terrestre ;, fra le quali cau- 
se si deve assegnare il primo posto al calorico raggiante . Può 



86 
dunque esservi ancora nell' interno della terra un resto di ca- 
lore proprio ed iniziale, che sia la causa di molti fenomeni 
geologici. 

Altre cose aggiunse su questo argomento il Pasini , ed 
altre il Prof. Orioli, ciascuno in appoggio delle proprie ipotesi: 
alcune considerazioni furono anche fatte dal Canonico Bellani 
e dal Prof. Botto , ma la discussione per mancanza di tempo 
rimase indecisa. 

Il Segretario della Sezione —LODOVICO P ÀSINI . 
Il Presidente - PJIOF. ANGELO SISMONDjÌ . 



TENUTA IL DI 12 OTTOBRE 1839 



Jil Segretario legge il processo verbale della precedente adu- 
nanza, che resta approvato. 

Il Dott. Attilio Zuccagni Orlandini mette sotto gli occhi 
della Sezione tutte le parti già pubblicate della sua Corografia 
dell'Italia^ e la raccolta dei documenti originali che hanno 
servito, e serviranno per la compilazione del suo gran lavoro. 
Due volumi di testo , e più di cento tavole sono già escite alla 
luce. 

Il Dott. Zuccagni indica il piano che ha seguito dapprima 
in quest'opera, le modificazioni che dipoi ha creduto conve- 
niente di adottare, e fa particolare menzione degli ajuti che 



87 
ebbe dalle Amministrazioni pubbliche e da' privati, per adu- 
nare tanti materiali^ la Sezione eccita lo Zuccagni a condurre 
a fine il suo lavoro sollecitamente. 

Il Pasini presenta alla Sezione una raccolta delle princi- 
pali Rocce delle Alpi Lombardo-Venete da esso deposta nel 
Museo di Pisa, e dà il sunto di un suo quadro geologico delle 
Alpi meridionali, dal Friuli al Lago Maggiore. 

Un terreno di INIicaschisto serve di base in queste monta- 
gne alle formazioni secondarie: certamente è questo Micaschi- 
sto il prodotto di Rocce sedimentarie più antiche metamorfo- 
sate, ma questa alterazione o metamorfosi fu prodotta avanti 
il deposito delle formazioni secondarie. Ciò si può vedere con 
chiarezza nella Val Trompia nel Vicentino, nella V alsugana 
nell'Agordino ec. dove la linea di separazione fra il INIicaschisto 
e l'Arenarie che gli stanno sovrapposte è distintissima, e dove 
queste Arenarie sono per lo più inalterate, e formate in gran 
parte di frammenti del medesimo Micaschisto e di Quarzo. 

E chiaro che questa antica alterazione del INIicaschisto non 
si può distinguere con facilita in que' luoghi dove nuove alte- 
razioni hanno subito tanto gli antichi che i moderni terreni , 
come sui Laghi di Lugano e di Cotno^ nella Valle Seriana ^ 
nella Val Cainonica ec, e in generale lungo tutto l'asse cen- 
trale cristallino delle Alpi, ma si rileva benissimo in altre loca- 
lità, e in quelle specialmente dove il Micaschisto fondamentale 
fu colle posteriori formazioni sollevato per brevi tratti, senza 
che un corrispondente sollevamento sia avvenuto nella massa 
calcarea che lo circonda. In queste masse isolate di Micaschisto 
(^Val Trompia ^ Vicentino , Agordo^ emerse nel mezzo della 
gran zona calcarea, la Roccia fondamentale non sembra aver 
subito alcuna nuova alterazione: forse ciò si collega colla causa 
stessa del sollevamento, che sembra essere stata molto meno 
energica in questi punti isolati, e dovuta solo a qualche eje- 
zione di Porfido nero, mentre lungo l'asse centrale fu certa- 



88 

niente più violenta, e prodotta probabilmente dall'apparizione 
di altre Rocce ignee. 

Gli antichi terreni secondar] delle Alpi meridionali, che 
servono di base alla gran massa calcarea secondaria, sono da 
studiarsi in que' luoghi dove la Roccia fondamentale non ha 
subito nuove posteriori alterazioni^ e dove per conseguenza 
anclie gli antichi terreni secondar] si conservano in gran parte 
inalterati, o si può almeno studiarne la natura e la successione 
con chiarezza. Sui Laghi di Lugano e di Como, nella Valle 
Serìana, nella Val Camonica ec. non si può determinare con 
precisione questo terreno secondario antico delle x\lpi , o met- 
terlo in parallelo coi terreni analoghi degli altri paesi: si pos- 
sono invece colà studiare le sue alterazioni, e dedurre dalle sue 
varie metamorfosi quelle forme originarie, che si sono meglio 
conservate negli altri punti della catena. 

Il Pasini annovera in dettaglio i vari membri del terreno 
calcareo-arenaceo antico, e crede che gli strati arenacei infe- 
riori non solo rappresentino l'Arenaria rossa, ma possano an- 
che ritenersi per i rappresentanti dell' Arenaria carbonifera, la 
quale avrebbe qui avuto, e specialmente verso l'asse della ca- 
tena, un piccolo sviluppo. Egli non crede che si possa trovare 
un'esatta corrispondenza fra questi banchi calcareo-arenacei 
delle Alpi , e gli antichi terreni secondar] della Germania , 
tanto più che gli sembrano essere in complesso una sola e 
grande formazione di Arenarie e Calcarle insieme alternanti, 
in cui le Arenarie siano predominanti al basso e le Calcarle 
superiormente. Crede però che per facilitarne lo studio si pos- 
sano adottare alcuni rapporti fra queste formazioni e quelle del 
Nord, se dessi specialmente siano appoggiati a caratteri che 
rimangano costanti in molti punti della catena. Trova perciò 
che il Calcare rosso oolitico riferibile all'Arenaria variegata, si 
riproduce in tutte le valli del Tirolo e delle Provincie Venete, 
nelle quali apparisce la massa calcareo-arenacea secondaria, e 



89 

così pure ha egli osservato in tutti questi luoghi quel calcare 
conchio-lifero riferibile al Muschelkalk ^ che è bene caratteriz- 
zato dalla presenza di alcune conchiglie. 

Gli strati inferiori di questo sistema Calcareo-arenaceo , i 
quali sono al basso molto quarzosi, di colore grigio bianco, con 
frequenti benché leggeri indizi di Litantrace e con piante fossili 
proprie della formazione carbonifera, e nella parte superiore 
quasi costantemente argillosi, schistosi e di color rosso, con 
marna subordinata, egli crede che debbano essere i rappresen- 
tanti dell'Arenaria rossa e del Terreno carbonifero, questi ter- 
reni si assottigliano da uno all' altro paese , ma non sempre af- 
fatto spariscono . 

Osserva dopo il Pasini che il sistema Arenaceo-calcareo 
delle Alpi meridionali va gradatamente ingrossandosi proce- 
dendo dai Laghi Milanesi verso la Carnia^ nel quale ultimo 
paese, com'egli fece già osservare in altra adunanza, assume 
caratteri differenti e meglio determinati^ cosicché si può quasi 
credere senza alcun dubbio che rappresenti un terreno piìi an- 
tico dell'Arenaria rossa. Nella Gamia queste antiche arenarie 
hanno una potenza quasi doppia che nel Vicentino^ e molto 
maggiore di quella del corrispondente terreno dei Laghi Mi- 
lanesi . 

Siccome il terreno calcareo-arenaceo antico s' ingrossa 
procedendo dall'Ovest all'Est, crede il Pasini che possa assu- 
mere una maggiore potenza anche discostandosi dall'asse cen- 
trale della catena. Di ciò ne sarebbero un indizio anche i de- 
positi della F al Trompia e del Vicentino^ emersi a qualche 
distanza dal detto asse centrale : in questo caso potrebbero esi- 
stere a grande profondita, sotto la pianura Lombarda, quei 
terreni dei quali si ravvisa ora soltanto un debole prolunga- 
mento lungo l'asse della catena. 

Sopra il sistema Calcareo-arenaceo antico giace la grande 
massa calcarea delle Alpi meridionali che viene dal Pasini di- 



12 



90 

visa in più bancFii, i quali sia per l'effetto di qualche meta- 
morfosi, sia per differenza originaria di forme, non si corri- 
spondono in tutti ì loro caratteri da un punto all'altro della 
catena. Dal Lago d'Iseo fino alla Carnia egli annovera dal 
basso all'alto: 

1." Un Calcare sovente cristallino e cavernoso, di colore 
or bianco, or bigio, or rosso languido, nel quale si distingue a 
stento la stratificazione. Contiene del carbonato di Mas^nesia, 
e somiglia sotto certi rapporti alla Dolomite : vi si trovano im- 
pronte di conchiglie dei generi Pecten, TrocJiuSy T arri teli a qc^ 
il Cardium trìquetriim^ un Cydarites^ dei Zoofiti ec. E molto 
potente , ed alterna nella sua parte superiore con un Calcare 
compatto a frattura liscia . 

2.° Un Calcare oolitico che alterna inferiormente col 
precedente Calcare compatto a frattura liscia , e superiormente 
con alcuni strati di Calcare compatto conchiglifero, con una 
Breccia calcarea , con Lumachelle ec. 

5." Un Calcare con Ippuriti^ Sferuliti^ Volute^ JYum- 
miditi e Zoofiti che alterna con un Calcare compatto a frat- 
tura liscia, ed ha talvolta inferiormente un Calcare a fram- 
menti conchigliacei ed un Calcare a frattura concoidea, mac- 
chiato di rosso e di verde. Si trovano pure talvolta in questo 
banco degli strati di Marna e di Arenaria gialliccia. 

4." Un Calcare costantemente rosso ed argilloso, con 
Ammoniti i T erehr alide ^ Aptycus lamellosus^ ossa di Cocco- 
drillo ec. 

5.° Un Calcare biancastro alquanto argilloso , a frattura 
liscia e concoidea , che si chiama volgarmente Biancone quan- 
do i suoi strati inferiori sono alquanto potenti^ Scaglia allor- 
quando i suoi strati diventano nella parte superiore più sottili 
e spezzati. In ambedue questi ultimi banchi si trova il Pi- 
romaco . 

Nelle montagne del Milanese , e specialmente sul Lago di 



9i 

Como e nella Valle Seriana i banchi inferiori della precedente 
massa calcarea si presentano più di sovente di color nero, sono 
attraversati da frequenti vene di Spato calcareo, e sono anche 
talvolta bituminosi: potrebbero forse essere anteriori alla for- 
mazione del Lias, come opina il Dottor De Filippi: s'incontra 
peraltro per grandi tratti delle montagne Lombarde il Calcare 
cristallino del primo banco sopra indicato, identico con quello 
delle Alpi Venete^ vi sono ancoragli strati colitici, il Calcare 
rosso ammonitico, e la Scaglia. 

Il Pasini referisce al Lias ed alla formazione oolitica i due 
jDrimi banchi^ il terzo, quarto e quinto alla formazione del 
Green sancì e della Creta, coll'avvertenza però che tutti questi 
terreni si trovano in generale così concatenati ed allacciati fra 
di loro, che sarebbe oltremodo difficile il distinguere il confine 
assoluto dell'uno o dell'altro. Accenna le differenti opinioni 
di altri geologi, e in particolare del Dott. De Filippi sulla clas- 
sificazione di questa massa calcarea . 

Il terreno terziario medio ricopre la Scaglia nelle Provin- 
cie tenete, ed è qua e là susseguito dal terreno terziario sub- 
apennino. Di quest' ultimo il Pasini ne accenna una lunga 
zona, quasi non interrotta per quaranta miglia, dalle rive della 
Brenta fino al Friuli^ la quale è connessa quasi da per tutto 
col terreno terziario medio. 

>el Milanese vi ha qualche traccia del terreno terziario 
subapennino, trovata dal Dott. De Filippi nei contorni di Va- 
ldese. A Como^ in vari punti della Brianza ed altrove, vi sono 
depositi del terreno terziario niedlo , e crede ora il Pasini che 
possano almeno in parte riferirsi a questo terreno, quelle Rocce 
Calcareo-psammitiche del Lago d'Iseo, del Bergamasco ec. 
che hanno una grande rassomiglianza mineralogica col JMa- 
cìgno degli Apennini, ma che somigliano ancora a quel ter- 
reno terziario oholitico con strati di Pudinga e con Lignite, 
descritto dal Professor Savi, e che nella Toscana si trova fra il 
Macigno e le Marne subapennine. 



92 

Il Pasini si riserva di far conoscere nella prossima adu- 
nanza la distribuzione geografica di questi terreni, e le Rocce 
ignee che li hanno sconvolti o alterati, col mostrare la Carta 
geologica del Regno Lombardo-Veneto. 

Il Prof. Savi offre alla Sezione un suo lavoro sulle Rocce 
ofiolitlche della Toscana, la cui pubblicazione fu condotta a 
termine in questi ultimi giorni. In detto lavoro, data un'idea 
della disposizione geografica delle masse serpentinose della 
Toscana, passa il Prof. Savi a descriverne l'aspetto e la com- 
posizione mineralogica. La Diorite, l'Ofite, la Serpentina o 
Ofiolite, FEufotide, la Pirossenite e la Sienite , sono le Rocce 
plutoniane che egli ha trovato insieme riunite, e che in conse- 
guenza riguarda come dipendenti le une dalle altre . Pei fatti 
osservati nella Toscana, il Prof. Savi è stato condotto a stabi- 
lire che la comparsa di queste Rocce sìa posteriore al deposito 
del terreno del Macigno, e anteriore a quella dei terreni ter- 
ziarj , giacché trovansi questi ultimi terreni non alterati dalle 
masse serpentinose, le quali hanno invece estremamente alte- 
rato e modificato quelle porzioni de' terreni del Macigno che 
incontrarono nella loro comparsa. Dai vari gradi di alterazione 
di questi terreni, secondo il Prof. Savi si originarono alcune 
specie di Galestro e di Diaspro^ e fu prodotto il Gabbro rosso. 
Con questo nome egli designa una Roccia, che potrebbe dirsi 
quasi l'effetto di un generale rammollimento, se non di una 
fusione del terreno di Macigno , cosicché in questo, ove è con- 
vertito in Gabbro rosso, oltre ad essere quasi intieramente spa- 
rito ogni indizio di stratificazione, vedonsi in molti luoghi 
indizi di fusione, e colà la Roccia è divenuta sovente una 
Amigdaloide. Anzi ne' vacui di una tal roccia egli ha trovato 
una specie di minerale simile alla Leumonìte^ ma che per al- 
cuni essenziali caratteri ne differisce^ cosicché egli ha creduto 
di doverne fare una specie nuova col nome di Caporcianite. 
Dopo aver dato un'idea delle masse serpentinose e delle 



95 

alterazioni che queste indussero nei terreni secondar], passa il 
detto Professore ad esaminare le altre Rocce, e specie minerali 
che si trovano in filoni dentro queste masse , le quali in conse- 
guenza debbon considerarsi come colà introdotte o formate in 
epoca posteriore al consolidamento della massa stessa. I filoni 
che egli annovera come proprj alle Ofioliti toscane sono Gi^a- 
nitìciy Opalini^ Calcedoniosi^ Feldispatici^ Siliceo-calcarei^ 
Miemmitìci ^ Cupriferi, I Granitici e gli Opalini li ha trovati 
nelle Serpentine di San Pietro in Campo nell'Isola dell'Elba: i 
Calcedoniosi nel Volterrano a M. Rufoli: i Feldispatici a M. 
Vaso, e M. Castelli nel Volterrano , all' Impruneta presso Fi- 
renze: i Siliceo-calcarei a M, Castelli: i Miemmitici nel Vol- 
terrano presso Memmo: i Cupriferi poi sono frequenti nelle 
masse serpentinose toscane, e su questi specialmente egli si 
fermò, giacché interessano non solo la Geologia, ma anche 
l'industria nazionale , essendosi in essi intraprese ultimamente 
varie utili escavazioni di minerale di Rame . I filoni di Monte 
Castelli^ di M, Vaso, di Rocca Tederighi^ di M. Catini^ sono 
quelli che specialmente prese in esame , e sui quali fece varie 
deduzioni. Così dall' osservare che alcuni filoni cupriferi non 
solo si estendono nella massa ofiolitica, ma penetrano e tra- 
versano ancora le Rocce secondarie modificate, che loro sopra 
incombono, e dall'esame della struttura dei filoni medesimi, 
egli ne dedusse che la comparsa dei detti filoni sia accaduta 
dopo la perfetta consolidazione delle masse ofiolitiche. Lo stato 
poi delle materie contenute in que' filoni, gl'indizi di stritola- 
mento, la consumazione degli angoli, graffiatura e lustratura 
della superficie, gli diedero motivo di stabilire che le pareti 
dei filoni abbiano sofferto un movimento dopo la loro forma- 
zione, e siccome d'altronde l'esame dei terreni stratificati so- 
vrapposti a queste Rocce ignigene gli aveva somministrato 
argomento di determinare che le masse di tali ultime Rocce 
dopo la loro consolidazione fossero state sollevate e rotte, credè 



di 

di poter dedurre da quanto gli mostrano i filoni, una nuova 
prova di un simile posterior sollevamento. 

In conseguenza di tutto ciò, secondo il parere del Prof. Savi 
le masse ofiolitiche della Toscana, dopo la loro comparsa fu- 
rono prima un poco mosse ed alterate dalle injezioni dei filo- 
ni, e posteriormente da un altro movimento, che non solo 
modificò meccanicamente i filoni medesimi, ma spaccò le in- 
tere montagne che da quelle rocce son formate, e sollevò 
non solo tutti i depositi secondar] e terziarj sovrapposti , ma 
ancora i Pluto-Neutoniani. Suppone il Professor Savi, che 
quest'ultimo sollevamento possa essere stato contemporaneo o 
dipendente dalla comparsa delle Rocce Trachitiche e di Selagite. 

Il Prof. Savi finalmente comprova le sue asserzioni sotto- 
ponendo all'esame della Sezione la numerosa raccolta delle 
relative Rocce da lui formata, e conservata nel Museo Pisano. 

Il Segretario comunica un Quadro figurato della strut- 
tura minerale del Gloòoy del Geologo parigino Nereo Boubée, 
che l'Autore ha mandato al Consesso scientifico, per far cono- 
scere alcune sue nuove idee sul modo con cui si formarono 
gli strati. Ogniqualvolta si osservano parecchi strati di mate- 
riali differenti sovrapposti gli uni agli altri , non è sempre 
vero, secondo il Boubée, che siano prima stati deposti gli 
strati inferiori, e mano a mano sopra di questi gli strati su- 
periori, ma possono essere stati formati tutti contemporanea- 
mente , Le alluvioni portate dai fiumi nel mare, sono dai mo- 
vimenti delle onde marine distribuite con una certa regola 
sopra le spiagge . I ciottoli e i frammenti più grossi sono 
rigettati sulla spiaggia e sospinti fino al punto ove arrivano 
le più alte maree: le sabbie vengono in parte distribuite 
più sotto, all'altezza delle maree ordinarie, ed in parte sono tra- 
scinate dai venti , entro terra . Inferiormente alle sabbie si di- 
spongono le Argille sabbiose, poi le Argille marnose, e fi- 
nalmente più a basso e più discosto dalla spiaggia la fanghi- 



95 

glia più tenue ed i precipitati chimici. Tutti questi vari 
depositi di Ciottoli, Arene, Argille, ec. continuando a rice- 
vere un aumento progressivo, possono dare origine ad una se- 
rie di strati parallelli fra loro , e sovrapposti gli uni agli altri , 
ma nulladimeno contemporanei^ ed ogni singolo strato resul- 
tante dalle varie sopraindicate materie sarebbe invece prodotto 
in epoche differenti, il più antico sarebbe quello che tocca la 
spiaggia, ed il più recente quello che si estende verso il mare. 

Queste idee del Boubée sul modo con cui si possono for- 
mare gli strati , non sembra a parecchi membri della Sezione 
che siano applicabili alla spiegazione della formazione degli 
strati quali si osservano nelle montagne. Il Prof. Savi fa anche 
osservare, che nella supposizione stessa del Boubée, non si ot- 
terrebbe una serie di strati individualmente omogenei, esten- 
dentisi orizzontalmente verso il mare, bensì una serie di strati 
inclinati parallelamente alla spiaggia, i quali in un punto sa- 
rebbero formati di ciottoli e in altri di sabbie, di argille ec. 

Il Prof. Savi comincia la lettura di alcune sue Considera- 
zioni sulla Cattiv' aria delle Maremme Toscane^ che per man- 
canza di tempo resta interrotta, e viene rimessa al giorno 14. 

Quest'adunanza fu onorata dalla presenza di S. A. I. e R. 
il Gra.]sduca. 

Il Segretario della Sezione — LODOVICO PASINI. 
Il Presidente - PROF. ANGELO SISJWND^i. 



96 

AL MONTE PISANO 

FATTA IL GIORNO 13 OTTOBRE 1839 



xIl. quest'escursione, fatta sotto la scorta del Prof. Paolo Savi, 
prendono parte l'Ingegnere delle Miniere Baldracco, il Cav. 
Berardi, l'Ingegnere Ridolfo Castinellì, il Professor Domnan- 
dos, G. Heywood, Prof. Kloeden, Prof. Linck, .Tonas, Con- 
sole Matthiessen, Cav. Prof. Mazzi, Prof. Oken, Orsini, Puliti 
Leto, Dottor Tito Puliti, Repetti, Rovis, il Prof. Sismonda 
Presidente, ed il Pasini Segretario , alcuni dilettanti si uniscono 
inoltre ai precedenti 

La comitiva si dirige da prima ai Bagni di S, Giuliano^ 
ed alle vicine Cave dì pietra da Calcina forte^ ove osserva un 
Calcare di color bigio a strati inclinatissimi, nel quale si ve- 
dono segni evidenti di una forte alterazione . Alcuni filoncini 
e straterelli ed anche arnioni di una sostanza bianca, talvolta 
quarzosa, talvolta polverulenta, che lo intersecano quasi sem- 
pre parallelamente agli strati, sembrano a taluni resti di Pi- 
romaco molto alterato . Il Prof. Savi non rigetta questa opi- 
nione, che fu anche un tempo la sua, ed aggiunge che nel 
gruppo delle Panie presso Monzone ed Ajola^ si rivede in con- 
simile giacitura questa medesima sostanza, dove però sembra 
essere collegata colle Rocce ignee. L'Ingegnere delle Miniere 
Baldracco osserva in questi medesimi filoni del quarzo talora 
confusamente cristallizzato, e àeì Braunspath. 

Alla base delle masse calcaree , dove esse sorgono dalla 
pianura, la comitiva osserva le sorgenti delle acque termali che 
alimentano i Bagni di S, Giuliano, 



97 

Da questo luogo fino alla Valle di Calci si passa a fianco 
di grandi masse alterate della suddetta Calcarea, la quale pre- 
senta in qualche tratto ( Bagno della Duchessa ) una singolare 
pseudo-stratificazione , che peraltro si può ben riconoscere per 
le vere divisioni degli strati che chiaramente veggonsi correre 
in senso opposto . 

Gli strati superiori delle masse calcaree da ambo i lati dei 
Bagni di S. Giuliano, sembra ad alcuni che possano essere ri- 
feriti al terreno cretaceo, come avea già supposto il Prof. Savi, 
però senza che il limite dei due terreni si possa distinguere 
con chiarezza . 

Più avanti, nella Valle d'Asciano^ si vede il terreno del 
Verrucano colle sue moltiplici varietà di rocce più o meno 
alterate, dal mezzo delle quali, presso il villaggio d'Asciano, 
scaturiscono quelle eccellenti acque potabili, che vengono con- 
dotte a Pisa. Finalmente al M, d'Oliveto la comitiva potè os- 
servare, nei grandi e pittoreschi tagli praticati nella rupe, un 
Calcare cristallino e talvolta di aspetto frammentare, nelle cui 
fenditure si trova la celebre Breccia ossìfera. 

Prima però di arrivare al M, d' Oliveta^ si osservano fra 
Asciano ed A guano ^ alla base di alcune masse calcaree, for- 
mate in gran parte di Calcare cavernoso, le varie sorgenti di 
Acqua acidula, che scaturiscono dal terreno alluviale, vicinissi- 
mo alla roccia in posto . 

Ritornando per la Valle di Calci^ verso la Certosa^ si esa- 
mina la disposizione generale delle masse del Verrucano, ed 
il singolarissimo aspetto sotto cui si presentano in que' dintor- 
ni, e specialmente nel M, della Verruca^ sopra il Convento 
di Nicosìa . Considerato in grande il Calcare del Monte d'Oli- 
veto apparisce adagiato sopra il Verrucano, e tutte poi queste 
masse mostrano di essere state violentemente sollevate. 

Il Prof. Savi si riporta, per la classificazione geologica di 
queste Rocce, ai lavori da lui pubblicati, ed all'esposizione già 
fatta in altra adunanza, della geologia del Monte Pisano. 

13 



98 

Il Prof. Sismonda, anche dietro l'esame delle Rocce con- 
servate nel Museo Pisano, e riguardanti altre località della 
Toscana, crederebbe di ravvisare nel Verrucano il Terreno ari'^ 
tracitosOy V Oxford Clay delle Alpi Piemontesi, e nel Calcare 
sovrapposto al Verrucano^ Y Argilla terrosa con coralli . Che 
se sotto il Verrucano si riscontrassero altri strati calcarei , gli 
sembra eh' essi potrebbero essere ragguagliati all' Oolite infe- 
riore . Il Pasini ritiene invece che il Calcare del M, d'Oliveto 
come quello delle Alpi Apuane, corrisponda al banco inferiore 
della gran massa calcarea delle Alpi Lombardo-Venete^ cioè al 
Calcare cristallino e cavernoso, o all'ultimo e più basso mem- 
bro del Lias . Il Verrucano sarebbe in conseguenza più antico 
di questa formazione . Ma nuovi esami e confronti delle Rocce 
chiariranno meglio se si possa ammettere alcuna analogia fra 
questo terreno della Toscana e quelli delle Alpi , o se queste 
varie catene di montagne presentino ciascuna una fisonomia 
così distinta da non ammetter fra loro nessuna fondata cor- 
rispondenza . 

Per giovare intanto a questi studj della Geologia d'Italia, 
i tre sovra indicati membri della Sezione avrebbero compilato, 
dopo l'odierna conferenza, un Quadro sinottico delle forma- 
zioni delle varie parti d'Italia, desunto dalle loro proprie osser- 
vazioni, e da quelle pubblicate fino a questo giorno da altri 
geologi; il quale sottoposto poi all' esame dei cultori di questi 
studj, essi sperano che, ove il bisogno lo richieda, saranno 
proposte le convenienti rettificazioni . 

Verso sera la comitiva ritorna a Pisa. 

Il Segretario della Sezione — LODOYICO PASINI- 
Il Presidente - PROF. ANGELO SISMONDA. 



99 



TENUTA IL DI 14 OTTOBRE 1839 



Il Segretario legge il processo verbale della precedente adu- 
nanza e della escursione geologica al Monte Pisano, che viene 
approvato. 

Il Prof. Paolo Savi finisce la lettura delle sue Considerazioni 
sulla Cattìv' aria delle Maremme Toscane. In questa memo- 
ria in primo luogo egli cerca di mostrare con fatti, tolti spe- 
cialmente dalle basse vallate del Volterrano, composte di Mat- 
tajone^ e dalle Salmastra] e delle provincie marittime, 1." che 
non solo 1' aria cattiva è prodotta dalle acque stagnanti , ma 
ancora dall' azione delle piogge e delle acque straripate sopra 
alcune qualità di terreni, dopo che furono nella state esposti 
per lungo tempo all' azione del sole, in secondo luogo che le 
acque minerali sono anch' esse spesso sorgenti di miasmi , la 
quale opinione egli appoggia in specie su quanto osservò nel 
La^o di Rimigliano ^ in terzo luogo che gli ammassi d'Aliga, 
bagnati dall' acqua dolce , producono essi pure emanazioni in- 
salubri, come accade a Vada^ a Piombino ed in altre consi- 
mili località. Annunzia finalmente di credere, che anche il Gas 
idrogeno solforato possa avere una parte attiva nei moltiplici 
effetti dell'aria maremmana. Su tutti questi punti egli richiama 
l'attenzione degF indagatori delle cose naturali, per suggerire 
al caso nuovi mezzi di salubrità, e perchè siano coronati da 
sempre migliore successo quei grandiosi lavori che la Munifi- 



100 

cenza del Principe fece intraprendere pel risanamento , e boni- 
ficazione delle Maremme Toscane. 

In appoggio della precedente supposizione del Savi sulla 
possibilità che la mal' aria s'ingeneri talvolta, per l'azione delle 
acque straripate o di pioggia, su certi terreni esposti prima per 
lungo tempo all' azione del sole estivo , il Segretario Pasini ri- 
corda, che in alcuni punti della pianura veneta sogliono ap- 
punto ingenerarsi le febbri , al cadere delle prime piogge dopo 
lunga siccità , in terreni di natura non paludosa , e il Conte Da 
Rio e il Gav. Balbi confermano con esempj , tolti da altri luo- 
ghi , questo medesimo fatto . 

Il Segretario rende conto di un libro mandato in dono 
dal Dott. Gio. Domenico Nardo di Venezia, e intitolato Di- 
scorso o Programma per la formazione di una completa sto- 
ria naturale dello Stato Veneto^ ossia di una Raccolta cen- 
trale de' suoi prodotti in Venezia . 

Il Prof. Leonhard di Eidelberga manifesta, in una sua 
lettera , il desiderio che sia fatta conoscere al Consesso la sua 
Geologìa popolare^ della quale si sta ora stampando una tra- 
duzione in lingua francese . 

Il Dott. Orazio Scortegagna fa dono a tutti i membri della 
Sezione della sua Memoria geologica sulle ossa fossili di Cocco- 
drillo trovate nel Colle della Favorita^ provincia di Vicenza. 

Il Dott. Jacob Gorinaldi Conservatore dell'Accademia 
Valdarnese, manda in dono, per essere dispensate a tutti i 
membri della Sezione, le Notizie storiche sulla detta Accade- 
mia, e quelle relative alla storia naturale che si contengono 
negli Atti della medesima, finora pubblicati. 

Il Presidente dell'Accademia d'Arezzo manda in dono alla 
Sezione le quattro annate finora pubblicate àeìY Almanacco 
Aretino. 

Il Dott. Gio. Rampinelli presenta un saggio di Stallattite 
di ferro dell' Isola dell'Elba. 



101 

11 Conte Giovanni Scopoli di Verona manda alla Sezione 
alcuni saggi di Lignite del Vicentino e del Veronese^ con una 
memoria ad essi relativa, che non si può leggere per mancanza 
di tempo. 

Il Segretario rende conto alla Sezione di quanto ha fatto 
la Commissione nominata per compilare un Progetto di no- 
menclatura geologico-mineralogica Italiana. Tutti i membri, 
secondo le basi d'accordo convenute, prepareranno i materiali 
di questo lavoro per comunicarseli vicendevolmente e poi as- 
soggettarli alla sezione di Geologia nella futura Riunione di 
Torino. I Geologi che avessero comunicazioni o osservazioni 
da fare su questo argomento, potranno dirigerle, secondo il 
luogo della respettiva dimora , al Presidente Prof. Sismonda in 
Torino, al Prof. Paolo Savi in Pisa, ed al Segretario Pasini in 
Schio presso Vicenza. 

Il Segretario annunzia pure come alcuni membri della 
Sezione si siano fra di loro concertati per impiegare nelle loro 
Carte geologiche un sistema uniforme di colorazione e di se- 
gni convenzionali: i lavori che intraprenderanno, tornati alle 
loro case, saranno condotti con un piano uniforme e regolare, 
e diretti a procurarci, il più sollecitamente possibile, una de- 
scrizione ed una Carta geologica dell'Italia. Il Prof. Savi ha di 
già levato la Carta geologica di parecchie parti della Toscana, 
il Marchese Pareto della Liguria, il Cavaliere La Marmora 
della Sardegna, il Professor Sismonda di tutto il Regno Sardo 
continentale, ed il Pasini di molte porzioni del Regno Lom- 
bardo-Veneto, altri in altre parti della penisola si occupano 
di questi lavori. Possiamo dunque sperare di avere in breve 
una Carta geologica dell' Italia settentrionale e centrale, la 
quale si unirà da un lato alla gran Carta geologica della Fran- 
cia che sarà in breve pubblicata, e dall'altro ai molti e bei 
lavori di questo genere, già compiti o intrapresi negli Stati 
della Germania. 



102 

Antonio Orsini fa vedere alla Sezione alcuni saggi di Rocce 
e di fossili da esso raccolti nei contorni di Ascoli^ nel M. Cor- 
no, e in altri punti degli Apennini. Si riscontra che una parte 
almeno della massa calcarea di M, Corno è composta di calcare 
con Ippuriti. I depositi di acque dolci che si vedono nelle vici- 
nanze à^ Ascoli sarebbero di solo Travertino, cioè del terreno 
Nettuno-plutoniano del Savi. 

Il Segretario Pasini mostra alla Sezione la sua Carta geolo- 
gica del Regno Lombardo-Veneto^ e paesi adiacenti, non an- 
cora condotta a fine, ma nella quale egli riportò tutti i rilievi 
geologici che ha fatto fino a questo momento, e quelli di alcu- 
ne parti delle x\lpi già pubblicati da altri geologi. Fa vedere 
r estensione geografica delle diverse Rocce, e i differenti punti 
della catena ove si trova il Micaschisto fondamentale ed il ter- 
reno arenaceo-calcareo secondario antico. Indica la distribuzione 
generale dei depositi cretacei verso la parte esterna della catena, 
mentre talvolta si trovano anche adagiati negli altipiani e nelle 
vallate interne. I terreni terziarj formano ai piedi delle Alpi 
una serie quasi continua di depositi dal Friuli fino presso il 
Lago di Garda ^ dove soffrono una forte interruzione, o si tro- 
vano almeno sepolti sotto grandi ammassi di ghiaje . Parecchi 
depositi terziarj sono poi disposti nelF interno delle montagne 
secondarie, come quelli àeW Alpago^ di Belluno^ di Feltri^ di 
Alano^ della Valsa gana^ di Roveredo^ di Arco ec. Il terreno 
terziario subapennino non si trova che in cinque o sei punti 
isolati dal Veronese fino alla Brenta^ mentre all' Est di questo 
fiume forma, a ridosso del terreno terziario medio, delle zone 
assai lunghe. Sei Milanese si vedono qua e là dei tratti di ter- 
reno terziario medio, ben determinato, e qualche traccia del 
terreno subapennino, ma alcune Rocce arenacee del Bergama- 
sco restano ancora indeterminate. 

Il Pasini fa osservare le varie masse di Rocce porfiriche 
sorte in varie epoche nelle Alpi Lombardo-Venete e nel Tirolo^ 



103 

e quelle specialmente del Tirolo meridionale, del Vicentino^ 
della Valsugaiia^ del Logo d'Idro^ della Val Trompia^ della 
Fai Camonica^ della Val Seriana^ e dei Laghi Milanesi: mo- 
stra anche le numerose masse basaltiche del Roveretano e della 
zona subalpina posta fra \ Adige e la Brenta. 

In quanto ai sollevamenti delle Alpi Lombardo- Venete, 
ritiene il Pasini che siano accaduti in varie epoche, antiche e 
recentissime, ma che siano pure sempre accaduti inegualmente 
nelle varie parti della catena , e in modo che non solo per tutta 
la sua lunghezza, ma neppure per tratti alquanto estesi, si possa 
ammettere una medesima serie di epoche di sollevamento . 
Avanti il deposito del sistema calcareo-arenaceo antico, il Mi- 
caschisto fondamentale era stato alterato e sollevato: degli evi- 
denti sollevamenti si scorgono durante il deposito delle antiche 
arenarie, e nuovi e più forti, dopo il deposito della Calcarea 
oolitica, e dei terreni cretacei. In alcuni siti il terreno cretaceo 
ed oolitico non fu più sollevato dopo il deposito delle attigue 
formazioni terziarie, ma in altri, e non molto discosti, si 
trova sollevato il terreno terziario medio, il terreno subapenni- 
no, e forse anche il terreno alluviale. I sollevamenti, special- 
mente nei Monti Trevigiani e del Friuli^ non sembrano in 
rapporto collo sbocco di Rocce ignee. Non si può dire che 
la catena delle Alpi Lombardo-Venete sia emersa dopo la Creta 
o dopo i terreni terziarj^ essa era già sorta ad una qualche 
altezza da epoche più antiche, ed ha acquistato la sua forma 
ed elevatezza presente, con una lunga serie di parziali solle- 
vamenti, incominciata nelle più antiche epoche geologiche, e 
continuata probabilmente fino dopo la deposizione del terreno 
alluviale . 

Il Pasini richiama specialmente l'attenzione dei membri 
sulle grandi e strettissime spaccature della massa calcarea, 
lunghe talvolta venti e più miglia , come quelle in cui scorro- 
no YAdige, la Brenta ed il Cordevole^ e perpendicolari alla di- 



104 

rezione della catena . Nel punto dove queste spaccature sboccano 
verso la pianura , si osserva sempre una singolare contorsione 
e disposizione degli strati oolitici e cretacei . Fa anche osservare 
i rapporti che hanno la direzione e la profondità dei laghi, colla 
direzione ed altezza delle circostanti montagne . 

Finalmente il Pasini comunica alcune osservazioni geolo- 
giche che ha fatte nelle valli del Boìtee. del Cordevole (provin- 
cia di Belluno). Nella prima di queste valli il sistema calcareo- 
arenaceo secondario antico offre per vasti tratti un'arenaria 
talvolta argillosa, talvolta compatta di color nericcio che simula 
da lontano le Rocce porfidiche, e che fu da qualche geologo 
presa per Porfido pirossenico ( Giornale di Treviso Decem- 
bre 1828, Biblioteca Italiana M^diVzo 1858, p. 554), ma che 
nulladimeno lascia distinguere benissimo la sua stratificazione, 
la sua alternazione colle Rocce argillose e calcaree, e vi si tro- 
vano in qualche luogo {Rà della Spondez^ presso San Floriano) 
delle conchiglie. 

La Pietra verde del Peajo e di altri luoghi del Bellunese, 
descritta dal Prof. Catullo, è una marna induratissima del detto 
sistema calcareo-arenaceo , la quale passa tanto all' arenaria che 
al calcare: una simil roccia si trova anche nella Val Canio- 
nica. Non vi ha in tutta la Valle del Boite alcuna massa di 
Porfido pirossenico o di Rocce di analoga natura . 

In Agordo non esiste certamente lo Schisto coronante 
sopra il micaschisto fondamentale, come supponeva il Conte 
Marzari, e supposero dopo di lui altri geologi (^Biblioteca Ita- 
liana loc. cit. ) . Un'immensa massa di Pirite cuprifera sembra 
essere stata la roccia che ha sollevato ed alterato non solo il 
calcare del M, Imperina^ ma le Arenarie ancora ed il Mica- 
schisto. Si trovano colà evidenti indizi delle metamorfosi delle 
Arenarie quarzose in Gneis , ec. 

Ai piedi del M. Serva nel Bellunese non vi ha alcuna 
sorta di Schisto siliceo {Bib, ItaL loc. cit., Ann, di Star, Nat, 



lOo 

di Bologna 18*29, T. I.), giacché sarebbe questa una sede poi 
anche troppo lontana da quella che ragionevolmente dovrebbe 
avere, ma vi si osserva solo un terreno calcareo-cretaceo , con 
Piromaco, 

Emanuele Repetti legge una Notizia geografico-statistica 
sulla Val d'Elsa e sull'Istituto agrario fondato in Meleto dal 
Marchese Ridolfi , la qual notizia contiene alcuni cenni sulle 
principali varietà di Rocce terziarie che si riscontrano in quella 
valle . 

Il Prof. Domnandos comunica alcune sue osservazioni 
sulla giacitura geologica dello Smeriglio noìV Isola di Naxos^ 
una delle più grandi e fertili isole dell'Arcipelago Greco. E 
dessa attraversata dal Nord al Sud da una catena di montagne, 
le quali sono composte verso 1' Ovest di Granito e di Pregma- 
tite schistosa, che passa al Quarz-rock ossia alla Quarzite . 
Sopra il Granito si trova il Calcare saccaroide in cui si anni- 
dano filoni di grande spessezza ed ammassi di Smeriglio. Non 
è questo minerale il Corindone dei mineralogisti, ma piuttosto 
Corindone e ferro oligisto combinati assieme . L' annua esca- 
vazione che ne vien fatta ammonta a 12000 quintali, ma se ne 
potrebbe ottenere assai più. I filoni di smeriglio tagliano gli 
strati calcarei, e vi sembrano introdotti come per sublimazione, 
tanto sono essi immedesimati colla massa calcarea. Il solleva- 
mento di queste montagne non sembra che sia stato prodotto 
dallo Smeriglio, ma bensì che sia avvenuto in altra epoca. 
L'inclinazione degli strati non arriva ai 40 gradi, come vien 
riferito nell' opera intitolata Eocpedition Scientijìf/ue de Mo- 
rèe ec, ma solo ai 30 o 52^ questi filoni vanno dal Nord 
al Sud . 

Il Prof. Domnandos ricorda come il ferro oligisto s' in- 
contri di sovente nella Grecia. In quel solo tratto di paese, che 
si stende dal Laurio al Capo Sunnio^ egli ha potuto osservare 
le tracce di oltre trecento escavazioni del detto ferro, intraprese 
dagli antichi Greci. u 



106 

L'Ingegnere delle IMiniere Baldracco legge alcune notizie 
intorno alla fabbricazione del ferro, e riferisce i risultati di al- 
cune sue esperienze sulla riduzione del ferro ossidulato della 
miniera di Azzane in Sardegna , fatte in una delle fucine Ca- 
talano-Liguri , attualmente in lavoro nel Genovesato. Si usava 
fondere la vena di ferro oligisto coli' addizione di \ circa di fer- 
raccia^ ma il detto Ingegnere ottenne un miglior successo, im- 
piegando la pura vena nella proporzione di \ in frantumi ed 
1 in polvere, col qual metodo ebbe il 55 per \ di ferro, ricono- 
sciuto in Torino di eccellente qualità. Un simile esperimento 
istituito anche sul ferro oligisto della Miniera di Rio del- 
l'Isola dell' Elba ^ gli diede in egual modo per risultamento 
più che un 50 per l di ferro di ottima qualità, mentre col 
metodo comune di mescolarvi la ferraccia, non se ne ottiene 
che un 45 o 44 per l di mediocre qualità. In fine l'Ingegnere 
Baldracco consiglia quelli che in Italia si occupano della fab- 
bricazione del ferro, ad introdurre nelle loro officine quei mi- 
glioramenti che hanno fatto tanto progredire in altre parti di 
Europa questa industria, come sarebbe l'impiego della fiamma 
che inutilmente svolgesi dalle bocche dei forni fusorj, e dei 
fuochi in generale, non solo pel riscaldamento dell'aria, ma 
per la preparazione a un tempo del combustibile , vale a dire 
della legna torrefatta da sostituirsi con gran vantaggio al car- 
bone ordinario:^ la concentrazione col mezzo di volte sferiche 
del calore stesso della fiamma dei forni fusorj e delle fucine, 
r impiego della fiamma delle rafiinerie pel riscaldamento della 
ferraccia destinata alla fabbricazione del ferro, ec. 

Dopo la lettura di questa memoria il Presidente dichiara 
che i lavori della Sezione sono ultimati. 

Anche quest'ultima adunanza fu onorata dalla presenza 
di S. A. I. e R. il Gra>duCxV. 

Il SEGHETARrO DELLA SEZIONE LODOVICO PASINI. 

Il Presidente - PROF. ANGELO SISMONDA. 



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DI 



BOTAMCA E FISIOLOGIA VEGETABILE 



PROCESSI ITRBALI 

DI BOTANICA E FISIOLOGIA VEGETABILE 



TENUTA IL DI 4 OTTOBRE 1839 



JWà il Presidente principio alla sessione col ringraziare la 
Provvidenza d'avergli concesso di viver tanto, da vedere in- 
trodotte in Italia le Riunioni scientifiche: esterna la sua rico- 
noscenza ai Socj per l'onore compartitogli eleggendolo Presi- 
dente, onore che dice riconoscere di molto superiore al suo 
merito, e di voler considerare come un semplice omaggio 
graziosamente reso alla sua accidental qualità di Decano 
de' Botanici Italiani . Fa quindi F enumerazione dell' opere 
botaniche stampate in Italia, dopo la pubblicazione della sua 
Flora Pisana^ cioè in poco piti d'un mezzo secolo: e dall' es- 
ser desse in numero assai maggiore di quelle che in eguali 
spazj di tempo, prima di quest' epoca, eran comparse alla 
luce, ne arguisce che il genio degli Italiani trovavasi adesso 
favorevolmente disposto per la Botanica, onde con tutta ragio- 
ne potevasi sperare che i di lei progressi fosser per essere sem- 
pre maggiori, tanto più che potentemente ci avrebbe coadiu- 



110 

vato il reciproco incoraggiamento prodotto dalla riunione di 
tanti studiosi di questa e delle altre parti della Storia Naturale, 
e che consolato da tali favorevoli auspicj, invitava i Socj a dar 
principio alle letture. 

Il Prof. De Visiani trovandosi ad avere in ordine la Flora 
Dalmatica^ che quanto prima sarà stampata a Lipsia, trattiene 
r udienza colla lettura della Prefazione premessa alla detta ope- 
ra, che è scritta in lingua latina. Fa notare l'importanza che 
hanno per la scienza le piante della Dalmazia, nel cui territo- 
rio, quantunque di piccola estensione, giacche non eccede le 
dugentoquaranta leghe quadrate, confluiscono le piante della 
Flora Ungarica, della Flora Sicula, e della Flora Greca. Fa 
conoscere la Topografia della Dalmazia, cui unisce molte osser- 
vazioni generali relative alla vegetazione che vi è propria, ed 
enumera i Botanici che han parlato delle piante Dalmate. Circa 
il metodo da lui tenuto nelP esposizione delle specie, dichiara 
d'averle disposte in Ordini naturali, aggruppati in Classi simili 
a quelle del Bartling, con alcune modificazioni bensì che gli 
eran parute necessarie: di aver rinnovate le frasi generiche e 
specifiche, traendone i caratteri dalle piante da lui descritte: di 
essersi attenuto alla sinonimia solo di quelli autori che delle 
piante di Dalmazia trattarono, e di aver citate quelle sole figure 
che avea trovato rappresentar fedelmente le piante di cui si 
occupava: di aver conservati quei nomi che dagli autori erano 
stati originariamente dati alle specie, quando non gli aveva 
trovati assolutamente erronei, e di avere ad ogni specie ag- 
giunto il nome vernacolo, ed indicate l'epoche della fioritura 
e fruttificazione, e la durata loro, e d'avere in fine indicati gli 
usi medici ed economici. Dichiara di aver considerate come 
Dalmate le sole piante che esso avea trovate vive colà, o aveva 
vedute negli Erbarj da lui diligentemente esaminati, di tutti 
quei Botanici che la Dalmazia percorsero, escludendone tutte le 
altre come dubbiose, o come falsamente attribuite a quel paese. 



Ili 

Questa Flora resultante da circa dueinilaquattrocento specie, è 
accompagnata da molte figure che rappresentano specie nuove, 
o non mai figurate, o illustrano specie dubbie, e una ventina 
di tavole son sottoposte all'esame dell'adunanza, che le trova 
di buon disegno e bene incise. 

Il Prof. Moretti espone all'ispezione de'Socj una pianta di 
Valeriana dioica, nella quale due cauli si eran saldati insieme, 
ed avevan formata sotto la metà della loro lunghezza una di- 
latazione infundibuliforme, passata la quale i cauli prosegui- 
vano subcilindrici, e le foglie in essi non erano più opposte, 
ma distribuite in spira. Questa mostruosità dava luogo a varj 
ingegnosi discorsi, tendenti a render ragione delle cause che 
potevano averla prodotta, la discussione de' quali fu aggiornata 
ad altro tempo, per dar luogo ad una lettura che aveva annun- 
ziata il Dott. Giuseppe Meneghini. 

Questo Socio che si occupa in particolar modo dello stu- 
dio dell' x\lghe, presentava al Consesso la collezione delle spe- 
cie di questa famiglia da lui raccolte ne' monti Euganei, fralle 
quali specie molte vi son delle nuove, e presentava pure il ma- 
noscritto contenente le loro descrizioni, quali si proponeva di 
render quanto prima di pubblico diritto. Invitava quelli che a 
preferenza si son dati allo studio di questa parte di Crittoga- 
mia, a voler esaminare il piano del suo lavoro, osservare gli 
esemplari autentici su i quali è redatto, verificare la novità e 
la bontà delle specie, e contribuire in tal modo ad avvicinarlo 
sempre più alla perfezione. E per dare un saggio del modo da 
lui tenuto neir illustrare queste piante , tanto difficili a deter- 
minarsi e a descriversi con chiarezza, esponeva una dozzina di 
specie o nuove o meritevoli d' illustrazione, le quali, quantun- 
que non facenti parte delle Alghe Euganee, pure erano da lui 
collo stesso amore descritte, ed egregiamente figurate in dodici 
tavole colorite, quali offriva all'esame delli scienziati quivi 
raccolti. 



112 

Tali specie erano 

Rivularia Biasolettiana . Prasiola cespitosa, 

• haematites . Percur saria fucicola . 

mamillosa. Dasjcladus Cflindricus. 

Contareni. Laminaria uncinata. 



Calothrix ambìgua. Baillomnana punicea. 

Bangia latissima. Microcystis Parolinìana. 

E passando in seguito a qualche osservazione organografica e 
fisiologica intorno a tali specie, parlava della struttura e delle 
affinità della Rivularia, mostrando come questo genere sia da 
collocarsi, nella serie naturale, più da vicino alle Lykgbyeae 
che alle NosTOCHmEAE, fralle quali finora è ascritto^ e come 
altri generi sempre riguardati dalli autori come spettanti alle 
NosTOCHiKEAE, per la presenza del muco che avvolge e racchiude 
i loro fili, siano invece per la struttura e le condizioni fisiolo- 
giche di questi medesimi fili, molto affini ad altri ordini più 
elevati di Alghe. Parlando della Calothrix che proponeva come 
nuova , faceva un quadro comparativo de' caratteri che fra loro 
distinguono i generi delle Lyxgbyeae, mostrando come malgrado 
una somma ragguardevole di note differenziali, nessuna ne esi- 
ste di assolutamente costante. La nuova specie di Bangia gli 
dava occasione di trattare della struttura propria a quel genere 
la quale dimostra l'affinità di esso colle Ulveae, e in partico- 
lare col genere Prasiola, cui riconduce alcune specie finora 
controverse. La Percurs ari a fucicola, dì cui descriveva la par- 
ticolar maniera di fruttificare, illustra e definisce quel genere 
proposto dal Bory de Saint- Vincent, e dagli autori più recenti 
rigettato. Il Dasjcladus cjlindricus lo mostrava come di gran- 
de importanza, perchè una sola specie di quel genere finora 
si conosceva, e questa nuova specie meglio si presta a schiarare 
l'affinità di esso colle Siphoneae, cui l'aveva già inserito il 
Delle-Chiaje. La Laminaria uncinata h distinta dalle congeneri 
per i caratteri della vegetazione e della fruttificazione, e giù- 



115 

stlfica lo smembramento di quel genere dalle Chom)rieae del- 
l' Agardh. La Bailloimana punicea^ benché non ancor trovata 
dall'Autore in fruttificazione, mostra forme e caratteri così 
distinti, da meritar certamente l'analisi esposta nella tavola 
decima. Finalmente la Microcystis Parolinìana presenta al- 
cune delle più interessanti modificazioni offerte dal tipo di 
organizzazione propria a questo genere, stabilito dal Kiitzing 
entro limiti un poco troppo estesi, e che il Dott. Meneghini 
propone di restringere, a ciò persuadendolo le considerazioni 
organografiche e fisiologiche da lui esposte. 

Il Segretabio della Sezioe — D. B. BIÀSOLETTO . 
Il Presideste — PROF. CAF. G. SA fi. 



TENUTA IL DÌ 5 OTTOBRE 1839 



ietto ed approvato il processo verbale dell' adunanza del di 4 
Ottobre, il Presidente invita a parlare Angiolo Comi il quale 
faceva istanza alla Sezione, acciò ella prendesse in esame di- 
versi esemplari di piante da lui presentati, alcuni compressi 
per esser disposti negli erbarj, altri in mazzi ritenenti le loro 
forme naturali , per esser questi tenuti in vasi ad ornamento 
di stanze, preparati, gli uni e gli altri, con metodo suo parti- 
colare, che tenne segreto: metodo che doveva conservare, per 
lunghissimo tempo, ai fiori e alle foglie le figure e i colori che 

15 



Ili 

hanno in stato di freschezza, e desiderava che la Sezione di- 
chiarasse se tali preparazioni potessero favorire i progressi della 
Botanica. Il Presidente incarica i Professori Giuseppe Moretti, 
Antonio Targioni Tozzetti, e Ruberto de Visiani di esaminare 
e referire. 

Luigi Calamai fa vedere alcuni Funghi modellati in cera 
con molta naturalezza ed eleganza, facenti parte d'una più 
copiosa collezione da lui eseguita fino al numero di centoventi 
specie: fa vedere anche de' modelli di frutti parimente in cera, 
e rende conto di alcuni lavori da lui fatti, e di altri da farsi, 
di pezzi tendenti a illustrare la teoria della Botanica e della 
Fisiologia vegetabile . 

Il Prof. Giuseppe Moretti, all'occasione di parlare d'un 
vecchissimo individuo femineo della Cycas revoluta^ che gli 
è fiorito nell'Orto Botanico di Pavia, di cui è Direttore, espo- 
neva i suoi dubbj circa al posto che nella serie naturale deve 
occupare la famiglia delle Cigadee, e mostrava propendere a 
collocarla accanto alle Palme. Il Prof. Pietro Savi prende allora 
la parola per fare osservare le appresso notabili differenze fralle 
Palme e le Cigadee. 1.° Che le Palme hanno annuale l'accesso 
della vegetazione, e le Cigadee, almeno in Italia, l'hanno bisan- 
nuale. 2." Che le Palme hanno le foglie intieramente distese, 
£ nelle Cigadee, almeno per la massima parte, la fogliazione è 
arricciata, carattere per cui una volta si collocavano fralle Felci. 
5." Che nelle Palme le foglie delle gemme si sviluppano suc- 
cessivamente l'una dopo l'altra, mentre nelle Cigadee si svi- 
luppano tutte contemporaneamente. 

In quanto agli organi riproduttori, il Prof. Moretti dimo- 
strava che le Cigadee non potevansi tenere per piante di semi 
nudi, quali da varj Botanici son credute, ma esser desse dotate 
di veri frutti, che stanno attaccati ai margini delle squame, le 
quali non come pericarpi aperti, ma quali brattee legnose 
sono da considerarsi, considerazione che gli faceva nascere il 
dubbio se più alle Conifere che alle Palme fossero affini. 



US 

Fu ripresa la discussione sull' individuo mostruoso di 
Valeriana dioica, ch'era stata messa in campo nella seduta 
precedente. Il Prof. Moretti esponeva in succinto le opinioni 
che erano state in vigore per la spiegazione di tal mostruosità, 
quella cioè che la faceva dipendente dall'essere stata obbligata 
la pianta, nel momento del suo sviluppo, a passare per una 
stretta apertura, l'altra che la vuole effetto d'una di quelle 
saldature che son frequenti fra gli organi de' vegetabili, alla 
quale dichiarò che aderiva. In tale occasione il Prof. Narducci 
parlò d'un Opuscolo da lui temp' addietro pubblicato, su d'un 
individuo di Brassica oleracea affetto da simil mostruosità, e 
ne mostrò la tavola che lo rappresentava, facendo osservare 
che nel largo e compresso caule si scorgevano tante strie longi- 
tudinali subdiafane, alternanti con altre perfettamente opache, 
munite a luoghi a luoghi di foglie, aventi all'ascella un rudi- 
mento di gemma, le quali foglie ascendendo andavano a di- 
minuire in grandezza, onde chiaro appariva le strie opache 
essere i rami, e le subdiafane il tessuto cellulare, che si era 
espanso e venuto così a saldargli insieme, e che era una con- 
ferma della saldatura la tendenza de' rami a dissaldarsi lungo 
le strie diafane. Su tal proposito da alcuni de'Socj, come Luigi 
Calamai, Luigi INIasi, Prof. Pietro Savi, si proponevano delle 
ingegnose ipotesi per spiegare come potesser le fibre acquistare 
la disposizione spirale, che riscontravasi nella Valeriana dioi- 
ca^ e di frequente osservasi ne' rami di Ginestra e di Frassino: 
e si esaminava se la sola pletora a ciò bastasse, o e' influissero 
ancora le punture cagionate da insetti. 

Pervenuti all' ora prefissa , il Presidente annunziò che re- 
stava sciolta la seduta , ed invitò i Socj a voler profittare della 
vacanza del giorno seguente per portarsi a fare un' escursione 
botanica, guidati a questa dal Prof Pietro Savi. 

Il Seghetario della Sezione — D. B. BIASOLETTO . 
Il Presideme - PROF. CAV. G. SAVI. 



116 



FATTA NEL DI 6 OTTOBRE 1839 



JLi invito fatto dal Presidente nelF adunanza passata , per 
un'erborizzazione, fu ben accolto, e quelli fra i Socj cui il 
disimpegno d' altri incarichi non poneva ostacolo , fra i quali 
contavansi i Professori De Visiani , Jan, Pietro Savi, Pasquali^ 
i Dottori Meneghini, Amidei, Riboli, Carlo Porro, Orsini, 
Durando, ed altri studiosi, la mattina del 6 Ottobre si misero 
in campagna , e scelsero per le loro ricerche le falde meridio- 
nali del Monte Pisano, quelle in specie che si estendono fra 
Nicosia e i Bagni di San Giuliano. Se la troppo inoltrata sta- 
gione non permise loro di fare una ricca messe, furono non 
ostante ricompensate le loro fatiche dall' aver potuto osservare 
e raccogliere varie specie assai interessanti, come sarebbero: Se- 
necio erraticus^ Thrincia tuberosa^ Bellis sylvestris^ Centau- 
rea solstitialis y Galactites tomentosa y Festuca serotina^ Mi- 
liuni coerulescensy Trìfolium Bocconi^ Pterogoniwn Smitliii^ 
Pterogonium sciuroides ^ Neckera Jieteroniallay Shapagnwn 
capillifoliumy Poljtrichum nanum^ Encaljpta vulgaris j Grim- 
mia apocarpa^ Ljcopodium denticulatum^ Grammìtis leptO' 
pliylla^ Liliuni bulbiferwny Genista pilosa^ Ei^ica scoparia ^ 
Pìiillirea angustifolia^ Neottia spiralis. Conomitrium Julia- 
nwUy Roccella phjcopsis^ Roccella fuciforniis^ Ramalina fa- 
stigiata^ Endocarpon ininiatum^ Gyropliora pustulata^ Par- 
melia Acjuilay Parnielia periata^ Targionia hjpophjllay Sai- 
vinia natansy Trapa natans. 



117 

Si trattennero nella loro gita ad esaminare le copiose 
sorgenti d'acqua acidulato-carbonica, che scaturiscono dalla 
pianura alla base del Monte d'Agnano, ed ivi poterono racco- 
gliere delle Oscillarle^ e fralle altre 1' Ose, labyrinthiformis, 
che in larghe falde galleggianti copre quell'acque. Poterono 
osservare i caratteri della vegetazione pertinente al terreno 
Calcareo, e quelli della propria al Verrucano: poiché sul primo, 
di cui son formati i Monti d' Agnano e de' Bagni ^ scorsero 
copiosi i Cistus incanuSy Cistus sahnfoliiis^ Cistus monspeliensis^ 
Myrtus comnninis , Pistacia Lentiscus y Eiiphoròia spinosa , 
Euplioròia CharaciuSy Satnreja Juliana^ Satureja montana y 
Osyris alba-y mentre che sul Verrucano del quale son formati 
il Monte d' Asciano e quelli che dalla Verruca dipartendosi 
col divergersi a settentrione abbracciano tutta la vallata di 
Calci, trovaron copiosa /' Erica scoparla y Genista pilosay 
Daphne Gnldiuniy Hieraciwn praealtiun y Pinus P master y 
Phjlllrea mediay Pliyllirea angustlfolla . 

Finalmente ai Bagni di S. Giuliano, ove fu il termine della 
gita scientifica, si trattennero ad osservare quelle magnifiche 
Terme, e trovarono anche nelF acqua di quelle di che arricchire 
la loro collezione di x\lghe |, ma attesa la piccolezza di questi 
esseri novellamente acquistati, non poterono per il momento 
determinare il posto che loro si spetta nella serie degli esseri 
viventi . 

Quest'escursione oltre l'aver dato occasione ai rammen- 
tati Botanici d' acquistare un' idea della Flora di questa parte 
della Toscana, offri loro nel comune cousorzìu occasioni per 
trattenersi sopra soggetti di scienze, e riunì il vantaggio di 
servir di ricreazione alli spiriti degli scienziati in quel giorno 
festivo, e di porger loro motivi di nuova istruzione. 

Il Secoetario della Sbzio:?b — D, B. BIÀSOLETTO . 
Il Presidejcte - PROF. CAF. G. SAVI. 



118 

TEKCTÀ IL Di 7 OTTOBRE 1839 



<etto il processo verbale della sessione precedente ed appro- 
vato, apertasi dal Presidente la sessione, il Prof. Cav. Gio. Bat- 
tista Amici comincia colla lettura d'una memoria sul processo 
col quale gli ovuli vegetabili ricevono l'azione fecondante del 
polline: memoria ricca per la copia de' fatti da lui osservati, 
che volle esporre coli' ordine de' tempi in cui le osservazioni 
furono eseguite, onde stabilire il diritto d'anzianità che a lui si 
perviene in questa interessantissima serie di scoperte. 

Rammentava come nel 1821 egli aveva veduto un granello 
di polline della Portulaca oleracea caduto in cima a uno delli 
stimmi, scoppiare a un tratto e mandar fuori una specie di 
budello assai trasparente, che si distese sullo stimma e vi aderì 
lateralmente: che questo budello era un semplice tubo, compo- 
sto d'una sottilissima membrana, e pieno di minutissimi cor- 
piccioli, de'quali una parte esciva dal granello pollinico e l'altra 
ci entrava, dopo aver fatto il giro lungo il budello, e che un 
movimento confuso di corpiccioli anche nell'interno del gra- 
nello si riscontrava, e che verificò la costanza dell'egresso del 
budello da qualunque altro globulo di polline della Portulaca^ 
e la circolazione de' corpiccioli contenutivi, sempre che rin- 
novate fossero le condizioni fisiologiche del polline , relativa- 
mente all'epoca della fecondazione della pianta. 

Diceva come in seguito, Adolfo Brongniart, ripetendo le 
stesse osservazioni, giunse a vedere nel 1826 l'esito de' budelli 



119 

pollinici, cioè il loro ingresso nello stimma , e da questo nel 
tessuto o dutto conduttore dello stilo, nel qual tessuto gli parve 
vedere, che apertisi nella cima, da essi budelli escissero i gra- 
nellini, i quali, per un movimento in loro insito, progredendo 
per i meati tracellulari, giungessero per la placenta fino agli 
ovuli . 

Ricordava come quest' ultima parte dell' osservazione del 
Brongniart era stata da lui. Amici, contradetta con nuove ulte- 
riori osservazioni, esposte in una lettera al Prof. Mirbel, scritta 
nel Luglio 1830, ed inserita nel Tomo XXI degli Annali di 
Scienze Naturali, nella quale rendeva conto: che da quanto 
aveva osservato ne' fiori àoìV Hibìscus syriacus^ e della Zucca 
{Pepo macrocarpos) restava provato ad evidenza, che il budello 
pollinico penetrato nel tessuto conduttore continua ad allun- 
garsi fin a dentro l'ovario, ove si abboccava coll'esostomo degli 
ovuli, senza rompersi entro il tessuto conduttore, e che era una 
riprova della conservazione del budello nella sua integrità, l'os- 
servarsi la retrocessione de'granellini per Io stesso budello, fino 
al grano di polline restato sullo stimma: che ad ogni ovulo giun- 
geva un budello: e che siccome in diverse piante la distanza 
frallo stimma e gli ovuli è assai grande, e non si può supporre 
che nel granello di polline vi sia contenuta una membrana suf- 
ficiente a dar origine a un budello di tal lunghezza, egli aveva 
opinato che il budello, una volta entrato nel dutto conduttore, 
ricevesse da questo nutrimento e aumento di materia, capace di 
dargli tutta l'estensione requisita: che era osservazione pure a 
lui dovuta, non esser sempre unico il budello che esce da uno 
stesso granello pollinico, ma escirne anche due e tre, e che 
questo numero estendesi qualche volta fino a venti e trenta. 

Diceva come l'Osservator francese, il quale dapprima avea 
sospettata la preesistenza di cellule tubulate nello stilo, prolun- 
gate fino agli ovuli, le quali avessero indotto i'x4mici in errore 
e portatolo a credere che fossero i budelli emessi dai granelli di 



120 

polline, era finalmente convenuto dell'allungamento dei detti 
budelli pollinici fino alla metà della lunghezza dello stilo, e 
qualche volta fino presso la cavità dell'ovario: e come le sue 
osservazioni fossero state confermate da quelle del Brown. 

Riferiva come, secondo Treviranus, il supposto budello 
pollinico membranoso altro non sarebbe stato che un filamento 
mucoso escito dal granello, e contenente entro di se la materia 
fecondante: tal filamento non arrivare mai fino agli ovuli, 
ma la materia fecondante amalgamarsi a de'pacchetti di fibre , 
che dalle papille stimmatiche si estendono fino all'ovario, le 
quali, al dir di Treviranus, avrebbero illuso l'Amici e portatolo 
a credere esser desse il budello. E qui faceva riflettere il nostro 
Socio potersi abbattere di fatto l'objezione del Naturalista ale-; 
manno, col solo isolare un granello di polline della pianta me- 
desima da lui osservata, ed esaminarlo alquanto dopo di averlo 
messo nell'acqua, nella qual circostanza vedrassi allora l'egresso 
del budello ed il suo allungamento, senza pericolo d'imbro- 
gliarsi colle supposte fibre stilar! . 

In quanto poi alla accennata ipotesi della preesistenza 
de' tubi nel tessuto cellulare conduttore, originariamente traspa- 
renti, e visibili soltanto quando nell'atto della fecondazione il 
polline v'abbia versato il proprio liquido granelloso, diceva: che 
una tale opinione era stata motivata dal fenomeno, che talvolta 
presentano i budelli pollinici di alcune specie, consistente nel 
distaccarsi essi budelli dal granello nel posto ove su questo 
s'inserivano, nel qual caso detti budelli incassati nel tessuto 
conduttore per tutto il loro tratto, e abboccati nell'estremo infe- 
riore coir apertura dell'ovulo, sembrano quasi formare a questo 
un lungo collo, e possono da uno, non ben pratico in tali ricerche, 
esser creduti appartenenti al tessuto conduttore suddetto.^ 

Riportava finalmente un'esperienza che distrugge affatto 
anche il dubbio che preesistano de' tubi nel tessuto, e dimostra 
chiaramente l'andamento de'budelli pollinici per cui giungono 



121 

agli ovuli, quale esperienza è la seguente. Si tolgano uno o due 
lobi allo stimma d'un fiore di zucca, non ancora perfettamente 
sbocciato, e però prima della fecondazione: è chiaro che con 
tale amputazione, se esistono i tubi, si vengono così a mutilare 
tutti gli appartenenti al lobo o lobi operati, e che gli ovuli cor- 
rispondenti a questi lobi non dovranno restar fecondati: eppure 
tutti lo sono, tutti passano allo stato di semi, che l'Amici 
ha veduto germogliare, segno evidente che non per tubi spet- 
tanti al tessuto passa la materia fecondante, ma che i budelli 
pollinici dessi sono che la portano fino agli ovuli, e il Prof. 
Amici dichiarava aver veduti, in tal caso, i budelli pervenire 
agli ovuli facendo de' giri tortuosi, sempre nell'otricolar tessuto 
conduttore, come se avessero cercate e trovate delle vie di com- 
penso per supplire all'ordinarie, casualmente mancanti. 

Manifestava il Prof. Amici il desiderio che tutti gli ascol- 
tanti potessero sincerarsi, osservando da loro medesimi al mi- 
croscopio, della verità delle sue asserzioni, ma atteso l'esser 
dessi in numero troppo grande, non potendosi ad una tale inspe_ 
zione ammettere che un limitato numero d'osservatori, suppliva 
col mettere in vista un modello in cera, superiormente eseguito 
dal prelodato Calamai, rappresentante con tutta la verità un 
ramo con foglie e fiori di zucca al naturale: le parti sessuali, più 
una sezione dell'ovario della stessa pianta, della grandezza in 
cui si presentano veduti a un forte ingrandimento del micro- 
scopio, preparazione che in conseguenza dava chiarissima idea 
de' granelli del polline con i respettivi loro budelli, del viaggio 
che questi fanno per lo stilo, e che proseguono fino alla placenta, 
munita d'una porzione di tessuto conduttore, disposto in varie 
lamine, fralle quali i budelli passano per imboccarsi negli ovuli^, 
ed in due pezzi a parte eseguiti con ingrandimento anche mag- 
giore, dai quali si dimostrava 1." una porzione di stimma con 
granello di polline dal quale emerge in varj punti, in forma 
d'ernia, la membrana interna del granello dopo d'aver sollevato 

16 



122 

il corrispondente operculo, che sulla sommità di ciascuna di 
dette ernie si osserva: 2." la parte apicilare d'un ovulo con tutto 
il sacco embrionario, e coli' estremità del budello pollinico in 
parte penetrato nel dutto che conduce dall' esostomo al sacco 
embrionario. 

Finita la lettura, il Principe di Musignano dimandava al 
Prof. Amici se credesse di poter sostituire al termine budello 
altro termine più filosofico, e che potesse esser corrispondente 
a qualche teoria da abbracciarsi per spiegare la formazione del- 
l' embrione nelle piante. Ad una tal dimanda rispose il Prof. 
Amici non avergli mai l'osservazione dimostrato qual cosa accada 
nell'ovulo allorquando s'è imboccato nel budello, e non avere 
per conseguenza teoria alcuna da proporre, né termine filosofico 
che le corrisponda: ed aver prescelto quel vocabolo organogra- 
fico attenendosi al solo aspetto dell'organo, che è membranoso, 
cavo e flessibile nel tempo medesimo, proprietà che meglio non 
possono esprimersi che col detto termine budello^ termine eh' è 
stato adottato anche da' Botanici francesi. — Altra dimanda 
aggiungeva il predetto Principe di IMusignano, ed era, se il 
Prof. Amici dalle sue osservazioni potesse rilevare alcunché in 
appoggio dell'opinione di cui sono stati autori in Germania 
Schleiden e Wydler: alla qual dimanda il Prof. Amici replicava 
di non poter abbracciare una tale opinione, perchè a lui non 
era mai riescito distinguere il budello pollinico penetrare oltre 
la metà del canaletto che dall'esostomo conduce al sacco embrio- 
nario, e perchè credeva che onde poter verificare il fatto asserito, 
si richiedesse l'osservazione replicata sullo stesso organo in due 
epoche differenti, l'una quando il budello pollinico fosse pene- 
trato nel sacco embrionario, l'altra quando questo stesso budello 
pollinico fosse convertito in embrione*, osservazioni le quali, a 
suo parere, non si posson ripetere sullo stesso organo, atteso 
che al momento in cui questo si prepara viene a mortificarsi, 
e cessano in lui tutti i fenomeni della vita. 



125 
Il Prof. Giuseppe Domenico Botto leggeva un discorso sul 
movimento da lui osservato delle molecule attive di Brown, 
esponendo che ne aveva prese in esame, tanto di sostanze inor- 
ganiche, che di emulsioni e sughi vegetahili, e che su queste 
aveva dirette particolarmente le sue indagini microscopiche. 
Il Prof. Targioni Tozzetti presentava per parte di Eugenio 
Reboul, per esser dispensate ai Socj presenti, varie copie d'un 
opuscolo da questi pubblicato nel 1822 col titolo Nonnullarum 
specierwn Tuliparum in Agro Fiorentino sponte nascentium^ 
propriae notae, unitevi due Appendici stampate in seguito, che 
una nel 1825, l'altra nel 1858. I Socj se ne mostrarono gra- 
tissimi . 

La sessione fu onorata dalla presenza di S. x\. Le R. il 
Grat^ducaj e questo benefico Principe, sempre premuroso di 
favorir le scienze, esaminata avendo la nominata preparazione 
in cera, e convinto dell'utilità della medesima in varie dimo- 
strazioni di Fisiologia vegetabile, fattone acquisto dall'artefice 
Calamai, insieme con altre tre rappresentanti VErinewn Vitis^ 
VUredo Rosae, e gli organi maschi della Marchantia polymor^ 
pha, preparate esse pure a un forte ingrandimento, ed eseguite 
sotto la direzione del Prof. Gio. Battista Amici, generosamente 
le donò al Museo per uso delle lezioni di Botanica, e per tenersi 
in ostensione. 

Il Segretario della Sbzioitb — PROF. FILIPPO NÀRDVCCI . 
Il Presidente - PROF. CAV. G. SAVI. 



124 



TENUTA IL DI 9 OTTOBRE 1839 



(etto ed approvato il processo verbale della sessione prece- 
dente, Luigi Calamai trattiene l'udienza coli' informarla delle 
qualità sensibili delle tre sorta di China che in commercio por- 
tano il nome di China Pitaya, China aranciata, e China rossa, 
delle quali aveva già fatta conoscere al pubblico l'analisi chi- 
mica, eh' è inserita nel N." 17 del Giornale di Commercio di 
Firenze, 24 Aprile 1859. Dice dunque che si riscontra nelle 
scorze di 

China Pitaya. Figura più o meno accartocciata: volume 
medio: spessezza non maggiore di due o tre linee: superficie 
esterna increspata, o screpolata, con macchie irregolari: tatto 
non ruvido, ma cotonoso e farinoso: superficie interna unita: 
rottura fibrosa: colore giallo-ranciato , al di fuori più chiaro: 
sapore amaro-aromatico, alquanto stittico, ma piacevole: odoì^e 
grato e fragrante. 

China rossa. Figura più o meno accartocciata: volume ^m 
che medio: spessezza non maggiore di tre linee: superficie 
esterna increspata, o screpolata, spesso con macchie sinuose, 
scudiformi o rilevate: epidermide spessa: tatto morbido: super- 
ficie interna iin'itiì: frattura fibrosa: colore giallo-ranciato-scuro: 
sapore molto amaro, e molto aromatico: odore gratissimo e 
fragrantissimo. 

China aranciata. Figura accartocciata, ma e spessissimo 
piana: volume massimo: spessezza fino in cinque linee: super- 



123 

fide esterna molto increspata, talvolta screpolata, e sempre 
macchiata: tatto morbido: fidati ura fibrosissima: colore giallo- 
ranciato-pallido: sapore amarissimo ed assai stittico: odore non 
disgustoso: ed aggiunse credere appartenere esse a tre piante 
diverse del genere Cinchona, Fece parola anche della Chena 
Guacco, che opinava provenire dalla Cinchona glanduUfera di 
Ruitz. 

Il Prof. Targioni Tozzetti espone all'esame della Sezione 
due rametti d'una specie di Cinchona venuti d'America, muniti 
di foglie e fiori, ed alcuni frutti della medesima. Si giudica po- 
tessero appartenere alla Cinchona ovata a var. foliis utrinque 
^labris di Xees : esso gli dona all'Erbario dello stabilimento. 

Lo stesso Professore presenta uiiOscillaria da lui raccolta 
nell'acque de' 5<7^/2i di Vignone^ e narra d'aver coli' analisi 
chimica trovato il ferro fra i componenti àeWOscillariay mentre 
di questo principio neppur un atomo avea potuto trovare nel- 
l'acqua in cui ella nasce, vegeta, e muore, saggiata con i rea- 
genti i più sensibili, narrazione che dà motivo a discussioni, 
ed a varie ipotesi fra i Socj, per assegnar la causa di questa dif- 
ferenza di componenti. Alcuni pensavano che il ferro fosse 
contenuto nell' acqua in quantità cosi infinitamente piccola da 
sfuggire all'analisi la più scrupolosa, e che ciò non esclu- 
desse la possibilità che il ferro diventasse un componente sen- 
sibile neW OsciUariay col continuo e successivo deposito ne' fi- 
lamenti di quella. Eravi taluno che in verun modo approvava 
una tale spiegazione, facendo osservare, le Oscillarie esser 
piante cosi fugaci, e di vita cotanto breve, da mancare il tempo 
per potersi in esse formare il deposito d'una sostanza, che non 
è sensibile nel mezzo in cui vivono. Altri poi de' Socj, dichia- 
rando d'esser persuasi che gli esseri organizzati abbian la facoltà 
di dare origine ai principj inorganici, non trovavano alcuna 
difficoltà nel render ragione di ciò che il Professor Targioni 
aveva osservato. Intanto il Presidente incaricò il Dott. Mene- 



126 

ghini di prendere in esame V Oscillarla à^^ Bagni di Figjione, 
per poi riferire sulla specie cui apparteneva, e sulle particola- 
rità che in essa gli venisse fatto di rinvenire. 

Il Prof. Pietro Savi comunica alcune sue osservazioni sugli 
ovarj deW^mòrosinia Basii, dalle quali resulta che questi pre- 
sentano una struttura differente da quella degli altri ovarj fino 
a qui noti. 

Nella sua comunicazione faceva avvertire che detti ovarj 
di Ambrosinia, all' epoca della fecondazione, hanno molti 
ovuli ortotropi, all'apice de'quali può giungere la materia fe- 
condante per la via più corta, mediante il tessuto conduttore 
che dallo stilo si prolunga nell'interno dell'ovario, riempien- 
done intieramente la cavità rilasciata dagli ovuli, e giungendo 
fino tramezzo ai loro funicoli ombelicali. 

Annunziava come per questa struttura, gli ovarj delF^m- 
hrosima differiscono da quelli dell'altre specie in generale, 
1." perchè sono ovarj multiovulari che contengono ovuli orto- 
tropi: 2.° perchè il tessuto conduttore giunge direttamente pri- 
ma all'apice loro, che alla loro base: 5.° perchè il tessuto con- 
duttore riempie intieramente la cavità dell'ovario formando 
una polpa, nella quale gli ovuli sono immersi. 

Quanto disse fu dimostrato in seguito, mediante figure 
rappresentanti in grande la struttura degli ovuli e quella degli 
ovarj. E siccome dalle figure si rilevava che gli ovuli ortotropi 
in semi ortotropi si convertivano, senza che la loro sommità 
potesse comunicare collo stimma altro che per il tessuto con- 
duttore, che dallo stilo si estende in polpa a riempir l'ovario, 
cosi senza stare a esporre il processo della fecondazione conclu- 
deva, che questa deve giungere per detto tessuto all'apice degli 
ovuli, tenendo la via più corta, ed arrivandovi per una parte 
opposta a quella per cui vi giunge il nutrimento, e diceva, come 
l'osservazione de' fatti comprovava un tale asserto. Terminava 
il suo discorso coli' esternare la sua opinione, che gli ovarj 



i27 

degli Ari e degli Arlsari convenissero per la struttura con 
quelli àelV Amòrosìnìa, e ciò perchè i semi loro quantunque in 
ovarj multiovulari sono ortotropi, e perchè negli ovarj à^WAri- 
sarum avea trovato, come in quello A^ Amhrosiaia^ una polpa 
proveniente dallo stilo, e involvente la sommità degli ovuli. 

Il Prof. Cav. Amici, terminata la seduta, si esibiva di ripe- 
tere, al microscopio, le osservazioni comprovanti i fatti da lui 
esposti nella seduta precedente, ammettendoci un numero di- 
screto di Socj^ ed a tale oggetto si sceglievano i Professori Mo- 
retti, Visiani, Sassi, Narducci, Pietro Savi, e Dottori Meneghini, 
Biasoletto e Corinaldi, i quali attestarono con rapporto da loro 
sottoscritto, d'aver chiaramente veduto il budello escire dal 
granello di polline, il suo estendersi fino all'ovulo, l'imboc- 
carsi nella cavità di questo, ed il moto circolatorio della ma- 
teria granellosa. 

Il SKCnrr.vRto della Sezione — D. B. BIASOLETTO . 
Il Pp.EsiDErfTE - PROF. CAV. G. SJVI. 



TENUTA IL DI 10 OTTOBRE 1839 



(etto il processo verbale della precedente adunanza e rimasto 
approvato, il Prof Presidente G. Savi apriva la sessione con 
esporre alcuni altri lavori da lui fatti in illustrazione delle 
specie di Origanum, dopo quelli inseriti nel Tomo XXXVIII 
delle Memorie della R. Accademia di Torino, anno 1855. Fa- 
ceva notare le diiiicoltà fitografiche che dette specie presenta- 
no, difficoltà che dipendono dall'insufficienza, inesattezza e 



128 

oscurità delle frasi, dalla sinonimia non bene applicata o non 
bene interpetrata , come pure dalla variabilità delle forme , 
cui gl'individui della stessa specie talvolta vanno soggetti^ ci- 
tandone per esempio VOriganum smjrneum^ in cui talvolta 
avea riscontrati gli stami tutti fra loro eguali in lunghezza, ed 
altre volte le brattee piccole, strette, distanti, lasse e patenti al 
segno di lasciare i calici allo scoperto e ben visibili, in nessun 
modo disposti in spiga strobiliforme, e in conseguenza man- 
canti del carattere generico dell' Or/^a/zwm. 

Passava poi a presentare due specie che a lui comparivano 
come nuove . Una che egli chiamava Origanum confertum^ 
analoga all' Origanum Majorana per la struttura del calice, per 
il colore e per l'odore, ma diversa per la ramificazione, l'in- 
fiorazione, la figura delle spighe, e per la proporzione delle 
brattee con i calici. L'altra, che diceva chiamarla Origanum 
fortidtum per essergli comparsa a caso, inaspettatamente fra 
piante nate da una sementa diOriganuin Majorana, Dessa ha 
della somiglianza coVi Origanum syriacum^ ma ne differisce 
per aver le spighe non cilindrico-tetragone e sottili, ma crasse 
e ovato-conoidee, di minor lunghezza che in quello, oltre va- 
rie altre differenze nelle brattee, nel color de' fiori e de' calici . 
Mostrava di tutte le specie di cui avea parlato gli esemplari 
freschi e secchi, e le figure, quali annunziava che si disponeva 
a pubblicare, unitamente alle descrizioni. 

Il Dottor Meneghini, cui era stato addossato l'incarico 
d'esaminar l'Oscillaria raccolta dal Prof. Targioni Tozzetti nel- 
r acqua de' Bagni di Vignone^ referiva appartener dessa alla 
specie detta Oscillaria lahyrinthiformis^ e comunicava le sue 
idee sul modo col quale i fili di questa, due a due gli uni 
sopragli altri si avvolgono, formando come un cordone. La 
spiegazione di questo fenomeno la deduceva dai due moti sco- 
perti dall'Amici ne' fili AeW Oscillaria^ quando sono nel loro 
stato di semplicità : che uno di rotazione sul proprio asse, l' al- 



129 
tro di progressione nel senso della loro lunghezza, per i quali 
moti accade, che trovandosi due di questi fili paralleli e conti- 
gui , in faccia ad un ostacolo che li arresti , per quella forza 
che cerca di portar avanti tutte le loro parti e per la loro fles- 
sibilità s' incrociano , ed incrociati che sono per l'altro moto 
per cui cercano di rotare sopra loro stessi , si avvolgono e si 
attorcigliano insieme. Mostrava il Dott. Meneghini una tavola 
ancora inedita della sua Algologìa Euganea^ nella quale una 
figura era destinata all' analisi di questi movimenti, e sotto- 
poneva all'ispezione de' Socj una copiosa collezione delle varie 
forme che presenta la stessa Oscillarla labyrintìdformis nelle 
Terme Euganee. 

Leggeva in seguito il Prof Cav. Amici un suo scritto 
sulla circolazione che si osserva negli internodi della Cìiara^ ed 
in tale occasione parlava d' una Memoria di M. Dutrochet sullo 
stesso soggetto, inserita negli Annali di Scienze Naturali, fa- 
scicolo del Gennajo e Febbrajo 1838, e faceva osservare che 
mentre il Dutrochet dichiara che la ciclosi di Schultz è una 
circolazione ben diversa da quella che ha luogo nella Chara^ 
mostra con tale espressione di credere che la nominata ciclosi 
sia una vera circolazione . Ora a una tale opinione si mostrava 
contrario l'Amici, e dichiarava che la ciclosi non poteva tenersi 
per un effetto prodotto da un agente fisiologico, perchè eli' è 
un mero effetto d'un agente fisico, cioè del calore, mentre la 
ciclosi cessa o s' inverte nella sua direzione , al cessare o all'in- 
ver tersi dell'applicazione dell'azione calorifica, come difatto 
dimostrava coli' osserva/Ziorie rnìcroscupica a parecchi membri 
della Riunione scientifica . E continuava dicendo , che se il 
Mirbel credè di dover obiettare a quanto esso , Amici, sul pro- 
posito ciclosi asseriva, per aver veduto due correnti di liquido 
che in senso contrario muovevansi entro due tubi paralleli, 
una tale objezione non era di peso alcuno, perchè i vasi inflet- 
tendosi per ogni verso, è molto naturale che partendone due 

17 



150 

dal luogo medesimo cui è applicato il calore , possano questi, 
dopo varj serpeggiamenti, passare sotto il campo del microsco- 
pio paralleli, ed in direzioni contrarie relativamente a quella 
del liquido che essi contengono . 

Ritornando poi il Prof. Amici a quella parte della Memo- 
ria del Dutrochet , che concerne la causa del moto circolatorio 
della linfa, faceva osservare, ohe l'esperienze dal detto Fisico, 
insieme con Becquerel instituite, non provano che l'elettricità 
non ci abbia influenza , e che F unica conseguenza, la quale da 
esse legìttimamente se ne possa dedurre si è , che l'elettricità 
non faccia sentire l'azione sua traverso le membrane formanti 
i tubi, conseguenza la quale era facile il dedurre da quanto 
esso Amici avea già osservato e pubblicato fino dal 1822, al- 
lora quando avendo egli ammesso, che dall'elettricità dipen- 
desse la suddetta circolazione, osservava, che questa e nella 
Cliara e nella Cauliiiia fragilisy continua indifferentemente in 
ogni tubo per il verso stesso, e per il verso contrario a quello 
che tiene ne' tubi adjacenti e ne' sottoposti , e perciò senza che 
quella causa producente il moto circolatorio nelle cellule conti- 
gue influisca nulla sul moto del liquido nella cellula in osser- 
vazione . 

Diceva inoltre che il distaccarsi di qualche porzione di 
coroncina dalla respettiva serie, il contorcersi di questa stessa, 
e il tornar poi a collocarsi parallela e adjacente alla serie cui 
apparteneva, non son fatti sutìicienti ad ammettere una miste- 
riosa forza vitale come vorrebbe il Dutrochet, potendosi tali 
movimenti benissimo far derivare dall'azione elettrica prodotta 
dalle serie delle coroncine fìsse all'interna parete della mem- 
brana de' tubi, giacché la nominata porzione di coroncina di- 
staccata, trovasi per un' accidental posizione in mezzo a due 
correnti di liquido contrarie , e deve da queste ricever diversi 
urti, e concepire per conseguenza movimenti variatissimi, come 
accade in un filo flessibile in balia d'un vortice d'acqua. 



151 

Veniva poi ad esaminare l'asserzione del Donne ( Annales 
d'Histoire Naturelle^ Novemhr, 1858). Questi, appoggiato 
ad alcune sue osservazioni, attribuisce la circolazione della 
Chara alla presenza di cigli vibratili^ simili a quelli degli ani- 
mali infusorj, cigli che esso ammette sopra i globuli verdi 
formanti le coroncine parietali, e de' quali l'esistenza è stata 
supposta ancora da Purkinje e Valentin, senza che alcuno di 
loro gli abbia potuti vedere (^Institut. IO Medi 1858). L'Ami- 
ci, non avendo con i suoi squisiti strumenti riscontrato giam- 
mai tali organi, non crede ammissibile quella opinione, la 
quale d' altronde fu già, Venti anni sono, concepita e pubbli- 
cata da un'Italiano, ma che però neinmenu fra i suoi compa- 
triotti ebbe favorevole accoglimento, imperocché, fralle altre 
ragioni, l'Amici notava come improbabile, che occorra l'azione 
d'un essere animale per compire una funzione appartenente 
alla vita de' vegetabili . Passava finalmente il Cav. Amici a 
confutare l'asserzione dello Slack, riportata nella ^Memoria del 
Dutrochet, relativamente ai due tubi, che uno interno all'altro, 
ammette negl' internodi della Nitella flexilis (Chara flexilis), 
non avendo mai, esso Amici, col suo microscopio potuto rin- 
venircene che uno solo. 

Terminata questa lettura, il Prof. Pietro Savi, presa la 
parola, dimandava come accader possa la circolazione entro 
quelle cellule de' vegetabili, delle quali sulle membrane non 
riesce scoprire serie alcuna di coroncine. Alla qual dimanda il 
Prof. Amici rispondeva : che dal non esser visibili le coroncine 
parietali, non se ne può trarre la conseguenza che non vi sie- 
no: e che considerato il rapporto fra il diametro de' globuli 
delle coroncine della Chara con la dimensione de' tubi o cel- 
lule della medesima, e considerata la dimensione delle cellule 
dell'altre piante in cui vedesi il moto circolatorio, per conser- 
vare il rapporto medesimo, i globuli dovranno essere d'un 
diametro cosi esiguo da non esser visibili, qualunque sia il 
mezzo ottico di cui si faccia uso. 



152 

Dimandava poscia l'istesso Prof. Pietro Savi, qual creda 
il Prof. Amici che sia la vera composizione dell' apparecchio 
elettromotore, dall'azione del quale dipenderebbe la circola- 
zione del liquido nel tubetto vegetabile , alla qual dimanda la 
risposta dell'Amici fu: che in alcune specie di Chara e nomi- 
natamente nella Chara uhoides Bertol., la quale per la lun- 
ghezza degli internodi e per il diametro de' tubi può chiamarsi 
gigantesca, egli aveva osservato, come referi in uno scritto 
destinato a far parte del Tomo primo delle Memorie della R . 
Accademia di Modena, stampato nel 1827, che ciascun glo- 
bulo paripfalR resultava da due globetti minori posti a rontat- 
to, uno di color rosso-scuro, e bianco l'altro, involti in una 
sorta di muco verde, che dessi essendo di natura diversa, forse 
resinoso il rosso , e feculaceo il bianco , vengono a formare i 
requisiti elementi elettromotori: e dichiarava in fine che la 
spiegazione da lui proposta della causa del moto del liquido 
ne' tubi della Chara la reputava sempre una semplice congettu- 
ra, da ritenersi solamente perchè niun' altra spiegazione fisica 
migliore di essa se ne può ideare, non volendo attribuire un 
tal fenomeno all'influenza della vita. 



BOri. BÀRTOLOMMEO BIÀSOIETTO. 
I Segretari della Sezione 

PROF. FILIPPO NÀRDVCCI. 



Il Presidente - PROF. CAr, G. SAVI. 






TENUTA IL DI 11 OTTOBRE 1839 



<etto ed approvato il processo verbale dell'adunanza prece- 
dente e apertasi la sessione, i Professori Moretti, Targioni, e 
Visiani incaricati d'esaminare le piante secche preparate e pre- 
sentate da Angiolo Comi riferiscono, che quelle conservanti le 
loro figure e disposte a mazzi potevano essere impiegate per 
ornamento di stanze, per dilettar l'occhio ai non intelligenti 
della scienza, ma che in nessun modo né queste, né le altre 
potevano, con qualche utilità, servire per le collezioni botani- 
che, né favorire l'avanzamento della scienza. 

Il Segretario Prof. Carducci legge in seguito una lettera 
scritta di Milano , il 26 del decorso Settembre, dal Barone Vin- 
cenzo Cesati al Prof. Gaetano Savi , nella quale si trattava delle 
cause che avean potuto limitare verso settentrione F estensione 
dell' abitazioni delle medesime specie di piante nelle due Ri- 
viere, orientale cioè ed. occidentale del Golfo ligustico, in modo 
che iieir occidentale giungono a latitudine più boreale che in 
quella d'oriente. In questa lettera, dopo avere indicate quali 
sieno le specie su cui meglio può farsi una tale osservazione, 
quali le circostanze fisiche locali in cui si trovano le due Riviere, 
emette la sua opinione, consistente nel supporre che origina- 
riamente queste specie si partissero dall'Atlante, e verso set- 
tentrione si dirigessero, nella quale emigrazione fossero arre- 
state dal subissamento de' terreni interposti, subissamento da 



154 

cui ebbe origine il Mediterraneo, e che non essendosi operato 
contemporaneamente su tutto il tratto di quei paesi, né ovun- 
que per egual larghezza, mentre la penisola iberica di poco 
rimase disgiunta dall'opposta Affrica, da ciò ne nascesse che 
le specie per più lungo tempo e con maggior facilità per il 
lato occidentale potendo passare, da questo lato più oltre 
progredissero. 

Parlava poscia, in questa lettera, il Baron Cesati del biso- 
gno che e' è per li scienziati Italiani d' accordarsi tra loro per 
redigere Annali di Fisica e di Storia Naturale^ l'oggetto 
de' quali sia il render conto sollecitamente di tutte le nuove 
Opere, e di quelle in specie che per il loro costo difficilmente 
verrebbero a notizia de' meno agiati cultori delle scienze^ come 
pure il raccogliere e pubblicare le nuove scoperte e le nuove 
osservazioni che ovunque si van facendo, dandosi spesso il caso 
che più d'una ne vada in oblivione per mancanza di mezzo 
facile onde renderla nota. 

Terminava finalmente col pregare il Consesso a voler 
gradire la dedica d'un Opuscolo, che si dispone a pubblicare 
col titolo di Rariores vel novae stirpes italicae descriptionibuSy 
iconiòusque illustrataei dedica che la Sezione di Botanica ac- 
cettò con chiari segni di gradimento. 

Il Cav. Prof. Enrico Federigo Linck, con una sua lettura 
informava la Sezione d'aver osservato, che alcune Orchidee 
esotiche, tre specie di Angraecum^ son mancanti di vero seme, 
giacché il rappresentante del seme non contiene in esso veruno 
embrione, ma un bulbo resultante da un nucleo globoso e 
parenchimatoso, dal quale per il germogliamento si sviluppano 
le radici e il caule ^ e d'aver veduto i budelli pollinici penetrare 
in questi simulacri d'ovarj: osservazione, ei concludeva, che 
fa contro l' ipotesi di Schleiden e Widler, giacché se il polline 
veramente si convertisse in embrione, l'embrione ne' semi di 
queste piante avrebbe dovuto formarsi. 



Il Dott. Jacob Corinaldi presenta una serie d'Alghe ma- 
rine da lui raccolte nel mare di Livorno, ed elegantemente 
preparate su carte, ad oggetto di dare un'idea della Flora 
marina delle nostre coste. Presentava ancora l'elenco di dette 
Alghe, ove ad ogni nome di specie è aggiunta una limitata, 
ma ben intesa sinonimia, e l'indicazione delle località ove 
furon raccolte . Fra esse son da notarsi lo Sphaerococcus plì- 
catus Agardh. , che secondo lo Sprengel è proprio de' mari 
settentrionali, e la HutcJiìnsia pinnata Agardh., e la Confeiva 
parasitica Hudson, che secondo il mentovato Autore appar- 
tengono all'Atlantico, e tutte e tre mancanti nell'opere de' Bo- 
tanici che hanno scritto particolarmente sull' Alghe del Me- 
diterraneo. Quest'elenco fa parte d'un volumetto di Memorie 
scientifiche dell' x\ccademia Valdarnese, stampato a spese del 
Dottore Jacob Corinaldi, rappresentante al Congresso l'Acca- 
demia suddetta , e dal medesimo regalato a tutti i componenti 
le sezioni di Botanica, Geologia, e Fisica. Ed in questa occa- 
sione il Prof. Pietro Savi distribuiva degli esemplari disseccati 
d'una pianta da lui creduta nuova, e descritta nel menzionato 
volume sotto il nome di Sarothra Blentineiisis^ e contempo- 
raneamente indirizzava ai membri del Consesso la dimanda: 
se ancor essi credessero una tal pianta esser nuova specie, di- 
manda alla quale non fu data risposta. 

Il Conte Giorgio Gallesio legge un estratto di due Memo- 
rie sulla Teoria degli innesti e sulla loro classificazione , 

Egli distingue due movimenti di sugo presentati dalla 
vita attiva delle piante: il primo lo chiama sugo circolante y 
l'altro sugo in travaso. 

Il sugo circolante scende dalle gemme alle radici, e dalle 
radici risale alle gemme, e nell' ascendere e nel discendere cir- 
cola nel tessuto de' vasi in tutti i sensi . Il sugo in travaso esce 
dai vasi della circolazione, quando ne rigurgitano, si sparge 
fra il libro e l'alburno, li distacca, li divide, e si organizza fra 



136 

loro in nuovi strati di libro e d'alburno, destinati ad aumen- 
tare il diametro della pianta, e preparare de' nuovi organi per 
la vegetazione dell'anno successivo. 

Gl'innesti in due modi si fanno: 1." a combaci amento di 
corteccia ^ 2.° a contatto di libro coli' alburno . Il primo è l' in- 
nesto a spacco con tutte le sue modificazioni, e si fa « sugo 
circolante^ in primavera quando la circolazione comincia a 
risvegliarsi^ e anche nell'inverno, se si tratta di piante di 
climi in cui la vita latente conservi alcun poco di movi- 
mento. L'altro innesto poi, quello cioè a contatto di libro 
coir alburno y conosciuto sotto i nomi d' innesto a marza fra 
legno e corteccia ^ d' innesto a scudetto^ d' innesto a cannellino^ 
si fa a sugo in travaso nelle stagioni nelle quali il sugo in 
rigurgito esce dai vasi, per spargersi fra il libro e 1' alburno e 
rinnovare gli strati. Egli infine dice che le piante monocline 
cominciano tutte la loro vegetazione in primavera col sugo 
circolante , e non passano al sugo in travaso che nel principio 
della state, quando lo sviluppo de' rami è giunto al suo com- 
pimento, o per una repetizione incostante e fugace suU' entrar 
dell'autunno, quando la vita è per cessare, e però all'aprirsi 
della vegetazione queste, come il Pero e simili, non si prestano 
ad altro modo d' innesto che a quello detto a spacco. Che le 
piante diclini poi aprono la loro vegetazione col sugo in tra- 
verso, o per meglio dire con una simultaneità di movimenti 
che li spinga ambidue, e queste, come sarebbe il Castagno, 
si prestano ^innesto a scudetto. 

Il Prof. Amici espone quanto da lui era stato osservato 
suir Uredo Rosae^ servendosi della preparazione che il Cala- 
mai, da lui diretto, aveva eseguita. Parla dello sviluppo e del- 
l' organizzazione di questa pianta microscopica, mostrando, 
1.° come le appendici bianche, periferiali ad ogni pustula 
à'Uredoy si debbono riguardare come organi involventi: 2." che 
i globettini gialli, i quali copiosi compariscono all'aprirsi degli 



157 

organi involventi, si debbon tenere per veri granelli di polline, 
dai quali vide per l'azione prolungata dell'acqua, prodursi, 
sugli angoli sporgenti di cui son provveduti, i budelli pollini- 
ci: 3.° che i corpi del centro, resultanti da cassule pedicellate, 
tereti, mucronate, tri-quinque-loculari, formanti secondo Per- 
soon una specie di Pucci nia (JPuccinia mucronata var. Rosae^ 
sono, secondo le sue osservazioni, organi feminei della mede- 
sima Uredo, 

Il Prof. Sassi comunica delle osservazioni sulla struttura 
dell'embrione d'alcune Crucifere, da lui trovata diversa da 
quella attribuita loro dagli autori che fin qui n' avevan trattato. 
Queste osservazioni riguardano le Carclamine^ che essendo po- 
ste fralle Pleurorizee dovrebbero avere i cotiledoni piani, com- 
bacianti, colla radicina piegata e appoggiata sopra un tratto 
della loro commettitura. La Cardamiiie CUelldonia invece, ha 
i cotiledoni piegati lungo i margini, colle ripiegature che si 
gettano addosso reciprocamente all'altro cotiledone, cosi che 
son cotiledoni abbracciantlsi per i margini, presso a poco come 
son le foglie nelle gemme de' Dianthus^ Salvia ec. che Linneo 
chidinò folla semieqidtantia^ e la radicina non è distesa sulla 
commettitura, ma bensì sulla porzione piegata d' uno dei co- 
tiledoni, e però una tal pianta, rigorosamente parlando, non 
può riguardarsi come una Pleurorizea, ma piuttosto come una 
pianta intermedia fralle Pleurorizee e le Notorizee, che formi il 
passaggio fralle une e l'altre, e per la particolar disposizione 
embrionale propone il Prof. Sassi di formar con essa una se- 
zione al genere Cardaminey ossia un sotto-genere, col nome 
Plectilobium, Una tal disposizione dell'embrione non la trova 
per altro che nella sola specie Cardamìne Chelidonia^ e le C«r- 
damine inipatiens^ asarifolia^ hirsiita^ thalictroides e resedifo- 
lia^ annunzia d'averle riscontrate Pleurorizee. 

Nelle Dentarie poi pinnata^ bulbifera, e poljphjlla^ espo- 
ne che i cotiledoni hanno pure le piegature marginali del lem- 

18 



158 

bo, ma che queste si gettano sulle loro facce interne, i cotile- 
doni non si abbracciano, e la radiclna è appoggiata sopra un 
tratto della commettitura: son vere Pleurorizee, ma col margine 
de' cotiledoni piegato indentro, e pensa il Prof. Sassi che que- 
sto sia il vero carattere per distinguere le Dentarie dalle Car- 
damine^ piuttosto che quello indicato da varj Autori della sili- 
qua lanceolata e non lineare, e de' funicoli ombelicali dilatati, 
e che però non debbano riunirsi alle Carclamine^ come aveva 
fatto il Brown. 

Passa in seguito il Prof. Sassi a render conto d' una Epatica 
da lui trovata nel suolo ligure, pianta, cui non rinvenendo 
posto fra i generi stabiliti, avea pensato servirsene per formare 
un genere nuovo, che avrebbe chiamato Dichlamis^ per essere 
in tal pianta lo sporangio formato da doppia membrana, ma 
conosciuto poi che era stata descritta e figurata da Lehmann 
negli Atti dell'Accademia Cesareo-Leopoldina dell'anno 1858, 
benché presentata nel 1850, col nome di Antroceplialus iiepa- 
lensisy avea deposta l' idea di fare il genere nuovo, e solo si era 
permesso di mutare il nome specifico, giacché, da quanto dice 
lo stesso Lehmann, l'individuo da questi descritto proveniva da 
un Erbario acquistato dal fu Prof. Colsman che portava il tito- 
lo, Piante del Nepal mandate dal Dottor FTallich^ onde non 
puossi assicurare positivamente che provenga da questa località, 
e ciò aveva indotto il Prof. Sassi ad assegnarli un nome speci- 
fico, indicante una località che sicuramente gli appartiene, e 
chiamarlo Antroceplialus italicus^ e poiché nell' esaminarne 
molti individui freschi avea riscontrata qualche differenza nelle 
forme della pianta, da quelle che Lehmann aveva notate, ne 
aveva fatta l'appresso nuova descrizione che consegnava alla 
Sezione perchè s'inserisse nel processo verbale. 



159 

ANTROCEPHALUS Lehm. 

Car. Gen. Capitula sporangifera p e dune alata in niedìetate 
superiori frondis . Caliptra ad basini capitali e pilis simplici- 
òus liberis, Sporanglum apice stylìgeram^ e duahas menihranis 
constans y basi tantum connatis y medio longitudinaliter ruin- 
pens^ valvis aecpialibus . Sporulae in membrana interna nume- 
rosaey elateribus praeditae^ initio ad parietes ajfirae. Capitula 
mascula in medietate superioris faciei frondis nascentia ^ ses- 
siliay ovato-globosa^ superficie papillari praedita: calyptra e 
pilis liberis . Antherae clavatae in texta celluioso capitali 
immersae ^ ad singulam papillam respondentes . 

A>'TROCEPHALUS iTALicus. Pianta gregarie super terram na- 
scens^ Marchantiam simulans, Froas membranacea viridisy 
subdichotoma^ laciniis subimbricatisy extremitate rotundatis ^ 
saepe emarginatisi nen^o mediano et marginali nullo^ subtus^ 
ad latera^ squamellis purpureis imhricatis ut in Targionia hy- 
pophylla. Radices tenues numerosissimae^ e medietate paginae 
inferiori s frondis erumpentes , Calyptra pilis pluribus Inter se 
liberis constanSy pritnam totum capitulum tegens^ demum api- 
cem pedunculi circulariter cingens. Pedunculi modo brevissimi^ 
modo quatuor ad quinque lineas longi^ albidi^ primum erecti^ 
maturitate incurvi^ apice sporangia ovata^ modo solitaria modo 
duo vel tria vel quatuor sustinentes^ apice stylo mucronato in- 
structa. Sporangium e membraais duabus ejformatum^ quarum 
exterior oblonga^ alba^ longitudinaliter medio deJdscens^ iute- 
rior fusca^ cum externa basi connata^ ceterum libera^ longitu- 
dinaliter pari modo dehiscens in lamìnas irregulariter denta- 
tasi intus sporis elaterio donatis foeta , 

Capitula masculina sessilia^ tuberculata^ calyptrata. 
Locus natalis: in plani tie Albinganensi ^ et prope Finale 
in Liguria occidentali. Floret Octobri^ et Novembri . 

Sorge poscia il Prof. Moretti, e trattiene l'adunanza par- 



140 

landogli dì quella Clorosi parziale per cui tutte, o porzione delle 
foglie, divengono in tutta la superficie loro, o solo in parte, 
incolore o bianche, facendosi in tal modo variegate o screziate, 
affezione considerata come una malattia, di cui non è facile 
render ragione persuadente^ e in particolar modo prende egli in 
esame l'opinione di quelli che la credono malattia contagiosa, 
capace di comunicarsi da uno a un altro individuo mediante 
l' innesto, opinione che ha per base il fatto, citato già da lungo 
tempo dal Blair, dal Bradley, da Lawrence, d'un innesto di 
Gelsomino a foglie variegate eseguito su d'un Gelsomino uni- 
colore, in conseguenza del quale anche le foglie nel soggetto 
variegate comparvero, ed un altro fatto osservato in Brescia 
nel 1855, come a lui riferito, cita il Prof. Moretti, d'un nesto 
di Nerìum 0/eanrler a foglie variegate , sopra un Nerìum 
Oleaiider comune, tagliato a due piedi circa sopratterra, in cui 
perito casualmente il nesto, le nuove messe prodotte dalla 
superstite porzione del soggetto avevano le foglie variegate. 
Un tal fatto ben verificato, avrebbe deciso in favore del con- 
tagio, e provata l'influenza de' nesti su i soggetti, da alcuni 
sostenuta, e da molti negata: ma il Prof. Moretti, non volendo 
ragionare che fondato sulle proprie' osservazioni, narra di aver 
eseguiti varj innesti, a marza e a contatto, di varie specie di 
alberi e arbusti a foglie variegate, sopra soggetti della stessa 
specie a foglie unicolori, e che quantunque i nesti felicemente 
riescissero e prosperosi movessero nuovi rami con foglie varie- 
gate, le produzioni al di sotto del nesto furon sempre di foglie 
unicolori. Egli infine terminava dicendo, che quantunque ben 
persuaso della niuna influenza del nesto sul soggetto, pure 
invitava i cultori di Botanica e d'Agricoltura a voler tentare 
nuove esperienze, onde togliere ogni dubbio sopra una simil 
questione. 

Finalmente dal Segretario leggesi una lettera del Marchese 
Ridolfi Presidente della Sezione agraria diretta al Presidente 



141 

Prof. Savi per invitarlo a proporre ai Membri della Sezione 
botanica di voler concorrere a una volontaria oblazione in 
favore degli Asili infantili di Pisa, per coronare con un atto 
di beneficenza la prima Riunione scientifica Italiana, ed atte- 
stare ai Cittadini la riconoscenza delli Scienziati per la cordiale 
ospitalità loro accordata. La proposizione fu accolta con uni- 
versale consentimento, e restò disciolta l'adunanza. 

Il Segretario della Sezione — PROF. FILIPPO NARDVCCl . 
Il Presidente - PROF. CAV. G. SAVI. 



TENUTA IL DI 12 OTTOBRE 1859 



ietto ed approvato il processo verbale dell'adunanza prece- 
dente, da principio il Marchese Ridolfi con leggere una rela- 
zione sopra un individuo di Pino del Chili (^Araucaria imhri- 
catcì) vivente allo scoperto nel Giardino suo di Bibiani, e per la 
prima volta fiorente in quest'anno. Dice come quest'albero vi 
fu piantato nel 1826, che aveva allora, non bene, quattro piedi 
d'altezza, e quattro pollici di circonferenza alla parte inferiore 
del fusto, e che vi ha vegetato prosperosamente, essendo ora 
giunto all'altezza di sedici piedi, e ad averne quasi due di cir- 
conferenza nel tronco alla distanza di mezzo piede dal terreno: 
che nel decorso Febbrajo cominciò a mostrare gli amenti ma- 
schili e femminini: che questi ultimi convengono con quelli 
à^\C Araucarìa hrasiliensis . descritti dal Raddi nel Tomo V 



142 

degli Atti dell'Imperiale e Reale Accademia dei Georgofili di 
Firenze, ma che i maschili ne sono alquanto diversi. Di fatto 
gli amenti staminiferi àeW A rane ari a brasìliensis son solitarj, 
diritti, perfettamente cilindrici, e formati da squame imbricate 
dure e legnose, che ingrossano e si allargano dalla base al- 
l'apice, ove terminano in una linguetta un poco oncinata, lunga 
circa una linea e mezza. La linguetta è una continuazione della 
stessa squama, e questa è circondata da una diecina d'antere 
piuttosto lunghette, lineari e solcate longitudinalmente. Gli 
amenti maschili poi ài^VC Arane aria imbricata^ come appariva 
dagli esemplari esibiti dal Marchese Ridolfì, son geminati, non 
retti, ma curvi, e colle squame niente affatto mucronate. Diceva 
come gli amenti femminei erano in florida vegetazione, e in 
stato di incremento, avendo di già acquistato una lunghezza di 
quattro pollici, e una circonferenza di sette, e che questi non 
sottoponeva all' inspezione del Consesso, avendo prudentemente 
risoluto di non toccarH per non perdere la ben fondata spe- 
ranza di ottenere de' semi maturi onde propagare fra di noi 
quest'albero interessantissimo ed utilissimo, di cui la moltipli- 
cazione per propaggine non si ottiene che difficilmente, e non 
da se non che individui di meschina e difforme vegnenza. Di- 
ceva ancora come malgrado che dei semi d Arane ari a hrasilien- 
sìs portati dal Raddi nessuno avesse germogliato, pure da altri 
semi venuti posteriormente due individui eran nati, de' quali 
uno presto mori, e che il superstite era attualmente giunto ad 
avere due piedi d'altezza, e vegetava in vaso prosperamente. 

Il Dott. Jacob Gorinaldi, ad illustrazione de' caratteri car- 
pologici di varie specie esotiche e segnatamente della Termina- 
li a procera ^ Corjpha umbracn tiferà^ Hellenia alba^ Sapindns 
Mukorossiy e Lagonjchinm Sleplianiannm^ ne mostrava i frutti 
da lui acquistati al Cairo, e ne distribuiva a diversi Dotti della 
Sezione, regalando loro anche la Memoria stampata ov'essi son 
figurati. 



Ii3 

Vito Procaccini Ricci fa una comunicazione relativa alla 
Flora fossile d'Italia, e nominatamente de' contorni di Siniga- 
glia, accompagnata dall'ostensione d' un'interessante raccolta 
d'impressioni di parti di vegetabili nella Marna selenitica, che 
forma quelle colline, i di cui terreni appartengono ai terziarj 
medj, e dall'ostensione d'un maggior numero di disegni rap- 
presentanti impronte della stessa località. Da tutto questo si 
viene in cognizione, che in questa parte della nostra Penisola, 
tempo già fu, restaron sepolte ne' depositi d'acqua dolce, frondi 
di Alghe, di ^luschi e parti di piante fanerogame, e fralle im- 
pressioni mostrate dal Procaccini ben si distinguono Pilliti ap- 
partenenti a Laurine^ altre a delle Conifere, fralle quali una 
rappresentante una foglia di Gingko o Saìishuria^ una che 
risveglia l'idea d'avere appartenuto a un Liriodendron^ altre 
al genere Nerium^ alcune che sembrano del genere Castanea^ 
oltre alcune Carpoliti, di cui una che pareva d'un Citiso. Di- 
mostrano insomma queste impronte tale e tanta pluralità e di- 
versità di forme, da far conaretturare che la Flora d'Italia fosse 
ricchissima di specie anche in quelli antichissimi tempi. 

Il Prof. Cav. Gio. Battista Amici rammentando la sua 
opinione relativa all'ascensione della linfa nelle piante, quale 
egli pensa che segua traversando il tessuto cellulare, e che in 
tale ascensione sia spinta dalla forza vitale delle numerosissime 
membrane colle quali si trova a contatto, riporta un suo espe- 
rimento eseguito con due rami staccati da una Thuja^ ne' quali 
il Cambium aveva già incominciato a svilupparsi. Tagliatili in 
ambedue le estremità, con taglio retto, li immerse per egual 
porzione nell'acqua, in modo tale però che uno tuffasse per la 
parte organicamente inferiore, e per la parte organicamente 
superiore l'altro ramo. Dopo un certo tempo quest'ultimo ra- 
mo era seccato nella parte emersa, e mantenevasi sempre fresco 
il ramo primo, quello cioè che tuffava per la parte inferiore. 
Tolto allora questo dall'acqua e capovoltatolo, erasi osservato 



144 

lo sgorgo d'una certa porzione di liquido dal taglio dell'apice, 
che era stato emerso, e nessuno sgorgo da quell'altro ramo, che 
era stato immerso rovesciato, in qualunque situazione lo tenesse. 
Or riflettendo su questo fatto il Prof. Amici, crede di poter de- 
durre che l'acqua la quale per la forza vitale è introdotta nelle 
piante, sia soggettata a due forze: l'una di gravità per cui discen- 
derebbe o resterebbe stazionaria: l'altra dipendente dalla vita- 
lità delle membrane, che tende a trasportare il liquido dalla base 
all'apice. Crede che di poco la forza vitale superi quella di gra- 
vità, e che per tal motivo l'acqua non escisse dal taglio del- 
l'apice del ramo che tuffava in situazione retta, mentre capo- 
voltato, l'acqua non più trattenutavi dalla forza di gravità, ma 
anzi da questa sospinta, concomitante anche l'azione delle 
membrane, dovesse esser tutta versata: e che l'altro ramo tuf- 
fante per l'estremità organicamente superiore, cioè il ramo ro- 
vesciato, non potesse esser mantenuto invita, poiché le mem- 
brane per l'azione loro, invece di farvi ascendere il liquido, 
dovevano anzi farlo discendere. 

La narrazione di tali esperienze, e le riflessioni fattevi 
dal Professore Amici, inducono una discussione fra esso e il 
Professor Linck sulla struttura del caule delle Conifere. Ri- 
cusava il Professor Linck di ammettere che i vasi di queste 
piante fosser porosi, ed opinava doversi piuttosto attribuire 
alla presenza di glandole quell'apparenza di linee circolari 
a largo cercine, che il Professore Amici ripeteva dalla pre- 
senza di pori. 

Onde convincere il Botanico Prussiano, il Prof. Amici 
esponeva l'esatta descrizione de' suddetti pori, dicendo: 

Essere i pori delle Conifere di due sorti: alcuni senza cer- 
cine, altri col cercine. I pori col cercine trovarsi ordinaria- 
mente nelle facce de' vasi corrispondenti alle sezioni che pas- 
sano per l'asse del caule: essere il cercine un'apparenza e non 
una realtà. 



ìVò 

Onde far comprendere tutto questo, egli premesse trovarsi 
sempre il poro d'un vaso combaciante con un altro poro d'un 
vaso contiguo: essere ciascun poro situato nel fondo d'una sco- 
dellina scavata nella grossezza della parete del vaso, dalla parte 
esterna di questo: l'abboccarsi delle scodelline appartenenti alle 
pareti combacianti di due vasi contigui, produrre fraile due 
pareti tante cavità quante sono le coppie de' pori, cavità di fi- 
gura lenticolare, le quali coll'interno de'pori sono in comuni- 
cazione mediante i fori, che a guisa di canaletti si aprono nel 
loro fondo, e che coli' altra estremità fanno capo nell'interno 
del vaso: tali scodelline finalmente esser quelle che con il loro 
contorno producono l'apparenza d'un orlicelo o cercine intorno 
ai fori nel loro mezzo situati. 

Il Prof. Linck poi, all'oggetto di far ben comprendere le 
sue idee su questa parte d'organografia microscopica, si prevale 
delle figure annesse alla sua insigne opera intitolata Icones ana- 
tomico-botanicae j che lascia in dono alla Biblioteca dell'Uni- 
versità, unitamente agli Elementa Philosophiae Bolanicae. 

Il Prof, de Visiani legge una INIemoria concernente l'osser- 
vazione del Prof. Antonio Bertoloni, inserita negli Annali di 
Storia Naturale di Bologna, sulla Saturej a montanu di Linneo, 
tendente a provare una tal pianta non esser già quella che con 
tal nome trovasi comunemente ne' Giardini botanici e negli 
Erbarj, ma quella bensì che il Bartling chiamò Satureja subspi- 
cata^ e di cui esso Prof, de Visiani die la figura nello Specimen 
Stirpiwn Dalmaticarum^ ed essere stato indotto il Prof. Berto- 
Ioni in questa credenza dall'ispezione della figura della Satureja 
montana^ data dallo Smith nella Flora Graeca^ figura che al 
prelodato Prof. Bertoloni parve identica a quella della Satureja 
subspicata. Diceva pertanto su tal proposito il de Visiani: 
l." Che la figura di Smith non rappresenta già la Satureja 
subspicata del Bartling, ma bensì la Satureja montana di tutti 
i Botanici, la quale ora il Prof. Bertoloni propone di chiamare 

19 



146 

Sature] a hyssopifolia. 2." Che quand'anche la rappresentasse, 
ciò per se solo non basterebbe a provare che questa fosse la 
specie che Linneo intese di descrivere per Satureja montana^ e 
non quella che tutti i Botanici anteriori e posteriori a lui tenner 
per tale. 5.° Finalmente, che la patria assegnata da Linneo alla 
sua specie, di luoghi cioè ne' quali non cresce la Satureja sub- 
spicata^ ed i sinonimi da Linneo alla Satureja montana appli- 
cati, che non appartengono sicuramente alla Satureja suhspi^ 
cata^ e le figure per quella citate, rappresentanti senza equivoco 
la Satureja montana di tutti i Botanici, provano concorde- 
inente esser questa la vera specie che Linneo descrisse col sud- 
detto nome. 

Il Vice-Presidente IMoretti presa allora la parola, appro- 
vando le osservazioni del de Visiani, aggiungeva a maggiore 
illustrazione dell'argomento, che la Satureja suhspicata Bartling 
fu già descritta e figurata dal Mattioli, sotto il nome di Simfito 
petreo p come pianta crescente presso Vipacco e presso Trieste, 
ove appunto trovasi la specie del Bartling, ma che il Camerario 
neW Epitome da lui fatto all'opera del Mattioli, non conoscendo 
la vera specie vi sostituì la figura della Coris monspeliensis^ 
lasciandovi i luoghi nativi indicati dal Mattioli stesso, il che 
essendo contrario al vero, perchè la Coris non cresce in quella 
località, procurò al Mattioli una taccia d'inesattezza, che con 
maggior diritto al Camerario dovevasi . 

Il Segretario della. SEZIo^E — PROF. FIUPPO NARDUCCI. 
Il Vxce-Pbeside-Nte - PROF. MORETTI . 



i47 



TENUTA IL DI 14 OTTOBRE 1839 



iliunitisi i Socj nel Giardino Botanico, e letto ed approvato 
il processo verbale della precedente adunanza, il Presidente 
imprendendo a far la storia del magnifico Cedro del Libano 
sotto del quale la Sezione si era raccolta, narrava come que- 
st'albero era stato piantato, lui presente, nel 1787;, che la 
pianta venuta d'Inghilterra era allora alta poco più d'un braccio, 
che da quell'anno in poi era giunta a superare le venticinque 
braccia, e che ad altezza maggiore sarebbe di già pervenuta, se 
da parecchi anni non avesse perduta la vetta. Descriveva e 
faceva osservare gli amenti maschi prossimi ad emettere il pol- 
line, i teneri amenti femmine ed i coni maturi. Indicava le 
qualità che rendono raccomandabile quest'albero, e come facil- 
mente si riproduce per seme, e dava notizia di varj individui 
figli del Cedro pisano, che prosperano felicemente in varj luo- 
ghi della Toscana in terreni, esposizioni, e climi diversi, e non 
obliava di parlar dell'altezza cui essi in un dato numero d'anni 
erano pervenuti, notizie tutte che fanno sperare, il Cedro del 
Libano poter essere un giorno uno de' più belli alberi boschivi 
dell'Italia. 

Antonio Orsini per dare un'idea della qualità e della ric- 
chezza della Flora delli Abruzzi, paese tante volte da lui per- 
lustrato, ricche messi raccogliendone, le quali con ammirabil 
generosità distribuisce ai Botanici, presentava un Erbario for- 
mato colle principali piante da lui raccolte nel tratto degli 



Ii8 

Apennini abruzzesi, Erbario stimabilissimo non tanto per la 
sua ricchezza quanto per il modo con cui eran preparati, 
e ben conservati gli esemplari. Alla presentazione dell'Er- 
bario, che lasciò in dono allo stabilimento botanico del- 
l'Università, faceva precedere la lettura d'un breve discorso, 
nel quale narrava come si fosse sentito nascere l'amore per la 
Botanica in faccia alla lussurieggiante vegetazione delle cam- 
pagne a lui native, e come ci fosse stato confortato dai valenti 
Botanici italiani, cui fece copia di parecchie specie da lui rac- 
colte, non poche delle quali furon trovate, e ad esse, per grati- 
tudine, conferito il nome triviale à^Orsìniana. 

Il Vice-Presidente Moretti, ritornando su quanto nella 
seduta del dì 5 aveva esposto sulle Cicadee, faceva vedere un 
frutto maturo della Cjcas revoluta^ e dimostrava esser questa 
una vera Drupa, così che dovendosi dar molto peso al carattere 
del frutto, questa pianta sarebbe meglio collocata in una fami- 
glia prossima alle Drupacee, anziché alle Conifere o alle Palme, 
ed aggiungeva la notizia che quando la Cycas di Pavia era in 
fiore, scolò dal tronco una sostanza gommosa, che avea l'ap- 
parenza di Gomma Dragante, escrezione accidentale analoga a 
quella che in vecchiaja e in stato patologico danno i PrunuSy 
le Mimose ec, verificando così quanto aveva annunziato il 
Brongnìart nel Tomo XVI degli Annali di Scienze Naturali, 
circa la presenza d'un sugo mucilaginoso in alcuni spazi in- 
tercellulari cilindrici, e regolari nel parenchima midollare e 
corticale di questa specie di Gjcas^ sugo che si condensa in 
forma vermicolare, in ragione che scola lentamente dall'ori- 
fizio de' vasi. 

Il Dott. Francesco Gera rendeva noto all'adunanza che 
quanto prima avrebbe pubblicato un Dizionario micologico j 
ove registrate si troverebbero, se non tutte, almeno un gran nu- 
mero delle specie di Funghi tanto mangerecci che venefici, colle 
respettive loro sinonimie e col novero di que'nomi vernacoli.,. 



149 

che dalle diverse provincie d'Italia aveva raccolti e sperava rac- 
coMiere. Intanto ne mostrava il manoscritto, e faceva istanza 
ai Botanici acciò volessero coadiuvarlo in questa polinomica 
collezione. 

Il Prof. Antonio Targioni Tozzetti annunziava che stava 
occupandosi d'un' opera botanico-medica, corredata di figure 
al naturale, alcune delle quali sottoponeva all'ispezione degli 
astanti, che le giudicarono bellissime- 

Sopra un fenomeno vitale degli organi composti vegeta- 
bili prendeva a parlare il Prof. Pietro Savi. Il suo discorso si 
aggirava su quell'opinione del Decandolle, che è generalmente 
seguitata, per spiegare la direzione che prendono i cauli delle 
piante, quando nella loro vegetazione si trovano ad avere una 
parte più illuminata dell'altra, nel qual caso essi piegansi tanto, 
da porre la loro estremità nella direzione per la quale loro 
giunge la luce. La spiegazione che dà il Decandolle di un tal 
fenomeno partesi dal fatto, che la luce fissa il carbonio nel tes- 
suto delle piante, e che col carbonio ivi fissato ci si formano 
tutti quei principi immiediati nella composizione de' quali entra 
per gran parte questo principio primitivo, come sarebbe ligni- 
na, cromula, gomma, ec. Dalla fissazione della lignina nei tes- 
suti ripetesi il loro irrigidimento e la sospensione d'ogni accre- 
scimento ulteriore. 

Premesso questo, il Decandolle fa rilevare come in un 
caule in cui una parte sia illuminata più dell'altra deve aversi 
ineguale fissazione di carbonio, e però maggior quantità di 
lignina debb' esser depositata nella parte più illuminata, di quel 
che contemporaneamente se ne depositerà nell'altra parte, onde 
l'accrescimento più presto si arresterà in quella parte che in 
questa, cioè nella meno illuminata, la quale coli' aumentarsi la 
sua estensione s'incurverà, e continuerà a incurvarsi fino a 
tanto che il caule abbia presa la stessa inclinazione de' raggi di 
luce che l' investono , nel qual caso essendo da tutte le parti 



loO 

egualmente illuminato, col cessar la causa dell'inclinazione 
cessa ancora l'effetto. 

Contro questa teoria, di cosi sana critica e di universale 
accettazione, sembrava al Prof. Pietro Savi che facciano obie- 
zione il fatto già noto della radichetta del Visco, la quale per 
quanto sia verde e tale si mantenga sul principio del suo accre- 
scimento, pur si dirige verso l'oscuro, quantunque per ciò fare 
sia costretta a deviare dalla direzione a lei propria, cioè dalla 
verticale discendente, e il fatto seguente da lui osservato sopra 
un individuo di Caladimn nympheaefoliain. Questa specie 
d'Aroidea manda al di sotto d'ogni inserzione di foglie un ver- 
ticillo di cinque asci radici semplici, tereti, capaci d'accrescersi 
in lunghezza, anche ne' tratti di già formati, e che oltre all'in- 
durire si coloriscono in verde per l'azione della luce. Per i 
caratteri pertanto di formar la lignina, colorarsi in verde ed 
allungarsi anche ne' tratti già formati, tali radici sono analo- 
ghe ai cauli, e però secondo la teoria di Decandolle dovrebbero 
incurvarsi e dirigersi verso la luce, quando questa da un solo 
lato le investa. JMa questo appunto è quello che non accade, 
come fu pienamente dimostrato dalla pianta presentata alla 
Sezione, la qual pianta per esser lungamente vissuta in una 
stufa in situazione tale da essere illuminata soltanto da un solo 
lato, avea diretto verso questo lato il caule e le foglie, e le 
radici si eran tutte piegate verso il lato opposto più oscuro. 

Ora siccome le cause cui si attribuisce la direzione de'cauli 
illuminati più da una parte che dall'altra, militano ancora per 
le radici di questo Caladio, e desse presentano un effetto tutto 
diverso, però il Professor Savi ne concludeva non poter esser 
quelle le cause vere d'una tal direzione. 

Faceva ancora considerare, come dalla durezza del legno 
delle radici, eguale a quella del legno de' loro cauli, resti dimo- 
strato ad evidenza che il depositarsi della lignina non sia un 
fenomeno locale direttamente indotto dalla luce, fatto quale 



151 

ognun vede quanto stia contro alla sopraccitata ipotesi di 
Decandolle, che si appoggia unicamente sul principio che la 
luce fissi la lignina localmente dove ella agisce. 

Il Dott. Meneghini esponeva la descrizione d'un' Alga che 
egli crede nuova, trovata dal sopraccitato Antonio Orsini in 
un'acqua minerale contenente l'acido idrosolforico in dose tale, 
da esser non solamente capace di arrossire la tintura di lacca- 
muffa, ma da alterare ancora l'epidermide delle mani, e pren- 
deva da essa motivo per parlare sull'intima organizzazione della 
di lei membrana, senza la vitalità della quale non potrebbe la 
debole e fugace materia che la compone, resistere all'azione di- 
struggi trice del liquido nel quale abita. Tale Alga diceva di aver- 
la chiamata dal nome del ritrovatore CoccocJt/oi^is orsiniana. 

Il Segretario Dott. B. Biasoletto parlava d'una nuova spe- 
cie di Alga appartenente al genere Hjdrodjction , trovata in 
uno stagno d'acqua dolce nell'Istria presso Rovigno. Alla de- 
scrizione di questa specie aggiungeva una tavola, ove la pianta 
e i varj suoi organi eran delineati a forte ingrandimento, ed 
annunziava d'aver assegnato a questa pianta il nome à' Ifydro- 
djction graniforme y perchè si presenta sotto la forma d'un 
granello. Tratteneva poi la Sezione con esporre alcune sue 
osservazioni microscopiche concernenti i prodotti di varie de- 
composizioni organiche, mediante le quali era giunto a cono- 
scere che mettendo in infusione, tanto nell'acqua naturale, che 
nella distillata, de' frammenti di Sphaerococcos confervoides^ 
insieme con altre sostanze vegetabili, ne resultavano varie 
nuove specie appartenenti ai generi Leptomjtus ^ Hjgrocrocis 
ed Oscillarla^ di cui mostrava le piante ed i loro ingrandimenti 
in apposite figure, e ne leggeva le loro respettive descrizioni. 
Dai fatti esposti, ed altri consimili, credeva in fine il Dott. Bia- 
soletto di poter concludere, essere ammissibile l'idea, che i 
vegetabili i più infimi si possano riprodurre anche per gene- 
razione spontanea . 



152 

Due specie appartenenti alla Flora Etrusca presentava in 
seguito alla Sezione il Prof. Pietro Savi, all'oggetto di sapere 
se desse , come opinava, potevan considerarsi come piante non 
descritte . L'una era un Thynius^ della sezione degli AcìnoSy 
trovato sul Calcareo dolomitizzato de' monti di Giumeglio nel- 
l'xlpennino Pistojese, che il Savi proponeva di chiamare Thj- 
rnus Puccìnellianus in onore di Benedetto Puccinelli attuai 
Professore di Botanica in Lucca: l'altra era una Malva , che 
aveva trovata nell'Isola dell'Elba, a prima vista affine alla 
Malica sylvestris^ ma che ne diversificava per varj caratteri, e 
fra gli altri per una peluria stellata da cui era coperta . — Il 
Prof. Linck disse sembrargli che né l'una né l'altra fossero 
state descritte. Il Thymus non averlo mai veduto, e restargli 
difficile il poter dare giudizio esatto sopra di esso a motivo 
dell'unico esemplare che se ne possedeva. L'altra poi averla 
già osservata in varie parti della Grecia tanto insulare che 
continentale, ed aver avuto in animo di descriverla e chia- 
marla Malva meonantlia . 

Il Prof. Visiani distribuiva in dono ai componenti la Se- 
zione una sua Memoria storica sull'Orto Botanico di Padova^ 
e il Conte Gallesio li regalava del Quadro sinottico degli Agru- 
mi de' Giardini hotanico-agrarj di Firenze, 

Cosi chiudevasi la sessione, e i Socj lasciavano il Giar- 
dino, dolenti per la circostanza del prossimo scioglimento della 
Riunione scientifica, ma ben soddisfatti per essere stati ono- 
rati anche in questo giorno dalla presenza di quel benamato 
Principe 

Che le contrade di Toscana ajfrena. 

Redi, Leu. 
Il Segretario dblla Sezione — PROF. FILIPPO ISARDVCCI. 
li. Presidente — PROF. CAV. G. SAFl. 






M 



DI 



ZOOLOGIA ED AlVATOMIA COIUPARATIYA 



20 



PROCESSI VERBALI 

DI ZOOLOGIA ED AMTOMIA COMPARATIVA 



TENUTA IL DI 4 OTTOBRE 1859 



Jll Principe di Musìgnano apre la seduta con una breve allo- 
cuzione , colla quale ringrazia innanzi tutto la Sezione che lo 
nominò suo Presidente^ si congratula di vedere ascritti ad essa 
due celeberrimi Scienziati stranieri, il Cav. Audouin, membro 
dell'Istituto di Francia, Professore amministrator del Giardino 
delle Piante di Parisri, e il Prof. Oken, fondator dei Consrressi 



._,., V. »X^XV.X. V^.^V..., . ^.^^X V..V.. ^^^..^. 



scientifici di Germania, ed eccita tutti a concorrere attivamente 
all'utilissimo scopo di questa istituzione, or per la prima volta 
trasportata in Italia. 

Dopo di ciò il Presidente medesimo avverte la Sezione, 
che le sue adunanze si terranno sempre dalle ore otto alle dieci 
del mattino in una delle sale del JMuseo di Storia Maturale ^ 
invita i membri di essa a riunirsi alla sera nelle Stanze Civiche 
per godervi dei vantaggi delle reciproche comunicazioni ami- 
chevoli e scientifiche, e fa sapere essere stato deciso dal Con- 
siglio dei Presidenti che nissuno desrli Scienziati venuti al Con- 
gresso possa inscriversi in più d una sezione, libero per altro 



156 

rimanendo ad ognun di loro di assistere alle adunanze di qual- 
sivoglia altra. Da ultimo offre in dono a ciascuno degli Scien- 
ziati presenti una copia d' un suo lavoro stampato, intitolato 
Sjnopsis vertehratoriun sjsteinatìs. 

Il Dottor Carlo Passerini, Aggregato al Professore di 
Zoologia dell'I. R. Museo di Storia Naturale di Firenze, legge 
una memoria sulle larve e ninfe della Scolla fi avifrons . De- 
scritte e fatte vedere codeste larve colle loro ninfe e co' loro 
bozzoli, non solamente rappresentate da eccellenti disegni, ma 
ben anche conservate nello spirito di vino, il chiarissimo Au- 
tore fa sapere che esse larve di Scolia sono parassite delle larve 
àaW Orjctes nasicornìs^ solite a trovarsi in copia nella vallo- 
riea. E siccome gli avvenne di trovare un bozzolo di terra fatto 
da una larva di Oritte nel quale è contenuto il bozzolo d' una 
Scolia, a cui è aderente la spoglia dissugata dell' Oritte mede- 
simo, così sospetta che le larve delle Scolie a fronte gialla siano 
parassiti interni delle larve degli Dritti. Il Prof. Gene, il quale 
dichiara d'avere osservato, or sono molti anni, le larve, le 
ninfe, i bozzoli e la trasformazione della specie medesima di 
Scolia , nei mucchi di segatura di legno in decomposizione , 
dissente dal Dott. Passerini circa il genere di vita di codeste lar- 
ve, egli le riguarda bensì come parassite delle larve degli Drit- 
ti, ma crede che, a somiglianza di tutte le larve finora cono- 
sciute degli altri Imenotteri scavatori, se ne pascano suggendole 
o rodendole dal di fuori al di dentro, crede, cioè, che ne siano 
parassiti esterni. Il Cav. Audouin abbraccia l'opinione assoluta 
del parassitismo , ma non si pronunzia né pel parassitismo 
interno, né per l'esterno, essendovi, secondo lui, casi dell'uno 
e dell'altro. Ad ogni modo egli è persuaso, come lo pensa pur 
anche il Prof. Gene, che pel caso del parassitismo esterno deb- 
ba precedere da parte della Scolia madre una offesa fatta alla 
larva dell' Dritte, la quale tolga a questa la facoltà di sottrarsi 
colla fuga o di resistere alla larva divoratrice. Del resto, trat- 



lo7 

tandosi di un fatto che agevolmente può essere chiarito con ul- 
teriori osservazioni, il Presidente eccita il Dott. Passerini a con- 
tinuare le ricerche da lui già sì bene incominciate intorno alla 
storia curiosa ed importante di codesto Imenottero nostrale. 

Il Prof. Filippo Pacini di Pistoja, ammesso dal Presidente 
a leggere, quantunque non ascritto alla Sezione, legge una sua 
breve memoria, accompagnata da disegni, intorno a un nuovo 
genere di organi, da lui scoperti nel corpo umano. Son essi certi 
piccoli corpi ovoidi, o globetti bianco-opalini, lunghi due milli- 
metri circa, che esistono normalmente in considerabile quan- 
tità nel cellulare sotto-cutaneo della faccia palmare e plantare 
della mano e del piede. LWutore desidererebbe di dimostrare 
alla Sezione codesti organi con apposite incisioni sul cadavere, 
e col microscopio , ma il Presidente gli fa sentire che codesta 
dimostrazione riuscirebbe più opportuna e piìi utile, ove egli 
ottenesse di farla alla Sezione di Medicina, alla quale per con- 
seguenza egli lo consiglia di rivolgersi , non senza ringraziarlo 
d'aver fatto alla Sezione di Zoologia una comunicazione, la 
quale non può a meno d'esser risguardata siccome importante 
anche per la Zootomia . 

Il Segretario della Sezio!«e — PROF. G. GJE^È. 
Il Presidente - PRINCIPE C L. BOyjPJRTE. 



138 



TENUTA IL DI 5 OTTOBRE 1839 



Il Segretario legge Fatto verbale della precedente adunanza, 
il quale dopo alcune modificazioni richieste dal Dott. Passerini 
e dal Cav. Audouin, e consentite tanto dal Presidente che dal 
Segretario, rimane approvato. 

Essendosi sollevate alcune nuove discussioni sul genere di 
parassitismo, se interno od esterno, delle larve della Scolla 
fla^^ìfrons^ il Prof. Paolo Savi mostrasi d'avviso che la questione 
potrebbe forse venir rischiarata dall' attento esame delle spoglie 
di larve d' Oiyctes che veggonsi aderenti ad alcuni dei bozzoli 
di Scolia presentati alla Sezione dal Dott. Passerini. Il Presi- 
dente concorre nel sentimento del Prof. Savi, e lo deputa col 
Cav. Audouin e col Cav. Bassi all'esame suddetto, pregandoli 
di comunicarne il risultamento alla Sezione in una delle suc- 
cessive adunanze. 

Il Presidente, e per esso il Segretario, invita quelli Scien- 
ziati ascritti e presenti alla Sezione, che avessero missione di 
rappresentare presso al Congresso Corpi Accademici od Uni- 
versità, a dichiarare i nomi loro e quelli dei loro Committenti 
al Segretario, colla produzione delle loro credenziali. In seguito 
a questo invito i Professori Paolo Savi e Francesco Giuli si 
annunziano per deputati dell'Accademia Aretina ;, il Cav. Prof. 
Gaspero INIazzi e il Dott. Giuseppe Vaselli per deputati dell'I. R. 
Accademia dei Fisiocritici di Siena. 



159 

Il Presidente fa conoscere alla Sezione un'importante opera 
testé pubblicatasi a Liegi dal Selys De Longchamps, intitolata 
Micro-mammalogie^ nella quale sono diligentemente esaminate 
e descritte le piccole specie di mammiferi europei. Poscia legge 
un suo proprio lavoro inedito intitolato Tentamen monogra- 
phiae Leucisconim Europae. L'Autore incomincia coli' esporre 
i caratteri della numerosa e difficile famiglia dei Ciprinidi^ alla 
quale appartengono i Leucisci, e dopo aver accennato il posto 
che secondo le naturali affinità deve occupare nel metodo ittio- 
logico, la divide in due sotto-famiglie, eh' egli chiama dei 
Ciprinini e dei Leuciscini. Caratteri della prima sono il corpo 
mucoso con isquame profondamente radicate, ma rare, e la 
bocca il più delle volte cirrosa: caratteri della seconda invece 
sono il corpo pochissimo mucoso, le squame superficiali e nu- 
merose , e la bocca non mai fornita di cirri. Indica come appar- 
tenenti alla prima sotto-famiglia diciassette generi già stati pro- 
posti quali dall' Agassiz, quali dal Cuvier, quali dal Ruppel, ec: 
i generi poi che a parer suo devono comporre la seconda sotto- 
famiglia, o sia quella dei Leuciscini, sono sette ^ cinque de' qua- 
li, cioè LeuciscLis RI., Chondrostoma et Aspiiis Agass., Ahran- 
cis Cuv. e Pelecus Agass. , hanno tutti de' rappresentanti nelle 
acque dolci d'Europa. 

Il genere Leuciscus^ cui mirano unicamente gli studj 
monografici dell'Autore, conta troppe specie in Europa perchè 
non chieda d'esser diviso in più gruppi. Egli infatti lo sparti- 
sce in quattro sotto-generi, distinti tra loro da caratteri che 
paiono quasi tanto importanti, quanto lo son quelli che distin- 
guono 1 uno dall' altro i generi propriamente detti , e a codesti 
sotto-generi dà i nomi di Telestes, Leiiciscus^ Sqiialius e Scar- 
diiiiiis. Al Telestes riferisconsi dall' ^Autore tre specie, quindici 
al gruppo dei Leucisci genuini, cioè al secondo sotto-genere*, 
quattordici allo Scpialins^ e sei allo Scardiiiius: in tutto sono 
trentotto Leucisci che l'Autore viene descrivendo, diciotto dei 



160 

quali reputansi da luì specie affatto nuove per la scienza. La 
maggior parte di coteste specie nuove appartengono alla peni- 
sola nostra, la quale fu creduta sin qui poverissima di Leucisci, 
altre vivono nella Senna a Parigi, ove fa maraviglia che siano 
sfuggite all'attenzione degli Ittiologi^ altre nelle varie acque 
della Svizzera, ec. Dal riscontro poi delle provenienze rispettive 
delle specie ricordate dall'Autore sembra emergere un fatto 
assai singolare, ed è che i Giprinidi in generale, a differenza di 
quanto avviene dei Salmonidi, sono abitatori di ristrettissime 
patrie, giacché egli è raro che le specie, le quali si trovano in 
un dato lago o in un dato fiume, s'incontrino in altri laghi o 
in altri fiumi, benché posti nelle stesse o in analoghe contrade. 
Dopo la lettura di questo scritto, il Presidente dichiara 
sciolta l'adunanza. 

Il Segretario della Sezione — PROF. G- GEiyÈ, 
Il Vresweste - PRINCIPE C. L. BONJPARTE . 



TENUTA IL DI 7 OTTOBRE 1839 



Mi Segretario legge l'atto verbale della precedente adunanza, 
il quale viene approvato . 

Il Presidente informa la Sezione che domani, giorno 8, 
alle ore 10 del mattino, si terrà nella grande Aula della Sa- 
pienza la seconda Adunanza generale degli Scienziati. 

Il Presidente medesimo, prevedendo di dover forse per 
uno o due giorni lasciar Pisa prima che la Riunione si sciolga, 



IGl 

e usando della facoltà stata attribuita ai Presidenti, prega il 
Prof. Paolo Savi di volere accettare la carica di Vice-Presi- 
dente . Ma siccome il Savi dichiara di non potersi per varj mo- 
tivi prestare a quest'ufficio, così il Presidente lo offre al Cav. 
Giacinto Carena, il quale accetta e ringrazia. 

Il Segretario legge parte di lettera del De Selys Longchamps 
indirizzata al Presidente, nella quale confessando d'aver male 
fin qui conosciuti i veri caratteri della JMotacilla ciiiereo-ca- 
pilla del Savi, la riguarda ora e ritiene per buona e ben di- 
stinta specie. Il dotto Zoologo di Liegi termina coli' esprimere 
iJ suo rincrescimento di non poter intervenire alla Riunione 
in Pisa . 

Il Dott. LuÌ2:i Nardo ìe^ZQ una memoria del Dott. Gio- 



'OO 



vanni Domenico suo fratello, intorno a un nuovo genere di 
Spongiali silicei y il quale vive nelV interno delle pietre e dei 
gusci mariniy perforandoli in mille guise. E noto come il chia- 
rissimo Autore chiami Spongiali silicei quelli, le di cui parti 
solide sono costituite da piccoli aghetti di natura selciosa. Xel 
nuovo genere ch'egli vien descrivendo sotto il nome di Vioa, 
codesti aghetti, semplici e sottilissimi, sono riuniti insieme ir- 
regolarmente e vestiti da una sostanza sarcoidea non mucosa, 
di color giallastro, gialloranciato o purpureo, permanente o 
fugace, secondo le specie. A.à uno stadio determinato della 
loro vita i minutissimi esseri costituenti lo Spongiale in di- 
scorso emettono de' piccoli germi, però visibili ad occhio nudo, 
i quali asportati dalle correnti si attaccano ai sassi o gusci ma- 
rini, e cominciano propagandosi a farsi strada nell'interno di 
essi, finché i fori prodotti dagli uni incontrandosi coi fori 
prodotti dagli altri, riducono il sasso ad un vero cribro, od an- 
che lo distruggono totalmente, risultandone allora lo Spongiale 
isolato e libero. Le specie osservate dal chiarissimo Autore 
sono quattro, tutte deirAdriatico, e chiamansi da lui Fioa 
tjpuSy T ioa coccinea^ T ioa Clio e Vioa Pasichea. 

21 



162 

La lettura di questa importante memoria eccita in alcuni 
membri della Sezione il desiderio di varie notizie rischiarative, 
ma il Dott. Luigi Xardo, scusatosi di non poter fare in ciò le 
parti del fratello assente , prega tutti coloro che il volessero, di 
porsi con esso in corrispondenza di lettere per questo, come 
per qualunque altro argomento che possa riferirsi alla storia 
naturale deirx\driatico . 

Il Dott. Passerini legge: Notizie relative alla propagazione 
in Europa dell'uccello americano P a ìvai^i a cuculiata. Le os- 
servazioni del eh. Autore furono fatte sopra una coppia di que- 
sti bellissimi uccelli, che possedesi da S. A. I. e R. la Gratsdu- 
CHESSi di Toscana. Egli narra com'essi andassero per la prima 
volta in amore nella primavera del 1857, e come, posti in op- 
portuno recinto, fabbricassero fra i rami centrali d'un albe- 
retto di leccio un nido con foglie e culmi di graminacee . nel 
qual nido la femina depose tre uova» Dopo io giorni (alla 
metà di Luglio) nacquero tre pulcini, ma o fosse la naturai 
freschezza di quel recinto, o vi contribuisse ancora un conside- 
rabile raffreddamento dell'atmosfera accaduto in quel tempo, 
uno dei pulcini morì nello stesso giorno della nascita^ gli altri 
due, non essendo né covati nò imbeccati dai padri, e vana es- 
sendo riuscita la prova sia di farli imbeccare da una Canarina, 
sia di cibarli a mano con pasta d'uovo e ciambella, due giorni 
dopo la nascita anch'essi morirono. Meglio riuscì una seconda 
covata fatta da quella coppia trasportata in recinto migliore; a 
di li Agosto ne nacquero, come dalla prima, tre pulcini, i 
quali, nutriti dapprima con cuore di montone, giacché i padri 
non gì" imbeccavano, poscia imbeccati da essi con insetti in- 
trodotti appositamente nella stanza, prosperarono e crebbera 
tanto sollecitamente, che non più di quindici giorni dopo la 
loro nascita cominciarono ad uscire dal nido e poco stante a 
volare. Se non che uno fu divorato da un topo, e gli altri due 
morirono ad una considerabile rinfrescata sopravvenuta nel- 
l'Ottobre. 



163 

Dal ]Marzo all'Agosto dell'anno 1858 quella medesima 
coppia fece quattro covate, ciascuna delle quali di due o tre 
uova, ma non ne nacquero che pochi pulcini, e solamente tre 
di essi vissero e prosperarono. Usatasi alle rinfrescate d'Ottohre 
la precauzione di riscaldare la stanza, quei giovani uccelli pas- 
sarono benissimo l'autunno e l'inverno, ed hanno dipoi conti- 
nuato a stare in buona salute. 

In quest'anno la coppia primitiva ha fatto cinque covate 
di due, tre, ed una di quattro uova, ma non se ne schiusero 
che pochi figli, cinque de' quali prosperano tuttavia. Le belle 
osservazioni del Dott. Passerini non solamente porgono un 
fatto nuovo per se stesso, ma fanno anche conoscere le uova e 
la livrea dell'anno delia. Pcitv ari a cuculiata^ di che non ave- 
vasi notizia dai Zoologi . E codeste uova e codesta livrea ven- 
gono dal diligentissimo Osservatore rappresentate, in un col 
nido, colla femmina covante ec, in un elegante disegno co- 
lorito . 

Il Prof. Oken comunica alcuni suoi pensieri su i principj 
filosofici della classificazione del Regno animale. Egli fonda 
ogni classe sopra un sistema o un organo anatomico , e am- 
mette tante classi quanti sono i sistemi della organizzazione e 
gli organi degli animali. 

Il Cav. Audouin, previe alcune osservazioni sul parassiti- 
smo degl'insetti, e dopo aver dichiarato come egli non riguardi 
per veri insetti parassiti se non quelle specie che vivono in 
istato di larva entro il corpo d'altri animali, o stabilmente 
aderenti a un punto della sua superficie, a modo di sanguisu- 
ghe , fa conoscere la larva di un Proctotrupio, la quale, unica 
finora per quanto egli sappia, offre l'esempio di quella seconda 
maniera di parassitismo da lui distinta. Codesta larva succia le 
larve della piralide della vite, cotanto dannosa ai vigneti di 
Francia, né da essa si distacca che al momento di trasformarsi 
in crisalide . E l' illustre Scienziato mostra disegnate e colorite 



164 

su Lellissima tavola le forme del singolarissimo insetto qua! 
egli l'osservò pel primo in istato eli larva, di crisalide e d'in- 
setto perfetto. 

Il Segretario della Sezionb — PROF. G. GEyÈ. 
Il Presidente - PRISCIPE C. L. BOyAPARTE . 



TENUTA IL DÌ 9 OTTOBRE 1839 



Jl Segretario legge l'atto verbale della precedente adunanza, 
il quale viene approvato . 

Il Dott. Passerini distribuisce in dono ai membri della 
Sezione la descrizione stampata di una nuova specie d'Arvicola 
[^Arvicola Savii) fatta dal De Selys Longcbamps di Liegi, ed 
inserita nel volume XVII degli Atti delfl. R. Accademia dei 
Georgofili . 

Il Presidente legge una lettera a lui stata indirizzata dal 
celebre Anatomico inglese Owen, il quale dopo aver espresso 
il suo rincrescimento di non poter assistere alla Riunione, fa 
sapere die la Giraffa, la quale vive nel Giardino della Società 
Zoologica di Londra, partorì dopo una gestazione di 45 mesi 
lunari: il giovane animale mostrava una robustezza e uno svi- 
luppo di parti corrispondente al lungo periodo della sua esi- 
stenza uterina, giacché era alto sei piedi j e 24 ore, circa, dopo 
la nascita correva già bene. La giovine madre, alla quale non 
erano ancora spuntati i denti permanenti, non ebbe sufficiente- 



105 

secrezione di latte , e mancandole questo stimolo non die segni 
d'istinto materno. Il novello mori nel nono giorno. 

Il Dott. Luigi Nardo legge una memoria del fratello suo 
Dott. Giovanni Domenico sulla famiglia dei Pesci-mola, e su i 
caratteri che li distinguono. D'accordo col Prof. Ranzani di 
Bologna, il quale pubblicò, non lia molto, un esteso lavoro 
sulle IMole, l'Ittiologo di Venezia riguarda questi pesci come 
formanti una propria e distinta famiglia, ma non riconosce 
per buoni generi il Cephalus^ il Timponomium^ YOzodura e il 
Trematopsis del Professore bolognese, non che il Diplanchia 
di Rafinesque, che egli crede essere composti di specie tutte 
riferibili al genere Ortliagoriscus . Invece crea un nuovo genere 
per la Mola di Fianco^ riposta dal Ranzani fra gli Ortagorisci, 
chiamando Ranzania codesto nuovo genere, e Ranzania tjpus 
la specie, per la quale è istituito. Manifesta il dubbio che an- 
che àelV Ortliagoriscus Idspidiis Cuv. abbiasi a fare un genere 
a parte, nel qual caso egli vorrebbe si chiamasse Paìlasia^ in 
onore di Pallas. Da ultimo rifiuta il vocabolo Ortliagoriscus che 
a lui pare men felice e men proprio di Mola come appellativo 
del genere, e riferisce a una tribù le vere Mole^ a un' altra il 
genere Ranzania^ intitolando tribù degli Osteomori la prima, 
e tribii dei Chondromori la seconda, colle quali appellazioni 
l'Autore intende accennare 1' affinità, che le specie contenute 
nell'una e nell'altra hanno rispettivamente coi pesci ossei e 
coi pesci cartilaginosi nel riguardo dello scheletro. 

A questa dotta memoria il Principe di Musignano oppo- 
ne alcune poelie considerazioni , le quah, secondo che egli pro- 
testa , non ne scemano nò il merito nò l'importanza. Solo 
avverte che il lavoro del Prof. Ranzani poteva essere dal Nardo 
richiamato a più critico esame, perchò abbondante di false 
specie, create sopra inesatte indicazioni d'Autori e su figure 
di nessuna o assai dubbia autorità. 

11 Dott. Regolo Lippi presenta due testuggini viventi 



1G6 

della specie detta Testudo graeca^ alle quali egli asportò, sul 
finire dello scorso mese di Settembre, il cervello. Egli narra 
come al momento dell'operazione questi poveri animali pares- 
sero morire, e come poco dopo ripigliassero sensi e movi- 
mento^ questo però imperfetto, non movendosi più che circo- 
larmente, siccome veggonsi far ora, con evidentissimi segni 
di paralisi agli arti. Ad uno dei due individui fu soppressa 
l'emorragia con bottoni di fuoco e con mastice, e die segni di 
patimento grandissimo, all'altro con gesso, e parve patire as- 
sai meno : ambidue poi mangiarono di quando in quando 
zucchero e bucce di fichi, ma non resero mai escremento al- 
cuno. In seguito, a proposta del Prof. Orioli, il quale stima 
importante che si esplori lo stato dei sensi di questi animali 
sì profondamente offesi, e si determini in modo preciso la 
quantità o porzione di cervello che veramente fu loro tolta, 
il Presidente deputa per codeste esplorazioni il Prof. Orioli, il 
Dott. Regolo Lippi , il Cav. Carena, e il Bruscoli. 

11 Cav. Bassi, ottenuta la parola per esporre alcune sue 
opinioni sulla comunicazione verbale fatta dal Cav. Audouin 
sul finire dell'ultima adunanza, che l'ora già troppo inoltrata 
non aveva permesso di discutere, osserva che quantunque non 
sia nuovo il caso di larve aderenti come sanguisughe al corpo 
d'altri insetti, pur devesi riguardare siccome molto importante 
il fatto osservato dal Cav. Audouin sulle larve della piralide 
della vite : egli non può per altro convenire nelle idee dall' Au- 
douin espresse intorno al parassìtisino dpgl' insetti, non ve- 
dendo fondata ragione per cui abbiansi a dir parassite le specie 
che depongono 1' uovo entro la larva o sulla larva d'altro in- 
setto, ed abbiansi invece a chiamar altrimenti quell'altre che 
depongono l'uovo in vicinanza della larva destinata ad essere 
vittima e pasto della loro prole, e che il Prof. Audouin noma 
semplicemente specie carnivore. Il Cav. Bassi non vede essen- 
ziale differenza fra questi tre modi di pascersi, dacché ciascuno 



/^ 



167 

di essi è causa necessaria di morte all'insetto che serve d'ali- 
mento. Volendo però stabilire un certo qual sistema dei varj 
generi di parassitismo negl'insetti, il Cav. Bassi inclinerebbe 
piuttosto ad escludere dal novero dei parassiti le specie che 
vivono nei tre sopra indicati modi , chiamandole indistinta- 
mente specie cariiii>ore^ ed applicherebbe il nome di veri pa- 
rassiti a quelle specie soltanto , le quali vivono bensì a carico 
d'altri insetti, ma in modo da non offenderne essenzialmente 
l'organismo, in modo cioè da non cagionarne la morte. 

11 Prof. Audouin non rifiuta le idee del Cav. Bassi, ma 
dichiara che le distinzioni, da lui fatte nell'ultima adunanza, 
non avevano altro scopo che quello di facilitare la discussione, 
e non già di stabilire seriamente un sistema ordinato dei varj 
generi di parassitismo, che la classe degl'Insetti somministra. 

11 Dottor Passerini è d'avviso che debba riuscire di molta 
utilità allo studio della Entomologìa e all'esattezza delle de- 
scrizioni lo specificare con appropriati vocaboli i diversi modi 
di parassitismo, in quanto che è assai probabile che ad ognuno 
di codesti modi debba corrispondere una differenza speciale, 
più o meno grande, di organizzazione delle larve. 

Il Cav. Audouin presenta alcune osservazioni sul modo, 
col quale si opera la fecondazione negl'insetti. 

Dopo aver ricordato parecchi esempi, i quali provano che 
le femmine di questi animali non depongono le uova imme- 
diatamente dopo l'accoppiamento, ma che esse lo fanno tal- 
volta molti giorni, molte settimane e molti mesi dopo, e non 
di rado a più riprese, l'Audouin fa sentire come sarebbe diffi- 
cile di dare una buona spiegazione di questo fenomeno , se si 
ammettesse che la fecondazione delle uova si operi nel corpo 
della femmina nell'atto medesimo dell'accoppiamento. 

Per altra parte, l'inspezione anatomica degli organi ge- 
neratori rende difficilissimo il comprendere in qual modo le 
uova che sovente stanno collocate in serie le une dopo le altre 



168 
-entro sorta di tubi, e che hanno necessariamente volumi diffe- 
renti e perciò differenti gradi di maturità, potrebbero esser 
tutte e per un solo atto fecondate. 

Finahìiente ammettendo che tutte le uova siano fecondate 
nell'atto dell'accoppiamento, invano cercherebbesi di spiegare 
come avvenga che la deposizione di esse possa talvolta effet- 
tuarsi subito, e talaltra assai più tardi. 

L'esame che il Prof. Audouin aveva fatto anteriormente 
delle parti genitali interne della Melolonta volgare nell'istante 
della congiunzione dei sessi, gli aveva dimostrato che in que- 
st' insetto la femmina era munita di un serbatojo che riceveva, 
nell'atto dell'accoppiamento, l'organo del maschio, il quale vi 
versava il liquore seminale, che scorrendo poscia nell'ovidutto 
fecondava le uova al loro scendere per esso. D'allora in poi il 
Prof. Audouin rinnovò questa osservazione curiosa sopra un 
gran numero d'altri insetti, ma in nissuna specie ebbe egli a 
ravvisare una struttura tanto e si bene appropriata a questa 
maniera particolare di fecondazione, quanto nella piralide 
della vite , o Pyralls vitana Fabr. 

Infatti l'ovidutto non serve, in questa farfalla, al doppio 
uso di dar prima il passaggio all'organo del maschio, e poscia 
alle uova, ma serve soltanto alla uscita di queste. Un altro ca- 
nale riceve l'organo del maschio, e ciascuno di codesti due 
condotti offre all'estremità dell'addome un'apertura distinta. 
Sì fatta disposizione ritrovasi in tutti i Lepidotteri che il Prof. 
Audouin ebbe opportunità di notomizzare, ma presenta nella 
piralide della vite molte particolarità importanti. L'Autore ne 
traccia la figura, e fa vedere come esista una comunicazione 
tra r ovidutto pel quale passano le uova e l'apparecchio che 
riceve l'organo del maschio e il liquor seminale. Codesto ap- 
parecchio , com'egli dimostra , si compone : 

1.° di un canale che innanzi tutto dà passaggio all'or- 
gano del maschio , 



169 

2.° di una borsa o vescichetta, indicata col nome di 
vescichetta copalatrice , alla quale tende e nella quale penetra 
il pene che vi versa il liquor seminale^ 

5.° di un serbatoio, ove questo liquore va a raccogliersi^ 
4.° di due piccoli canali, i quali mettono in comunica- 
zione da una parte la vescichetta copulatrice e il serbatojo, e 
dall'altra il serbatojo e l'ovidutto. 

Egli è in questo ovidutto , nel sito ove mette capo il pìc- 
colo canale che parte dal serbatojo, che si opera la fecondazione 
delle uova. E codesta disposizione, come ognun sente, spiega 
tutti i fenomeni che vengonci offerti dalla deposizione delle 
uova deo-r insetti. 

Il Cav. Audouin stabilisce da ultimo, che nella piralide 
della vite l'accoppiamento non potrebbe effettuarsi più d'una 
volta. Egli lo prova col far conoscere in questa specie una di- 
sposizione anatomica, che rende impossibile l'uscita del pene, 
e sta in ciò, che quest'organo è armato di molte piccole spine 
cornee, sorta di dardi, che ravvicinati in un fascetto al mo- 
mento della intromissione, si allargano poscia a maniera di 
raggi nell'interno della vescichetta copulatrice della femmina . 
Il pene non può per conseguenza essere ritratto dal maschio, e 
vien troncato nella sua parte membranosa dalla femmina. La 
Melolonta volgare, l'ape ed altri insetti offrono questo mede- 
simo fatto. 

Vittorio Pecchioli di Pisa presenta, e dimostra come si 
adoperi, una specie di trivella stata inventata dal De Selys 
Longchamps per iscavar buche, entro le quali pigliare piccoli 
mammiferi, specialmente rosicanti o topo-ragni. Accenna in 
che questo stromento possa essere migliorato, e fa vedere pa- 
recchi animaletti già da lui stati presi nelle buche scavate con 
esso ne' campi . 

Il Dott. Chiesi e Vittorio Pecchioli invitano gli Entomo- 
logi ascritti alla Sezione a recarsi nelle loro case per vedervi 



=)=> 



170 

Je collezioni d'insetti ch'essi posseggono, offerendone loro i 
duplicati. 

Da ultimo il Presidente propone, e tutti annuiscono, che 
Sabato prossimo, alle ore otto del mattino, la Sezione abbia a 
sedere in adunanza mista colla Sezione di Agronomia, sotto 
la presidenza del Marchese Cosimo Ridolfi, per udirvi una co- 
municazione entomologico-agraria del Prof. Audouin, non 
che una memoria ugualmente entomologico-agraria del Dott. 
Passerini . 

Il Segretario della Sezio:»b — PROF. G. GENE. 
Il Presidente - PRINCIPE C. L. BONJ PARTE. 



TENUTA IL DI 10 OTTOBRE 1839 



» 'u a o a «* 



Jl Segretario legge l'atto verbale della precedente adunanza, 
la di cui approvazione riman sospesa fino a domani, per dar 
tempo ai Cav. Audouin e Dottor Passerini di formulare in 
iscritto quanto essi annunziarono verbalmente nell'adunanza 
di jeri^ il primo sul modo col quale si opera la fecondazione 
delle uova negl'insetti, il secondo su i caratteri organici, che 
forse potrebbero valere a far distinguere le larve parassitiche 
che vivono nell'interno d' altre larve, da quelle che vivono 
all'esterno di esse. 

Il Barone Du Bus, pregato dal Presidente, legge una me- 
moria stata inviata da Firenze alla Sezione dal Conte Cav. Già- 



171 

corno Gràberg da Hemsò. Essa ha per titolo Notice sur la race 
de 5 Dromédaires existant a San Rossore, près de Pise, en To- 
scaney e contiene le notizie storiche relative alla esistenza di 
codesti animali in Toscana, se non dal primo loro arrivo, del 
quale non è rimasta alcuna precisa memoria, almeno dal 1690, 
nel qual anno cominciansi ad avere positive notizie intorno ad 
essi, che diconsi tratti dal regno di Tunisi. L'Autore indica il 
podere nel quale furono messi, e ne accenna le favorevoli con- 
dizioni di suolo e di clima, grandemente analoghe a quelle 
dell' Africa boreale e soprattutto del regno di Tunisi, scende a 
dire di varie particolarità rispetto al tempo in cui entrano in 
calore, sulla durata della gestazione, sulle condizioni di svi- 
luppo e di forza, nelle quali nascono i novelli, e nega che la 
razza sia né punto ne poco degenerata sotto al cielo di Tosca- 
na 5 fa conoscere le cure che si hanno sì per le madri prima e 
dopo il parto, che pei novelli fino all'età nella quale si doma- 
no^ enumera le malattìe , alle quali i giovani e gli adulti vanno 
soggetti, e i rimedj che loro si amministrano^ descrive i modi 
con cui si avvezzano a ricevere e a portar docilmente la somaj 
tratta della utilità che l' Amministrazione di San Rossore trae 
da questi animali, e da ultimo offre la statistica attuale di essi , 
dalla quale si raccoglie che il presente loro numero è di 171, 
diviso come segue: 

N.° 1 stallone. 

w 66 individui di varia età adoperati al lavoro. 

53 58 femmine di razza , ugualmente di varia età . 

5J 16 novelli di tre anni, fra i quali otto maschi e otto 
femmine. 

w 12 novelli di due anni, otto maschi e quattro fem- 
mine. 

M 11 novelli di un anno, cinque maschi e sei femmine. 

5> 7 da latte, tre maschi e quattro femmine. 
La maggior durata della vita di questi animali è, secondo 



172 

l'Autore, di 51 anno, e quanto alla proporzione delle na- 
scite e delle morti egli fa osservare che nelF ultimo decennio 
nacquero 158 individui e ne morirono 104, per modo che, 
fatta una media, ebbervi per ogni anno comune circa 16 na- 
scite e un po' più di dieci morti. 

Alla lettura di questa memoria tengon dietro alcune os- 
servazioni del Prof. Paolo Savi , il quale mette specialmente in 
dubbio F asserzione del Cav. Gràberg che i Dromedari di San 
Rossore non siano punto degenerati, e cita come indizio di 
qualche degenerazione l'impotenza, confessata dal Gràberg 
istesso, in cui sono i novelli nei primi giorni della loro vita di 
accostarsi da se alle poppe materne, cosa che il Prof. Savi non 
sa di certo, ma suppone che sappian fare i neonati di questa 
specie nei loro paesi natali. 

Il Dott. Luigi Nardo di Venezia, a nome del Dott. Gio- 
vanni Domenico suo fratello, legge un programma nel quale 
sono indicate le basi della Fauna adriatica ch'egli vorrebbe e 
formare e pubblicare. Però sentendo tutta la gravità di tant' ope- 
ra, invoca il concorso e l'ajuto di tutti i Naturalisti italiani, e 
specialmente di quelli che o per essere abitatori dei lidi adria- 
tici, o per avervi fatto viaggi di ricerche, possono fornirgli e 
materiali e consigli. 

Dopo la lettura del programma il Dott. Nardo legge un 
brano di lettera di suo fratello, il quale dichiara d'aver ora 
gravissimi motivi di credere che la Diplanchia di Rafìnesque, 
genere da lui ricordato nella memoria su i Pesci-mola, non sia 
altrimenti un genere riferibile agli Ortagorisci, ma sibbene un 
falso genere fondato sopra una specie guasta di Chimera, 

Il Burroni mostra un Blennio eh' egli dice essere molto 
comune nelle acque minerali term.ali di Caldana, presso Cam- 
piglia, e considera come degno d'attenzione questo fatto, che 
un Blennio viva nelle acque dolci. Il Prof. Gene, il Principe 
di Musignano e il Prof. Paolo Savi citano parecchi altri esempi 



175 

di Blenni propri ai fiumi e ai laghi italiani e delle sue isole. 
Quanto alla specie cui si debba riferire quello che il Burroni 
presenta , e che il Carboncini di Campiglia chiamò Vetuloni- 
cus, lo vedrà il Principe di Musignano il quale si occupò più 
particolarmente di qucòii animali, e ne ha già fatti disegnare 
alcuni per essere pubblicati nell'Iconografia della Fauna italiana. 
Il Dott. Ofterdinger ottiene la parola per alcune comuni- 
cazioni verbali intorno ai progressi fatti ultimamente in Ger- 
mania dalle scienze zootomiche e zoologiche^ ma l'ora già 
inoltrata e il desiderio della Sezione di recarsi alla Sezione di 
Fisica , nella quale devonsi fare sperienze e ricerche anatomi- 
che sopra una Torpedine, fanno si che lo si preghi di rimet- 
tere ad altra seduta le annunziate comunicazioni, e l'adunanza 
si scioglie. 

Il Segretario della Sezione —PROF. G. GENE. 
Il Presidente - PRINCIPE C L. BONAPARTE . 



TENLTA IL DI 11 OTTOBRE 1859 



Il Segretario legge Fatto verbale della precedente adunanza, 
il quale è approvato. 

Viene del pari riletto ed approvato l'atto verbale dell'adu- 
nanza del giorno 9 , la di cui approvazione era stata differita, 
per dar tempo ai Cav. Audouin e Dott. Passerini di formulare 
in iscritto il sunto di quanto essi avevano verbalmente comu- 
nicato alla Sezione nell'adunanza suddetta , il primo sul modo 



174 

col quale si opera la fecondazione delle uova degl'insetti, e 
specialmente di quelle della piralide della vite, il secondo sulla 
opportunità di specificare con appropriati vocaboli le diverse 
qualità di parassitismo degl'insetti. 

Il Presidente presenta e distribuisce ai membri della Se- 
zione varie copie del primo fascicolo di un Giornale scientifico 
intitolato // Politecnico^ che il Dott. Cattaneo di Milano ha 
preso a pubblicare in quella città, e per la cui buona riuscita 
invoca il concorso dei Dotti italiani riuniti in Pisa. 

Il Segretario, pel Cav. Bassi momentaneamente assente, 
legge il parere steso da questi a nome anche del Cav. Audouin 
e del Prof. Paolo Savi, intorno a quanto essi ebbero a racco- 
gliere dall' esame attentissimo della spoglia di una larva di 
Orjctes stata presentata in precedente adunanza dal Dott. Pas- 
serini. Ufficio della Commissione era principalmente di vedere, 
se un foro , che quella spoglia offeriva, fosse tale per avventura 
da rivelare il modo, con cui era stata dissugata dalla larva di 
Scolia^ era, cioè, di ricercare e conoscere, se la larva parassita 
fosse per quel foro penetrata dall'esterno nella larva dell' Or^- 
ctes per succhiarla, e se per esso ne fosse soltanto uscita fatta 
matura e prossima a incrisalidarsi-, con che sarebbersi tolti i 
dubbi sul genere di parassitismo, se interno od esterno, delle 
larve di Scolia, Ma i Commissarj fanno sentire non essere 
dalle loro osservazioni derivata alcuna prova positiva in favore 
dell'uno, piuttosto che dell'altro di quei due modi di vivere 
creduti propri delle larve di Scolia, e conchiudono col rimet- 
tere la soluzione di codesti dubbi alle osservazioni di fatto che 
dal Dott. Passerini e da altri Entomologi della Sezione si fa- 
ranno certamente nel venturo anno su codeste larve, tanto 
comuni nella vallonea delle stufe e nella segatura di legno. 
(^F.pag. 179). 

11 Principe di Musignano pone sotto gli occhi dei membri 
della Sezione una tavola, sulla quale sono disegnati e colorati 



17d 

tre Blenni d'acqua dolce. Dal confronto di queste specie con 
quella che il Dott. Burroni presentò jeri siccome abitatrice 
delle acque minerali termali di Caldana, risulta che se essa non 
è affatto identica al Blennius varus. certamente gli si avvicina 
di molto. Il Dott. Burroni si esibisce di fornire esemplari di 
questo pesce ai Dotti che amassero possederlo nelle loro colle- 
zioni, e si propone altresì di studiarne le abitudini: pei quali 
propositi egli vien molto lodato e ringraziato dal Presidente, 
a nome di tutti. 

Il Dott. Scortegagna coglie questa opportunità per an- 
nunziare eh' egli possiede un Blennio fossile , che vorrebbe 
sottomettere all' esame della Sezione in una delle prossime 
adunanze. Il Presidente lo accerta che codesta presentazione 
riuscirà gratissima alla Sezione medesima. 

Il Dott. Luigi Nardo di Venezia legge, pel fratello suo 
Dott. Giovanni Domenico, una memoria intorno a un nuovo 
genere di Conchiglie bivalvi, proprio dell'Adriatico. Codesto 
genere, che il Nardo chiama Cuspidaria^ appartiene alla fa- 
miglia degli acefali inchiusi di Cuvier, e devesi, secondo che a 
lui pare, riporre tra le Mye di I^amarck e le Anatine del mede- 
simo autore, alle quali si parifica pel modo d'inserzione del 
legamento e per un' unica costola che osservasi sul margine 
anteriore del cardine della sola valva sinistra. Le specie che vi 
appartengono hanno il nicchio quasi cuoriforme, globoso, 
simmetrico, prolungato anteriormente a maniera di rostro 
tubuloso, d'onde esce il sifone dell'animale , ed aperto (^hians^ 
posteriormente : vivono in fondo al mare nelle regioni spon- 
gifere ed argilloso-calcari , e chiamansi dall'Autore Cuspidaria 
typus e Cuspidaria radiata. La prima fu già descritta dal- 
l' Olivi col come di Tellina cuspidata^ e dallo Spenglero con 
quello di Mya rostrata^ l'altra è inedita. 

Il Bruscoli legge una sua memoria intorno alle abitudini 
d'un Boa che visse per i8 mesi all'I. R. Museo di Firenze. Il 



176 

fatto più importante che l'Autore ebbe ad osservare, durante la 
vita di codesto animale, consiste nel modo, cui più volte ebbe 
ricorso per mutarsi di pelle: esso era solito per si fatta opera- 
zione introdurre il capo in qualche angusto foro d'un panno- 
lano che stava nella sua gabbia^ ma il pannolano essendo stato 
tolto di là, vi suppliva col fare di porzione del proprio corpo 
un anello, nel quale introducendo la testa e spingendosi innanzi 
si dispogliava. Mangiava ogni otto giorni, ed erano suo pasto 
cinque o sei piccoli mammiferi per volta;, ma perchè rendesse 
gli escrementi era d'uopo riporlo in un bagno d'acqua tiepida. 

Alla lettura di questa memoria tengono dietro alcune 
osservazioni dei Cav. Audouin, Barone Du Bus, e Principe di 
Musignano sulle abitudini di varj Boa da loro veduti vivi in 
Francia, nel Belgio e in Inghilterra. 

Il Principe di Musignano legge per sommi capi un suo 
lavoro manoscritto contenente la distribuzione metodica e la 
descrizione degli xVnfìbi europei. Questo lavoro si compone, 
1." dello spartimento generale della classe degli Anfibi in sotto- 
classi, sezioni, famiglie e sotto-famiglie, rolla esposizione dei 
loro caratteri distintivi^ 2." della enumerazione e dei caratteri 
dei generi europei^ 3." del quadro sinottico e diagnostico, non 
che della sinonimia delle specie in essi comprese. Sessantasei 
sono i generi, undici de' quali creati o modificati dall'Autore, 
centoquattro le specie, appartenenti per metà, circa, all'Italia 
e alle sue isole. 

Il Cav. Audouin annunzia verbalmente una osservazione 
da lui stata fatta, che sembragli spargere non piccola luce sulla 
storia finora oscurissima dei Trachelidi in generale. Aprendo 
un nido di Antofora egli vi trovò una larva morta ed essiccata, 
ridotta press' a poco alla forma di una ninfa di Dittero, e in 
codesta larva rinvenne già trasformata in insetto perfetto una 
specie di Sitaris^ il che significa necessariamente che la pelle 
della larva d'x\ntofora finì per servire di bozzolo o d'invoglio 



177 

alla ninfa della Sitaiis che internamente l'aveva divorata. Dopo 
ciò aggiugne che Vittorio Pecchiolì trovò sul Rosmarino ^ arj 
mucchi d'uova, che egli crede esservi state deposte da una 
specie forse inedita di Sitaris^ e dalle quali mostra già uscite 
le larve, offerendo alla vista dei membri della Sezione i rami 
di Rosmarino, su cui stanno tuttavia raccolte. Da questi fatti, 
e da altri del tutto analoghi stati dal Prof. Gene osservati negli 
Apali e nelle Cantaridi in Lombardia, nei Meloe e nelle Zoniti 
in Sardegna, il Prof. Audouin trae argomento di vieppiù con- 
fermarsi nell'idea, che le giovani larve dei Trachelidi non si 
arrampichino già sul corpo degl'Imenotteri per succhiarli, ma 
sibbene per farsi portare nei loro nidi, ove penetrano poi nelle 
larve e le divorano. 

Il Dott. Passerini ricorda com'egli abbia veduto sul corpo 
di una larva di Scolia certi corpicciuoli, che a prima giunta 
sospettò non fossero altro che uova o grumi di trasudazione, ma 
che poi gli furono fatti riconoscere dal Prof. Audouin per ani- 
maletti pedati. L'Audouin prende la parola e dice che essi 
erano, secondo ogni probabilità, individui d' una specie di 
Aracnide, già stata da lui osservata sopra altri insetti^ la quale 
specie offre la strana forma di un grossissimo addome e d'un 
piccolissimo tronco. Del resto il Prof. Audouin fa osservare 
essere questa la forma che assumono le zecche degli animali 
domestici, le femmine di alcuni crostacei e quelle di parecchi 
insetti, parassiti delle piante. Pei crostacei cita l'esempio delle 
Lernee, i maschi delle quali vivendo vita libera offrono forma 
n^tanale, mentre le femmine fisse immobilmente sul corpo dei 
pesci vi acquistano forma tanto mostruosa da essere state per 
lungo tempo riguardate e descritte dai Naturalisti siccome ani- 
mali spettanti alla classe dei vermi. Quanto agl'insetti parassiti 
delle piante, il Prof. Audouin cita le Cocciniglie, che ognuno 
conosce. 

23 



178 

Intanto che l'Audouin ha la parola, l'Abate Raffaello 
Lambruschini, annun/ìandosi inviato del Presidente della Se- 
zione d'Agronomia, consegna una lettera del Presidente mede- 
simo al Principe di Musignano. La lettera è del tenore seguente: 
ce La Sezione di Agricoltura che io ho l'onore di presiedere, ha 
risoluto di fare fra i suoi Membri una colletta in favore delle 
Scuole infantili di Pisa. Sembrando alla sezione medesima, che 
un'opera di beneficenza sia il miglior compimento della Prima 
Riunione italiana dei Cultori delle scienze naturali^ e che sia 
insieme il miglior modo di attestare ai Pisani la nostra ricono- 
scenza per le loro cordiali ospitalità, essa crede che le Sezioni 
tutte vorranno concorrere a quest'opera caritatevole, e perciò 
mi affretto a dar parte a Voi, Principe gentilissimo, della riso- 
luzione da noi presa, e a pregarvi che ne vogliate proporre 
l'adozione alla Sezione da Voi meritamente presieduta». 

La Sezione manifesta la volonterosissima sua adesione 
all'invito con prolungato applauso, per modo che il Presidente 
rivoltosi al Lambruschini lo prega di portare alla Sezione 
d'Agronomia e al degnissimo suo Presidente i ringraziamenti 
della Sezione zoologica per l'iniziativa loro presa in opera tanto 
lodevole, e già desiderata da molti^ aggiugnendo esserci siffatto 
annunzio riuscito a mille doppi più caro, in quanto che recato 
da persona che le Scuole infantili venerano come altro dei loro 
più illustri ed operosi benefattori. 

Il Segretario della Seziojce — PROF. G. GENE. 
Il Presidente - PRiyCIPE C. L. BOSAPARTE . 



179 



De gV injr ascritti Comniissarj iiicaiicati d' esaminare gli oggetti presen- 
tati dal Do tt. Ciii'lo Passerini a coi'redo d'ima sua ìiienioi ia sulle 
abitudini della Scolta flavifrons . 



Jl Dottor Passerini di Firenze, in una dotta memoria da lui 
letta alla prima riunione di questa nostra Sezione, arricchì 
d'un nuovo fatto la scienza entomologica, col far conoscere le 
abitudini e lo sviluppo della Scolia Jlavìfrons^ imenottero della 
famiglia degli scavatori, della cui vita non era finora conosciuto 
che l'ultimo periodo, quello cioè dell'insetto allo stato perfetto, 
ma il cui modo di propagazione era tuttavia rimasto avvolto 
nelle più profonde tenebre. 

Risulta dalle osservazioni del Dott. Passerini che l'insetto 
di cui si tratta depone le sue uova sotto terra, e fu la vallonea 
delle stufe che offrì all'Autore il campo di numerose ricerche. 
La larva uscita dall'uovo vive a scapito delle larve àoìV Orjctes 
nasiconiis ivi abbondantissimo, e giunta ad ottenere l'intiero 
suo sviluppo si prepara un bozzolo entro il quale passa allo 
stato di ninfa, indi a quello d'insetto perfetto. La spoglia dis- 
seccata della larva à^Orjctes che servi di nutrimento alla cre- 
scente Scolia rimane esteriormente aderente in direzione lonsri- 
tudinale ad un lato del bozzolo di Scolia, ed il tutto, in un 
esemplare, trovossi rinchiuso in un bozzolo terroso fatto dalla 
larva di Oryctes. Sono questi i fatti che in modo assoluto potè 
asserire e dimostrare il Dott. Passerini, perchè di questi soltanto 
potè ottenere positiva certezza. 



180 

Rimane intanto ancora dubbioso il modo di deposizione 
delle uova della Scolia, e specialmente si presentano da se i 
seguenti dubbj : 

1/ Se la Scolia femmina introduca, mediante puntura o 
con altro mezzo qualsiasi, l'uovo nel tessuto sottocutaneo della 
larva deìVOrjcteSy entro cui a somiglianza degl' Imenotteri 

pupivori la larva uscita dall' uovo otterrebbe il suo incremento. 
2/ Se l'uovo venga invece deposto sulla esterior super- 
ficie della larva d'OrjcteSy a cui l'insetto nato dall'uovo rimar- 
rebbe aderente succhiandone l'alimento al par d'una sangui- 
suga, per poi fors'anco introdurvisi con parte del corpo, all'og- 
getto di distruggerne del tutto i visceri prima di passare allo 
stato di ninfa, a seconda di quanto il Professore Audouin asse- 
risce avvenire d'una larva di Calcidite dannosa alla piralide 
della vite . 

5.° Se r uovo non venga piuttosto collocato in vicinanza 
della larva dCOrjctes, o questa portata dalla Scolia femmina 
vicino al luogo in cui depose l'uovo, però sempre in modo 
che detto uovo non trovisi aderente, e molto meno innestato 
alla larva stessa, ferma però sempre la supposizione che la 
Scolia, quando sia nata, succhi la larva nei primi tempi della 
sua vita, e la divori poi del tutto poco prima di cambiarsi in 
istato di crisalide. 

4.° Se infine, in qualunque delle tre suddette ipotesi, 
la Scolia femmina scelga per depor l'uovo la larva d'un Oryctes 
che abbia già formato il proprio guscio, o d'un Orjctes che 
stia per accingersi a tale lavoro. 

Nella generale impazienza d'attendere che il ritorno della 
state venisse a dilucidare un fatto di tanto interesse, fu vostro 
divisamento, o Signori, che una Commissione avesse ad isti- 
tuire minuto esame sopra alcuni degl'individui presentati in 
natura dal Dott. Passerini, e formanti corredo alla sua memoria, 
per vedere se mai per qualche insperata ventura si potesse in 



181 

quelli riscontrare carattere alcuno che desse qualche fonda- 
mento a credere che piuttosto per Funa o per l'altra ipotesi 
s'avesse a propendere. La Commissione che trovasi da voi ono- 
rata di tale incarico, chiamato ad assisterla nel proprio seno 
anche lo stesso Dott. Passerini, che gentilmente si prestò a'suoi 
desiderj, prese in accurato esame le spoglie delle larve d^O/yctes 
rimaste aderenti ai bozzoli formati dalle Scolie, ed osservò che 
esse sembravano tutte intieramente vuote, meno la parte po- 
steriore, del tutto disseccata e raggrinzita, e contenente por- 
zioni degli organi di quella regione, in un colf ammasso delle 
materie fecali. Queste spoglie inoltre, formate d'una pelle som- 
mamente sottile e delicata, mostrano tutte varie lacerazioni, 
soprattutto in corrispondenza alla detta parte posteriore della 
larva: che anzi nel più degl'individui osservati trovossi affatto 
staccata, il che è chiaramente attribuibile al maggior peso di 
quella parte, ed all'estrema delicatezza della pelle in generale, 
poco atta a sostenerla. Fatta rammollire una di dette spoglie 
con acqua tiepida, e più minutamente osservata, si trovò che 
una delle aperture che in essa si riscontrano non è del tutto 
accidentale, ma da ritenersi invece fatta prima del suo dissec- 
camento. Trovasi questa nella parte inferiore del corpo della 
larva, in corrispondenza al quinto anello, e quantunque veg- 
gasi allargata da una accidentale lacerazione, che evidentemente 
accadde dopo il disseccamento della spoglia stessa, e per cause 
estranee, pure vi rimangono chiari indizi d'un foro originaria- 
mente circolare, e fatto ad arte, avente cioè il margine liscio 
ed intero, ossia non offrente quelle frange ed irregolarità che 
sono chiaro indizio d'un'avvenuta lacerazione, e grande quanto 
è il diametro maggiore della larva adulta di Scolia. 

Nessun dubbio rimase alla Commissione vostra, o Signori, 
che tale apertura, anziché dal caso, s'abbia a ritenere opera della 
larva di Scolia che visse a scapito di quella deWOry^ctes: ma, 
come bene era a temersi, nessun argomento fu in caso di de- 



182 
durre, per giudicare quale sia il modo di sviluppo della Scolia 
stessa. Giacché ove ella passi il primo periodo della sua vita 
nell'interno della larva diOrjctes^ quel foro è poco necessario 
per darle sortita, allorquando deve disporsi a preparare il boz- 
zolo. Se invece vive, a modo di sanguisuga, aderente esterior- 
mente al corpo della larva ò^Orjctes suddetta, non è impossi- 
bile che, come osservò il Cav. Audouin a proposito dell' 0/?/i/o« 
Dositheae, questa pure, prima di filare il bozzolo, s'introduca 
per quel foro con parte del suo corpo nella spoglia àeWOrycteSj 
per toglierne quelle parti che col semplice succhiamento non 
ne erano state staccate: e se infine la larva di Scolia non fa 
che nutrirsi esteriormente di quella àeWOrjctcs, senza esservi 
per nulla aderente, è d'uopo ancora che nell'ultima epoca dello 
stato di larva, allorché si dispone a far pasto di tutte le interne 
parti àeìVOrjcteSy ne intacchi l'integumento, e nulla ripugna 
a credere che ciò accada in un solo punto e per un'unica 
apertura. 

Mancano poi del tutto alla Commissione dati per decidere 
se l'uovo venga deposto prima o dopo la formazione del gu- 
scio terroso, e difficilmente si potrà ottenere una dilucidazione 
su tale punto senza che in pari tempo s'abbia lo scioglimento 
dell'intero problema. 

Eccovi, o Signori, quanto la Commissione vostra era in 
dovere di comunicarvi, dolente che le sue ricerche non abbiano 
potuto condurla ad alcun più plausibile risultato. In lei quindi 
non rimane che il vivo desiderio che le indagini che molti fra 
voi saranno certo per istituire sopra si interessante argomento 
abbiano fra non molto a fruttare, come punto non ne dubita, 
quelle soddisfacenti conclusioni, che a lei soltanto fu dato di 
desiderare, ma non di ottenere. 

CAV. BASSI Relatore. 
CAV. AL' DO LI. \. 
PROF. PAOLO SAVI. 



183 



TENUTA IL DI 14 OTTOBRE 1839 



-Assiste a questa adunanza S. A. I. e R. il Granduca di Toscana. 

Il Segretario legge Fatto della precedente seduta, il quale 
viene approvato. 

Il Prof. Orioli, a nome della Commissione creata addì 9, 
fa verbale rapporto dell'esame e degli sperimenti stati istituiti 
su le due testuggini che il Dott. Lippi privò di cervello. Le cose 
principali che il Relatore vien esponendo sono le seguenti: 

Nissuna traccia di polpa cerebrale fu rinvenuta sia nella 
cavità del cranio, sia nel principio dello speco vertebrale. La 
testuggine che era stata cauterizzata era più vivace di quella, 
cui fu soppressa l'emorragia con semplice gesso: ambedue ave- 
vano il moto spontaneo e di traslazione: ma siccome gli arti 
sinistri erano tocchi da paralisi, così ogni loro tentativo di moto 
di traslazione risolvevasi in moto di rotazione, o in moto cir- 
colare, da destra a sinistra. Quanto ai sensi, il solo tatto parve 
inferissimo: l'olfatto sembrava spento del tutto: veramente, 
essendo stato insinuato nelle nari della testuggine non caute- 
rizzata alquanto alcool concentrato, questa gridò, si mise a 
roteare e a dar segni evidentissimi di eccitata vitalità^ ma ciò 
sembra al Prof. Orioli doversi piuttosto attribuire a eccitazione 
prodottasi sul sistema nervoso in generale, che non su i soli 
nervi olfattorj. Non si ebbero indizi certi di gusto, giacché non 
pigliavan cibo e non parevano sentirne la qualità: introdotto 



184 

però dello zucchero nell'esofago, si dall' una testuggine che dal- 
l' altra veniva inghiottito. I tentativi fatti dalla Commissione 
per aver prove di udito e di vista riuscirono vani^ quelli ani- 
mali non si riscossero ad alcun suono, né i raggi solari diretti 
su i loro occhi, abitualmente chiusi, parvero operarvi impres- 
sione o sensazione di sorta. Sottoposti variamente all'azione 
della elettricità, non fecero conoscere altri fenomeni che quelli, 
i quali in uguali circostanze si ottengono dalle rane, ec. 

Il Prof. Orioli, per convalidare a quanto sembra l'opi- 
nione d'alcuni, che l'asportazione del cervello sia causa del 
moto rotatorio, cita l'esempio di un'anitra, nella quale, privata 
di cervello dal Lippi come le testuggmi, si osservò lo stesso 
fenomeno^ ma il Prof. Zannetti fa osservare bastar talvolta una 
semplice lesione di quell'organo per produrre il moto rotatorio, 
siccome gli avvenne di vedere in un falcone stato ferito nel 
capo da un colpo d'archibugio. Del resto il Prof. Zannetti, il 
Cav. Carena, il Principe di Musignano e il Prof. Gene ricor- 
dano le numerose osservazioni e sperienze già state istituite su 
questo proposito dai Sigg. Flourens, Magendie, Bellingeri, Ro- 
lando ec, delle quali si dolgono che la Commissione per istret- 
tezza, anzi per assoluto difetto di tempo, non abbia fatto men- 
zione e citazione comparativa. 

Il Prof. Oken ripiglia e finisce la sposizione dei principj 
filosofici, su i quali dovrebb' esser fondata, secondo che egli 
pensa, la classificazione del Regno animale. Come si è già 
accennato nell'atto del giorno 7, quanti sono i sistemi d'organi 
che compongono il corpo della più perfetta tra le creature, 
cioè r Uomo, tante sono le classi, nelle quali, a parer suo, deve 
spartirsi il Regno animale, giacche egli crede e cerca di dimo- 
strare che i tipi di diversa organizzazione che l'anatomia ha 
fatto conoscere nei diversi gruppi d'animali, non sono in fine 
altro che successive modificazioni di qualcuno dei sistemi orga- 
nici dell'uomo, indotte da un corrispondente maggiore svi- 



185 
luppo dì uno o più altri di codesti sistemi: in altre parole, gli 
animali non sono, pel Prof. Oken, se non che divisioni del- 
l'anatomia umana, e l'Uomo nella sua anatomia comprende 
tutti gli animali. Così i Mammiferi che si avvicinano all'uomo 
per la intelligenza, sono caratterizzati dai sensi, gli Uccelli, 
ne' quali l'intelligenza è minore, ma più energica la vita ani- 
male, lo sono dal sistema nervoso^ i Rettili, ne' quali il sistema 
muscolare predomina sugli altri sistemi organici, distinguonsi 
pei muscoli, i Pesci, deboli di sensi, di vita animale e di mu- 
scoli, ricevono carattere distintivo e qualificazione dal sistema 
osseo, ec. E di questo passo procedendo, cioè pigliando ad 
esame quando il sistema vascolare, quando il generativo, quan- 
do i materiali di composizione o le forme embrionali, giugno 
a fare del Regno animale tredici grandi classi distinte, ch'egli 
risolve poi in famiglie e divisioni minori, qualificate dal predo- 
minio d'altri organi o d'altri sistemi d'organi secondar). Come 
ognun vede, l' unità di composizione organica è il fondamento 
della classificazione del Prof. Oken^ le modificazioni cui va 
soggetta nella specialità o nella totalità dei sistemi, ne costitui- 
scono l'edifizio e gli scompartimenti. 

11 Dott. Luigi Nardo legge pel fratello suo Dott. Giovanni 
Domenico una memoria, nella quale si fanno conoscere varie 
particolarità del sistema cutaneo e i caratteri distintivi del Lu- 
varus di Rafinesque, che l'Autore descrisse in altra sua me- 
moria col nome di Protostegus. 

Sul foglio d'ordine sono inscrìtte, per esser fatte alla Se- 
zione, 1.° alcune osservazioni del Marchese Carlo Durazzo sopra 
due nuove Emherìze della Liguria^ 2." varie comunicazioni del 
Principe di Musignano, relative a un manuale di Ittiologia ita- 
liana, già da lui condotto a termine^ 5." le descrizioni di pa- 
recchi animali nuovi di Sardegna e di Corsica, un prospetto 
generale della Zoologia sarda, e la presentazione di un Voca- 
bolario manoscritto dei nomi scientifici, di lingua comune e di 

24 



186 

dialetto, degli uccelli italiani, del Prof. Gene, 4." la descrizione 
di un Pesce fossile, del Dott. Scortegagna: ma l'ora già troppo 
avanzata obbliga il Presidente a sciogliere l'adunanza. 

It Segretario della Sezione — PROF. G. GENE. 
Il Presidente - PRÌNCIPE C. L, BONAPARTE . 



t 



grouwfi; 



DI 



MEDICIIVA 



PROCESSI ATRBALI 

DELIA SEZIONE DI MEDICINA 



TESCTA IL DI 4 OTTOBRE 1839 



isa rendeva solenne Faprimento del Congresso dei Scien- 
ziati col nome di Galileo: nel nome di Ippocrate aprivasi inau- 
gurata la Sezione dei Medici. Che avendo il Professor Presi- 
dente avanti a tutto notificato, come il Consigliere Giuseppe 
Frank proponeva, per Memorie da premiarsi, l'argomento 
= Delia JledicÌJia Ippocratica y e "*/ dimostrare che in Italia 
se ne era sempre consen^ato lo spirito = (*), tutti i conve- 
nuti con entusiasmo plaudendo, dimostrarono che il venera- 
bile Palladio della scienza loro per tal modo innalzato nel 
Teatro anatomico dove essi sedevano, appagava que' voti del 
senno e dell'animo, coi quali ciascheduno parca volesse inco- 
minciata una medica assemblea , lieta di più saldi propositi e 
di nuove speranze. 

E rispetto alle Memorie sopraddette e al premio da con- 
ferire alla migliore di esse, il Frank faceva conoscere le diffi- 
coltà che il Congresso del 1840 avrebl>e incontrato per la ri- 
strettezza del tempo nell'esaminarle, e proponeva di affidarne 
il giudizio al Collegio Medico del luogo. Il Professor Presidente 



190 

avvertiva essere coavenìente, che il giudizio appartenesse agli 
Scienziati componenti il Congresso, e che questi avrebbero 
allontanata la difficoltà preveduta dal benemerito Institutore 
del Premio, nominando a tal fine una particolare Commissione. 
Rivoltosi quindi il Prof. Tommasini con eloquente, e 
affettuoso discorso all'illustre Consesso, toccando della utilità 
delle Riunioni scientifiche, e facendo voti per la loro prospe- 
rità, utilità e continuazione in Italia, e manifestando il più 
forte zelo nel cooperare anch' egli, dal canto suo, per cotesto 
mezzo all'incremento delle scienze mediche, invitò i rispettabili 
Colleghi a comunicare osservazioni chiare ed esatte, e racco- 
mandò che le induzioni partissero sempre da fatti interi e 
ripetuti^ e conchiusa che le nostre Riunioni dovevano sempre 
esser dirette ad un fine unico e principalissimo, al progresso 
della scienza . 

Scendeva dipoi il Prof. Giacomini a leggere uno scritto, che 
avea per argomento =Della natura e della vita del sangue =^ 
nella qual memoria l'illustre Autore si propose di dimostrare: 

1." Che il sangue finché è vivo e circolante è un tutto 
omogeneo, e con caratteri fisici poco suscettibili di essere de- 
terminati: e ciò gli parve resultare dall'ambiguità de' caratteri 
assegnati finora ai così detti globuli di esso sangue, e vesci- 
chette e nuclei e globetti rossi albuminosi e trasparenti, e in- 
clusive gli stessi animaletti essere caratteri discernibili soltanto 
nel sangue morto, e probabilmente anche altrettante ottiche 
illusioni. 

2.° Che la chimica non ha ancora determinato nulla di 
positivo intorno ai principj costituenti il sangue: che i risultati 
discordi delle esperienze de' chimici moderni escluderebbero 
persino la divisione tra il sangue venoso, e l'arterioso: che le 
separazioni del sangue in siero, fibrina, albumina, ferro ec. 
non si ottengono nel sangue vivo, e circolante^ ma che tanto 
cotesti elementi, come i moltiplici altri principj dai chimici in 



191 

esso sangue trovati, probabilmente non sono che un effetto 
dell'influenze chimiche degli agenti della natura esterna sopra 
un corpo privo di vita, ovvero anche prodotti de' diversi pro- 
cessi chimici impiegati. 

5.° Che il fluido mesenterico, il sangue del sistema della 
vena porta è un'altra specie di fluido sanguigno da doversi 
considerare a parte, e da non confondersi col vero umore 
sanguigno venoso e arterioso, il qual umore solamente pare 
ch'egli riguardi per sangue propriamente detto» 

4.° Che né lo Scorbuto, né il Tifo, né il Diabete, né 
il Cholera mostrano oggidì alla chimica un sangue diverso 
ne' suoi principi costituenti dal sangue sano o di altri morbi: 
e con tutto ciò è evidente che il sangue si altera. 

5.° Che il sangue vivo, fluido di massa integrale omo- 
genea, ha tre principali otfìcj^ di eccitare il sistema vascolare, 
di svolgere la temperatura animale, e comunicarle il carattere 
di speciale indipendenza, di mantenere nell'organismo equili- 
brata l'economia nutritiva . 

6." Che il sangue non contiene in se i principj costi- 
tuenti i diversi tessuti, ma ha soltanto una speciale attitudine 
a trasformarsi in quelli. 

7/ Che il sangue non ha vita propria, ma vive perchè 
è un prodotto della vita di che godono i tessuti. 

8." Che le alterazioni del sangue non possono essere, 
generalmente parlando, che secondarie, e che il pervertimento 
del fluido essendo la conseguenza del pervertimento anteriore 
del solido, ne consegue il corollario terapeutico che a riordi- 
nare il turbamento de' tessuti, e non a correggere le altera- 
zioni del sangue, deve essere quasiché sempre diretta ogni 
clinica operazione. 

Terminata la lettura della Memoria, in quanto alle discus- 
sioni, la Società rigettò il progetto di differirle al giorno dopo 
la lettura delle Memorie, né accettò l'altro che gli autori 



192 

potessero dichiarare innanzi alla lettura se volevano, o no la 
discussione, ma invece adottò quello di discutere subito dopo 
ascoltate le letture, o le verbali proposizioni fatte all'adunanza 
medesima. 

Il Segrktawo della Sezione — PROF. FRANCESCO PUCCINOTTl. 
Il Presidente - CAr. PROF. GIAC03I0 TOMMJSINI. 



(*) PROGBAIfOIA 



^^"^i <S2'®S^^^^ SJ^^S^a 



Ija sezione medica del Congresso degìi Scienziati italiani in Pisa, accorda un premio 
di cinquecento franchi a chi presenterà, nella Riunione che avrà luogo nell'Ottobre 
dell'anno i84o, la più soddisfacente risposta al quesito ** Intorno alla Medicina 
Ippocratica, ed allo spirito di essa conservatosi sempre in Italia ■», 

Si domanda una succinta esposizione di ciò che essenzialmente caratterizza la dot- 
trina ippocratica, ed una breve menzione delle Opere di quegl'Iialiani (giacché troppo 
lungo sarebbe di estendersi anche alle altre nazioni), i quali col seguire l'esempio d'Ip- 
pocrate, e prendendo conseguentemente per guida l'osservazione, l'esperienza, ed una 
sana logica, contribuirono in eminente grado a perfezionare la medicina pratica. 

Le Memorie destinate a tale concorso dovranno essere scritte leggibilmente in 
lingua italiana, suggellate, munite di un' epigrafe, ed accompagnate da un viglietto 
egualmente suggellato ed iscritto, contenente il nome dell'autore ed il luogo della di 
lui residenza* Saranno le medesime rimesse, franche di spesa, al Presidente della Riu- 
nione degli Scienziati in Torino, prima che comincino le loro sedute. Le Memorie 
non premiate coi rispettivi viglietti saranno consegnate alle fiattime, a meno che gli 
autori non le reclamino. L'autore premiato indicherà poi in quale città commerciale 
egli desidera ricevere il premio. 

Giuseppe Frank. 



193 



TENUTA IL DI 5 OTTOBRE 1839 



M-ibbe incominciamento questa seconda adunanza, la quale 
venne onorata dalla presenza di S. A. I. e R. il Granduca 
Leopoldo II, dalla lettura del Rapporto della seduta dei 4 Ot- 
tobre e dalla discussione intorno alcuni punti della Memoria 
letta dal Prof. Giacomini il giorno innanzi, sulla natura e la 
vita del sangue. 

Il Cav. Prof. Bufalini, al concetto dell'Autore, non potersi 
ricavar nulla di utile dall'esame fisico-chimico del sangue per 
la impossibilità di esaminarlo in stato di vita, opponeva: 

1." Che quasi alla medesima condizione stanno le alte- 
razioni de' tessuti organici. Anche in queste vi ponno essere 
guasti avvenuti dopo la morte, e nondimeno il loro esame è 
utilissimo, perocché in quelle alterazioni si possono rinvenire 
alcuni dati che siano riferibili all'anteriore stato degli organi 
stessi. E se valesse la ragione della morte per escludere la detta 
probabilità di utili trovamenti, i vantaggi dell'anatomia pato- 
logica sarebbero perduti. 

2." Che l'esame microscopico, o chimico del sangue, 
sebbene non più legato colla vita de' solidi, non lascia di poter 
essere sorgente di criterj utili, e riferibili allo stato morboso, o 
alle cause che lo promossero, in quella guisa che il processo 
più, o meno rapido della putrefazione di un cadavere è pure 
di frequente apprezzabile indizio della qualità dello stato mor- 
boso anteriore . 

25 



194 

3." Che quella facile, e frequente mutabilità del sangue 
che l'Autore adduceva come prova della sua tesi, proverebbe 
piuttosto la sua maggiore facilità ad alterarsi, e la suscettibi- 
lità maggiore di quella de' solidi di risentire gli effetti degli 
agenti morbosi. Ed ove ciò fosse, altri ajuti non avrebbe la 
scienza che i fisici ed i chimici per ricercare se coteste muta- 
zioni non fossero mai le cause più comuni delle umane in- 
fermità . 

4." Che ]' animale economia potendosi riguardare sotto 
la duplice serie di azioni dinamiche, e di azioni chimiche, seb- 
bene tali azioni non seguano leggi del tutto uniformi a quelle 
della inorganica materia, nondimeno a rendersi ragione di 
entrambe non basta l'astratta idea della vitalità, ma doversi 
ricorrere a quelle luminose analogie che spesso sommini- 
strano i mezzi adoperati nelle scienze fìsiche, e chimiche. 

5.° Che se lo stesso Autore concede che miasmi, e con- 
tagi entrano nel torrente della circolazione, chi può decidere 
che questi, ed altri principj una volta entrati rispettino le 
chimiche affinità, e si limitino ad agire solo dinamicamente, 
e chi potrebbe determinare quale sia la principale alterazione, 
se quella de' fluidi, o quella de' solidi? 

6.° Del resto concludeva l'illustre Clinico di Firenze 
raccomandando caldamente la utilità de' tentativi fisici, e chi- 
mici nelle ricerche sulla natura del sangue, che se l'umano or- 
ganismo è composto di solidi e di fluidi , e se hanno eguale 
importanza nelle ragioni di vita, eguale importanza debbono 
pure avere ove si facciano argomento delle nostre esperimen- 
tali considerazioni relativamente allo stato sano, o morboso 
del corpo umano. 

7." Che qualunque siasi la contradizione delle espe- 
rienze fìsiche, e chimiche sul sangue, siccome adduceva l'Au- 
tore, ciò non esclude la possibilità che perfezionati i mezzi 
d'indagine non sian conseguibili dei risultamenti positivi^ giac- 



195 

che le grandi verità nelle scienze sono pur troppo spesso pas- 
sate attraverso grandi contradizioni . 

Alle quali avvertenze l'egregio Autore della Memoria re- 
plicava: non aver dichiarato l'inutilità delle ricerche fisiche, 
e chimiche in quanto al sangue morto, e ai suoi prodotti, ma 
avere soltanto dimostrato che per tali ricerche non si può co- 
noscere la condizione del sangue quale era mentre esso circo- 
lava colla vita^ e tutto ciò che si riferisce all'esame del sangue 
morto è di vera chimica, laddove ciò diesi riferisce al sangue 
vivo è di altra sfera di leggi . 

Aggiungeva: che esatto non sembravagli il paragone 
tra le alterazioni mutabili, e fuggevoli d'un fluido, e le al- 
terazioni grossolane, e permanenti degli organici tessuti^ quin- 
di la osservazione su queste ultime resta sempre nella pie- 
nezza della sua validità e utilità , essendo per questa princi- 
pale ragione l'anatomia patologica il saldo fondamento della 
scienza nostra. 

E qui il Professor Bufalini interrompendo fece avvertire, 
che l'analogia da lui esposta avea solo riguardo all'essere tanto 
il sangue fuori dei vasi, che i tessuti alterati nel cadavere, 
ambedue parti morte, e che questa condizione di morte co- 
mune ad entrambi come non escludeva l'utilità delle ricerche 
ne' tessuti, sembravagli non dovesse escluderla nemmeno nel 
sangue . 

Il Giacomini continuando sulla utilità da lui non negata 
alla chimica, aggiungeva che appunto la chimica ha mostrato 
col progredire, che quelle stesse deduzioni che ne' tempi pas- 
sati si credevano stabilite, più non reggono oggi^ e che nella 
chimica, e ne' suoi avanzamenti odierni egli riconosce l'inesti- 
mabile beneficio di averci disingannati sulla speranza di potere 
per quella via internarci nel secreto della vita , e doverci rivol- 
gere ad altre ricerche per acquistare cognizioni meno oscure, 
ed erronee intorno alla natura del sangue. 



196 

Troncata la discussione, il Professor Presidente invitò il 
Corneliani, Professore di Clinica nell'Università di Pavia, alla 
lettura della sua Memoria, la quale consistette in due storie di 
Diabete, nel ragguaglio de' chimici esperimenti fatti sugli 
umori di due diabetici, nella esposizione di molta parte zucche- 
rina ottenuta dal sangue, dalle urine, e dalla pasta chimosa 
dello stomaco di detti infermi, i quali prodotti contenuti in 
vasi di vetro il benemerito Professore rese ostensibili all' as- 
semblea^ e dalle dette storie, ed esperienze traeva l'illustre 
Clinico alcuni patologici, e terapeutici corollarj, tra i quali 

i.° Che la condizione essenziale del Diabete sembra 
consistere in uno stato abnorme dello stomaco. 

2/ Che a questo stato morboso dello stomaco, e non 
ai reni sia dovuta la morbosa separazione dello zucchero in 
questa malattia. ' 

5." Che l'uso del Creosoto sia indispensabile in questa 
malattia per togliere la turbata innervazione dello stomaco, e 
per fissare l'albumina nel sangue, e impedire il decadimento 
della nutrizione. 

4." Che l'uso contemporaneo della dieta animale sia 
altresì necessario per restituire materiali omogenei alla speciale 
attitudine assimilativa del viscere affetto . 

5." Le quali ultime proposizioni terapeutiche sembra- 
vangli provate dalla osservazione fatta, che l'uno dei suoi ma- 
lati tenuto a vitto animale presentava albumina e non zucchero 
nelle urine, l'altro del pari sotto Fuso esclusivo del vitto ani- 
male presentava assai minore la forma diabetica con deficienza 
notabile dello zucchero, il quale si vedea ricomparire si tosto 
che si passava al vitto vegetabile. 

Dopo di che la Sezione fu sciolta , comunicando una let- 
tera del Presidente generale colla quale si invitavano tutti i 
rappresentanti de' Corpi scientifici, come Collegi, Università, 
Accademie, a dare i loro rispettabili nomi al Segretario gene- 



197 

rale al più presto possibile, onde ne fosse fatta menzione nella 
prossima generale Adunanza. 

Il Segretario della Sezione — PROF. FRANCESCO PUCCINOTTl. 
Il Presidente - C^T. PROF. GIACOMO TOM3IASINI. 



TENUTA IL DI 7 OTTOBRE 1859 



11 Presidente comunicò all'adunanza, che a cagione del nu- 
mero eccedente delle INIemorie, e della necessità di dare spazio 
sufficiente alle discussioni si era disposto, che oltre alle due ore 
consuete, una altr' ora sarebbe stata destinata alle discussioni, 
e quindi le sedute si sarebbero protratte dalle 12 alle 5 pome- 
ridiane. 

Lettosi quindi il processo verbale della seduta dei 3 Ot- 
tobre, il Professor Presidente invitò il Dottor Giuseppe Terra- 
rio, Medico di Milano, a leggere la sua Memoria intitolata 
= Ragionamenti sulV utilità e necessità della Statistica pato~ 
logica^ terapeutica e clinica^ e pensamenti sulla istituzione di 
una statistica clinica nazionale e magistrale^ consentanea alla 
filosofia medica del secolo XIX =8. 

Quanto alla statistica patologica ricordava il Ferrarlo 
come anche il Bufalini la raccomandi ne' suoi Fondamenti 
di Patologia analitica. 

La terapeutica e clinica, allorché trattisi di contagio epi- 
demico esotico di cui si ignori la cura, dovrebbe consistere 
neir instituire con parecchi rimedj una sperienza di compara- 



198 
zione clinica sopra oOO, o 600 malati, onde da queste com- 
parazioni resultasse infine la prova de' mezzi inutili, o dannosi, 
e de' proficui. Ciò che si fa per i rimedj, doversi e potersi fare 
anche pei Metodi indicati dai diversi sistemi vigenti. Sotto- 
porre cioè anche questi ad una statistica clinica comparativa. 
E proponeva a questo fine che ne' grandi Ospedali si apparec- 
chino tre, o quattro sale, ciascuna delle quali sia capace per 
lo meno di 50 malati da riceversi per turno senza scelta . Po- 
sti alla direzione delle cure degl' infermi di queste diverse sale 
Medici di sistemi fra loro diversi, doversi tenere esatto conto 
dei risultamenti clinici di ciascuno, notando i guariti, morti, 
rimasti, cronici, recidivi, insanabili ec. E cotesti direttori do- 
vrebbero essere sorvegliati da una Commissione composta di 
INIedici, e di altri scienziati d'integra fede. 

Intanto che questo grande sperimento clinico-comparativo 
si organizzi proponeva infine il Terrario di incominciare col 
raccorre un gran numero di nudi fatti stampando le Tavole 
cliniche mensili , ed annuali delle Infermerie degli Ospedali ^ 
delle quali tavole egli fu cortese di presentare all'adunanza un 
modello da lui immaginato, e concluse la sua Memoria col far 
voti perchè da cotesto incominciamento fosse possibile infine 
ottenere la istituzione d'una Statistica clinica nazionale. 

Appresso il Professor Menici sottopose al giudizio degli 
esperti Chirurgi che onoravano F assemblea tre istrumenti chi- 
rurgici da lui immaginati . Il primo era un Frangi-pietra, de- 
stinato a introdursi in vessica dalla parte del perineo, allorché 
il calcolo voluminoso non può essere estratto dalla fatta in- 
cisione . 

Il Prof Pecchioli osservò che le labbra della ferita pote- 
vano rimaner lacerate insieme col collo della vessica per la 
mole dell' istrumento. 

Il Professor Regnoli avvertiva , che la ipertrofia della ves- 
sica spesso associata al calcolo voluminoso era di impedimento 



199 

per abbracciare il calcolo, e segarlo: potersi ottenere il mede- 
simo intento servendosi dello strumento dell'Hourteloupe senza 
danno delle pareti vessicali: che non potendosi valere della ci- 
stotomia perineale né della litontrizia, meglio sarebbe ricor- 
rere in tali casi all'alto apparecchio. Richiese infine che seb- 
bene le condizioni della vessica di un cadavere siano diverse 
da quelle dell'individuo calcoloso, l'illustre Inventore speri- 
mentasse il suo strumento sul cadavere, onde apprezzarne giu- 
stamente il valore . 

Al che il Prof. Menici acconsentiva. 

Il secondo istrumento presentato consisteva in una specie 
di Faringotomo falcato, col quale l'Autore proponevasi di ese- 
guire la cistotomia vagino-vessicale . 

Al che pure si fece dai ProfF. Regnoli e Pecchioli notare, 
che con un bisturi ben diretto si poteva ottenere lo stesso in- 
tento che r Inventore si era proposto . 

Il terzo istrumento fu un Erniotomo destinato esclusiva- 
mente per le ernie crurali sull'uomo, onde incidere il liga- 
mento del Gimbernard senza offesa dell' arteria otturatrice 
quando nasce dall'epigastrica. 

Sull'uso del quale istrumento i Professori Regnoli, Pacini 
e Pecchioli fecero osservare la difficoltà della sua introduzione 
tra il collo del sacco erniario e il viscere abdominale, la diffi- 
coltà che il ligamento suindicato per la sua morbosa spessezza 
possa entrare nella lieve apertura dell' istrumento, e la necessità 
di dovere ricorrere a più bisturi, onde ottenere l'intento che 
l'iVutore si era proposto. 

Le quali opposizioni non andarono però disgiunte da un, 
benché tacito, general sentimento di gratitudine verso l'illu- 
stre Autore per la sua plausibile industria nell' aver immagi- 
nato, e fatto costruire gl'indicati istrumenti coli' egualmente 
plausibile scopo di facilitare , e meglio assicurare certe chirur- 
giche operazioni. 



200 

Fu quindi invitato a leggere il Prof. Geromini, la di cui 
Memoria si aggirò intorno una parte di Programma di un 
Giornale da lui intitolato 11 Misontologo . Ma la lettura di 
questo erudito lavoro, nel quale l'Autore proponevasi un esa- 
me critico delle principali patologie si antiche che nuove, 
dovette rimanere sospesa per la necessità di dare lo spazio di 
un'ora alle discussioni. 

Apertesi in questo le controversie, il Giacomini riprese la 
difesa di alcuni punti della sua Memoria, convenendo essere 
possibile un inquinamento negli umori anteriore alla comparsa 
del morbo nei solidi; ma come nelle malattie contagiose, o di 
incubazione, la terapia non comincia a mostrarsi efficace che 
quando l'affezione è nei solidi, cosi restava fermo il suo con- 
cetto che a questi, e non a quelli dovevano dirigersi le azioni 
medicamentose. 

Il Prof. Bufalini concluse, che quando si ammetta una 
possibile, e frequente alterazione ne' fluidi anteriore a quella 
de' solidi, ogni ulteriore questione rimaneva superflua, biso- 
gnando ammettere insieme la necessità di correggere, o to- 
gliere, o prevenire la detta alterazione. 

E qui il Giacomini ritornando sulle cose lette sosteneva 
aver provato le alterazioni del sangue non essere malattie es- 
senziali; ma esistere come sintomi dello stato morboso degli 
organi: e come tali doversi studiare; e questo studio istituito 
sul sangue estratto rendeva utili le ricerche fisiche e chimiche 
del sangue. La di cui inutilità egli protestava non aver mai 
dichiarato per altro, che per raggiungere la cognizione del- 
l'essere del sangue durante la vita. 

E il Bufalini alla ripetuta protesta rendeva una risposta 
finale col seguente dilemma: o la Memoria del Giacomini mi- 
rava a provare l'inutilità degli studj fisici e chimici del san- 
gue, e avrebbe avuto uno scopo utile; o mirava solo a provare 
che con tali studj non acquistavasi la cognizione della vita del 



201 

sangue , ed era inutilissiina, perchè niuuo aveva mai preteso 
di raggÌLingere con quelli una cognizione siffatta^ e però egli 
imprendeva a dimostrare ciò che già fu sempre nella persua- 
sione d'ognuno. 

Il Prof. Del Punta Archiatro, e il Cav. Prof. Betti ripren- 
devano la questione sull'esempio addotto delle malattie sifiliti- 
che. Sosteneva il primo esser possibile l'inquinamento del 
sangue, sebbene questo non si presenti correggibile dallo spe- 
cifico rimedio avanti la comparsa dell'ulcera, o dello scolo 
uretrale^ e l'inelìicacia del rimedio specifico nel periodo di in- 
cubazione non esclude che l'ammesso inquinamento non possa 
risentire i vantaggi d'altri mezzi terapeutici. 

Il Prof. Betti appigliandosi al fatto della innocuità delle 
secrezioni durante il periodo d'incubazione, sosteneva, il san- 
gue non poter essere che un veicolo del principio venereo, e 
questo principio non esistervi in modo da potersi dire inqui- 
namento o discrasia, altrimenti si dovrebbe aver lue da tutte le 
secrezioni, il che non è. 

Fattosi qui il Prof. Tommasini in mezzo a' disputanti di- 
mandava se non fosse possibile, die il non comunicarsi la si- 
filide per coito impuro finché la malattia non si manifesta nei 
solidi, comprovasse piuttosto che la delitescenza del veleno 
avesse luogo nei solidi, e la malattia comunicabile non esi- 
stesse se non quando l'organo ha concepito speciali attitudini 
morbose. Ciò conceduto, se ne potrebbe inferire, che siccome 
la malattia locale non esiste se non che quando si è creato 
quasi un organo patologico, lo inquinamento comunicabile 
consecutivo fosse un effetto di ripetizione, o irradiazione di 
condizion patologica? L'esempio del tetano da causa trauma- 
tica parve suggellare la proposizione conciliatrice del Clinico 
illustre. 

Il Segretario della Sezione — Pi?OF. FRÀyCESCO PVCCiyOTTI. 

Il Presidente - C^T. PROF. GIACOMO TOMMASISI. 

26 



202 



TENUTA IL Di 9 OTTOBRE 1859 



I 



1 Prof. Presidente annunziò, come il Dottor Pacini di Pi- 
stoja avrebbe dimostrato sul cadavere alcuni nuovi corpicelli 
organici da lui discoperti lungo i nervi della mano, e nominò 
a questo fine una Commissione composta dei Professori Bufa- 
lini, Regnoli, Betti, e Del Chiappa. 

Annunciò del pari , che il Prof. Geromini proponeva 
all'adunanza un Premio consistente in un Quadro creduto di 
Leonardo da Vinci, a quella Memoria intorno alla Dottrina 
delle Febbri, che la ventura Riunione de' Dotti del 1840 avesse 
giudicata la più degna. Il Presidente pregava in pari tempo il 
generoso Professore di accompagnare la sua offerta con docu- 
menti di Accademie di Belle Arti intorno alla originalità del 
Quadro suddetto. 

Si lesse quindi il Rapporto dell'adunanza dei 7 Ottobre, 
e venne approvato. 

Invitato il Dott. Giovanni Polli di Milano, lesse una Me- 
moria consistente in una serie di Osservazioni, Esperienze e 
Ragionamenti sulla natura del Diabete, e la formazione dello 
zucchero in questa malattia . E dalla esposizione di tali esperi- 
menti resultò che F apparato digerente è la sede morbosa della 
malattia, che questa consiste in una speciale morbosa azione 
dello stomaco, per cui l'atto digerente va quasi a convertirsi 
in un processo di saccarificazione: che cotesto stato morboso 
non è né una flogosi, nò una irritazione, né una debolezza^ ma è 



205 

una deviazione del modo fisiologico dell'organo che potrebbe 
^piuttosto chiamarsi neurosi gastrica di speciale indole, e che 
le flos:osi, le con2:estioni, ed altro che si associ a cotesto stato 
primitivo morboso devono riguardarsi come conseguenze, o 
complicazioni accidentali della malattia. 

Terminata la applaudita IMemoria del Polli, il Comi ro- 
mano presentò alcuni pezzi anatomici solidificati come quelli 
del Segato. Il Professor Presidente a esaminare il pregio di essi 
deputò i Professori Betti, Pecchioli, e Taddei. I due primi tro- 
varono i pezzi del Comi più cornei, o cartilaginei di quello 
che lapidei, e il Prof. Taddei conchiuse che caratterizzarli con 
esattezza non si poteva, se non se ne istituiva confronto con 
quelli stessi del Segato . 

Si passò alla lettura della Memoria del Prof. Bouros rap- 
presentante della Università d'x\tene. Dette egli un esatto rag- 
guaglio sì geografico, che geologico, e chimico, e diremo an- 
che archeologico delle principali acque minerali della Grecia, 
indicando di molte anche gli usi medici, e presentando inoltre 
all'adunanza una sua Opera pubblicata in Atene in lingua la- 
tina e greca, intitolata Farmacologia^ offrendo ancora varj 
numeri d'un Giornale di Medicina che colà si pubblica intito- 
lato L'Esculapio, e dando così testimonio all'Italia del rinasci- 
mento, e progresso delle scienze mediche in quella classica 
terra . 

Apertasi la discussione il Prof. Menici dichiarò, come per 
gravi motivi egli si rifiutava dal procedere all'esperimento 
pubblico del suo Frangi-pietra sul cadavere, e lesse due lettere, 
una del celebre Scarpa e l'altra del Palletta, nelle quali si pro- 
nunziava un voto favorevole intorno al suo istrumento. 

Quindi il Dott. Turchetti avendo domandata la stampa 
della modula delle Statistiche negli Ospedali presentata due gior- 
ni innanzi dal Dott. Ferrano^ sulla utilità della detta Tabella 
si accese una dotta, e interessante discussione fra i Professori 



204 

Tommasini, Del Punta, Betti, ed il Dott. Ferrano, in mezzo ai 
quali entrava il Bufalini con un suo ragionamento, che conte- 
neva le seguenti proposizioni. 

ce Le statistiche si possono riferire alle cagioni delle malat- 
tie, o ai segni di queste, o ai metodi di cura, vale a dire lo 
scopo di esse può essere di riconoscere specialmente o l'una o 
l'altra delle predette pertinenze delle nostre infermità. 

In ogni caso lo studio nostro intende a stabilire un rap- 
porto fra la causa e l'effetto. Se non che poi una grande e fon- 
damentale differenza separa la scienza dei corpi organici da 
quella di molte parti delle scienze fisiche. 

In queste i fatti si possono ridurre a tale semplicità da 
non avere in considerazione che una causa e un effetto, e scor- 
gere quindi l'immediato rapporto fra causa semplice ed effetto 
semplice . Allora verificato questo rapporto alcune volte, si può 
inferirne che sempre sarà il medesimo, e quindi fissare per 
legge generale, che quella è la causa vera di quel dato effetto, 
o che questo deriverà sempre da quella. 

Nei corpi organici, all'incontro, i fatti da considerarsi 
sono composti: molte cooperanti cagioni scorgiamo sempre 
come possibili generatrici di un dato fenomeno. Così noi non 
esaminiamo quasi mai il rapporto immediato di questo con 
una semplice ed immediata cagione*, ma esaminiamo soltanto 
un rapporto remoto di causa ad effetto. Fra la cagione che noi 
possiamo considerare e l'effetto sensibile, al quale la riferiamo, 
esiste una serie intermedia di occulte azioni che non possiamo 
valutare. Ciò verificasi egualmente, quando riguardiamo alle 
cagioni esterne genitrici di turbamenti d'organi o di funzioni, 
o ai sintomi risultanti da un'interna alterazione, o ai metodi di 
cura dileguanti gli stati morbosi . Quindi avviene che forse non 
una cagione produce costantemente la stessa malattia, non un 
sintoma costantemente l'accompagna, non un rimedio costan- 
temente la vince. A fronte di qualunque gran numero di volte. 



205 

nel quale siasi trovato costante il collegamento di causa ed ef- 
fetto nell'economia animale, può non di raro sopravvenirne 
l'eccezione. Noi vedemmo la virtù delia vaccinazione confer- 
mata, si può dire, da milioni d'osservazioni concordi, non essersi 
poi dimostrata più la medesima. Da tutto ciò segue per mio 
avviso una regola fondamentalissima, ed è, che le osservazioni 
nostre intorno alle malattie umane non ci possono condurre a 
conchiusioni o a leggi generali , ma le verità della nostra 
scienza siamo costretti di esprimere colla formola seguente: — 
Causa A congiunta all' effetto B, finora in ragione di tante 
volte per cento . 

Ciò posto apparisce chiara l'utilità delle statistiche, anzi 
da queste sole doversi la medicina aspettare quella maggiore 
precisione, di cui sia suscettiva. Nò credo che le verità già pos- 
sedute si abbiano dimostrate per altro modo. Che se non furono 
compilate statistiche esatte, ognuno però nella propria mente 
facendo calcoli approssimativi conchiuse, che tale cagione il 
più delle volte generava la tale infermità, il tale sintonia il 
più delle volte la rappresentava, il tale rimedio il più delle 
volte la vinceva. 

Però una statistica in qualche modo esìste di già, e 
quindi ora volendo noi compilare statistiche con maggiore 
esattezza, non siamo costretti di cominciare a compilarle 
come a caso. 

Le già fatte per modo d'approssimazione ci danno le pro- 
babilità, colle quali dobbiamo condurci nei metodi curativi. 

Ove queste ci manchino, ci sia lecito derivarle dalle ana- 
logie ricavate dalla considerazione del corpo umano in istato 
di salute o dalle sperienze sugli animali. 

Tale credo sia la regola coscienziosa, colla quale il Medico 
debba procedere nelle sue investigazioni per la formazione delle 
statistiche. Per le quali poi non credo necessarie particolari 
discipline^ ma solo che i Medici s'intendano bene fra loro del 



206 

metodo vero di compilarle, e della forza di conchiusione che 
possono avere. Al che principalmente io richiamo l'attenzione 
di questa dotta Riunione w. 

Ma a questo termine il Professor Presidente concludeva 
la discussione col decidere, che per sodisfare alle istanze di 
molti la Tabella del Terrario venisse stampata, e distribuita a 
que' componenti l'adunanza che la desiderassero, onde medi- 
tata, e modificata ancora se occorre, potesse essere generalizzata 
negli Ospedali d'Italia per il voto eziandio della ventura Riu- 
nione de' Scienziati del 1840. 

Il Segretario della Sezione — PROF. FRANCESCO PXJCCiyOTTJ. 
Il Presidente - CAV. PROF. GIACOMO TOMMASINI. 



TENUTA IL, DI 10 OTTOBRE 1859 



roposte dal Prof. Betti e dal Dott. Gaspare Barzellotti alcune 
opportune emendazioni, ed aggiunte da farsi al Rapporto della 
ultima passata adunanza, fu primieramente riparato ad una 
omissione in quello seguita , facendo in questo menzione del 
pregevole dono del Prof. Giacomo Barzellotti di molte copie 
della sua Memoria stampata Sulla influenza della povertà nelle 
epidemie^ e di queste su quella^ da distribuirsi a tutti i rispet- 
tabili componenti la INIedica Sezione, ricordando anche la Let- 
tera che accompagnava il dono suddetto, nella quale il Bar- 



207 

zellotti esprimeva il suo forte rammarico eli non potere, per 
indisposizione di salute, intervenire e prender parte alle nostre 
scientifiche adunanze. 

Venne anche indicata altra emendazione all'articolo ri- 
guardante i pezzi anatomici presentati dal Comi, là dove di- 
ceva che i detti pezzi erano stati solidificati come quelli del 
Segato'^ dovendosi invece dire, con un metodo che il Comi sup- 
pone simile a quello del Segato. 

In seguito si comunicarono all'adunanza alcune lettere 
di Scienziati assenti, come del celebre Prof. Melloni, del Prof. 
De Renzi, del Prof, Rivaz Medico de' Bagni d'Ischia, del Prof. 
Farrio Medico in Venezia, del Prof. Nardo, del Prof. Strambio, 
colle quali mostravansl dolentissimi di non potere intervenire 
alla Riunione Italiana^ e si presentarono in pari tempo le Me- 
morie, e le Opere che essi mandavano in dono alla Società. 

Il Dott. Thaon lesse un Programma di un Premio che egli 
medesimo stabiliva per quella Memoria che contenesse il mag- 
gior numero di osservazioni intorno all'uso di un tal metodo 
curativo dello scirro delle mammelle, che il Dott. Francesco 
Gentili aveva trovato costantemente profittevole. Comunicato 
quindi il metodo curativo suddetto, assegnava per premio la 
somma di Lire 400, che egli depositerebbe nella Cassa di 
Risparmio di Pisa. Una Commissione Medica che sarebbe stata 
nominata nella Riunione scientifica del 1841, dovrebbe con- 
ferire il premio suddetto. 

Il Prof. Giulj leggeva il Ragguaglio di molte esperienze 
da lui fatte sullo stato elettrico di quelli infermi che prende- 
vano i bagni di Montecatini, e sulle relazioni che il detto stato 
elettrico aveva colle malattie de' diversi organi, e coll'aumen- 
tarsi, o decrescere di queste, invitando i Medici de' Bagni a 
ripetere le sue osservazioni . 

Il Dott. Valentino Fassetta lesse un Voto medico-psicolo- 
gico aggirantesi intorno alla direzione morale delle mentecatte 



208 

del Marocomio femminile di Venezia, sottoposto alle sue medi- 
che cure, e ragguagliò l'adunanza intorno alla utilità di una 
Tabella statistica ch'egli esibiva, dimostrante il movimento ge- 
nerale del detto Marocomio negli anni 1837 e 58, riguardato 
sotto l'aspetto delle Cause delle affezioni mentali disposte in 
ordine alfabetico, desiderando che gli altri medici addetti a 
simili ospizi! adottassero il metodo da lui proposto. Il con- 
fronto (diceva concludendo la sua applaudita ^Memoria il Pas- 
setta) di una serie di Tavole sinottiche delle cause, e corrispon- 
denti cifre numeriche degli alienati di varii luoghi per climi, 
costumi, abitudini, religioni, leggi e cultura diversi, spande- 
rebbe senza dubbio una luce nuova atta a dissipar tante tene- 
bre che inviluppano la scienza fisico-psicologica, la qual luce 
benché da tutti desideratissima, si ricerca da pochi. 

Il Dott. Pacini Professore nella Università di Lucca lesse 
intorno all'efficacia del metodo del Tranchina siciliano per 
rendere incorruttibili i cadaveri, ed esibì due Mummie da lui 
preparate col detto metodo, e conservantesi da cinque anni, 
concludendo la sua lettera col proporre all'adunanza un que- 
sito, cioè; = se vi possa esser pericolo di venefico assorbimento 
per l'anatomico che lavora in un cadavere imvebuto di liquidi 
arsenicali = . 

Il Dott. Innocenzo Federici, Medico di IMessina, lesse sulla 
formazione, e natura della cangrena secca. A lui piacque di 
considerare il morbo in genere come una evoluzione di una 
potenza in sequela di fatti^ de' quali il primo dà impulso al 
secondo, che svol ferendosi dal canto suo 2:uada2:na individualità 
propria j il secondo comunica impulso al terzo, e cosi via di- 
scorrendo finché non sia sviluppata la serie de' fatti, che in- 
divisa abbraccia intera l'essenza del processo morboso. Da ciò 
procede, secondo il Federici, chiarissima la ragione de' periodi, 
del corso, della conferenza di rimedj diversi in un medesimo 
male. 



209 

Il primo fatto impercettibile che domina il processo mor- 
boso, ma che noi comprende tutto, potrà venir detto germe 
dell' e^>ohizione^ e la manifestazione del quale piìi o meno visi- 
bile sarà da tenersi formo la di quella. I fattori dinamici, idrau- 
lici, chimici presi nella comune significazione non dovranno 
essere considerati rappresentanti dell'essenza sconosciuta dei 
morbi, ma attributi o proprietà di questi. 

Dopo aver enunciato tali principj il Federici si volse a 
cercare \a formo la della cangrena secca. Da prima narrò due 
storie, in una delle quali avendo trovato vóto lo spazio arte- 
rioso interposto tra il grumo che chiudeva la poplitea sinistra 
e il limite dell'escara, il quale spazio vóto era in stretto rap- 
porto colla secchezza dell'escara cangrenosa e l'iperemia del 
viluppo venoso-, nell'altra storia non rinvenendo grumo nelle 
arterie, che in ambidue erano prive le pareti di traccia di flo- 
gosi, egli fu condotto a congetturare, la formola della can- 
grena secca essere il movimento retrogrado del sangue entro 
i vasi. 

Invocò egli a conforto di questo concepimento le cause. 
L'azione del freddo quale ripercussivo dei fluidi nell'interno^ 
l'associamento frequente delle lesioni organiche del cuore e 
de' grossi vasi con quella malattia che dà a divedere dipendenza 
comune da comune fattore, tutte queste cose a parere dell'Au- 
tore concorrevano a rinforzare la sua congettura. 

Infine il Federici tolse a sperimentare la segala cornuta 
sugli animali, come quella che cimentata sull'uomo suole ge- 
nerare la cangrena secca^ e quindi l'azione sua sarebbe stata 
identica a quella della causa morbosa che questo male produ- 
ce. Provata la segala cornuta su gli anellidi e le rane, cjuesti 
nella maggior parte hanno presentato il movimento anti-peri- 
staltico delle arterie. 

Per le considerazioni su i due casi di cangrena^ per gli 
sperimenti della segala cornuta sugli animali, il Federici con- 

27 



210 

eluse: il monmento anti-peristaltìco delle arterie essere la for- 
mula probabile della cancrena secca. Da ultimo terminava il 
suo discorso mostrando desiderio, che altri torni a ripetere 
quelle sperienze^ e seguitandole negli animali di ordine supe- 
riore confermi o distrugga il suo patologico concetto. 

Il Prof. Pecchioli di Siena fece all'adunanza un Rendi- 
conto di operazioni di litotomia da lui eseguite nello spazio di 
8 anni, cioè dal Settembre del 1851 al Settembre del 1839. 
Egli ebbe 72 casi di Litiasi vessicale. Dei quali 61 furono sot- 
toposti a chirurgica operazione^ gli altri 11 furono lasciati in 
balìa di se stessi. Dei 61 operati o8 appartenevano al sesso 
maschile, e 3 al femminile. Sopra 47 tra gli operati fu prati- 
cata la Cistotomia con dodici metodi e processi operatorj di- 
versi, e sopra 14 si praticò la Litotrizia. Di tutti gli operati ne 
perirono 6^ cosicché resulta una mortalità minore del 10 per 
cento. Degli undici non operati non guarirono che due fem- 
mine, le quali emisero spontaneamente la pietra. Il Prof. Pec- 
chioli mostrava in pari tempo i diversi calcoli, e pietre da lui 
estratte. 

Apertasi la discussione intorno alla Memoria del Prof. 
Giulj, il Dott. Quglia di Reggio e il Prof. Puccinotti opposero 
alcune avvertenze, intorno alle quali il Prof. Giulj oltre alle 
cose dette in propria difesa, indicò che la prossima stampa 
della sua Memoria avrebbe meglio chiariti i punti controversi. 

Il Segretario della Sezione — PROF. FRAyCESCO PUCCINOTTI. 
Il Presidente - CAF. PROF. GIACOMO TOMJIASINI. 



211 



TENUTA IL DI 11 OTTOBRE 1839 



pprovavasi il processo verbale dell'anteriore seduta, e il 
Prof. Bufalini proponeva all' adunanza di formare una Depu- 
tazione per render grazie al Prof. Barzellotti del dono fatto della 
sua Memoria alla Società^» ed a tale officio riconosciuto doveroso 
con acclamazioni, vennero deputatili medesimo Prof. Bufalini, 
il Prof. Regnoli, e il Prof. Betti. 

Fu comunicata una lettera dell'illustre Marchese Ridolfi, 
Presidente della sezione di Agricoltura, nella quale si invitavano 
i componenti le singole Sezioni ad un caritatevole tributo a 
vantaggio delle Scuole infantili di Pisa, al quale invito l'adu- 
nanza acconsentiva con acclamazioni. 

Fu letto un rapporto del Segretario della sezione di Fisica 
intorno alle solidificazioni di parti animali ottenute dal Mori, 
e presentati alcuni esemplari di esse. 

E qui il Prof. Targioni fece noto all' adunanza come il 
Prof. Gozzi di Firenze col mezzo del silicato di potassa era 
giunto anch'esso a solidificare varie parti animali^ di che aveva 
lo stesso Prof. Targioni fatto rapporto all'Accademia di Belle 
Arti in Firenze. 

Il Prof. Morelli Clinico di Pisa leggeva un suo Esame 
delle Teoriche, che il Prof. Forni ha esposte in varie opere ^ 
avendo quest' ultimo mostrato desiderio che tali teoriche fos- 
sero fatte in qualche modo conoscere all'adunanza. Assuntosi 
il Morelli cotale officio ne dette esatto ragguaglio, concludendo 



212 

che la Teorica del Forni traendo basi da tutte le naturali scien- 
ze, e specialmente dalla Fisica, e dalla Chimica, e potendosi 
intitolare quasi una ZS'uova Teoria dell'Universo, abbisognava 
di diligenti esami fattivi sopra da varie altre Sezioni compo- 
nenti il nostro Congresso, e la Sezione Medica non poterla per 
ora riguardare che come Teoria sommamente ingegnosa, senza 
pronunziare nessun giudizio sul valore assoluto di essa. 

11 Prof. Linoli lesse una Memoria tendente a provare il 
concetto, che la infiammazione non rigenera le parti organiche, 
e prese a guida de' suoi ragionamenti varie osservazioni sulla 
pretesa riproduzione della sostanza ossea nelle fratture. Con- 
cludeva rapporto alle ossa che tutto dipende da trasudamento 
di fibrina ne' capillari venosi, e da consolidamento consecutivo 
della fibrina stessa: che non vi sia mai un nuovo prodotto, 
ma che tutto si operi a spese delle ossa fratturate, per cui que- 
ste presentano evidenti tracce di assottigliamento. 

11 Dott. Hodes Chirurgo alemanno presentò all'adunanza 
il nuovo Osteotomo del Prof. Hacn, facendone conoscere il 
modo di adoperarlo, e le ultime modificazioni fattevi dall' illu- 
stre inventore. Proposta dal Cav. Presidente una Commissione 
per esperimentarlo, il Prof. Regnoli avvertiva, che l' istrumento 
era già noto da sei anni all'Italia, e che era quello stesso che 
vedevasi nell'armamentario chirurgico di Pisa, coli' aggiunta 
d'un trapano a manubrio. 

Il Prof Betti mostrò tuttavia desiderio dì vederlo adoprato 
sul cadavere dallo stesso Hodes, e la proposizione fu accolta. 

Il Prof Targioni fé noto all' adunanza essersi egli accinto 
a compilare una Fitografia Medica^ descrivendo in essa cia- 
scuna pianta medicinale, dopo averne data la più diligente 
storia, esponendo le sue applicazioni, trattando gli effetti delle 
venefiche, e parlando eziandio degli usi tecnici, ed economici 
di esse. Offeriva intanto bellissimi disegni di piante come mo- 
delli dell' Atlante che doveva decorare F Opera sua , la quale si 



215 

lusingava poter venire in luce verso la fine dell'anno venturo, 
con 300 tavole disegnate a colori. Per la difficoltà della im- 
presa, e il desiderio che riesca la più completa di quante ne 
sono finora state prodotte, implorava da tutti i componenti la 
Sezione di essere messo a parte di tutte quelle notizie, che 
avessero potuto rendere sempre più completo, e profittevole il 
vasto suo divlsamento. 

Invitato alla lettura il Prof. Pravaz di Montpellier, questi 
fé conoscere con una sua Memoria le cure felici che aveva 
ottenuto con un suo metodo particolare ortopedico di alcune 
lussazioni della testa del femore credute congenite, e per conse- 
guenza secondo l'autorevole sentenza di alcuni sommi Chirurgi 
stimate incurabili. Uni il Pravaz alla lettura della Memoria la 
presentazione di alcuni preparati anatomici, che convalidavano 
le emesse proposizioni. 

Apertasi quindi la discussione fra il Prof, Corneliani, e 
il Prof. Linoli intorno al nuovo prodotto osseo nelle fratture, 
sostenendo il primo, appoggiato a molti pezzi esistenti nel 
Gabinetto Ticinese, a resultamenti delle sperienze di Scarpa e 
Panizza, e alle comunicazioni del Prof. Peterkin, darsi la ri- 
produzione organica delle ossa^ insistendo il Linoli, appoggiato 
a' proprj fatti e alle proprie osservazioni , nella sua opposta 
tesi, il Prof. Betti dopo aver rammentate, e descritte alcune 
parti ossee le più notabili, e rare per caratteri anatomico-pato- 
logici, che trovansi nel Gabinetto patologico dell'Ospedale di 
S. Maria Nuova di Firenze, e molte sue osservazioni, dichiarò 
non potersi indistintamente stabilire nò 1' una nò l'altra delle 
proposizioni controverse. Doversi distinguere il differente cam- 
mino che la natura tiene nella riproduzione della sostanza os- 
sea, 1." a seconda della forma delle ossa stesse: 2." a norma 
della sostanza ossea perduta nella meccanica, o morbosa lesio- 
ne: 5.° a norma del modo di ricongiungimento che tra osso ed 
osso si effettua. Talché nelle ossa piane dove andò perduta 



214 

una grande quantità dì parti ossee, i fatti da lui osservati non 
gli permettevano di ammettere nuovo processo di ossificazione: 
nelle ossa lunghe fratturate doversi distinguere i ricongiungi- 
menti in sito da quelli che avvengono per soprapposizione. 
Ne' primi le sue osservazioni non escluderebbero un qualche 
grado di nuova osteogenesi, specialmente se le ossa trovinsi in 
esatto combaciamento: ne' secondi non esservi alcun dubbio 
che la riproduzione ossea non si effettui, essendo questa mani- 
festissima ne' pezzi da lui preparati, e osservati: essendo incon- 
trastabile che pure lo stampo del callo che in questi casi si 
forma, non ha la stessa conformazione delle altre ossa, non ha 
la medesima durezza, e nemmeno conserva gli stessi caratteri 
chimici^ imperocché in questi prodotti di nuova formazione è 
pììi abbondante la quantità delle sostanze salino-terree che li 
compongono. 

Qui il Prof. Corneliani prometteva all' adunanza che per 
chiarire l' importante questione avrebbe mandato il modello in 
cera del pezzo che trovasi nel Museo Ticinese, dove apparisce 
il fenomeno della riproduzione effettuatasi nelle ossa piane. 

Il Presidente Prof. Tom masi ni avvertendo come le opera- 
zioni fisiologiche che ritornano alle parti malate si toccano 
colle patologiche, ricordava l'interessantissimo caso della Osteo- 
gena del Friuli, che presentò lo stupendo esempio di ossee 
riproduzioni sino al numero di 150 pezzi d'osso, che previa 
una suppurazione sortivano successivamente da varie parti del 
suo organismo, e pregò gli onorevoli disputanti a prenderlo 
in considerazione. 

La seduta fu sciolta. 

II. Sbgbetarìo delia Sbziosb — PROF. FR4NCESC0 PVCCINOTTI. 
Il Presidekte - CJV. PROF. GIACOMO TOMMAS1NI, 



213 



TENITA IL DI 12 OTTOBRE 1839 



iropo la lettura del processo verbale dell'adunanza degli 11 
Ottobre, il Prof, Presidente invitava i Cav. Frank, Cav. Bufa- 
lini, Prof. Taddei, e Prof. Arcangioli a voler unirsi alla Com- 
missione della sezione di Fisica per assistere ad alcune Espe^ 
rienze Elettì^o-Jisiologiche che sarebbero state eseguite nel Ga- 
binetto fisico della Università. 

Avendo il Prof. Betti domandato il prolungamento delle 
discussioni a due ore, il Professor Presidente fé conoscere che 
gl'impegni contratti con quelli che avevano Memorie da leg- 
gere non gli permettevano di cangiare l'ordine consueto. 

Le letture cominciarono dalla Memoria del Prof. Schina, 
Clinico della Università di Malta = sulle Dissenterìe ^ e sul 
Tetano = . Quanto alle prime asseriva, che le forti dosi di pro- 
tocloruro di mercurio dato a mezza dramma per volta con 
prudenti sospensioni in 40 casi di dissenterie osservati nello 
spazio di 6 anni nella sua clinica aveangli corrisposto supe- 
riormente a qualunque sia altro rimedio: quanto al Tetano, 
istruito da 12 casi osservati, dai metodi di cura tenuti contro 
essi, e dalle sezioni cadaveriche, inclinava a pensare, che la 
natura del Tetano fosse flogistica, e che la sede ne fosse nel 
midollo spinale^ esibendo in prova di questi ultimi concetti 
due disegni colorati, rappresentanti insigni iniezioni vascolari 
sopra r aracnoide spinale , osservate ne'^suoi tetanici . 



216 

Le letture vennero interrotte da due annunzi importanti. 
1.° Che il Dott. Oken si proponeva di dare nel Museo di Storia 
Naturale alcuni schiarimenti sulla Organogenia per applicarla 
alle classificazioni degli esseri organici. 2.° Che il Calamai, 
celebre preparatore di pezzi anatomici in cera, avevali esposti 
a jDubblica vista nel Museo suddetto. 

Il Dott. Meneghini lesse intorno alla Frenologia, e fatta 
succinta esposizione della struttura dell'encefalo dimostrò (ren- 
dendo palesi alcune tavole litografiche relative all' argomento) 
che lo sporgere delle varie regioni del cranio , invece di essere 
prodotto dalle circonvoluzioni immediatamente sottoposte, può 
derivare più spesso da uno straordinario sviluppo delle parti 
profondamente collocate. Così l'eccedente volume della mi- 
dolla allungata può allargare il capo dietro alle orecchie, e un 
cervelletto molto grande può rendere prominente il capo alla 
regione sua posteriore e superiore, indipendentemente dagli 
emisferi cerebrali. Appoggiato a tali fatti egli concludeva, che 
l'osservazione empìrica de' crani non bastava alla frenologia, 
e che questa non avrebbe mai somministrato utili deduzioni 
sulle funzioni spettanti ai singoli organi encefalici, se non era 
guidata, e non si teneva inseparabile dall'anatomia. 

La Memoria che quindi si fece a leggere il Prof. Taddei 
aggiravasi Sulla materia colorante del sangue^ o Ematosina . 

Ciascuno dei chimici che fin qui si accinse ad ottenere la 
materia colorante seguì un suo metodo particolare : ma la /??«- 
teria colorante comparve in tanti aspetti diversi, quanti furono 
i metodi o processi adoperati. E poiché nessuno l'ottenne priva 
d'albumina, così le proprietà di questa furono attribuite a 
quella. Che anzi avendo l'una per l'altra cotanta affinità, si 
giunse ad asserire che se la materia colorante si distingue dal- 
l' albumina, ciò è perchè essa è più coagulabile di questa j del 
pari che si asserì (avuto riguardo al modo di comportarsi di 
entrambe coi reagenti chimici) dover l'una essere una sen^-»- 
plice modificazione dell'altra. 



217 

Tutto ciò non è vero. La materia colorante o ernatosina 
è essenzialmente diversa si dall' albumina che dalla fibrina . E 
se finora parve esserne somigliante, ciò è perchè non si ottenne 
mai pura. L'albumina con cui trovasi costantemente promi- 
scuata n'ecclissa e ne maschera le genuine sue proprietà. 

Un metodo o processo diverso deve esser seguito per 
ottenerla pura: il metodo che è riuscito a tal fine è quello così 
detto dall'Autore (<. metodo d' interposizione ^^i. 

La materia colorante cosi ottenuta è pura, e le sue pro- 
prietà non sono pii^i quelle che le erano state assegnate, ma 
vengono rivoluzionate . Infatti si predicò e si proclamò coagu- 
labile per mezzo del calore, e solubile nell'acqua^ ma all'op- 
posto coagulabile non è nò da calore, nò da acidi, nò da alcool: 
è insolubile nell'acqua ma solubile in alcool e in etere, so- 
prattutto in alcool acidulato da acido nitrico: solubile è pure 
negli alcali, ove diventa di color verde cupo, e tale da somi- 
gliar la bile^ mentre è sempre rossa se mirasi per refrazione . 
Si unisce volentieri a diversi sali, e precipita con essi dalle di- 
verse soluzioni, più che mai si unisce all'albumina e altre ma- 
terie concrescibili, senza che la si possa più staccamela . Si sco- 
lora dal carbone: ci dimostra il ferro che in copia contiene 
dopo averla trattata col cloro^ ma se sciolta ò colla potassa o 
soda, il cloro non più vale a dimostrarne o renderne solubile 
il ferro, venendo questo ritenuto dalla stessa materia coloran- 
te, che si precipita non più colorata in rosso, ma bianca. 
Questo curioso fatto merita esame dal chimico , e non è forse 
senza interesse per il fisiologo. 

Il metodo d'interposizione è così detto perchè valendosi 
di un acido potente qual è il solforico, per separarne la mate- 
ria colorante^ si procura di moderare l'azione troppo energica 
dell'acido predetto colle varie materie interposte. Tali sono 
prima il carbonato di soda, e poi il solfato di rame. Frattanto 
interponendo tali sostanze fra le molecole della materia colo- 

28 



218 

rante e quelle dell'albumina (onde la massa del cruore è com- 
posta dopo averne separata la fibrina) viensi a disgregarle in 
modo da potere coli' alcool sciogliere la prima, e lasciare in- 
dietro la seconda sotto l'aspetto di una materia avente tutta la 
somiglianza colla mollica di pane. 

La vera e pura materia colorante ha un potere colorante 
molto considerevole, ed è in una proporzione piccolissima di 
confronto agli altri materiali componenti del sangue . 

L'Autore fece conoscere — il suo metodo d'interposi- 
zione — la materia colorante pura od esente affatto da albu- 
mina — e ne dimostrò essere le proprietà caratteristiche ben 
differenti da quelle comunemente assegnatele sino dal Marzo 
del 1856, facendo di tutto ciò subietto di 4 consecutive Le- 
zioni, e ostensive nel suo corso pubblico di Farmacologia . 

Sul fine del 1857 Le Canu pubblicò una tesi sostenuta alla 
Facoltà di Medicina di Parigi , ove indica un processo nuovo 
per ottenere la materia colorante '^ processo però che non è 
appoggiato all'interposizione, per quanto si faccia uso dell'aci- 
do solforico, e che nei risultamenti differisce da quello esposto 
al nostro Congresso dei Naturalisti nel dì 12 Ottobre 1859, per 
ciò che la ematosina di Le Canu non presenta tutti i caratteri 
che ha presentato quella ottenuta dal Taddei in Firenze nei 
primi mesi del 1856. 

Terminate le letture, e fatta nuova istanza dal Comi sul 
valore de' suoi pezzi anatomici lapidefatti, il Prof. Betti, invi- 
tato dal Prof. Presidente avvertiva, che innanzi di dare il suo 
parere credeva indispensabile che il Comi dichiarasse cosa in- 
tendeva per durezza lapidea. 

Al che il Comi — durezza come di pietra — possibilità di 
ripulimento col mezzo della pomice — non potersi attaccare 
coir ugna — aumento di peso — suono lapideo _. 

11 Prof. Betti non trovò i detti pezzi dotati di alcuno dei 
caratteri asse2:nati dal Comi. 



219 

Il Prof. Del Chiappa disse, che durezza lapidea era frase 
usata per comparazione approssimativa. 

Il Prof. Bufalini a2:2:iunse, che l'adunanza doveva attenersi 
alla massima ricevuta di non proferire giudizi formali. 

Il Principe di Musignano insorse spargendo qualche dub- 
bio sulla approvazione e giudizio dell'Accademia dei Lincei in 
favore dei detti pezzi del Comi, essendo fuori delle consuetu- 
dini di quel rispettabile Corpo Accademico lo spacciare docu- 
menti di approvazione. 

Il Presidente troncò la discussione, invitando l'Adunanza 
a rivolgerla sulle Memorie lette. 

Il Prof. Del Chiappa intorno alla Memoria del Prof. 
Schina sull'efficacia del calomelano ad alte dosi nelle Dissen- 
terie , avvertiva che non d'un rimedio solo, ma di metodi con- 
viene occuparsi in terapia: essere generalmente ammesso che 
le dissenterie dipendono da fondo infiammatorio: quindi la 
cura diretta esserne il salasso, anziché un solo farmaco dotato 
di speciali azioni: che nulla di speciale vi ha nel mercurio se 
non che la sua azione elettiva sul sistema linfatico, che la sua 
azione dinamica deprimente può essere emulata da molti altri 
presidj medicamentosi nel morbo in questione: essere a te- 
mersi d'altronde gli effetti nocivi delle alte dosi di un farmaco 
che rade volte si trova ben preparato, e che può riuscire an- 
che caustico. 

Il Prof. Schina dichiara non aver escluso i salassi nella 
cura de' suoi dissenterici: che i nocumenti temuti dalle dosi 
da lui proposte svaniscono nelle sue osservazioni, trattandosi di 
guarigioni complete : che non un'azione specifica, ma quasi 
specifica egli concedeva al mercurio in simili affezioni. 

II Prof. Bufalini — Non potersi contrastare allo Schina i 
suoi pratici risultamenti, ma se questi davano a lui una gua- 
rentigia clinica, non la davano egualmente a tutte le dissente- 
rie, le quali non sono malattie costantemente identiche, e la 



220 

flogosi che le accompagna non è sempre la medesima. Sono 
malattie soggette all'impero delle costituzioni epidemiche sta- 
zionarie. 

Lo Schina aggiungeva, le sue dissenterie non aver pre- 
sentato nulla di epidemico, essere state sporadiche sempli- 
cemente . 

Il Bufalini insisteva sulla necessità, che queste cliniche 
osservazioni siano connesse colle influenze delle costituzioni 
epidemiche stazionarie. 

Il Prof. Presidente convenendo sulla utilità di queste con- 
nessioni, aggiungeva chele credeva poi indispensabili, quando 
si trattasse di desumerne canoni generali terapeutici intorno 
all'utilità d'un rimedio che fosse opposto a quel sistema ge- 
nerale di cura che si tiene in tali malattie, come sarebbe, per 
esempio, il trattarle coli' oppio. — La seduta fu sciolta. 

Il Segretario della Sezionb — PROF. FRANCESCO PVCCINOTTl. 
Il Presidente — C'Ar. FROt. GIACOMO TOMMASINI. 



TENUTA IL Di 14 OTTOBRE 1839 



<a distribuzione a tutti i convenuti delle già pubblicate Ta- 
vole statistiche del Ferrarlo apriva quest'ultima adunanza della 
Sezione Medica. 

Contemporaneamente il Professor Vannoni offeriva in 
dono varie copie del suo Compendio d'Ostetrìcia recentemente 



221 

stampato: il Prof. Biagini di Pistoja due Memorie di chirurgico 
aro-omento: il Fattori, il Bellini, il Nardo altre loro Memorie 
parimenti pubblicate. 

Il Segretario dopo letto il processo verbale dell'ultima 
passata adunanza, annunciava, che il Prof. Strambio di Milano 
inviava al Congresso un suo scritto sul cholera morbus^ nel 
quale accennando ad una interessante osservazione fatta in 
Milano stesso mentre vi dominava il cholèra, cioè che alcuni 
individui che avevano sofferto il morbo petecchiale ne erano 
restati immuni, dimandava se per avventura altri si fossero 
incontrati ne' medesimi casi, e dava questo fatto come oggetto 
di meditazione e di ricerca, ove pure il morbo asiatico avesse a 
ricomparire fra noi. 

Il Cav. Prof. Quadri inviava da Napoli una Memoria sulla 
Iritide, scritta appositamente per il Congresso, nella quale 
appoggiato a lunga esperienza dimostrava, che cotesta in- 
fiammazione, meglio che qualunque altra, provava come av- 
visino follemente que' Medici, che credono potersi trattare le 
flogosi tutte ad un modo. Egli sostiene che tolta Finfiamma- 
zione traumatica dell'occhio, tutte le altre, come le reumatiche, 
le catarrali, le sifilitiche, le scrofolose, le intermittenti tutte 
abbisognano di trattamento speciale. L'uso delle frizioni alle 
piante de' piedi con 10 o 20 acini di pomata del Cirillo ha 
benissimo corrisposto in molti casi alle sue mire terapeutiche , 
a preferenza dell'uso del calomelano ad alte dosi preso inter- 
namente, o solo o con diagridio, siccome praticano Inglesi e 
Tedeschi. Una intermittente oftalmica ostinatissima fu da lui 
felicemente vinta colle gocce arsenicali del Fowler. 

Continuando il Segretario le sue comunicazioni, avvisava 
che il Dott. Rivelli di Bologna aveva esposte nel Gabinetto 
patologico dell'Ospedale di Pisa le sue molte preparazioni 
della vessichetta del Graaf, e che la Commissione che aveva 
assistito alla dimostrazione anatomica del Pacini di Pistoja 



222 

eli alcuni corpi ovulari esistenti lungo i nervi della mano, aveva 
confermata la loro esistenza^ ma che non sapeva decidersi se 
piuttostochè nuovi organi non fossero espansioni tendineo- 
aponeurotiche: annunciava che il Dott. Merlo vicentino aveva 
immaginato una nuova tanaglia per Festrazion verticale dei 
denti, e ne presentava il modello: che il Dott. Giovanni Dini 
di Pistoja presentava un Manoscritto Sulle febbri endemiche 
della Maremma toscana per sentire di Proemio alla Statistica 
medica di quella provincia : che il Dott. Ripoli ne presentava 
altro Sulla non esistenza della Diatesi ipostenica: che altro 
ne offriva pure il Dott. Luigi Pampana Sul modo dì osser- 
vare di Ippocrate e di Sydenliam^ e su quello seguito dal Ra- 
sari e dal Tommasini , 

Tre illustri stranieri consegnavano anch'essi importanti 
Memorie manoscritte. In quella del Dottor Carlo Augusto 
Oftertinger era un ragguaglio del nuovo metodo seguito in 
Allemagna dal Dott. Giorgio Luigi Oftertinger nelle sue ricer- 
che sulla struttura degli organi^ dalle quali resulta che gli or- 
gani si degli animali che de' vegetabili hanno una struttura 
elementare porosa e non vascolare. In quella del Dott. Des- 
maisons Dupalland erano osservazioni sul volume del cranio 
dei Cretini, e tavole di misure comparative tendenti a dimo- 
strare che la creduta testa enorme dei Cretini è un errore, e che 
il volume del loro cranio di poco differisce da quello d'uomini 
bene organizzati e di piccola statura. In quella del Professor 
Mondat di Parigi erano considerazioni sulle recenti riforme fatte 
in Francia alle dottrine del Broussais e in Italia a quelle del 
Rasori, e sulle differenze che presenta Fattuale Patologia in 
ambedue le nazioni, da quella dei sullodati sistematici. 

Il sig. Giuseppe Poli, chimico in S. Vito al Tagliamento, 
comunicava anch' egli per lettera al nostro Presidente, che 
avendo analizzate le materie gastro-enteriche emesse dai cho- 
lerosi vi aveva trovato V acido fosforico in stato libero, che al- 



225 



l'azione deleteria di tale sostanza credeva dovuta la fenome- 
nologia del cholòra, e che il trattamento curativo doveva con- 
sistere nel largo e pronto uso di carbonati alk alini . 

Volgevasi quindi il Segretario a dar ragguaglio all'adu- 
nanza dei resultamenti delle Esperienze Elettro-fisiologiche 
eseguite avanti alla Commissione dei INIedici e Fisici nel Ga- 
binetto fisico della Università. Intorno alle quali sarà qui 
permesso in via di annotazione qualche schiarimento, ritor- 
nando sulle risposte date al Rapporto della Commissione me- 
desima, che leggesi pubblicato in questo volume a pag. 45-44 
della sezione di Fisica. 

Coteste esperienze furono intraprese nel Giugno e nel 
Luglio del 1859 in Pisa dai Proff. Pacinotti e Puccinotti. Que- 
st'ultimo ripetevale nel R. Museo di Firenze. Riprendevansi 
quindi durante il Congresso de' Scienziati . Può affermarsi senza 
iattanza ch'esse sono le prime per le quali sia finalmente riu- 
scito di ottenere la corrente dalle masse nervee e muscolari 
degli animali a sangue caldo in istato di vita. Le correnti otte- 
nute dal Donne e dal Matteucci sono elettro-chimiche, date dai 
prodotti delle secrezioni acide e alkaline della pelle, delle mu- 
cose, o delle superficie epatiche irrorate di bile. La corrente 
neuro-muscolare è di diversa natura, ed è la sola cui possa com- 
petere il carattere di corrente propria , o vitale, o di scarica. Il 
Matteucci in un' ultima sua INIemoria sulla corrente propria 
della rana aveva detto ce Le tracce della corrente propria non 
s^ incontrano solo nella torpedine e nella rana. Ho instituito 
varie esperienze sopra altri animali subito dopo uccisi, e la 
corrente si è mostrata in tutti e nella medesima direzione 53 
(^V. Bibl. Vnis^. di Ginevra. Maggio e Giugno 1858, yf?. 167). 
Ma oltre alle differenze che questa dichiarazione presenta nel 
metodo, avendo noi esperimentato sopra animali nel loro 
pieno stato di vita, il Matteucci non ha mai reso conto di tali 
esperienze, e una semplice assertiva non poteva aver altro va- 



22i 

lore per noi, che l'assicurarci sulla fede dell'illustre Fisico che 
le correnti vi eranoj ma bisognava pur sempre immaginare 
un modo di ottenerle, e ottenerle. 

Il nuovo metodo per isprigionarle parte, secondo noi, da 
questa regola ^ccìie lo strumento destinato a raccogliere la 
corrente sia anche il feritore e il produttore di forte improvvisa 
e profonda sensazione^ che determini istantanea reazione auto- 
matica volontaria nelV animale^ la qual reazione sprigioni la 
corrente e la spinga fuori degli organi con una specie di moto 
eccentrico^ o di scarica w. La esperienza si eseguisce introdu- 
cendo nel circuito di un galvanometro a moltiplicatore lungo 
e finissimo, ossia più sensibile alle correnti idro-elettriche che 
alle termo-elettriche, un animale vivo nel suo stato fisiologico 
perfetto^ e gli si immergono contemporaneamente due forti 
lancettoni di platino appuntati a fronda d'oliva, l'uno nel 
cervello, l'altro in un muscolo delle estremità, e cotesti lan- 
cettoni sono congiunti co' capi di un filo galvanometrico. Nel- 
l'atto dell'immersione, e della scossa dell'animale ne sortono 
correnti di 15, 25, 40, ed anche 60 gradì. Siccome però dalle 
diverse parti organiche dell'animale, e tanto in vita che in 
morte, possono ottenersi altre specie di correnti da non con- 
fondersi colla corrente neuro-muscolare, gli sperimentatori che 
per isolare quest'ultima hanno eseguito molte sperienze com- 
parative ne presentano i seguenti caratteri differenziali . 

Le correnti elettro-vitali ^ che potrebbero anche essere di 
eterogeneità essenziale alla vita^ 1." Non si ottengono né im- 
mergendo fili, né applicando placche sui nervi o sui muscoli 
a semplice contatto. 2." Si ottengono valide e pronte destando 
una valida reazione contemporanea nell'animale vivo. 5.° Le 
preparazioni anatomiche con strazio dell'animale, e emorragie 
le indeboliscono notabilmente. 4." Hanno un procedimento 
impulsivo in qualche relazione con le scosse dell'animale. S.° 
Con più forte è lo scuotimento istantaneo dell'animale, e mag- 



22o 



giore ne scaturisce la corrente nella prima immersione. 6.° La 
forza della corrente decresce e si spegne col decrescere e spe- 
gnersi della vita neuro-muscolare. 7." Sempre nella medesima 
direzione. 

Le correnti di eterogeneità nei prodotti delle secrezioni di 
natura acida e alkalina durante la vita,^ 1." Si ottengono ap- 
plicando placche sulle membrane o sulle superfìcie degli organi 
a semplice contatto . 2." Si ottengono senza nessuna reazione 
nell'animale, così in vita che dopo la morte. 5.° Le prepara- 
zioni anatomiche non influiscono punto a indebolirle, e ne è 
esempio la corrente che si ottiene dallo stomaco al fegato dopo 
la vivisezione. 4." La impulsione di queste correnti è sempre la 
stessa, senza alcuna relazione con le scosse dell'animale. 3.' La 
forza della corrente ai primi contatti, e quella dei contatti suc- 
cessivi presenta poche differenze. 6." Non ha nessuna relazione 
colla vita: si può indebolire lavando le irrorate superfìcie 
membranose. 7.' Le direzioni sono variabili, a seconda delle 
eterogeneità. 8." xlltera gli scandagli e s' inverte da se me- 
desima . 

Le coiTenti di eterogeneità nelle parti organiche dopo la 
morte^ 1." Si ottengono, ma non sempre e debolissime, appli- 
cando comunque sulle parti dissimili i conduttori. 2." Se le 
parti non sono irrorate da prodotti acidi e alkalini di forte ed 
evidente natura, le correnti sono prima appena calcolabili, 
talora nulle, talora di due o tre gradi. 5.° Si aumentano di 
qualche grado se i contatti si fanno più estesi cogli scandagli. 
4.' La prossimità degli scandagli facilita anch'essa la debole 
corrente, o." Accrescendo lo spazio fra gli scandagli la corrente 
s'infievolisce e si annienta. 6.' La corrente va crescendo di 
maniera che progredisce l'alterazione della parte morta. 7.° E 
sempre notabilmente minore, anche nel suo massimo aumento 
prima della putrefazione, che non sono le altre due avvisate 
correnti. 8." Direzione e inversioni variabili. 

29 



226 

La illustre Commissione dichiarò vere^ e importantissime 
siffatte esperienze. Invitò gli sperimentatori a pubblicarle, e 
continuare in esse coraggiosamente. Volle non pertanto affac- 
ciare il dubbio, che la notabile differenza degli effetti in vita 
ed in morte poteva dipendere da cause fisiche e chimiche per 
le condizioni mutate nella temperatura, nella qualità degli 
umori ec. Al che gli sperimentatori rispondono, che gli sbi- 
lanci di temperatura più facili e più gravi poco dopo la morte 
dovrebbero dare correnti maggiori in questo stato che in vita, 
ma la corrente neuro-muscolare è sempre di gran lunga più 
forte in vita che dopo la morte, dunque non è termo-elettrica. 
L'eterogeneità supposta tra cervello e muscolo è permanente 
tanto in vita che in morte dell'animale. Dunque se v'ha una 
causa per la quale la prima dà corrente più valida assai che 
la seconda, dessa non può essere che la vita^ ed in questo caso 
vita , ed eterogeneità ad essa essenziale si confondono insieme, 
e la corrente che è l'effetto immediato di quest'ultima tanto 
sarà il dirla corrente elettro-chimica speciale, o corrente di 
eterogeneità essenziale alla vita, quanto sarà il dirla e il ri- 
guardarla come corrente vitale. Che se poi ad essa si aggiunge 
il carattere di essere compagna della reazione automatica o 
volontaria dell'animale, ogni dubbio intorno alla sua natura 
vitale sparisce, e non resta che altri sperimentatori confermino 
quest'ultimo fatto perchè la verità delle deduzioni nostre sia 
pienamente stabilita. IN'è pertanto noi riguardiamo le correnti 
ottenute come causa della vita, ma come correnti, che le dà 
una materia dotata di vita. Le quali correnti di una tale ma- 
teria debbono di necessità avere proprietà ed usi diversi da 
quelle che si svolgono dalla materia bruta. E queste proprietà 
ed usi . fossero pur anche limitati ad un solo tessuto primario, 
o ad una sola serie di primarie funzioni organiche, trattandosi 
di una potenza quale è la elettricità svolta o modificata tra i 
contatti molecolari eterogenei dell' organica mistione debbono 



227 

essere immensi e di primo ordine. E sono appunto queste 
proprietà ed usi che restano tuttavia a cercarsi e a determi- 
narsi nella corrente vitale. 

Il Professor Presidente invitò alle letture, e il Dott. Garìel 
padre lesse una Memoria del Dott. Gariel figlio Sul modo di 
arrestare lo sviluppo delle pustole vajuolose . Erano in esse le 
seguenti avvertenze. 

1.° Le preparazioni mercuriali in generale arrestano Io 
sviluppo delle pustole vajolose. 

2.° Nessuna delle molte sostanze dall'Autore impiegate 
nello stesso caso, come preparazioni saturnine, empiastro di 
cicuta, il dyachilon, il carbone porfirizzato ec. sa produrre il 
medesimo effetto. 

5.° Quando le preparazioni mercuriali sono applicate 
il giorno innanzi alla eruzione le pustole non si sviluppano: se 
nel 4." o 6." giorno dell'eruzione fanno retrogradare la suppu- 
razione tanto più sicuramente e prontamente, quanto la loro 
applicazione è stata più prossima al giorno dell'eruzione. 

4.° La soppressione del processo suppurativo lungi dal 
rendere la malattia più pericolosa , sembra anzi che la renda 
più semplice, e diminuisca l'intensità dei sintomi generali. 

5." L'applicazione degli empiastri mercuriali sulla faccia 
previene la formazione de' butteri più o meno profondi, che 
hanno luogo in tutti i casi di vajolo legittimo. 

Intorno alla maniera di adoprare le preparazioni mercu- 
riali stabiliva, 

1.° Che servendosi dell'empiastro del Vigo con mercu- 
rio bisogna manipolarlo fino a che il calore delle mani l'abbia 
reso glutinoso e molle. Allora col dito indice se ne applica 
una porzione sulla faccia , che si ricopre con faldelle attaccate 
con gomma ai bordi del capillizio. 

2.° Si può adoprare con pari utilità il protocloruro di 
mercurio formandone unguento con sufficiente quantità di 
sugna depurata. 



228 

5.° Adoperando i trochlsci di minio porfirizzati e uniti 
a una quantità sufficiente di sugna l'epidermide si solleva in 
totalità 5 e sembra che vi abbia un'azione leggermente esca- 
rotica . 

Udimmo nell'adunanza debili 11 Ottobre l'interessante 
metodo ortopedico proposto dal Dott. Carlo Pravaz nelle lus- 
sazioni congenite del femore^ metodo consistente nel rimediare 
dapprima alla curvatura lombare della spina, fenomeno ch'egli 
non tenne per effetto secondo la generale opinione, ma per 
causa la più frequente delle predette lussazioni 3 e nel prati- 
care una trazione graduata e continuata a lungo con i debiti 
intervalli di tregua, onde i muscoli dell'arto rattratti ripren- 
dano il loro naturale allungamento . In questa ultima adunanza 
ritornò l'Ortopedia a far mostra delle sue utili applicazioni per 
opera del Dott. Scalvanti Medico pisano, e del Canali fabbrica- 
tore di macchine ortopediche. Questi presentarono tre indivi- 
dui nei quali la cura dei piedi torti assai bene avanzata rendeva 
un testimonio incontrastabile e commovente ad un tempo del- 
la utilità in alcuni casi del metodo meccanico dello Scarpa, 
utilità di tale evidenza da soddisfare anche a quelli, che par- 
teggiavano per l'odierno metodo traumatico in simili storpj . 

Il Prof. Comandoli lesse alcune osservazioni di malattie 
da lui trattate con metodo antiflogistico felicemente, con lo 
scopo di confermare alcune massime intorno alla dottrina 
della Infiammazione sostenute dal Tommasini. 

Il Prof. Cera annunciò ch'egli stava compilando un Di- 
zionario Botanico-medico sui Fungili commestibili, e volge- 
vasi con preghiera ai componenti la Sezione, onde gli comu- 
nicassero notizie e fatti, riguardanti specialmente gli effetti 
delle specie venefiche . 

Invitati alla lettura delle loro Memorie i Dott. Turchetti e 
Pozzolini, lesse il primo una parte di uno scritto sulla infelice 
condizione dei Medici di Condotta , con lo scopo di richiamare 

V 



229 

l'attenzione dei Governi, onde prendano per il bene e il de- 
coro di essi qualche pronto ed utile provvedimento. Incomin- 
ciava appena l'altro la sua lettura, quando l'assemblea avendo 
chiesta la discussione, il Pozzolini non potè che consegnare la 
sua Memoria manoscritta, intitolata Prospetto d^ una Storia 
della Medicina Italiana . 

Il Segretario si assunse la discussione, e preso motivo 
dalla Memoria del Comandoli si provò a ridurre ad una sintesi 
conclusiva i varj concetti esposti nei dibattimenti, a dare un 
carattere di general convenzione ad alcuni punti cardinali che 
sostengono la Patologìa odierna in Italia, a rammentare che chi 
la crede di massime fondamentali difformi non la conosce^ e 
che su questa concordia di principj , nelle adunanze di Pisa si 
direbbe quasi consacrata, s'appoggiavano i voti e le speranze 
del suo ulteriore avanzamento e decoro . 

Il Prof. Tommasini scioglieva l'ultima seduta con un ad- 
dio eloquente ed affettuoso, e gli adunati partivano salutando 
rispettosi l'iinfìteatro, che loro ricordava tra molti sommi 
italiani maestri un Girolamo Mercuriale, che fu de' primi ad 
esporre la sapienza di quelF Ippocrate, nel cui nome si apri- 
vano inaugurate le adunanze mediche di Pisa . 

Il Segretario della Sezione — PROF. FRANCESCO PUCCL\01TI. 
Il Presidente - CJF. PROF. GIACOMO TOMJUSiyi. 






«m^Mr^g 



DI 



AGR0X01IIA E TECNOLOGIA 



sàee o» 



PROCESSI VERBALI 

ISSSik S332D13 

DI AGRONOMIA E TECA0106IA 



TENCTA IL DI 4 OTTOBRE 1839 



A 



pre l'adunanza il Presidente con breve allocuzione diretta 
a provare come la vecchia arte agraria sia divenuta una scienza 
nuova, e quindi come possano i pratici agricoltori risentir 
vantaggio dalle ricerche dei dotti . Osserva quindi che bene a 
ragione nel primo Congresso scientifico Italiano erasi formata 
una sezione distinta per IWgronomia, non disgiunta dalla 
Tecnologia che ha con quella tanti interessi comuni . 

Invitati i membri della Sezione dal Presidente a scegliere 
il giorno che reputano più opportuno per visitare il di lui Isti- 
tuto agrario e Podere modello esperimentale di Meleto, viene 
a ciò prefisso il giorno 16, al cessare cioè dei lavori del Con- 
gresso, ed è incaricato il Dott. Cera di recarvisi come Segre- 
tario della Sezione, ed a preparare un Rapporto su quella vi- 
sita da inviarsi al secondo Congresso nel prossimo anno come 
appendice agli Atti della Sezione per il 1859. 

Il Prof. Rocco Ragazzoni di Torino comunica il secondo 
Rapporto di nuovi esperimenti fatti sui bachi da seta nutriti 

50 



254 

colla foglia di Maclura e diretto dal Dott. Rosnati alla R. So- 
cietà Agraria di Torino, e conclude che sebbene i bozzoli ot- 
tenuti appariscano meno ricchi di seta al paragone di quelli 
prodotti da bachi nutriti con foglia di gelso comune , pure la 
maggior finezza della seta di quelli sembra compensarne il 
reddito minore. 

Il Dott. Gera avverte come la Maclura essendo spinosa 
riesca incomoda a sfrondarsi, e riflette che se facile alligna tra 
noi, è poi difficile a moltiplicarsi. 

Il Presidente ricorda che già da sei anni ne aveva fatto 
eseguire lo esperimento e ne aveva pubblicato il resultato infe- 
lice nel Giornale Agrario Toscano, ed il Prof. Moretti aggiunge 
che egli ha già stampato i disgraziati risultamenti ottenuti in 
grande da simili esperienze, le quali valsero a convincere il 
Cav. Bonafous che ne prese personal cognizione. 

Il Prof. INIilano vuole attribuire la diversità dei resultati 
ottenuti dal Dutt. Rosnati da un canto, e dal Ridolfi e dal jNIo- 
retti dall'altro, alla differenza dtrlla foglia impiegata, all'aver 
cioè adoprato gli uni quella dell'individuo maschio, e l'altro 
quella dell'individuo femmina o viceversa . Il Prof. Ragazzoni 
soggiunge che la Maclura non è proposta come un succedaneo 
del gelso, ma solamente come l'ausiliario forse il più opportuno 
fra tutti quelli successivamente indicati per i casi nei quali i 
geli tardivi rapiscono la foglia del moro . 

L' Abate Raffaello Lambruschini osserva esser sempre 
difficile, e raramente innocuo, il determinare i bachi da seta 
a cangiar cibo, ed assicura di avere osservato che i filugelli 
avvezzi ad una certa varietà di foglia di gelso, mal soffrono 
persino certe altre varietà della pianta stessa. 

Il Dott. Gera appoggia l'osservazione del Lambruschini, 
e dice come sia opportuno di difendere qualche siepe di gelso 
dalle brine tardive col mezzo di un largo filare di Viburni, di 
Ligustri, di Rovi ec. , che protegga con precoce vegetazione 
i gelsi dal lato di settentrione e si curvi in arco sopra di loro. 






Il Prof. Ragazzoni richiama allora l'attenzione dei Socj 
intorno alla bellezza e finezza della seta del Dott. Rosnati; ma 
l'Abate Larnbruschini dice che la finezza straordinaria è dovuta 
alla vita languida del filugello, all'esile sviluppo delle sue tra- 
file, alla meschina secrezione della materia serica nei serbatoi. 

Il Presidente a2:i^iun2:e che a cause consimili, è, secondo 
lui, da attribuirsi la finezza della seta ottenuta dai bachi allevati 
con foglia di gelso delle Filippine, la quale non sembra così 
nutriente pel baco, come quella del gelso ordinario. Opina però 
che il miglior uso che far si possa di questa foglia consìsta 
nel farla mangiare ai bachi nella prima età, per nutrirli nelle 
ultime con foglia nostrale. Ed a proposito dell'osservazione già 
addotta circa alla difficoltà colla quale i filugelli passano a ci- 
barsi da una ad un'altra varietà di foglia, aggiunge avere spe- 
rimentato che colla più grande spontaneità il baco passa dalla 
foglia del 7?iultì caule a quella del gelso comune, mentre l'in- 
verso passaggio non si ottiene che a stento. 

A proposito del gelso delle Filippine, insorge la discussione 
se debba ritenersi per una specie distinta del genere 3Iorus, o 
se abbia da considerarsi per semplice varietà del Moj^iis aìha. 
Si fa allora menzione dal Dott. Gera di un individuo di gelso 
multicaiile esistente nell'Orto Botanico di Padova, dell'epoca 
della di cui piantagione non vi è memoria precisa. È certo però 
che una tal pianta ivi esisteva molto prima del 1821, anno in 
cui Perrottet portò in Francia il suo nuovo gelso, quindi è ere-/ 
dibile che il gelso padovano possa essere provenuto dalla specie 
comune, e che fosse appunto serbato solamente perchè presen- 
tava col suo tipo notabili differenze. 

Il Presidente aggiunse che egli ha veduto dai semi del 
gelso delle Filippine nascere delle piante affatto diverse da lui 
pei loro caratteri e molto più somiglianti al gelso bianco che 
al multicaule^ e quindi opina doversi ritenere il gelso delle Fi- 
lippine, a cui sì conviene meglio di ogni altro il nome di cucul- 



256 

lata datogli dal eh. Bonafous, come una varietà. Inoltre appro- 
fittando della presenza del Prof. Moretti lo richiede se il gelso 
INIorettiano fosse mai sempre abbondante di frutti, e si ren- 
desse cosi poco opportuno a nutrire i filugelli. Il Professor 
Pavese risponde, che ciò non accade giammai nelle siepi di 
quel gelso, ma educato in albero s'incontra qualche indi- 
viduo femmina abbondante di frutti che occorre innestare col 
gelso comune. 

Il Presidente parla della pratica utile, secondo lui, di 
fasciare il tronco dei giovani gelsi per difenderlo specialmente 
dall'ardore del sole estivo. Nasce discussione su questo parti- 
colare^ ma il Dott. Gera ricordato quanto sta in favore e quanto 
sta contro ad un tal sistema, è di parere che debbasi vestire 
il tronco della giovane pianta nei primi cinque anni della sua 
piantagione con treccia di paglia o altra difesa. Il medesimo 
esamina la questione se debbasi nel trapiantamento del gelso 
recidere, piegare, o lasciar qual è la radice maestra o fittone, e 
conclude esser certo che la sua recisione è dannosa alla pianta 
pei guasti che certi insetti e l'umidità del terreno inducono in. 
quella piega. 

Il Presidente accenna tutti gl'inconvenienti che tengon 
dietro all'uso delle comuni .stufe applicate allo schiudimento 
dell'uova dei filugelli, e propone di sostituir loro il Termosi- 
fone di Bonnemain, intorno al quale apparecchio ha pubblicato 
un così importante lavoro il Professor Saint-Martin. 

L'x\bate Lambruschini dice essersi già servito di questo 
sistema regolando in modo la lampada da mantenere uniforme 
la temperatura dell'acqua circolante, e quindi quella dell'am- 
biente in mezzo al quale si trovano le uova dei filugelli. Però 
soggiunge non esser molto economico questo apparecchio. 

Il Segretario della SEzro^E — DOTT. F. GERA^ 
Il Presidente - MARCH. CAV. COSIMO lilDOLII. 



237 



TENUTA IL DI 5 OTTOBRE 1839 



mi Prof. ^Milano tien discorso intorno all'istruzione popolare 
nel suo rapporto colf agricoltura, richiamando l'attenzione 
sulla importanza dell'educazione agraria. E prendendo di mira 
i bisogni del popolo e della società, accenna il cattivo stato 
della relativa istruzione in molte provincie italiane. Considera 
il subietto sotto il rapporto del metodo che vorrebbe reciproco: 
sotto quello dei lìòri dì testo che asserisce mancare nello stato 
attuale, e sotto quello dei maestri che non reputa abbastanza 
istruiti per insegnare ad altri l'Agraria, né reputa abbastanza 
retribuiti per ufficio così importante. Nota inoltre il INIilano 
come l'Agraria si possa far progredire coi Poderi modelli e 
colle istituzioni agronomiche, mostrando in che differiscan 
tra loro simili stabilimenti ed in quali circostanze più l'uno 
che l'altro convenga. x\vverte come l'Agricoltura italiana, pel 
numero maggiore delle piante che abbraccia, per la più variata 
indole della terra e del clima, sia più difficile dell'oltramontana, 
e ne conclude esser per l'Italiano più urgente il bisogno di co- 
noscerla per principi . Cerca infine come si possa praticamente 
sciogliere questo problema*, dice che i buoni libri non bastano, 
pur vorrebbe se ne scrivessero ma con stile facile e piano, e ter- 
mina lodando l'Istituto di INleleto come il primo tentativo con- 
genere nella Penisola, e la memoria del Dott. Cera sull'educa- 
zione agraria, per lo spirito col quale è scritta e per le massime 
che vi sono espresse. 



258 

Luigi Calamai legge una memoria intorno a quella lega 
metallica, che per la sua gran somiglianza colF argento comune 
è volgarmente chiamata Argentana o Argentone. Questa lega, 
antichissima presso i Cinesi, ben conosciuta in Europa dopo i 
lavori di Gaus, è fabbricata estesamente in Francia, in Svezia, 
e in Germania. Il Calamai assegna le proporzioni de' suoi veri 
componenti che sono il rame, lo zinco, e il nichelio possibil- 
mente puri, e ricorda i lavori relativi di Robert, Berzelius, ec. 
Avverte che la parte più difficile in questa fabbricazione si è la 
riduzione del nichelio allo stato di purità, ed insegna il miglior 
metodo per riuscirvi. Passa in seguito a indicare i mezzi per 
distinguere facilmente in commercio questa lega metallica dal- 
l'argento, e differenziati i caratteri fisici delle due materie 
conclude tornar difficile la importante distinzione co' mezzi 
usuali, e reputa il più semplice esser quello di bagnare il me- 
tallo in questione con piccola quantità di acido nitrico puro e 
concentrato. L'ar2:entana svol2:e, così trattata, un bel color 
verde smeraldo, e l'argento si tinge di color bruno. Il Calamai 
accenna i pregi tutti della lega ch'ei raccomanda, consideran- 
done l'uso affatto innocuo per vasi da cucina e da tavola. Ma 
l'oggetto importante a cui vuole il Calamai destinare l'argen- 
tone si è quello dell'incisione, perchè facile si presta al bulino, 
i tagli vi riescono nitidissimi, e tali si serbano per un numero 
grandissimo di copie che la calcografia ne ricava. Crede il Ca- 
lamai che l'incisione in acciajo, per molte difficoltà raramente 
usata, possa emularsi da quella sulla lega proposta, nella quale 
vedonsi riuniti i migliori requisiti del rame e dell' acciajo. Offre 
finalmente un saggio d'intaglio in siffatta materia, eseguito 
dal Prof. Lapi. 

Enrico Jonas di Berlino osserva che a valutar meglio il 
suggerimento del Calamai avrebbe desiderato di veder delle 
copie tratte dalla detta incisione. 

L'Abate Lambruschi ni fa notare che il vapore svolgentesi 



239 

nell'accensione dei cosi detti zolfanelli fosforici arrossa tosto 
l'argentone. 

Il Dott. Gera suggerisce come mezzo facile e provato di 
distinguere la lega in questione dall'argento, quello di acco- 
stare una calamita al metallo dubbioso dopo averlo sospeso in 
bilico ad un filo. Se trattasi d'argentone, obbedisce alla forza 
magnetica in grazia del contenuto nichelio. 

Sul termine della seduta si dispensano alcune copie di una 
memoria a stampa del Professor Domenico De Vecchj intito- 
lata Del perfezionamento delVarte di estrarre l'olio dalle olisce 
in Italia^ 

Il Segretario della Sezione — DOTT, F. GERÀ . 
Il Presidente - MARCII. CAV. COSIMO RIDOLFI. 



TENUTA IL Di 7 OTTOBRE 1839 



Successivamente alla lettura del processo verbale dell' ante- 
cedente seduta il Prof. Milano osserva non essersi fatto parola 
dell'arsenico contenuto nell'argentone, l'esistenza del quale 
può render dubbio se quella lega sia da introdursi nel servizio 
della tavola e della cucina. 

Il Segretario replica averne taciuto perchè l'arsenico non 
entra nella lega che in piccolissima porzione e vi rimane come 
materia accidentale, per lo che non son da temerne triste con- 



seguenze. 



2iO 

Il Prof. Antonio Targionl Tozzetti soggiunge, che essendo 
caduto in sospetto lo stagno che serve alle stagnature, l'Acca- 
demia delle Scienze di Parigi nominò una Commissione per 
esaminare se V arsenico contenuto nella stagnatura dei vasi di 
rame potesse nuocere, e gli Accademici di ciò incaricati dichia- 
rarono riuscire innocuo l'uso del detto stagno. Sodisfatto il 
Prof ^Milano, il processo verbale è approvato. 

Il Prof. Giuseppe Gazzeri legge intorno agl'ingrassi e pre- 
cisamente sul danno di farli fermentare e scomporre innanzi 
di somministrarli al terreno, e narra verbalmente prima di 
tutto come l'I. e R. Accademia de' Georsrofili a di lui insinua- 
zione proponesse nel 1817 un premio a chi risolvesse l'impor- 
tante questione , se la presidia fermentazione o scomposizione 
degli ingrassi fosse utile o dannosa al loro impiego in agri- 
coltura. Rammenta che non sodisfatta 1' Accademia dalle me- 
morie venute al concorso, il quesito fu riproposto pel 1819, 
nel quale intervallo di tempo esso Prof. Gazzeri intraprese una 
serie d' esperienze che comprovando la verità della dottrina da 
lui professata, esser cioè dannosa la previa fermentazione degli 
ingrassi, credette dover pubblicare una memoria relativa 
innanzi che 1' Accademia conoscesse gli scritti inviati a quel 
secondo concorso, nessuno de' quali venne premiato. 

L'importanza del soggetto impegnò l'Accademia a ripro- 
porre nuovamente il quesito, e questa volta le dottrine già 
emesse dal Gazzeri vennero confermate dagli Accademici Giu- 
seppe Lambruschini e Prof. Giovacchino Taddei, che ottennero 
dall'Accademia quello il premio e questo la seconda corona. 

Stabiliti i principi teoretici, restava a conciliare la pratica. 
Il Prof Gazzeri narra d'averne prevedute le difficoltà, ma di 
aver sempre sperato di superarle o di vederle vinte da altri. Io 
che non avvenne mal2:rado che la benemerita Accademia ac- 
cordasse sette anni di tempo a sperimentare, e offrisse un pre- 
mio generoso a chi indicasse il modo di ridurre alla pratica i 
principi già stabiliti. 



241 

Dopo la pubblicazione della sua memoria il Prof. Gazzeri 
astretto da gravi occupazioni lasciò di meditare su questo sog- 
getto, e solo da pochi mesi tornò a pensarvi ed a sperimentare^ 
e credendosi oramai condotto a conclusioni che gli fanno con- 
siderare come trovato il mezzo di sottrarre alla fermentazione 
i letami di stalla, che sono gl'ingrassi più generalmente ado- 
prati in agricoltura, viene a comunicarle alla Sezione. 

L'x\utore indica come prima cagione dell'errore che fa 
considerare ai contadini utile e necessaria la scomposizione 
degli ingrassi, questa, che incapaci di farsi una giusta idea del 
peso specifico dei varj corpi, ne giudicano la quantità dal vo- 
lume, e COSI apprezzano molto i letami di stalla che sono un 
miscuglio degli escrementi colla lettiera degli animali, miscu- 
glio che presenta con poco peso un gran volume. Ed a questa 
lettiera formata di paglione e d' altri strami sacrificano la tanto 
più preziosa materia escrementizia , poiché col farla strumento 
della macerazione degli strami ne disperdono almeno la metà, 
pel conseguimento illusorio ed efimero di un vantaggio spro- 
porzionato alle perdite che cagiona. 

Quindi propone come primo precetto di spurgare frequen- 
temente le stalle dal letame, di separare immediatamente lo 
strame dall'escremento, disseccando prontamente l'uno e l'altro 
con varj mezzi che passa a indicare, e prevedendo le opposi- 
zioni che gli agricoltori, schiavi delle loro abitudini, potrebbero 
affacciare su tali pratiche, il Prof. Gazzeri oltre a farvi conve- 
niente risposta dimostra, che sottoponendo gli strami a lenta e 
quindi soffocata combustione, si ricaverà da' medesimi il 50 per 
cento di carboniglia che può considerarsi come eccellente in- 
grasso, sia che si sparga isolata o si affidi al terreno commista 
ad altre sostanze. E finalmente soggiunge che quelli i quali 
non volessero usare della combustione indicata troverebbero il 
loro conto ammassando gli strami, innaffiandoli e facendoli 
fermentare separati dall'escremento, perchè la sola separazione 



31 



242 

di questo da quelli porta un utile di un 50 per cento di fronte 
al sistema della fermentazione simultanea della lettiera e degli 
escrementi. 

Il Presidente invita il Prof. Gazzeri a Meleto, onde esporre 
cotali discipline agli Agronomi che vi si troveranno riuniti il 
16 Ottobre^ mail Professore si scusa, dolente clieimperiose 
circostanze lo impediscano dall' assistere alla indicata Riunione 
Agraria. 

11 Presidente fa quindi leggere al Segretario una memoria 
inviata dal Drummond intorno all'agricoltura dell'Inghilterra, 
giudicando che possa giovare il diffondere la cognizione di 
alcune interessanti pratiche di quel paese. 

11 Segretario comunica una lettera del Commendatore 
Lapo De Ricci, colla quale invita il Presidente a nominare 
nella Sezione due Commissioni incaricate di visitar Pisa ed i 
suoi contorni, per quindi riferire intorno all'agricoltura ed 
alle arti utili quanto crederanno opportuno. 

La Sezione approva il progetto, ed il Presidente prega di 
far parte della prima Commissione il Prof. Targioni, Luigi 
Calamai, Dott. Gaetano Cioni, e Abate Raffaello Lambruschini, 
ed a compor la seconda il Commendator Lapo De Ricci, Pietro 
Onesti, Dott. Francesco Gera, ed i Professori Moretti e Milano, 
i quali tutti accettano l'incarico. 

Il Segretario della Sezioe — DOTT. F. GERA. 
Il Presidente - MARCH. CAV. COSIMO RIDOLFI. 



245 



TENUTA IL DÌ 8 OTTOBRE 1839 



-Il Commendatore Lapo De Ricci espone alcune considerazioni 
che reputa atte ad allontanare i mali che V avidità del proprie- 
tario terriero potrebbe arrecare all'arte agraria ed insieme alla 
comune ricchezza, e quel che più importa alla pace ed alla pub- 
blica morale. Ammesso che in generale il possesso terriero offre 
un prodotto annuo minore sebben più certo di quello che dan- 
no tutti gli altri capitali , è naturale che i capitalisti una volta 
che impiegarono i loro denari in terreni siano tentati di anga- 
riare i mezzajoli, i fittuarj , e livellar] con patti e responsioni 
gravose. Contro siffatte misure declama il Ricci e prova quanto 
sia dannoso di aggravare con responsioni onerose i terrieri per 
ricavar da loro un utile superiore a quello che le terre in circo- 
stanze ordinarie possono somministrare. Rammenta come la 
Legge di Leopoldo I intorno agli affitti perpetui dei beni sog- 
getti alle Amministrazioni Regie, Comunitativeec. più valse ad 
accrescere la ricchezza agricola toscana di quello che le fortu- 
ne individuali, e nota che lo stesso accadde nelle grandi alie- 
nazioni di beni seguite sotto il Governo Francese. Deplora la 
mania di prendere a livello dei terreni, la quale se troppo si 
diffondesse fra noi farebbe temere alla Toscana F ingruenza 
dei mali pei quali geme l'Irlanda. Tratta finalmente la causa 
de' coltivatori e quella de' proprietarj , facendo conoscere che 
dando a livello un fondo contro la somma della rendita media 
ricavatane colla comune industria e coi soliti capitali possono 



2U 

prosperare egregiamente gli affari dei contraenti^ e chiude il suo 
discorso suggerendo di avvantaggiare la condizione reciproca 
dei possidenti e de' lavoratori col diifondere nuove e più utili 
pratiche perla via dell'esempio, piuttostochè col mezzo delle 
parole. 

li March. Gav. Francesco Riccardi Vernaccia tratta della 
necessità che ha la Toscana di possedere un pubblico Istituto 
di Agricoltura. Dice che l'Agricoltura fu lungamente negletta 
fra noi perchè tutta in potere della ^Nobiltà e delle Corpora- 
zioni religiose. Crede che la prima generalmente sdegnasse di 
prendersi cura dell'agronomia facendosi rappresentare da sem- 
pHci contadini dichiarati fattori, e che le seconde iinpoltrite 
nell'ozio di una vita beata consumassero improduttivamente i 
redditi de' loro terreni. Dice esser venuto poco vantaggio alla 
pratica agronomia dall'Accademia de' Georgofih , sebbene sia 
sollecita di pubblicare cogli Atti le proprie investigazioni. Ri- 
conosce dalla abolizione dei fidecommissi operata da Pietro 
Leopoldo e dagli sconvolgimenti politici che più tardi divisero 
i fondi delle religiose Corporazioni, l'arricchirsi degli indu- 
striali che di quei beni fecero acquisto. Ma nuovi guai insorsero 
posteriormente nella toscana agricoltura, e fu allora che per 
rimediarvi nacque f onorevol desiderio nei possidenti di darsi 
alla vita campestre e di erudirsi nella pratica agraria . Alcuni 
trassero profìtto vistoso dalle loro cure, ma ad ottenerne uno 
più generale e maggiore crede il Vernaccia necessaria la for- 
mazione di un vasto Podere modello a spese pubbliche , argo- 
mentando la proporzionale utilità di un consimile stabilimento 
da quella che arreca il privato Istituto fondato dal Presidente. 

L'Avvocato Vincenzio Salvagnoli replica al preopinante, 
osservando che alcune sentenze del ìNIarchese Vernaccia potreb- 
bero dare ai non toscani qualche idea inesatta delle passate e 
presenti condizioni dell'agricoltura fra noi. Prende quindi a 
dimostrare come quest'arte fu qui sempre meno infelice che 



245 

negli altri paesi d'Italia, perchè la Nobiltà toscana sorta dal- 
l' industria sempre versò nella terra molti capitali, e perchè 
le Corporazioni religiose si distinsero spesso nella diligente 
cultura del suolo. Adduce varie prove di ciò, ed accenna va- 
rie cagioni economiche e civili le quali mitigarono gli effetti 
de' pubblici mali, a cui dopo il 1500 soggiacque l'Italia. Prova 
come all'antiche consuetudini di una agricoltura diligente si 
unirono studj sperimentali e insegnamenti pregevoli non solo 
di secolari quanto ancora di molti ecclesiastici, uno dei quali 
fu il fondatore dell'Accademia dei Georgofili. E di questa 
Accademia enumera successivamente, il Salvagnoli , le fatiche 
ed i meriti, e dice che sotto i Principi filosofiche ci governano 
molti pensamenti e voti di lei si videro convertiti in leggi. 
Passa in fine a mostrare il presente stato dell'agricoltura, e 
conclude che l'ufficio dello Istituto di Meleto e del suo fondatore 
non è già quello di creare o rigenerare l'arte agraria, ma 1' altro 
bensì di perfezionarla accomodandola soprattutto alle nuove 
necessità dei tempi e degli uomini. 

Il Marchese Riccardi Vernaccia si mostra contento di aver 
dato luogo alle parole dell'Avvocato Salvagnoli , e protesta 
che non ha inteso parlare in modo indecoroso dell'Accademia 
de' Georgohli , ma che anzi ha voluto biasimare quelli soli 
che motteggiano i di lei utili studj e le sue belle ricerche. 

L'x\b. Cav. Professor Pietro Confì^liachi Presidente della 
sezione di Chimica, Fisica e Scienze Matematiche avverte come 
sia frequente lamento che dove muore un gelso, un altro pur 
vi perisca se ripiantato venga nel luogo stesso, comunque nella 
nuova piantazione si usino tutte le cautele prescritte dai migliori 
Agronomi. Persuaso egli che ben poco influisca a produrre il 
male e la cultura, e l'indole del suolo, e la topografica posi- 
zione, e vedendo che a cominciar dalle barboline del gelso e 
salendo di mano in mano alle radici più grosse e da queste al 
tronco, si presentava una materia bianchiccia filamentosa e tal- 



246 

volta pulverulenta che cresceva in quantità ed estensione facen- 
dosi sempre più larga strada nel tessuto midollare dell'albero 
fino ai rami più grossi di esso, immagina che la causa morti- 
fera del gelso risieda nello sviluppo di un vivente nel vivente, 
ossia di una Crittogama della numerosissima famiglia delle 
Miicedineey della quale è ignorata l'origine. Esposte queste sue 
idee passa a considerare 1' andamento del morbo che percorre 
e dura tre anni , facendosi lo sviluppo di questa Crittogama 
parassita del gelso causa diretta della sua morte. Narra quindi 
alcuni pochi esperimenti volti ad investigare i rimedj opportuni, 
e crede aver raggiunto lo scopo impiegando l'acqua di calce 
ed il ranno concentrato, de' quali liquidi inzuppa il terreno. 

Il Prof. Francesco Orioli avverte che non il gelso solo, ma 
altre piante ancora muoiono per cause consimili, e quindi che 
giova studiare il male in tutte quelle che attacca e non nel gelso 
soltanto, ed insiste sulla necessità avvertita pure dal Prof. Con- 
figliachi di ripetere le osservazioni e le esperienze, e soggiunge 
essere interessante la determinazione della nociva Crittogama 
innanzi che gli stranieri se ne occupino e ci rimproverino 
d'inesattezza. 

Il Dott. Cera prende la parola per ricordare come l'Ac- 
cademia di Bergamo, fatto soggetto di premio l'argomento ora 
trattato dal Prof. Configliachi, negasse di conferirlo avendo 
trovato inefficace 1' acqua di calce ed il ranno proposto dai 
concorrenti. 

Il Prof. Configliachi, come ognun sa a più severi studj 
continuamente rivolto, dice d'ignorare il fatto enunciato dal 
Segretario, e soggiunge che la differenza dei resultati è una 
ragione di più per ripetere queste esperienze, che d'altronde lo 
meritano anche supposto efficace il compenso, per determinare 
dopo quanto tempo convenga di ripiantare il gelso, onde le 
materie alcaline introdotte nel suolo non nuocano alle nuove 
radici. 



247 

Il Prìncipe di Musignano Presidente della sezione di Zoo- 
logia ed Anatomia comparativa, propone a quella di Agrono- 
mia e Tecnologia di riunirsi in uno dei giorni seguenti per 
discutere intorno ad argomenti entomologici di comune inte- 
resse. 11 Presidente preso il parere della Sezione aderisce al 
progetto, ben contento che sia questa una prova novella del- 
l' amore che lega tutti i dotti Italiani pel progresso delle scienze 
e dell'arti utili. 

Dopo di ciò il Presidente dichiara, che necessitato ad 
assentarsi dal Congresso per le cure che non può negare al 
proprio Istituto agrario, ha nominato a rappresentarlo come 
Vice-Presidente della Sezione il Prof. Cav. Giuseppe Gazzeri, 
al quale spetterà di vidimare il processo verbale dell'attuai 
seduta, quando venga approvato nella successiva. 

Il Segretario distribuisce un gran numero di copie di un 
opuscolo offerto in dono da un anonimo, che ha per titolo 
Di alcune cose die potranno tornare a utile dei contadini in 
Toscana . 

Il Segretario della Sezione — DOTI. F. GERÀ. 
Il Vice-Presidente - PROF. CAV. G. GAZZERI. 



TENUTA LL DI 9 OTTOBRE 1859 



.ntonio Piccioli giardiniere dell' I. e R. Museo di Fisica e 
Storia Naturale di Firenze, tratta del Phormium Tenax o Fino 
della Nuova Zelanda, e ricordando che il Prof. Targioni Toz- 
zetti ne suggerì la cultura all'Accademia dei Georgofili fino 



248 

dal 1820, conclude che ha reputato utile di nuovamente rac- 
comandarla con più validi argomenti in questa occasione, 
reputando che possa riuscire di molta utilità nelle Maremme 
che ora tornano a nuova vita , e che offrirebbero al Phormìum 
ogni miglior condizione di prosperità, parendo che questa 
pianta ami a preferenza il littorale marino. 

In questa occasione lo stesso Piccioli trattiene la Sezione 
sull'utilità di alcuni metodi per moltiplicare le piante per via 
di margotto e di innesto che non sono secondo lui conosciuti 
abbastanza, e dai quali non i soli giardinieri ma gli agricoltori 
ancora potrebbero ricavar vantaggio. 

Il Colonnello Conte Luigi Serristorì parla del mezzo repu- 
tato il più efficace per istruire praticamente i contadini, argo- 
mento che facendo parte di una molto più vasta questione quale 
si è quella dell'istruzione generale, considera come una grande 
e urgente necessità dell'epoca attuale. Sostiene che gli scritti 
non giungono giammai fino al contadino, e pensa che possan 
soli bastare all' uopo dei corsi speciali di pratica agronomia. 
Propone che i giovani contadini vengano radunati e posti in 
grado di profittare durante un solo anno di quegli esercizj 
agronomici che si darebbero in luoghi appositi, che offrissero 
cioè circostanze idonee all'insegnamento. Dopo un anno altri 
villici sottentrerebbero e così di seguito, e limitandosi alla 
Toscana reputa sufficienti due grandi stabilimenti del genere 
indicato, che l'uno in Val di Chiana per il sistema agrario di 
mezzeria, e l'altro in S. Rossore presso Pisa per il sistema di 
gran cultura a comodo della Maremma. 

Pietro Onesti già allievo di Ro ville richiama 1' attenzione 
della Sezione intorno ad una memoria da lui pubblicata sul- 
r argomento ora trattato dal Conte Serristori. Enumera i di- 
versi stati della Germania ove si raccolgono i contadini e si 
istruiscono teoricamente e praticamente in appositi stabili- 
menti. Racconta come a Roville il contadino depositi una som- 



249 

ma per esservi ricevuto, la quale gli vien restituita in premio 
delle sue fatiche se vi si trattiene un anno e mostrasi diligente 
al lavoro. Avverte infine che in Toscana si ricevono gratuita- 
mente i contadini a Meleto e si addestrano nel maneggio dei 
nuovi strumenti rurali-, e conchiude che non si possono mai 
moltiplicare abbastanza le scuole della Domenica e quelle pro- 
gettate dal Conte Serristori. 

Il Prof. Milano soggiunge come a Biella nelle sere festive 
si istruisca il popolo nel!' Agraria, come quella scuola sia molto 
frequentata dai campagnoli, e come quel Vescovo Monsignor 
Losana abbia promesso di mandare i suoi cherici a quelle 
lezioni . 

Lo stesso Prof. Milano volge il discorso sulla manifattura 
del vino, ed osserva come non solo in Toscana ma in tutta 
Italia occorra migliorare la sua qualità. Esamina le varie opi- 
nioni circa al tener chiuso o aperto il tino durante la fermen- 
tazione del mosto, e dopo aver ricordati i diversi apparati in 
epoche diverse proposti per impedire la dispersione durante la 
fermentazione di vari principi utili a conservarsi, conchiude: 
1." che il tino debba star chiuso, e chiuso ermeticamente per 
varie ragioni chimiche che enumera ad una ad una, 2.° che il 
tino sia ripieno per soli nove decimi della sua capacità, 5." e 
che vi sia apposta una semplice valvola regolatrice. 

Il Prof. Taddei approva la chiusura de' tini, l'apposizione 
della valvola regolatrice, e in generale tutti i principj emessi 
dal Prof. Milano, ma si mostra dubbioso se la non conservabilità 
dei vini dipenda dall'essere stata la massa fermentante in con- 
tatto coir ossigeno della atmosfera. Richiede quindi al Prof. 
Milano se abbia dei fatti in proposito chiari e ben osservati i 
quali escludano ogni dubbiezza. Ottenutane affermativa rispo- 
sta, si conviene essere omai fuor di dubbio l'utilità di fabbri- 
care il vino in vasi chiusi. 

32 



i 



2o0 

Il Prof. Gazzeri rammentate alcune considerazioni da lui 
già esposte altrove e dirette a spiegare V utilità degli avvicen- 
damenti agrarj, e perchè in un terreno nel quale ha vissuto 
alquanto tempo una specie di piante periscano o non prospe- 
rino nuove piante della specie stessa, considera tuttociò dipen- 
dente da due fatti noti, cioè: 1." che la vegetazione di una 
specie di piante particolarmente pratensi o da foraggio divenuta 
languida in un terreno in cui dura da molto tempo, si ravviva 
prodigiosamente spargendovi sopra una quantità discreta di 
solfato di calce, sale che l'analisi ritrova poi nelle ceneri di 
quelle piante . E ciò induce a considerare come causa dello ac- 
cennato languore l'esaurimento nel terreno di una materia 
necessaria per esse, 2/ che presso le radici di molte piante 
ritrovasi una materia organica escrementizia che accumulatasi 
nel suolo , col tempo deve essere infesta alle piante congeneri e 
può giovare a quelle di specie diversa. 

Il Prof. Gazzeri invita i Fisiologi presenti all'adunanza 
a dichiarare se queste cose da lui comunicate all'Accademia 
de' Georgofìli molti anni sono siano tutt'ora ammissibili, o se 
i progressi della scienza suggeriscano migliori spiegazioni del- 
l' utile che tiene dietro alle rotazioni campestri. 

Allora il Prof. Moretti fa osservare che questa appunto è 
la teorìa da esso lui riportata nella sua Biblioteca Agraria, ove 
dopo aver confermate le esperienze del Gazzeri intorno al- 
l'azione delle radici delle piante sui corpi organici solidi che 
decompongono e rendono solubili per nutrirsene, paragona 
r esterna superfìcie di quegli organi all' interna dello stomaco 
degli animali. Egli è quindi di opinione che la decomposi- 
zione, la soluzione, il cangiamento delle sostanze elementari in 
sugo nutritivo delle piante si debbano alla forza vitale delle loro 
radici . Pare che in ciò risieda la ragion principale per cui non 
ogni concime è ugualmente adatto a nutrire ogni specie di 
piante, e per cui la medesima specie non alligna nel medesimo 



251 

suolo una seconda volta senza una precedente letamazione , 
mentre ci prospera una specie di diversa famiglia. 

Quanto al secondo fatto referito dal Prof. Gazzeri, conti- 
nua a dire il Prof. Moretti che desso costituisce appunto il prin- 
cipal fondamento della teoria da lui sostenuta in opposizione 
a quella del De Candolle . Il Botanico Ginevrino è di parere che 
la materia escrementizia della pianta sia venefica per la specie 
che l'ha prodotta, e sia vantaggiosa per una specie diversa, ed 
ammette per conseguenza che su questa base riposi 1' utilità 
degli agrarj avvicendamenti . 

Il Prof. Moretti riconosce parimente che tali materie escre- 
mentizie delle piante possono nuocere agli individui della stessa 
specie, ma ritiene che le piante stesse godano di una particolar 
virtù succhìante, ossia di un gusto specifico per cui decompon- 
gono e si appropriano certi elementi a preferenza di certi altri, 
e valgono a caricarsi più o meno di alcuni principj secondo la 
propria costituzione fisiologico-chimica, ed a rifiutare, per 
quanto loro il permette l'organico potere vitale, l'introduzione 
ài certe materie che sarebbero loro nocive. 

Il Segretario delia Sezione — DOTT. F. CERA, 
ih Vice-Presidente - PROF. CAV. G. GAZZERI. 



252 



TENUTA IL DI 10 OTTOBRE 1839 



Mi Giardiniere di S. A. il Re di Vittemberga Giuseppe Bosch, 
invia una sua memoria intorno alla Madia satwa considerata 
come pianta oleifera, indicando come si possa intercalare ne- 
gli agrarj avvicendamenti, e quali siano i pregi del suo pro- 
dotto . Espone ogni particolare di sua cultura, e mostra come 
il reddito di questo vegetabile superi quello delle piante olei- 
fere erbacee più coltivate, quali sarebbero il ravizzone e il pa- 
pavero . 

L'Accademia di Vittemberga unisce a quelle del Bosch le 
proprie osservazioni che le già esposte confermano, e il Prof. 
Milano asserisce che da una piccola cultura di Madia da lui 
tentata ebbe i vantaggi descritti. 

Il Prof. Moretti osserva però che avendo da più anni in- 
trodotto quella pianta nell'Orto agrario pavese ha dovuto con- 
vincersi che la maturazione dei semi accadendo da Giugno a 
tutto Ottobre ne rende imbarazzante e dispendioso il raccolto , 
lo che forse impedirà tra noi l' utile introduzione di questa 
pianta. 

Il Dott. Gera legge una memoria diretta a provare l'utilità 
di un più esteso allevamento del baco da seta cinese, il quale 
se da un lato offre minor prodotto del filugello comune, con- 
suma dall'altro meno foglia e più sollecito compie la propria 
vita. Dice che ad allevarlo prosperamente occorre tenerlo in 
stanze molto aereate,e nelle ultime tre età sotto portici ogal- 



<-v tj ar 



lerie appena difeso dalle più grandi vicissitudini atmosferiche . 
Nota alcune altre particolarità dell'allevamento conveniente 
per questa sorte di baco da seta, e termina inculcando di fargli 
filare il bozzolo in quel graticolato che venne raccomandato 
ultimamente come un nuovo trovato, mentre esso Gera lo 
aveva descritto fino dal 1827^ avvertendo però che questo gra- 
ticolato non riesce bene come lo proposero i eh. Agronomi 
P. Ramon de la Sagra e Gav. Bonafous, ma dee avere le ma- 
glie romboidali cogli angoli acuti disposti verticalmente , e 
occorre badar soprattutto che le reti le quali lo compongono 
si trovino sempre disposte due a due alla distanza di circa un 
pollice e mezzo fra loro , e che nella stanza ove i bachi filano 
in questo congegno penetri poca luce . 

Si annunziano alcuni libri inviati in dono alla Sezione, e 
sono varie operette agrarie di Giuseppe Rossi, il Catalogo del- 
l'Orto Botanico di Firenze, e il Viaggio in Maremma di Anto- 
nio Bottari. 

Il Vice-Presidente vedendo come ogni comunicazione re- 
lativa alle Maremme interessi vivamente la Sezione , nomina 
una Commissione affinchè rediga un Rapporto sul bonifica- 
mento di quella provincia, e questa Commissione vien com- 
posta dei signori Emanuelle Repetti , Avvocato Vincenzio Sal- 
vagnoli , e Commendatore Lapo De Ricci. 

Lorenzo Barsanti di Pietrasanta avendo fatto prevenire la 
Sezione che desidera farle conoscere una sua nuova macchina 
per sgranare il Granturco, il Vice-Presidente incarica Luigi 
Calamai di farne Rapporto, ed autorizza l'inventore a farla 
agire dopo lo scioglimento della seduta. 

Il Seghetario della Sezione — DOTT. F. GERA. 
Il Vice-Presidente - PROF. CAV. G. GAZZERI. 



Sai 



TENUTA IL DI 11 OTTOBRE 1839 



Approvato dalla Sezione il precedente processo verbale il 
Presidente ci appone il suo visto . 

Luigi Calamai presenta un suo Rapporto sulla macchina 
sgranatrice del Granturco inventata ed eseguita da Lorenzo 
Barsanti , e dopo aver notato la forza impiegata per farla agire 
e la qualità e quantità del lavoro ottenutone in un dato tempo, 
avverte come non tutte le spighe riescano sgranate, e molte 
siano quelle che sono ridotte in frantumi. Ma siccome la mac- 
china è semplicissima, solida, e facile ad accomodarsi in caso 
di guasto, il Calamai senza istituir confronti con altre mac- 
chine analoghe, propone di far di quella del Barsanti onorevol 
menzione. 

Il Calamai stesso invita la Sezione ad osservare alcuni 
pezzi patologici da esso eseguiti in cera, e che presenta per 
quella relazione che possono avere colla Tecnologia . 

Il Presidente nel favellare intorno al Poljgonum tìncto- 
riuni, pianta oggi tanto raccomandata per l'indaco che som^ 
ministra, rende conto de' suoi esperimenti, dai quali risulta 
che quel vegetabile malamente tollera l'aridità e non dà spe- 
ranza d'utile esistenza laddove non possa essere conveniente- 
mente adacquato. Dice che se il Poirgonum è meno facile a 
prosperare àoìV Isatis, somministra però un indaco molto più 
bello e di più facile estrazione. Offre dei saggi di questo in- 
daco indigeno, i quali presentano tutti i caratteri mercantili 



253 

desiderabili. Termina proponendo d'impiegare il Poljgonum 
alla maniera del guado, sperimentando se ve ne sia conve- 
nienza nelle provincie ove coltivasi V Isatis a quest'effetto. 

Parecchie questioni relative al setifìcio son proposte e di- 
scusse dai Dott. Gera, Prof. Moretti, March. Ridolfi, Ab. Lam- 
bruschini, e Dott. Giovanni Rampinelli di Bergamo. Risulta 
da esse esser pratica vantaggiosa quella di fare schiudere le 
uova dei bachi presso i proprietarj per quindi dispensare ai 
contadini i filugelli nati nei due primi giorni. E siccome i pic- 
coli bachi stanno riuniti come in un sol corpo mercè la bava 
che spandono, è facile ad ognuno imparare quale spazio oc- 
cupino quelli nati da un dato peso di seme , e quindi riesce 
agevole di dare con sufficiente approssimazione a ciascun mez- 
zajolo il quantitativo che può e deve allevare. Si avverte oc- 
correre nel trasporto degli animaluzzi molta diligenza, ed es- 
sere indispensabile di deporli in luoghi ove la temperatura sia 
convenientemente elevata, ogni negligenza riesce dannosa al 
raccolto . 

Si osserva come il metodo di Rima, pubblicato già da pa- 
recchi anni ed ora sotto nuove fogge richiamato in vita, pro- 
speri molto in certe località elevate ed asciutte e malamente 
riesca nelle altre. Egli ci procura un raccolto sollecito, ma 
l'esecuzione ne è difficile e non esente da pericolo per gli ope- 
raj.I bozzoli così ottenuti danno al trattore minor prodotto. 
Quindi circa al metodo di allevamento de' bachi da seta si 
conclude che debbono tenersi divisi in piccole partite, che la 
temperatura troppo elevata, quale si raccomanda per essi da 
alcuni scrittori, è men vantaggiosa di una mediocre, che dopo 
la terza muta nei paesi asciutti ed elevati debbon vivere in 
luogo il più aereato possibile, che il cibo deve esser loro som- 
ministrato in cinque o sei volte nelle ventiquattro ore, ma 
sempre in quella quantità che vien dal baco richiesta e con- 
sumata. 



I 



256 

Si parla quindi del Calcino^ morbo distruggitore dei filu- 
gelli se non venga combattuto con quelle pratiche che il bene- 
merito Dott. Bassi di Lodi ha descritte . E poiché il Professore 
Audouin ha presentato un Rapporto letto all'Accademia di 
Parigi e steso da Dutrochet a nome di una Commissione, nel 
quale si dà conto dei lavori più recenti intorno a codesto mor- 
bo, il Segretario prende occasione di rivendicare al nostro Ita- 
liano tutto l'onore della scoperta facendo vedere che i membri 
dell'Istituto di Francia nulla mostrarono di più del Dott. Bassi, 
il quale ha sostenuto che il Calcino è dovuto ad una Crino- 
gama che si sviluppa sotto la pelle e cresce al di fuori in forma 
di fungo presentando quella patina bianca il di cui aspetto dà 
nome alla malattia, e che il Calcino si svolge ora per contagio 
ora per altre circostanze particolari, senza essere esclusivo del 
baco da seta. Ma il Bassi è cieco, e non potè determinare con 
precisione la mucedinea di cui si tratta. 

Il March. Antonio Mazzarosa di Lucca propone la compi- 
lazione di un Dizionario della pratica agraria di ogni terra 
d'Italia, e addita come dovrebbero raccogliersi le notizie e co- 
me dispersene le materie. Un lavoro di questo genere, dice 
egli, offrirebbe agl'Italiani un criterio importante sulle cose 
rustiche dell'intera Penisola. 

L'Avvocato Salvagnoli avverte che questo progetto fa- 
rebbe parte, secondo lui, di uno più vasto che sottoporrà alla 
Sezione . Frattanto il March. Mazzarosa dichiara che egli ha già 
ordito il proposto lavoro per il Ducato di Lucca, ed il Presi- 
dente sulla richiesta di molti membri della Sezione lo prega a 
porsi tosto in corrispondenza cogli Agronomi Italiani ed a farsi 
promotore di così utile lavoro. 

Il Prof. Ab. Sbragia espone alcune sue idee sulla utilità 
di istituire un Corpo di Ispettori agrarj e tecnologi i quali di- 
pendendo dagli ordini di un superior consiglio si rechino di 
provincia in provincia e mostrino sperimentalmente nei campi 



2o7 

e nelle officine quanto si giudicasse opportuno a correggere 
gli errori, a perfezionare le pratiche, a spargere l'istruzione. 
E qui il Prof. Sbragia fidato nello spirito di vicendevole asso- 
ciazione, propone che i contadini paghino una piccola tassa 
annuale, che altrettanto corrispondano i proprietarj per ciascun 
podere, i manifattori per ogni officina e i lavoranti stessi per 
proprio conto^ e reputando sufficenti questi mezzi alla spesa, 
indica approssimativamente come potrebbe organizzarsi questo 
genere distruzione e l'indispensabile sorveglianza al medesimo. 

Ma l'Avvocato Salvagnoli e quindi T Abate Lambruschini 
avvertono che all'istruzione dei contadini potrebbe almeno in 
parte provvedere un buon libro volgare ove in mezzo ai santi 
precetti si trovassero delle massime agrarie, e pensano che a 
tale oggetto ricavar si potrebbero dalle sacre carte quelle pa- 
rabole, quelle similitudini, quelle immagini che hanno rap- 
porto colla agricoltura. Propongono quindi al Prof. Sbragia 
di accingersi a compilarlo, e questa proposizione essendo ap- 
poggiata da quanti son presenti alla seduta , il Prof. Sbragia 
non può ricusarsi ed accetta l'impegno. 

Dopo di ciò Fx^b. Lambruschini propone alla Sezione di 
aprire nel suo seno una colletta a favore delle Scuole infantili 
di Pisa. 

La Sezione accogliendo con entusiasmo la proposizione, 
la colletta è subito aperta dal Presidente, e vengono da lui in- 
vitate per lettera le altre Sezioni a fare altrettanto, ed a versa- 
re, come farebbe la sezione di Agronomia e Tecnologia, in 
mano del Presidente generale le somme raccolte innanzi lo 
scioglimento del Congresso. 

It Segretario delia Sezione — DOTT. F. CERA. 
Il Presidente - MJRCH. CAV. COSIMO RIDOLFI. 



33 



2S8 



TENUTA IL DI 12 OTTOBRE 1839 



(a sezione di Zoologia e di Anatomia comparativa si riuni- 
sce a quella di Agronomia e Tecnologia. 

L'adunanza è onorata dalla presenza di S. A. I. e R. il 
Granduca . 

Il Segretario fa lettura di alcune sue nuove osservazioni 
intorno a quegl'insetti che guastano i bozzoli , che son cono- 
sciuti dai trattori col nome di mangiapelle^ e tutto ciò all'og- 
getto di completare quanto ne dissero recentemente nel Gior- 
nale Agrario Toscano il Dott. Passerini e lo Zauli. 

Dipoi il Professore Audouin trattiene lungamente la Se- 
zione ripetendo quanto aveva pubblicato in Francia fin dal- 
l'anno 1857 intorno alla, piralide delle viti, e mostra le tavole 
che servono di corredo al suo lavoro su tal soggetto, nelle 
quali sono maestrevolmente espresse le varie fasi di questo in- 
setto danneggiatore, e dimostrati i guasti che da lui riceve 
la vite. 

Venendo a parlar dei mezzi di diminuire questo flagello 
delle vigne, dopo aver descritto le abitudini dell'insetto ed 
aver provato quanto sia difficile e poco vantaggioso di fargli 
la caccia allo stato di larva, racconta come riesca oltremodo 
efficace il prenderlo allo stato d'insetto perfetto con un sem- 
plicissimo ed economico artifizio. Consiste nel lasciare accesi 
dei lumi in tempo di oscura notte in mezzo alle vigne infe- 
state, quando già le pìralidi sono allo stato perfetto. Sotto 



259 

quei lumi sta un recipiente di larga apertura ove si contiene 
un sottilissimo strato d'olio. La farfalla volando intorno al 
lume descrive delle curve che la conducono a toccar l'olio ove 
riman presa immediatamente. In questo modo in una notte , e 
con un sol lume son distrutte migliaja di femmine che avreb- 
bero prodotto milioni di uova. 

Dopo questa importante comunicazione annunzia il Prof. 
x\udouin che il suo viaggio in Italia ha per oggetto speciale di 
studiare gl'insetti che danneggiano l'olivo j mostra a questo 
proposito alcune tavole originali mirabilmente eseguite da 
Mad. Audouin, e parla con elogio dei lavori di Gene e di Pas- 
serini su questo soggetto. 

Il Presidente osserva quanto alla piralide della vite, che 
fortunatamente questo insetto o è raro o non esiste in Italia , 
e certo non reca danno alle vigne. Dice che fra noi la vite è 
attaccata dalla Procris ampelophaga^ e ne riceve gran danno 
specialmente ove coltivasi a palo. Aggiunge che siccome le 
larve danneggiatrici salgono dalla terra pel fusto della pianta 
a rodere i teneri germogli , si è trovato utile in molti luoghi 
impedirle circondando con un anello di pania il pedale. 

Il Dott. Mari di Campiglia assicura che questo compenso 
non è, disgraziatamente, sempre efficace perchè il visco non 
trattiene le larve in tempi umidi, e perchè al sole si rammol- 
lisce e cade. 

Il Dott. Carlo Passerini tuttoché non disapprovi l'uso della 
pania, pure ricorda come fin dal 1829 leggendo all'Accademia 
dei Georgofili su questo soggetto consigliasse di dar la caccia 
alle larve le quali allorché sono adulte si raccolgono sotto le 
foglie, e di questo consiglio ha dopo quell'epoca sentita ogni 
giorno meglio l'utilità. 

Il Presidente Principe di Musignano espone l'uso esistente 
nelle campagne romane di apporre alle viti certi cannelli ca- 
povolti, per poi uccidere i Cureulioni che ci si vanno a nascon- 



260 

dere. Su di che osserva il Prof. Gene che il dar la caccia a que- 
sti dannosi insetti mentre sono allo stato perfetto è utile ma 
difficile, e quindi che deve un tal mezzo considerarsi come ac- 
cessorio alla pratica fondamentale di raccogliere ed abbruciare 
i pampani di mano in mano che si accartocciano per la pun- 
tura dei Cureulioni che vi depositano le loro uova. 

Il Segretario della Sezione — DOTI. F. CERA. 
Il Presidente - MARCH. CAV. COSIMO RWOLFI. 



ii.3)mìaa2^ SDITA 

TENUTA IL DI 14 OTTOBRE 1859 



El Dott. Carlo Passerini, zoologo aggregato del R. Museo di 
Fisica e Storia Naturale di Firenze , legge una memoria rela- 
tiva a dei nuovi fatti entomologici interessanti l'Agraria. Prima 
di tutto parla del danno considerabile cagionato ultimamente 
nel Volterrano alla cultura delle patate dalla moltiplicazione 
insolita di un Coleottero^ che egli determinò esser la Lytta 
verticalis (Fabr. ). Questo insetto della famiglia dei vessica- 
torj sfrondò totalmente molte piante del Solanum tuberosum^ 
e facendone seccare le parti verdi impedì la formazione dei 
tuberi. Aveva già il Dott. Passerini consigliato i proprietarj di 
falciare e bruciare le fronde attaccate e per distruggere le uova 
depositatevi e per impedire il danno che forse potea arrecare 
ai bestiami il destinare a loro vitto un foraggio sul quale ave- 



261 

vano abitato e forse esìstevan tutt'ora animali trasudanti cau- 
stici umori. Raccomanda iinalmente, a chi si trovi in circo- 
stanze opportune per intraprenderlo, lo studio di questo insetto 
nei primi stati di sua vita che non son conosciuti. 

Un'altra osservazione comunica quindi il Dott. Passerini 
sopra un diverso insetto, ma sempre dei Coleotteri, che nella 
caduta estate danneggiò moltissimo nel Modanese i giovani 
gelsi delle Filippine. Prova il Passerini esser YApate sexden- 
tata il danneggiatore di quei gelsi, e racconta come ìq un in- 
vio di porzioni di quelle piante attaccate àAM Apate fattogli dal 
Dott. Codelupi di Gasalgrande trovasse F esistenza di uno 
Stfgiunus il quale innocuo per la pianta dovea aver vissuto a 
danno delle larve à^VApate o più probabilmente di quelle 
della Ceratina albilabris che pur vi si vedeano riunite . 

Indicando i costumi del nocivo Apate racconta il Dott. 
Passerini i danni immensi che lo Scoljtus destructor cagionò 
nel 1853 nei contorni di Parigi negli alberi d'alto fusto, ed 
accerta che secondo il Prof. Audouin cinquantamila furono 
gli alberi che perirono attaccati dagli Scoljtus. Cita il dubbio 
di Feisthamel che gli Scoljtus fossero attirati sopra a que- 
gli alberi da un'alterazione dei loro sughi, ma le recenti co- 
municazioni fatte dal Prof. Audouin par che dimostrino che 
gli Scoljtus allo stato perfetto danneggiano di fatto alberi 
completamente sani , i sughi dei quali si alterano poi a cagion 
di quei danni e richiamano nuove torme di quegl' insetti, i 
quali invadono la total periferia del tronco colle loro molti- 
plicazioni, ed uccidon la pianta. 

11 Prof. Carmignani disserta quindi intorno ad un sistema 
completo di Diritto rurale, come legislazione amministrativa, 
civile e penale, applicata esclusivamente al regime del mate- 
riale e del personale agricola, cioè giurisdizione appositamente 
agricola distinta dalla civile a guisa della commerciale. Ram- 
menta gli Scrittori italiani di giurisprudenza agraria, asse- 



262 

gnando ai loro scritti il carattere di quelli lasciati dai romani 
giureconsulti . Non tace degli statuti municipali, dà la dovuta 
lode alle leggi Leopoldine, e accenna le recenti opere relative 
di Francia e di Alemagna. Dimostra poi che la scienza del Di- 
ritto rurale sente il bisogno d'indagare il vero criterio caratte- 
ristico distintivo di questo diritto. Lo sviluppo dello istinto 
industriale dell'uomo precursore dell'impero della ragione e 
della legge fece nascere gli umani interessi. Allora la legge fu 
prudenza pratica^ ma giunta l'era della civiltà moderna le 
leggi divennero, al dire di Leibnitz, la geometria degli atti 
umani^ e la divisione di esse seguì la divisione del lavoro e i 
progressi dell' istinto industriale. Tuttavolta per grande sven- 
tura gl'interessi agrarj d'ordine privato e pubblico, ormai ben 
distinti dagli altri interessi, non ebbero legge speciale ne spe- 
ciale giurisdizione. Né queste esser dovrebbero d'eccezione, ma 
proprie ed accomodate a subietti formanti una specie partico- 
lare : la qual conclusione venne il Professor confermando col- 
r esempio di gravi e frequenti mali nella economia rurale ab- 
bandonata alla legge e giurisdizione comune. Dà fine al suo 
dire facendo voti affinchè l'Accademia dei Georgofili accolga 
il suo concetto di un Diritto rurale applicato ad una speciale 
giurisdizione. 

L'Avv. Ferdinando Maestri di Parma si affretta a dichiarar 
pur egli la necessità ed utilità di leggi e provvisioni rurali. Fa 
menzione del Codice civile Parmense il quale ha eseguito in 
parte ciò che propone il Prof. Carmignani, collo stabilire un 
capitolo intorno ai mezzajoli e coloni parziali. Ivi è assicurata 
al colono la terza parte dei raccolti. E come taluno nello scorso 
anno si avvisò di dare altro colore al contratto per sottrarsi 
alla legge, ve lo ricondussero i Tribunali di prima istanza e 
di appello. 

Ma qualora non ci fosse la legge vi si dovrebbe supplire 
col patto ^ imperocché, dice il Maestri, egli é certo che Tinte- 



265 

resse ben inteso del proprietario è indivisibile dall'interesse 
del contadino, e lo provano le due specie di contratti, quello 
cioè dniì famìgli da spesa usato in alcuni paesi di qua dal Po, 
e quello àe^ massari in uso di là da quel fiume. I primi son 
mantenuti come servitori, e ricevono un'annua provvisione di 
grano, uva, altri oggetti alimentari ed un piccolo salario, ma 
non hanno interesse alcuno alla prosperità del fondo, quindi 
il terreno è mal coltivato e poco produttivo . I secondi pagano 
una specie di fitto parte in danaro, e parte in una determinata 
quantità di derrate. Ciò che supera quella quantità è a loro 
total profitto, quindi avviene che non siano tentati di furti ed 
abbiano il più vivo interesse a migliorare il terreno. 

Dopo alcune considerazioni generali sull'infecondità della 
terra coltivata dagli schiavi, sugli effetti che la civiltà crescente 
produce a vantaggio dell'agricoltore, su quelli chela diffusio- 
ne dell'istruzione promette a questa classe d'uomini così pre- 
ziosa, termina il Maestri col voto che un segno di onoranza 
vada a collocarsi sulle abbronzite carni del benemerito asrricol- 
tore, essendo certissimo che con questo mezzo l'arte progredi- 
rebbe d' assai . 

L'Avv. Vincenzio Salvagnoli raccogliendo i resultati di 
tutte le sedute della Sezione vede uniformità nel fine se non nei 
mezzi per ottenere il massimo e universal vantaggio dall'agri- 
coltura. Pure considera come lenti e inadeguati all'uopo, di 
fondare cioè una vera agricoltura Italiana, gli studj individuali 
e non diretti con metodo uniforme ad uno scopo comune. Per 
il che propone il Salvagnoli che la sezione di Agronomia e 
Tecnologia stabilisca un metodo universale in Italia per intra- 
prendere e compire gli studj sperimentali in tutte le parti della 
patria Agronomia, i fatti della quale vengano referiti a cinque 
categorie per mezzo di opportune ed estese dilucidazioni, affin- 
chè chiunque concorra a questa impresa sia diretto da uguali 
princìpj. 



264 

In primo luogo le qualità del suolo e del clima vorreb- 
bero essere minutamente specificate, formando ancora d'ogni 
provincia accurate carte geologiche. La seconda categoria do- 
vrebbe comprendere le condizioni tutte della proprietà stabile 
e mobile, non obliando le abitudini e le capacità de' proprie- 
tarj. Tutte le leggi economiche e tutte quante le loro influenze 
sulla produzione , distribuzione e consumazione dei prodotti 
agrarj, non meno che sul moto industriale di ciascun popolo, 
dovrebbero essere comprese nella terza categoria. Alla quarta 
apparterrebbe ciascuna pratica agraria e qualunque manifat- 
tura aggiunta o da aggiungersi all'industria agricola, special- 
mente quella de' vini e della seta. Invero non mai abbastanza 
son da studiarsi le pratiche inveterate, perchè nei fatti antichi 
una qualche ragione d' utilità deve pure esser causa della loro 
ripetizione, non durando sempre la pazienza del soffrire o la 
cecità dell'errore. In fine una quinta sede dovrebbe esser ri- 
piena dalle osservazioni sullo stato morale, intellettuale, civile 
ed economico dell' operajo agricoltore o mezzajolo o giorna- 
liero, o piccolo fittajolo. Imperocché fra i tanti effetti utili di 
questa indagine quello si presenta utilissimo che misurando 
il grado delfintelligenza degli agricoltori può assegnare un 
miglior modo d'istruirli e educarli. Oltreché non potranno mai 
avvantaggiarsi le condizioni de' salariati fino a diventar socj 
deir impresa agraria, se non quando la loro morale sarà la mi- 
glior garanzia dell'unico lor capitale dell'industria. Finalmente 
il Salvagnoli propone di votare e pubblicare un Programma 
che spieghi il metodo e gli studj sperimentali da imprendersi 
in tutt' Italia, invitando gl'Istituti economici e gli Agronomi 
tutti ad assumere l'incarico non meno proficuo che glorioso. 
La Sezione accoglie la proposta, sceglie gl'individui che 
per ora le sembrano bastare all'opera, e incarica il Segretario 
di pubblicare al più presto e in tutti i giornali d'Italia il Pro- 
gramma occorrente che dovrà far parte dei di lei x\tti. 



265 



Il Presidente fa rilevare che tra le tante utilità, dei Con- 
gressi scientifici quella pure vi è di fissare la data di molti 
pensieri che non si fanno sempre di ragione pubblica per le 
stampe, perchè sul loro primo apparire non se ne vede tanta 
importanza da correr subito a divulgarli per quella via. 

Così dopo la bella applicazione fatta dal Davy delle teorie 
Elettro-chimiche alla conservazione della fodera di rame de' ba- 
stimenti, cadde in mente nel 1825 al Prof. Taddei di tentare 
se un processo consimile salvar potesse il ferro dalla celere di- 
struzione alla quale va incontro in alcune delle sue tante ap- 
plicazioni alle arti. Riuscito felicemente nel proprio intento il 
Taddei, racconta il Ridolfi, d'averlo consigliato a recarsi in 
Piemonte ove il suo metodo poteva essere accolto con interesse 
pel vantaggio di una estesa marina . 

Ma il Professor Taddei volto l'animo ad altre ricerche più 
non curò quei lavori, e contentossi nel 20 Gennajo 1827 di 
comunicare alla Società Filojatrica alcune felicissime applica- 
zioni del suo ritrovato . 

Intanto la Francia annunziò recentemente l'industria della 
galvanizzazione del ferro come una novità, e ne fece soggetto 
di una intrapresa vastissima, la quale tenta di sostituire il 
ferro al rame in moltissimi usi con vantaggio massimo della 
civil società. 

Il Ridolfi termina questa tecnologica comunicazione po- 
nendo sotto gli occhi della Sezione le irrefragabili prove della 
priorità d'invenzione che onora il Prof. Taddei. 

A nome della Commissione di ciò richiesta, Emanuelle 
Repetti parla del bonificamento delle Maremme, e dice come 
la sapiente jMunificenza di un Priiscipe e Padre apra all'Agri- 
coltura, all'Industria, al Commercio un campo vastissimo con 
quella benefica impresa. Passa quindi in rivista le idee che si 
hanno intorno ai vizj dell'aria maremmana, dice come da im- 
memorabil tempo si tenga per insalubre, e non a questa sola, 



34 



266 

ma ad altre cause ancora riferisce l'antica e progressiva descri- 
zione di quella provincia. Ragiona dell'antica e dell'attuai cul- 
tura locale , e venuto a descrivere le operazioni ora eseguite 
per bonificar le adiacenze di Grosseto, di Massa ec, ne dà i 
più lusinghieri ragguagli. 

Il Conte Giorgio Gallesio dice come in mezzo agl'immensi 
progressi fatti nella Storia Naturale in quest'ultimo secolo re- 
stassero ancora due problemi da sciogliere, uno risguardante 
l'origine e la causa delle piante mule e l'altro la vera natura 
di quei gruppi di vegetabili, distinti col nome di varietà. Passa 
quindi in poche parole a comunicare il largo frutto de' molti 
suoi studj in proposito, accompagnando con una breve lettura 
sopra la relativa teoria che gli è interamente dovuta il dono 
di un opuscolo appositamente redatto e pubblicato, ed il qua- 
dro sinottico degli Agrumi dei Giardini botanico-agrarj di Fi- 
renze distribuiti metodicanriente secondo i principj della sua 
nuova teoria sulla riproduzione vegetale. 

Il Cav. Poidebard Direttore delle grandi bigattiere del 
Conte Demidoff a S. Donato presso Firenze, espone con poche 
parole il resultato favorevole da esso ottenuto negli ultimi tre 
anni ora decorsi allevando i bachi cinesi, e pone sotto gli oc- 
chi della Sezione degli accurati prospetti dai quali si rileva il 
felice andamento dell' industria interessante alle sue cure 
affidata . 

Il Dott. Gera afferra l'occasione per comunicare le ultime 
cose che egli ha da dire ancora relativamente all'industria 
serica, e parla delle macchine del Santorini e del Galvani per 
trarre i bozzoli, ne mostra i modelli, indica alcune modifica- 
zioni da se e da altri introdottevi, e conclude col provare che 
la macchina Galvani è per molti rispetti superiore ad ogni 
altra . 

Il Dott. Gaetano Cioni come Relatore della Commissione 
incaricata di visitare le manifatture Pisane riferisce che non 



267 

molto le è stato concesso di vedere stante le continue occupa- 
zioni speciali de' suoi componenti, le quali hanno assorbito 
quasi tutto il tempo della durata del Congresso. Tuttavia ra- 
giona dei tessuti di cotone, di lana, di lino fabbricati in Pisa^ 
delle manifatture di vasellami, di calce, di terre cotte, di mo- 
bilie, di coralli, di guanti, di prodotti chimici, di candele stea- 
riche, di sapone oleico ec, e dalla floridezza di tutto questo 
conclude che vi è luogo di rallegrarsi per quella generale della 
Città che le tien dietro manifestamente. 

Il Prof. Milano, Relatore dell'altra Commissione incari- 
cata di visitare le circonvicine campagne, riferisce come si pre- 
stino all'olivo molte e diligenti cure nelle vicine colline, come 
si diano alle terre ripetuti lavori, come alla rotazione agraria 
presieda molta intelligenza in più luoghi, e si prodighino 
molte e intelligenti cure alle razze degli animali. Né solamente 
il frumento e il granturco raccolgonsi come cereali importanti 
nei contorni di Pisa, ma dove le circostanze il permisero anche 
il riso è coltivato e sparge la ricchezza ove le acque paludose 
senza quell'industria farebbero squallida la campagna. Le pa- 
tate, le rape, le piante leguminose ed altri annuali prodotti 
vengono in seconda linea. I foraggi non son trascurati. Ma 
fra l'olivo e la vite il gelso appena si mostra. Adfsso però 
sembra che a lui si rivolga l'attenzione dei possidenti, e lo 
attestano la bigattiera e la filanda di Pugnano. Da per tutto la 
Commissione vede movimento e progresso. Loda i giovani e 
ricchi possidenti che lasciano gli ozj cittadini per darsi alle 
campestri sollecitudini, e poiché il Marchese Dufour Berte dette 
il primo, e sotto gli occhi di alcuni membri della Commissione, 
l'esempio di una collazione di premj ai più destri fra i suoi 
bifolchi nel maneggio degli strumenti aratorj perfezionati, 
sembra che si possa tener per vicino il momento in cui l'in- 
troduzione dei medesimi si farà generale nella campagna pi- 
sana, che ne risentirebbe i più segnalati vantaggi. 



268 

Dopo di ciò il Presidente dichiara che i lavori della Se- 
zione son terminati. 

Il Seghetario della Sezione — DOTT. F. CERA. 
Il Presidente - MARCH. CAV. COSIMO RIDOLFI. 

DELLA 

SEZIONE DAGROmniA E TECNOLOGIA DELLA PRIMA RIUNIONE DEGLI SCIENZIATI IN ITALIA 

PER ISTITUIRE UNIVERSALMENTE GLI STUDJ SPERIMENTALI NELl' AGRICOLTURA ITALIANA. 



erchè lo studio dell' i^gricoltura italiana possa, procedendo 
per la sicura via dell'esperienza, divenire completo e benefico, 
è sembrato che debba raccogliere tutti i fatti di ogni maniera, 
pe' quali sia dato a chiunque di formare un retto giudizio sopra 
le aggiunte o correzioni da farsi. 

A cinque sole categorie possono referirsi i fatti tutti da 
raccogliersi. E son queste: 

1.* Condizioni naturali. 

2.* Condizioni tutte della proprietà, stabile e mobile. 

S.'' Leggi economiche. 

4.'' Pratiche agrarie. 

5.* Condizioni tutte di qualunque operaio agricoltore. 
Per l'esecuzione di questa raccolta e classazione dei fatti 
utili e necessari, giovi una breve dichiarazione di ciascuna 
rubrica delle cinque categorie. 

Fra le condizioni naturali comprendiamo una descrizione 
topografica d' ogni provincia , unita ad una carta geologica 
come quella dei monti Pisani disegnata dal Prof. Paolo Savi. 
Poi l'elenco delle piante coltivate e coltivabili^ le influenze 
atmosferiche e d'ogni agente naturale sopra ogni specie di 



269 

produzione agraria, e sulla vita dell'uomo e delle bestie. In 
fine gli animali indigeni e quelli da naturalizzarsi. 

Le condizioni delle proprietà stabili e mobili comprendono 
la divisione ed i cumuli dei possessi*, se le terre hanno o possono 
avere i sufficienti capitali fissi e circolanti, se i proprietarj 
terrieri hanno le doti e attitudini morali e intellettuali per esser 
buoni impresari della migliore industria agraria. 

Delle leggi poi non crediamo utile far diligente raccolta, 
se non di quelle che direttamente o indirettamente influiscono 
sul valore dei fondi, sulla loro commerciabilità e cultura, e 
sul traffico dei prodotti agricoli. 

Le pratiche agrarie non potrebbero esser presentate a 
dovere senza una minuta descrizione di ciascuna cultura in 
ogni comune, poiché le varietà tante e sì grandi della terra 
italiana consigliarono metodi diversi e spesso contrarj . La mi- 
glior disposizione delle notizie sulle varie culture sembra quella 
in forma di Dizionario, poiché sotto un vocabolo, unendo poi 
le pratiche varie, avremo un repertorio universale dell'agri- 
coltura pratica italiana. 

L' ultima rubrica esprime il bisogno delle condizioni tutte 
di qualunque operaio agricoltore, poiché non devesi trascurare 
sullo stesso fisico né il morale né l'intellettuale, né il civile 
dell'operaio agricoltore, cioè considerato in tutte le sue specie 
o di mezzaiolo, o di giornante, o di piccolo fittaiolo. 

Per dirigere sì vasta quanto necessaria inchiesta, e per 
raccoglierne, disporne e pubblicarne di mano in mano i resul- 
tati, fu creduto opportuno determinare alcuni, diremo, centri 
in vari luoghi d'Italia, sperando che le Accademie e persone 
designate risponderanno all'invito, che pure é fatto agli altri 
istituti e agronomi, i quali spontaneamente saranno per con- 
correre a sì utile impresa, costituendosi in altri centri. 

Quelli che più specialmente si designano sono i seguenti: 
Nel Ducato di Lucca, il Marchese Mazzarosa. 



270 

Nel Regno di Sardegna, Rocco Ragazzoni di Torino. 
Nelle Provincie Venete, il Dott. Gera di Conegliano. 
Nelle Provincie Lombarde, il Prof. Moretti di Pavia. 
Nei Ducati di Parma e di Modena, il Prof. Brignole 
di Modena. 

Nella Toscana, il Marchese Ridolfi di Firenze. 

Negli Stati Pontificii, il Conte Paoli di Pesaro. 

Nel Regno di Napoli di qua dal Faro, la Società 
d' incoraggimento di Napoli. 

Nella Sicilia, i Redattori del Giornale di Statistica di 
Palermo . 

Riserbasi all'Avvocato Salvagnoli il costituirsi centro e 
Segretario generale di tutte le relative operazioni. 

Inoltre son pregati tutti gli Agronomi a perfezionare que- 
sto piano di studj sperimentali, e di presentare alla seconda 
Riunione degli Scienziati in Italia i loro consigli e lavori. 



e. RIDOLFI Presidente 



F. GERA Segretario delia Sezione, 



^-'5H:J>-5ì- 



PROSPETTO 

Delle Sezioni della Riunione degli Scienziati, colla indicazione delle 
respettive residenze e delle ore in cui tenevano le loro adunanze . 



SEZIONI 


RESIDENZA 


OKE DELLE ADUNANZE 




Fisica, Chimica e Matematica 

Geologia, Mineralogia e Geo- 
grafia 

Botanica e Fisiologia vege- 
tabile , . 


Gabinetto Chimico 

Sala del Museo di Storia Naturale 

Anfiteatro del Museo di Storia 
Naturale 


Dalle 10 ^nt. alle 12 merid. 

Dalle 10 ant. alle 12 merid. 

Dalle 13 merid. alle 2 pom. 

Dalle 8 alle 1 anlim. 
Dalle 12 merid. alle 3 pom. 
Dalle 8 alle 10 antim. 




Zoologia ed Anatomia com- 
parativa 


Anfiteatro del Museo di Storia 
Naturale f . • • • 




Medicina 

Agronomia e Tecnologia . . 


Teatro Anatomico 

Stufa dell'Orto Botanico .... 





PER 

l' INAUGURAZIONE SOLENNE 

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GIOVANM ROSIINI 



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1 






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Oe nel corso delle umane vicende, al continuo aggirarsi dì pene e di 
diletti, di conforti e di affanni; avviene talvolta che un solo giorno 
felice sia largo compenso di reiterati travagli; ben alte grazie debbo 
io rendere alla Provvidenza, che tanto mi volle concedere di vita, 
perchè il sommo onor mi valesse di parlare oggi dinanzi a Voi; cioè 
dinanzi al Consesso più reputato e più degno della patria comune; di 
parlare a nome d'una Città, che fece quanto era in lei per mostrarsi 
degna del lustro, che da Voi riceve: di parlare in fme di si alto ar- 
gomento; a petto al quale non è vergogna dichiararsi, senza finta mo- 
destia, di grandissima lunga minori. 

E sia lode alla verità, chi esser potrebbe mai quel temerario, che 
ardisse credere di valer tanto, da potere accrescere con ambiziose pa- 
role, o con esagerati concetti, dignità, fregio e splendore al nome solo 
di Galileo? 

Come la voce dell'eco, che ripercossa risponde; pronunziato ap- 
pena quel nome, s'ode replicare da ogni parte Genio, invenzione, gran- 
dezza. 

O s'inalzino gli occhi al Pianeta, che ogni dì rinnova la luce alla 
terra; o s'abbassino a quell'artificioso Istrumento, che segna le varietà 
del calore e del gelo; o si tendano le orecchie al rimbombar della 
squilla, che dall'alto delle pubbliche torri, all'oscillare di un pendo- 
lo, annunzia l'ora che passa: o si riguardino quei tubi, che avvicinano 
le disianze , o i cristalli che ingrandiscono i più impercettibili oggetti: 

35 



274 

o si ponga mente in fine ai corpi che si movono, e a quei che "al- 
leggiano; agli astri che brillano, e alle stelle che non risplendono; ai 
Gravi che cadono, e alla Calamita che si arma; nel concorde loro lin- 
guaggio tutti ci parlan di lui . 

Si volge quindi il pensiero ai Filosofi, che lo precedettero; e non 
si trova che tenebre, incertezza ed errori: si scende ai sommi, che lo 
seguirono; e ci si mostra luce, metodo e verità: se non che risalendo 
sino al Newton e ponendoli per un istante al confronto, apparisce, 
che quando egli dava le teoriche a' suoi Britanni per avviarli nello 
studio delle fisiche scienze; dietro la scorta di Galileo, ne avevano 
gl'Italiani, da quasi un secolo, anticipata la pratica. 

Così essendo, o Signori, e invialo dinanzi a ^oi nel giorno solenne, 
in cui s'inalza il suo Simulacro (i): quale ufficio mi rimane, oltre le 
grazie che la Città nostra vi rende; oltre i plausi, che Italia vi serba; 
oltre l'approvazione, che a darvi apprestasi Europa? 

Nessun altro certamente se non quello di ricondurre alla vostra 
reminiscenza una parte delle tante maraviglie, sulle quali meditando, 
nel raccoglimento e nel silenzio, si resta in forse talora, se così alto 
spirito appartenga interamente alla umana natura. 

Effigiava il gran Michelangelo, con sublime concetto, l'Eterno, che 
in mezzo al Caos divide la luce dalle tenebre: ed io dovrei, sull'e- 
sempio di tant' uomo, dipingervi Galileo, che di sua mano riunisce la 
terra col cielo . 

Ma sarò forse da tanto? E la luce vivissima, che da quel Simula- 
cro si ditfonde, accrescerà splendore alle mie parole; o le assorbirà 
ne' suoi raggi ? 

Chi lingua mi darà, chi man pittorica, 
sicch'io possa degnamente ai vostri occhi rappresentare il Genio, senza 
impiccolirlo; e mostrar l'uomo, senza snaturarlo? Ora aggirandosi in 
cielo fra i pianeti e le stelle per disvelarne i misteri; ora trattando 
in terra di musica e di poesia, per eccitarne l'incremento, o per trat- 
tenerne la corruzione: insegnando agli scienziati come interrogar la na- 
tura per intenderla e spiegarla; e rivolgendo le menti della moltitudine 
Al decente, al gentile, al raro, al bello, 

(1) Questa statua del Galileo è il capo-lavoro del sìg. Emilio Demi, scultore 
del merito che ognuno conosce . 



Udo 

fonti perenni d'imaginì e d'ispirazioni, nelle Arti, come di piaceri e 
di affetti, nel consorzio della vita sociale. 

Difllcile assunto, ma inevitabile, poiché questa è l'espettazione 
comune: assunto, o Signori, che accettato con fiducia io non avrei; se 
altri Voi foste da quello, che siete. 

rs'è credo che m'inganni la vanità di mal concepite speranze, osella 
difficoltà somma, che presenta un subietto in chi parla, maggiore in- 
dulgenza si spera in chi ascolta: ma della vostra in quest'oggi io son 
certo; perchè l'indulgenza non andò mai scompagnata dalla vera dot- 
trina . 

Questa nostra città diede la culla al grand' uomo. Da Firenze, 
dove esercitava la mercatura, qui venne il padre suo, per cercar fortuna 
mialiore. E siccome il mercadante là stabilisce il suo domicilio dove 
trasporta i suoi traffici; pare che a giusto titolo si potrebbe il figlio 
chiamar nostro; ma lunge da noi qualunque ombra di gare municipali. 

Egli qui nacque, e ciò basta . Sicché dolce cosa in questa mattina 
sarà il ricordare, che l'aura che respiriamo, e la luce che c'illumina, 
fu l'aura che respirò la prima volta; e la luce fu che la prima volta 
brillò ne^li occhi del fanciullo immortale. 

!N'è delle circostanze, che accompagnarono la sua nascita terrò lungo 
discorso: ma come passar potrei sotto silenzio, che nel giorno mede- 
simo, in cui fra il cordoglio di quanti riempievano la città regina del 
mondo, esalava l'ultimo fiato colui, che aveva scolpito il Mosè , inal- 
zato il ^ alleano, e dipinto il Giudizio: nel medesimo giorno, e pres- 
soché nella medesima ora, in Pisa vedeva il giorno quel fanciullo (2), 

(-2) Il 17 febbraio 1364, e fu battezzato il 19. 

Suo padre fu Viucenzo Galilei Mobile fiorentino, discendente da Michele Galì- 
leij stato Priore nel 1431, e 1438. Xato nel 1520, sposò nel 1562 Giulia Ammannati 
Nobile pistojese. Egli fu autore di quattro opere, il Fronimo: il Dialogo sulla musica 
antica: il Canto de' Contrappunti a due voci: e il Discorso intorno alle Opere del Zar- 
lino. Un uomo di questo sapere; e che sposò una zittella nobile, non può essere stato 
a 44 anni Decurione (comandante di 10 uomini, o sia Sargente ) in una compagnia 
di soldati, come alcuni vorrebbero, al nascere del gran Galileo. 

Compari al Battesimo furono il Sig. Pompeo e Messere Averardo de' Medici : e 
in quei tempi due personaggi di si cospicua Famiglia non poteano verisimilmente te- 
nere al sacro fonte il figlio di un sargente. 

In fine dell'Estratto battesimale, si dice ch'egli nacque in Chapella (parroc- 
chia) di Sant'Andrea; e nuli' altro. 



276 

che dovea prestamente superarne la gloria! Ma ohimè! questa gloria 
SI pura , immensa, perenne, da quanti sudori non doveva esser prece- 
duta ; da quanti ostacoli accompagnata ; e da quanti giorni di dolore 
susseguita! ... ma non circondiamo anticipatamente di nebbia lo splen- 
dore della sua infanzia . 

Nell'umile suo ricetto, all'agitar della culla per farne cessare i va- 
giti, o per lusingare i suoi sonni, tutto era canti, suoni ed armonia. Pe- 
rito il padre nei musici modi al di là di quanti si vantavano maestri 
a quell'età; doveva il fanciullo, crescendo cogli anni , assuefar gli orec- 
chi per tempo, a quant'era numero, proporzione e misura . 

Narra il Viviani, che quando potè rivolgere gli occhi con rifles- 
sione agli oggetti, che gli si paravano innanzi ; e le membra si presta- 
rono a seguitare gì' impulsi della volontà, le sue prime esercitazioni fu- 
rono strumenti e macchinette, che di sua mano fabbricava; e che di 
giocondo trattenimento si facevano ai fanciulli compagni suoi: poiché, 
imitava e poneva in modello non solo quanto vedeva di curioso; ma 
quanto passavagli per la mente, o venivagli dai compagni richiesto. 

Questo fu il primo segno, dato nell' infanzia, della sua naturale 
inclinazione per la meccanica. Venne quindi la musica (3); poi la pro- 
spettiva e il disegno: i quali studj tutti accompagnarono i princip] della 



Due erano qui le Parrocchie di S. Andrea, come due erano quelle di San Lo- 
renzo. Le due grandi di qua d'Arno, le due piccole di là, nel quartiere detto di Chin- 
seca. Se il Galileo fosse nato in fortezza, e nella piccola Parrocchia, l'Estratto Battesi- 
male avrebbe aggiunto di Chinseca, come vedesi nel libro stesso, di lettera C a carte 43: 
« A' 23 Marzo, Portia di Cosimo. . .. nata in Chapella di S. Lorenzo in Chinseca p ; e 
ciò per non confonderlo col S. Lorenzo di qua d'Arno . 

Non avendolo aggiunto, è prova che nacque il Galileo nella parrocchia grande 
di S. Andrea, ch'era il Quartiere dei Mei-canti. 

Tornato Vincenzo a Firenze molestò per un Credito di drapperie vendute 
( queste sono le parole ) Beinardetto de' Medici . Chi vende drapperie è mercante . Il 
contratto, rogato da Ser Benedetto Bellavita, è de' 21 Ottobre 1565; ed esiste all'Ar- 
chivio generale in Firenze. Il contratto è stato riscontrato, e dice che 3 pezze di drappi 
erano state vendute da lui Vincenzo; sicché è terminata ogni questione. 

Dopo l'esposizione di tali fatti, il far nascere Galileo in fortezza non solo è un' 
illusione; ma la conseguenza ne sarebbe che Pisa non potrebbe dirsi sua patria; perchè 
il luogo, dove nascono, non è mai patria ai figli de' soldati esteri, che vi stanno in 
guarnigione. 

(3) Imparò a suonare diversi istrumenti a corda . 



277 

tanto nojosa e tanto necessaria grammatica; di quella grammatica, che 
ha il privilegio di seminar le spine, per raccogliere i fiori . 

Ma rivolgendo i dili sulle corde, o la matita sopra la carta, non 
erano quelle arti, come spesso avviene, un soggetto di distrazione per 
lui: ma gli servivano come di piacevole intermezzo ai duri e ostinati 
esercizi della sintassi. 

Da quelli peraltro liberandosi con facilità grandissima, lant' era la 
prontezza dell'ingegno suo, diede al padre speranza d'avere in esso un 
sollievo pel mantenimento della famiglia , che andava ogni giorno cre- 
scendo. E conviene anzi credere che la fortuna non gli fosse in Pisa 
propizia: poiché verso quel tempo lo troviamo tornato in Firenze. 

Là il giovinetto Galileo, conosciuto avendo il gran colorista della 
nostra Scuola, Lodovico Cardi da Cigoli, col quale poi strinse sì cara 
amicizia, diedesi anco alla pittura; ne studiò con profondità le vaghez- 
ze; sicché in età più matura , quando avevala da molto tempo abbando- 
nata; i suoi giadizj erano reputati al paro e anche sopra quelli dei mae- 
stri dell'arte: anzi i maestri stessi da lui sovente si conducevano, chie- 
dendo il suo valevol giudizio sopra le opere loro: pregio, che nella Storia 
delle Arti egli divide con pochi. E siccome dagli ingegni preclari nulla 
a mezzo si fa: sapendo egli qual misera cosa sia un pittore, il quale altro 
non conosce che i procedimenti dell'Arte sua, ne accompagnava lo studio 
colla ricerca di quelle nozioni, che derivando dalla Storia e dalla Fa- 
vola , convenientemente l'aiutavano nel cammino dell'umane lettere; in 
cui (lasciati una volta i giusti ma troppo ripetuti lamenti di Ovidio) 
posto il piede nelle Metamorfosi e nell' Eneide, non è più che un paese 
d'incanti . 

Or qui sorge una considerazione; la quale ci conduce a riflettere 
quanto profonda fosse la sentenza degli antichi Nosce te ipsum, derivata 
dalla somma diflìcoltà d'avere una piena e intera cognizione di se stessi . 

Narra il Vivlani d'avere inteso dalla sua bocca sovente, che se a 
quella età gli fosse stato permesso di scegliere uno stalo, eletto avrebbe 
di farsi pittore. Ma la paterna volontà (spinta dal bisogno) destinandolo 
alla medicina, salvò il mondo dal pericolo di restare ancor nelle tenebre, 
dando all'Arte in compenso un mediocre pittore di più. Misero cambio; 
se la Provvidenza non l'impediva. Ma, compiuto il corso delle umane 
lettere; e posto il piede in Pisa, si trovò nella gran via, senza timor di 
smarrirla. 



278 

Versato nell'esercizio di tant'Arli; e cogli orecchi assuefatti ai modi 
del bello stile (di cui si grandi maestri, e ad un tempo si gelosi furono 
i nostri maggiori) Galileo Galilei, compiuto l'anno diciottesimo dell'età 
sua, giungeva in questa Università nel Novembre del i58i: èra memo- 
rabile , e per i nemici della filosofia da segnarsi tra le nefaste . 

E raro che un giovine di qualche speranza , o non venga racco- 
mandato al patrocinio, o da se stesso non rivolgasi alla protezione e 
alla familiarità di qualche Professore. Né di rado è avvenuto, che dal- 
l'appressarsi di un giovine a questo, piuttosto che a quello, ne sia deri- 
vata la sua buona, o mala sorte, negli anni avvenire . 

Fortunato il Galileo; il quale appena qui giunto, cattivar si seppe 
il favore dell'uomo, che in compagnia del Mercuriale formava l'onore 
di questo Studio! 

Era esso Jacopo Mazzoni da Cesena, stato l'amico di Torquato 
Tasso (che allora da due anni languiva prigione); uno dei filosofi più 
solenni di quell'età, fra i pochi, e forse il solo, che ciecamente non 
credesse, o giurasse sull'autorità d'Aristotile. 

Aveva egli sì prodigiosa memoria, che come avveniva con Ennio 
Quirino Visconti (il quale ricordar qui mi piace, acciò riconduciate 
il pensiero all'uomo che rappresentò la gloria italiana 
In quella Gallia (4) d'ogni vanto altera ) 
interrogar non potevasi di cosa, ch'ei non sapesse, o che non indicasse 
i fonti dove apprenderla. 

Nei familiari consorzj ( che dalla cattedra non si sarà forse atten- 
talo il Mazzoni) debbe avergli presto fatto comprendere, che ligio non 
era come i suoi Colleghi alle Aristoteliche dottrine: e questo al gio- 
vine bastò, perchè si rivolgesse di proposito ad esaminarle. 

Ma qaal esser dovè la sua maraviglia, quando in esse rinvenne 
tante incomprensibili oscurità! quando trovò falsi ed insussistenti tanti 
assiomi da tutti creduti infallibili ! 

Colla forza del suo raziocinio, potè dunque concludere che le 
scuole indicavano, e che i discepoli tenevano una falsa strada: che 
n'era un'altra da trovarne, la quale conducesse allo scoprimento del 
vero: che l'autorità doveva cedere al giudizio della ragione: e deter- 
minò quindi contro agli assiomi di Aristotile, di porre ad esame Pla- 

(4) Parini. 



279 

Ione. E fu questo il primo passo, per la scoperta d'un nuovo mondo 
nelle sconosciute regioni della Sapienza. Considerata l'età sua, cfuesto 
passo fu da gigante. 

Voi sapete che Aristotile in quei tempi non era una Potenza, ma un 
Idolo: che esaminarne i dogmi tenevasi per irriverenza; l'impugnarli sa- 
crilegio: sicché quanto era maggiore il pericolo, tanto più debbe ammi- 
rarsi l'ardimento del giovine, a cui dobbiamo che ora sia Verità quel 
eh' è vero. 

Preso in mano Platone, stabilì di proceder sempre nella novella via, 
coirajuto d'una parola; e questa parola fu Esperienza. Ne tardò molto 
ch'ebbe a farne luminosissima prova. Intendete tutti, ch'io parlo del- 
l'oscillar d'una lampada che gli apparve nella Cattedrale di questa 
città . 

Poca favilla gran fiamma seconda, 
cantò il sommo Poeta; e noti vi sono gli effetti che ne derivarono: sic- 
ché può riguardarsi quell'atto, come il sassolino da cai fu rovesciato il 
colosso, che da tanti e tanti anni aduggiava coU'ombra tutto l'umano 
sapere . 

Conduciamoci dunque per un istante, o Signori, a quella memorabile 
età: e scorriamo insieme quest'Aule, che in breve si apriranno agli utili 
vostri consessi . 

Siamo all'anno i583. Porgete le orecchie al profluvio di vuote riso- 
nanti parole che a vicenda si riversano da quattro cattedre di filosofìa. 
Udite le false conseguenze, che si deducono da falsi principj . 

Considerate i discepoli intenti ad udirle: i più valenti, subitamente 
ad apprenderle: i più timidi a notarle; se non che uno solo, da un canto, 
cogli occhi cogitabondi, ma colla fronte elevata, non fa verun segno di 
accordo nel concerto comune. 

Chi mai detto avesse a que' tronfi Archimandriti del Toscano Peri- 
pato: Vedete voi, colaggiù, quel giovine non ancor quadrilustre, a cui 
non degnate di rivolgere un guardo benigno? Quel giovine caccerà dal 
mondo le larve della vostra falsa sapienza . Di voi non resterà pur l'om- 
bra del nome. E in questo luogo medesimo, dove con tanto orgoglio in- 
segnaste, tutto sarà divenuto per voi silenzio, dimenticanza, oscurità, 
quando il suo Simulacro s'inalzerà maestoso, venerabile, solo; come 
sorge la gran Piramide nel silenzio e nella vastità del deserto. 

Questo é quello, che avviene oggi, alla vostra presenza, o Signori; 



280 

avviene fra i plausi della città iiilera , che vi vedete d'intorno; avviene 
nel giorno memorabile , che apre il corso dei vostri dotti consessi : per 
lo che nutro ferma speranza , che possa esser questo giorno e fors' anche 
qualche mia parola una delle più care e soavi memorie nella vostra lunga, 
felice ed onorata vecchiezza . 

Trovato l'oscillar della Lampada, conveniva farne l'applicazione. 

E poiché nel giovine si manifestavano due tendenze, una per vo- 
lontà prepotente del padre, alla medicina; l'altra per insuperabile incli- 
nazione della natura verso le fisiche Scienze: si mostrò la vastità di 
quell'ingegno sovrumano, nell'applicazione della sua scoperta si all'una 
come alle altre . 

Coir eguali là delle vibrazioni d'un corpo, appeso a una corda che 
oscilla, misurò la frequenza dei polsi degli ammalati: e sagacemente in- 
ventò poscia quella semplice e regolar misura del tempo, per mezzo del- 
l'oscillazione del pendolo, che segna le ore in tutta la terra. 

E come se ciò poco fosse, sapete che di quella si valse in varie 
esperienze e misure di tempi e di moti: che l'applicò alle osservazioni 
celesti: e più direi, se il dire a Voi troppo su quanto si ampiamente 
sapete, in me parer non potesse arroganza. 

Era dunque dritto, che un monumento sorgesse al grand'uomo, nella 
città stessa, dove oscillò quella Lampada; da cui partiva la luce, che 
illuminò r Universo . 

Tornato da Pisa, dopo il secondo suo anno, ricco di questa im- 
mensa Scoperta , ma povero di beni, come è noto: chiese un posto di 
grazia (5); e pur non l'ottenne? Cosi lo avvertivano gli avvenimenti, 
che se ne^li scritti dei filosofi se ne lesae la sentenza, nei casi della 
vita civile ricorre anco troppo sovente la prova, che non il merito, 
ma la Fortuna è la signora del mondo . 

Continuava intanto anche in Firenze, nei mesi dell'estate , ad ornar 
sempre l'ingegno; mentre studiava la medicina per necessità. Ma tratto 
però dalla veemenza della sua anima dove la natura il chiamava, rivol- 
gevasi alle matematiche e ne facea, di nascosto al padre, il prediletto 
suo studio. Lontano il buon Vincenzo dall' immaginare a quali sublimi 
destini doveva inalzarsi il figliuolo, non con spiedi e lance come l'A- 
riosto cantò, che cacciavalo il padre a svolgere i Testi e le Chiose; 

(5) DI quelli, che i Francesi chiamano Bourses. 



281 

bensì colle avvertenze, i consigli e le preghiere spingevalo incessanle- 
mente allo studio di quella scienza, che utile credea maggiormente 
per lui . 

Ma non si vince, come dicevano gli antichi, l'influsso della propria 
stella. Fu pittore Cimabue, fu poeta l'Ariosto; a dispetto del padre. 
Vedremo avvenir lo slesso al Filosofo nostro; e considereremo che le 
contrarietà medesime, le quali s'incontrano nella scelta d'una scienza, 
o di un' arte, giovano a farla amare, e a farla più tenacemente colti- 
vare, di quel che fatto non si sarebbe senza opposizione veruna. 

Frattanto parea, che tutto in lui cospirasse per formarne uno 
de' più adorni e compiuti, e quindi dei più ricercati ed applauditi 
seguaci di Ippocrate . 

Favellava egregiamente; scrivea versi non ineleganti, ( il che suole 
pressoché sempre andare innanzi alio scrivere con eleganza la prosa ) era 
dotto nella latina, versato nella greca favella: e a questi ornamenti del- 
l'ingegno si univano le doti della persona. 

Di giusta statura, con fronte elevata, con occhi vivissimi, di aspetto 
giocondo e giojale, libero nei moti, e facilissimo nelle maniere, cono- 
sciuto appena, ispirava la più gran simpatia. 

A tutto questo aggiungevasi un umore scherzoso, e spogliate le 
sembianze di quell'accigliata severità, la qual molte volte rende odioso 
perfino il sapere, sì che si ripeterebbe quello, che in altro senso scrivea 
Giovenale: 

. ... si cum magnìs virlutihus affers 

Grande supevcilium .... 

.... cum tota Cartilagine migra . 

Con tali doti s'intenderà facilmente come da ogni grado di persone 
fosse amato, ricercalo ed accolto. INIa questa non era che la scorza del 
Filosofo nel sociale consorzio. A ben più alti concepimenti quella gran- 
d'anima si rivolgeva in secreto. 

Con un piccolo Euclide alla mano, facile a nascondersi, e tenuto 
mezzo aperto, all'ombra di un gran volume di Galeno, che sopravve- 
nendo improvvisamente il padre ricoprir di subito lo potesse; fece si 
rapidi progressi da sé studiando la geometria, che Ostilio Ricci da 
Fermo (il qual n'era al segreto, perchè spiegati glie ne avea gli ele- 
menti ) dovè maravigliato con efficacissime ragioni persuadere a Vin- 
cenzo di lasciarlo finalmente in libertà! 

36 



282 

E come l'xii'iosto el l'ottenne. Sollevato allora da un gran peso, e 
gettando Galeno alle Gemonie, con tale ardore si diede allo studio delle 
matematiche ; che ( legata corrispondenza coi geometri più solenni del- 
l'età sua, ricevendone lodi e incoraggimenti ) potè a venticinque anni, 
cosa straordinaria in quei tempi, esserne eletto Professore in questa 
Università. 

Se lieto allora ei ne fosse, lietissimo il padre, glorioso il Mazzoni; e 
se plauso facessero gli ammiratori e gli amici non è da dirsi: ma saranno 
brevi i suoi vanti, e il magistero più breve. 

Le condizioni dello stato sociale in quei tempi si possono più fa- 
cilmente compiangere, di quello che comprendere agevolmente si pos- 
sano da chi gode il frutto della giustizia e della moderazione dei 
presenti. 

E che valse al grand' uomo di cominciare le sue esperienze dalla ca- 
duta dei gravi , da cui venne la creazione della scienza del moto? Che gli 
valse, quando le ripetè dall'alto del campanile di questa cattedrale che 
Professori e Filosofi, e per testimonianza del Viviani, la Scolaresca tutta 
in gran folla concorresse ad ammirarlo a ad applaudirlo? 

Non era scorso peranco un triennio, che dovè chieder commiato, e 
partire. Qual ne fu la cagione? L'invidia. Né su di essa occorrerà far 
per ora parole, come di cosa, che in tutti gli scritti si aborre; in tutti i 
discorsi si accusa; e pressoché in tutte le azioni si rinnova. 

La verità detta con aperto animo a chi gliela richiese, sul mal 
uso d'una macchina inventata da Don Giovanni de' Medici fratello na- 
turale del Granduca, gli trasse l'odio di quel potente. Gli emuli ne 
profittarono; non mancarono le adulazioni; s'inventarono le calunnie; 
si suscitarono le ire: e alla vendetta della ignoranza fu sacrificato il 
Filosofo . 

E vero ch'alia prova della macchina, più grandi comparvero gli 
orecchi di Mida: ma che prò? La gioventù Toscana perdette per di- 
ciotto anni, cioè per quattro generazioni di scienza, tutta quella istru- 
zione, che in altri lidi ricevettero dalle sue labbra più fortunati di- 
scepoli . 

La Repubblica di Venezia, che malgrado dei vizj inerenti alla na- 
tura della sua Costituzione, l'Alfieri chiamò: 

Del senno uman la più lojigeva Jì glieli 
con maggiore stipendio di quello, che godeva in Pisa, lo condusse a 



285 

Lettore di maternatiche nella Padovana Università. Gli amici partir lo 
videro con dolore; gli ammiratori con rammarico: i Colleghi con gioja: 
il Governo con indifferenza . 

Ospiti Illustri, e qui uniti sotto gli auspicj generosi di un illu- 
minato Sovrano; Voi sapete quello che Tacito impone agli Scrittori 
dei Principi viventi. Voi chiamo dunque in testimonio, che non mac- 
chio di adulazione il mio discorso, se a sua grandissima lode alta- 
mente dichiaro che sotto il regno di Leopoldo II, il Galileo non sarebbe 
partito. 

E questo è il luogo di scendere a parlare d'uno Scritto, che la 
sua gran fama, nel terminar dello scorso secolo trasse in luce dalla di- 
menticanza, in cui meglio era che rimanesse sepolto. Intendo delle 
Considerazioni sulla Gerusalemme Liberata del Tasso. 

Esse, quali sono, mostrano acutezza, critica e dottrina, ma sono 
ugualmente il più delle volte ingiuste, spesso animose , talvolta in- 
solenti . 

Molto a lungo su tal materia potrebbe discorrersi: ma non è que- 
sta né la circostanza, né l'aspettazione, né il tempo: sicché, riducendo 
in breve quello che a dirsi è necessario, comincerò dall' impugnare 
quanto il Monti ne scrisse, riferendole agli ultimi suoi anni . Troppo 
importa il lavarlo da una macchia, che gravissima sarebbe, se non lo 
scusasse la gioventù. Furono scritte nel 1690, e quando il Tasso era 
libero (6). 

Ciò premesso, in primo luogo dirò, che fatte furono per suo uso 
proprio e particolare; non destinate alla stampa: e ciascuno intende 
che non può ad uno scrittore intentarsi pubblico processo de' suoi pri- 
vati pensieri. 

In secondo luogo, troviamo, che quando nel iG4o, con più ma- 
turo giudizio, egli scrisse dell'Orlando e della Gerusalemme al Rinuc- 
cini, si mostra tanto savio critico e ragionatore assennato; quanto è 
passionato e sprezzante nelle Considerazioni . 

Farò in terzo luogo riflettere che, innegabile essendo aver già co- 
minciato nel 1690 la cattiva scuola del Marini: egli tentava inculcando 
lo studio del purgato stile dell'Ariosto di allontanare, o ritardare al- 
meno la irruzione del falso gusto, che minacciava l'Italia. 

(6) Veggasi Proposta, T. I, pag. xxxi, e Venturi, T. I, pag. 9. 



284 

Restano le animose frasi , e gli insolenti sarcasmi contro il gran- 
d' Epico; quello, che superò Virgilio ed Omero nell'ordine; che li emulò 
nei caratteri; ed a cui fu dato, sopra a tutti i poeti del mondo, di 
riunire in Clorinda quanto gli uomini han più di soave, tremendo, ed 
arcano, l'Amore, la Religione, e la Morte. 

E da questo ancora difendere il Galileo si potrebbe, risalendo all'o- 
rigine vera. Essa fu il dispetto e lo sdegno, pel disprezzo dal Tasso mo- 
strato verso i Poeti (7) Toscani, in una stanza poco nota, e che savia- 
mente poi tolse dalla Gerusalemme. Non per questo assolvere lo voglio: 
e concedo di buon animo ch'egli pagasse in quelle Considerazioni un tri- 
buto all'umana natura . 

Verso la fine del i5<j3, riverito giungeva ed acclamato alla nuova 
sua cattedra . 

Rapidamente, (perchè i più felici della sua vita) per lui passa- 
rono gli anni, nei quali a Padova si trattenne, insegnando, facendo 
esperienze, scrivendo. I Trattati di Fortificazione dettati a richiesta 
della Veneta Repubblica; indi quelli di Meccanica, di Gnomonica e di 
Sfera, non furono che preludj. 

Ben altro ritrovato fu quello, dell' Istrumento, con cui distinguere 
e indicare i più piccoli gradi delle mutazioni di caldo e di freddo; e del- 
l' invenzione del Compasso Geometrico; e quello d'armare la Calamita: 
ma non basta. Occhio più acuto della lince, e ingegno più che umano si 
richiedea quando nel 160 f\, all'apparire di nuova stella, nella Costella- 
zione del Serpentario, la mostrò fuori della regione elementare (contro 
l'Aristotelica dottrina ) e molto al di là dei Pianeti (8). Queste utili, 
mirabili, e imprevedute scoperte accrescevano ogni giorno più verso di 
lui la slima, la venerazione, il rispetto. 

I Principi della Veneta Repubblica non solo, ma molti e molti fra 
gli stranieri, si conducevano ad udirlo; e presi mostravansi da straordi- 
nario incauto, allorché disceso dalla maestà della cattedra, dove per- 



(7) È la Stanza, che comincia : E ciò sarà ne' secoli maligni, che può vedersi 
fra le rifiutate del Canto XV. 

(8) Viviani. Sì noti che non intendo di render conto di quanto fece il Galileo 
rispetto alle Scienze, che coltivò: molto meno di farne un Elogio: ma di accennare le 
principali scoperte, ugualmente che i fatti più memorabili della sua vita, e quelli spe- 
cialmente più adattati alla circostanza . 



285 

messo non era che il linguaggio trionfale dei Latini, s'interteneva co' suoi 
discepoli nella canora lingua dell'Arno. 

Ed in questa, colla occasione di esporre i proprj pensamenti in giu- 
ste, chiare, precise, e ben accomodate parole, si aprì la via per creare 
il vero linguaggio della scienza; linguaggio, che usato ed accresciuto 
da' suoi famosi discepoli, serve anch'oggi di modello per le varie tratta- 
zioni dei dotti . 

E in ciò gli furono sommamente d'ajato gli stud] letterarj, che tanto 

facilmente si trascurano da chi alle lettere per professione non si dedica; 
ma che tanto giovarono e giovano sempre anche alle scienze più gravi, 
come non pochi tra ^ oi ne han dato in Italia l'esempio. 

Né parlerò della censura e dell'insolenza del Capra, che a sé volea 
trasferire l'invenzione del Compasso Geometrico: essendone rimasto 
l'impostore colla vergogna e le beffe. 

E vero che dolente se ne mostrò da prima il grand' uomo; e che ne 
versò nelle carte il rammarico: ma dovè poi riflettere che questa è la 
crudele ma necessaria condizione, a cui debbano assoggettarsi le grandi 
aniuie: d'esser cioò tutte fuoco, per esalar le fiamme negli scritti; e mo- 
strarsi di gelo alle insolenze, ed ai pomposi sofismi dei tristi , Fortunati 
quegli uomini, che han la forza di modificar la loro natura! 

Tante mirabili scoperte, tante osservazioni, tanti studj avevano già 
di che dar nome ad una schiera di matematici, non che ad uno solo; al- 
lorché s'intese da un capo all'altro d'Europa, annunziare la scoperta 
più stupenda, come anche la più incredibile. Ed eccone, in parole bre- 
vissime, il modo. 

Udì per caso il Galileo, che da un Olandese, riuniti insieme due 
vetri, guardando ad essi per traverso, si eran vedute ravvicinare le di- 
stanze. Com'è solito degli spiriti eminenti, d'indagar le naturali cagioni 
di effetti straordinarj , medita la notte su quella notizia; nel giorno di 
poi compone l'istrumenlo: nei cinque seguenti lo perfeziona; e nel set- 
timo lo arreca trionfante in ^ enezia. 

Ed in vero qual città riguardarsi potea come più degna di offrire ai 
cristalli (che forzavano gli oggetti ad avvicinarsi) le sue lontane e 
disparate maraviglie? Dall'alto del campanile di S. Marco (al mover 
del magico tubo, che or di qua, or di là s'aggirava) e i Marmorei 
Murazzi opera degna di Roma; e il Lido colle navi prossime a posarsi, 
o pronte a far vela; e l'incresparsi della marina, e il Sol che tremo- 



286 

landò vi brilla; e le sparse isolette d'intorno e le barche sempre in i 

molo che loi* fanno corona; con ammirazione tutta nuova e sempre r 

crescente, venivano a posarsi nell'orbita del doppio cristallo: finché, 
volgendolo più da vicino, vi trionfavano i portenti della Italica Ar- 
chitettura, che nella bella Vinegia vince si spesso la Greca. 

Stupivano e dotti ed indotti, e Senatori e Cittadini: e plaudiva | 

la moltitudine, che al suo discendere dalla sacra torre, lo riguardava 
poco meno, che una Divinità. 

Ma che sono le maraviglie della terra, di contro a quelle del eie- , 

lo? Volge il suo strumento alla Luna? e la riconosce di superficie in- ' 

eguale, piena di prominenze, come di cavità, a somiglianza della terra. 
Scorre la via lattea, e le nebulose? e le scopre una congerie di stelle 
fisse. Altre innumerabili ne discerne incognite e sparse per l'immenso 
azzurro del cielo: Saturno gli appar tricorporeo. Venere falcata; finché 
arrestandosi all'Astro, dove l'Alighieri pose quei beati spiriti, che 

giù, prima 

Che salissero al del far di gran voce. 
Sì di ogni Musa ne sarebbe opima : 
«l'osservò corteggiato da quattro stelle, che gli si aggiravano (9) in- 
cc torno, per orbi determinati e distinti m; stelle, che dimenticando, 
come fan le grandi anime, l'ingiuria ricevuta nella sua ritirata da Pisa, 
chiamò con eterna fama Pianeti Medicei. 

Scossa l'Europa intera all'annunzio di tante novità; chi da primo 
v'ebbe ripugnanza; chi restò nell'incertezza; chi cauto apparse a con- m 

tradirle con iscritture private; chi temerario insorse con pubbliche; ^M 

chiamando sogni, delirj e vanità, quanto poi credere dovettero senza ^H 

restrizione, confusi, e spinti dalla forza di ripetute esperienze. 

Ma perchè l'ostinazione sormonta spesse volte anco l'evidenza più 
manifesta; non mancò taluno, che per negar l'esistenza di quello che 
gli altri vedevano, ricusò di guardare. A questo tempo appartiene l'in- 
venzione anco del Microscopio. 

Dato a quelle stelle il nome di Medicee; e dedicato a Cosimo II 
il Nunzio Sidereo, che ne descrivea la scoperta ed i movimenti; ragion 
voleva che si cercasse di riparare all'antico fallo; e si richiamasse in 
Toscana il grand' uomo. Glie ne fu dunque inviata l'offerta. 

(9) Viviani. 



287 

Da ornai diclolto anni riguardalo egli era come l'onore della Pa- 
dovana Università, come decoro delle Scienze, come cittadino della 
Veneta Repubblica, che lo teneva per figlio. 

Ma, l'aura che si è respirata nella nostra infanzia: gli oggetti che 
per la prima volta si offersero ai nostri occhi; i suoni che primi feri- 
rono i nostri orecchi, ritornandoci di tempo in tempo a memoria, 
talmente il cuore n'accendono di affetto perla terra natale, che presi 
ci sentiamo e trascinali da irresistibile incanto. Stabili dunque d'ac- 
cettarne l'offerta, e consapevoli ne fece gli amici. 

Invano vin uomo savissimo, del quale nei primi suoi anni era stato 
precettore, Francesco Sagredo patrizio, cercò distoglierlo, essendo, gli 
scrivea, le cose niLos>e incerte e dubbiose: aggiungendogli nell'effusione 
del cuore, che nel mar tempestoso, ch'egli andava a percorrere, nes- 
suno ce polca promettersi di non essere dai furiosi venti dell' emulazio- 
« ne, travagliato almeno se non sommerso (io) w. Parole sventurata- 
mente profetiche; ma come quelle della finta Cassandra, per fatalità 
non credute. 

Ed ahi! quante volte il Filosofo dovè poi ridursele a mente; e 
sull'Arno invidiare la Brenta; e nella solitudine di Arcetri rammentar 
l'attenzione dei discepoli, e la frequenza della moltitudine, e l'ambi- 
zione dei Principi stessi, che viaggiando in Europa, non dimentica van 
mai di scendere a Padova, per istringere quella mano, la quale avea 
fabbricato gli strumenti, che rivelavano i segreti del cielo (n). 

Altamente della sua partenza e si adontarono e si dolsero i Vene- 
ziani: che tre sentimenti diversi di cordoglio si riunivano in loro: l'a- 
marezza d'essere abbandonali: il dispetto d'esser posposti: la certezza, 
o il timore almeno, che avrebbe in patria incontrato la sorte di Dante, 
o di Michelangelo: di INIichelangelo, io dico, il cai mirabil Davidde, ap- 
pena scoperto, e biasimalo dagl'invidiosi, fu fatto segno ai sassi della 
moltitudine folle ed ignara: obbrobrio poco noto, ma non però meno 
vero (12). 

Larghe furono le condizioni, colle quali fu richiamalo in Firenze 



(10) Nelli, pag. 266. 

(11) Nelli, e Viviani. 

(12) Si trova la narrazione di questo fatto al Voi. VI, anno 1504, delle Storie 
Fiorentine di 3Iarco Parenti MSS, nella Magliabecliiana . 



2S8 

il gran Filosofo: molte le accoglienze, precedute dal donativi: che il 
Granduca Cosimo II era d'indole benigna, e lo riveriva ed amava. 

E nell'afFetto e nella stima concorreva Curzio Picchena, che reg- 
geva i pubblici affari, uomo di Stato e di Lettere, non geloso della sua 
gloria: e la Barbara degli Albizzi, che colla avvenenza della persona e 
colle grazie, compensava la mediocrità del poetico ingegno: e il Cieco 
Strozzi elegante e puro scrittore: e il Rinuccini valentissimo nella Lirica 
drammatica; i quali tutti fecero a gara per accarezzarlo ed applaudirlo. 
Parvero dunque in Firenze riaperti al suo giungere i giardini di 
Academo. Nuovo Platone ei presedeva ai banchetti; e alle giovani donne 
insegnava come adornare lo spirito: agli studiosi di filosofia come cercar 
la verità coli' esame: ai pittori, come dirigere la composizione e armo- 
nizzare il colorito: ai poeti ripeteva che lo stile è arte, né vi ha poesia 
senza stile: agli oratori che vana è la facondia, senza la chiarezza e la 
forza: ai musici, che le note accompagnar debbono e non dirigere l'e- 
spressione della parola: mentre avvolte nelle paterne melodie godeva di 
udire da' suoi discepoli le grandi scene della Divina Commedia: sicché ac- 
compagnate dalla musica, più grandi e maestose apparivano e l'efferata 
disperazione di Ugolino, la profonda querimonia di Pier delle Vigne, e 
il melanconico e direi quasi soave dolor di Francesca (i3). 

Tacquero almeno per poco, e per poco dal macchinar si ristettero 
gli emuli suoi: lasciarono che, preceduto da molta fama nel seguente 
anno a Roma si conducesse; che con molto favore vi dimostrasse le sue 
scoperte; che i più increduli si ricredessero; che con onori grandissimi 
ricevuto fosse tra i Lincei: e per maggior trionfo, che il Cardinal Bar- 
berini scrivesse versi latini in sua lode (i4)' Ma tutto ciò che gli valse? 
Gli antichi, che avvolsero le morali verità nelle vesti della Favola, ben 
avrebbero potuto attribuire i cento occhi di Argo all'Invidia. Essa ve- 
glia sempre, né si addormenta giammai. 

Non fu appena tornato a Firenze, dove fece pubblico il suo Di- 
scorso, ce intorno alle cose, che stanno sull'acqua, o che in quella si mo- 
cc vono>i; che già era preparata la guerra: le armi apprestate e scelti i 
capitani; e ( poiché la guerra era a parole ) pronta la moltitudine ad ac- 
correre e schiamazzare, come gli augelli notturni all'annunziarsi del Sole . 



(13) Vincenzo avea posti que' luoghi in musica. 

(14) Trovansi nell'edizione di Bologna, e nel Venturi, T. II, pag. 81. 



289 

Primo fu col suo libercolo un Corresio greco : a lui succedette un 
lungo discorso apologetico d'un Lodovico delle Colombe: e al delle Co- 
lombe venner dietro non meno nojose considerazioni d'un Vincenzo di 
Grazia . 

Delle Colombe ! Vincenzo di Grazia ! Corresio! Trovasi alcuno tra 
Voi che abbia studiato i loro scritti? che abbia in memoria uno solo dei 
loro argomenti? anzi che si sovvenga pur, dove stampati furono la prima 
volta i nojosi ed insolenti lor libriciattoli? Ebbene, erano essi gli osti- 
nati persecutori del grand' uomo . Misera condizione degli spiriti emi- 
nenti ! Cotesti sciagurati eran pure uditi, applauditi e protetti! E prova 
ne sia, che un più sciagurato di loro, detto per ischerno Pippione, 
dettate avendo le sue stoltezze in latino , furono immantinente non so, 
se con istoltezza o iniquità maggiore, tradotte in italiano: e da chi? da 
un tal Monsignor d'Elei, Provveditore indegno di questa Università. E 
come se piccola fosse stata tanta vergogna, ei ne offrì la dedica alla Gran- 
duchessa Maddalena, che l'accettò . 

Questo dovea mostrare al Galileo quale avvenire gli sovrastava ; ma 
sventuratamente era tardi . 

Rispose alle opposizioni il Padre Castelli, stato già suo discepolo: 
vi aggiunse il Filosofo le sue postille: le ragioni erano evidenti: la ve- 
rità trionfante; ma che valse ella mai, contro gli od], la rabbia e la 
malignità? 

Or contro gli od] e la malignità; contro l'ira, che deriva, o derivar 
può molte volte da falsi supposti, e da mal riferiti giudizj ; con ragio- 
ne, dai Savj dell'Alemagna istituite furono queste annuali Scientifiche 
Radunanze; di cui date oggi, o Signori, nella città nostra per la prima 
volta l'esempio. Così gli uomini fra loro avvicinandosi, e la mano strin- 
gendosi, e perdonandosi scambievolmente i difetti , pur troppo inerenti 
all'umana natura, sembra che ( posando il piede nella terra eletta all'a- 
raichevol consorzio ) seco portino la condizione di tributare la stima 
debita all'opere, dove i pregi superano i difetti; e rendere alta e generosa 
giustizia, dovunque apparisca il sapere ed il merito. 

Abbastanza l' Italia grandi e moltiplici esempj ebbe ornai del con- 
trario ! Le indagini, le ricerche, le osservazioni, gli utili ritrovati, e 
quanto in una parola forma lo scopo delle scienze tutte, da qui avanti ot- 
tener dovrà quella dovuta porzione di lode; che la malevolenza bastò 
per contrastar tante volte! 

37 



290 

Quanto minor numero di letterarie ingiustizie nella storia si legge- 
rebbe, se più antico principio avesse avuto questa benefica istituzione! 
Quanti meno dolori avrebbero ricevuto le anime troppo delicate, offese 
da ingiuste ed aspre censure; non sapendo, come un vecchio soldato, 
sostener animosi nelle guance il ribrezzo della bufera. 

E poiché ( come Tullio insegnava, e il Galileo dava l'esempio ) le 
Arti, le Scienze e le Lettere hanno un tal qual vincolo di cognazione fra 
loro; non si sarebbero in Italia vedute le scandalose dicerìe del Castel- 
vetro e del Caro: il Mecenate dell'Ariosto, temendo un pronto e severo 
giudizio, attentato non si sarebbe di balestrare quel turpissimo scherno : 
gì' Infarinati e gl'Inferrigni avrebbero assai riflettuto, innanzi di chiamar 
la Gerusalemme un dormentorio di frati: il Bettinelli ver^oanato si sa- 
rebbe di scrivere le Virgiliane, il Mollo la parodìa dell'Alfieri : e taccio 
di altre ingiustizie a noi più prossime, per risalire al delle Colombe, al 
Corresio e al di Grazia, che in mezzo di Voi, non che insorgere contro 
un Galileo, non avrebbero osato d'alzar le palpebre. 

Così non avveniva in quei tempi infelici: e dietro ad essi, si accre- 
sceva ogni giorno il numero de' suoi nemici e contradittori . Vennero 
quindi in campo e un Pomorance professore di filosofia, e un Paparoni 
di fisica, nomi dimenticati, disprezzati, sepolti: veri Lilliputti attorno 
ai pie d'un gigante. L'iniquità solo dei tempi obbligar poteva il grand'uo- 
mo a udire le loro ciance, e condannarlo a ribatterle. 

Ma perchè dovesse prostrar l'animo a queste ree controversie; non 
tralasciava di cercar sempre, e di ottenere nuovi resultati dalle antiche 
scoperte, come d'indagarne delle nuove. 

Trovò dunque verso questo tempo, che delle macchie apparivano 
nel Sole, e ne scrisse: inventò poscia un nuovo Occhiale per la naviga- 
zione: come per essa, investigato avendo varj accidenti nei Pianetini di 
Giove, si propose di applicarli a determinare le Longitudini : scoperta 
immensa ed inapprezzabile: le cui Tavole continuate non poterono da 
lui condursi a termine; ma, coH'ajuto di chi venne di poi, servirono fino 
allo scorso secolo di norma e d'ajuto ai navigatori . 

Le censure però sulle Galleggianti, e altri che susseguirono sulle 
macchie Solari, non eran che i primi principj della guerra, la quale a 
morte omai dichiarala gli avevano i suoi crudeli nemici . 

Udendo essi come disputava sovente sul Sistema Copernicano; sa- 
pendo che fino da Padova ne aveva scritto al Keplero e al Mazzoni; 



l 



29i 

fidati nel senso letterale delle sacre Scritture, pensarono d'aver trovato 
la via di ruinarlo ; né s'ingannarono . 

Cominciò il Padre Caccini,che dal sacro pergamo ( da cui non debbe 
annunziarsi che la divina parola ) osò designarlo con insolenza. Il Galileo 
n'ebbe scuse dal Generale dell'Ordine (i5): né d'altro si parlò per allora. 
Ma quando egli scrisse una Lettera al Padre Castelli, e due quindi a 
Monsignor Dini sul Sistema Copernicano (16); e quando poi fece pubblica 
l'altra famosa a Madama Cristina: lacerandola e dilaniandola i suoi ne- 
mici, egli credè bene di sottoporre le sue dottrine alla Censura Roma- 
na (17), che per mezzo del Cardinal Bellarmino gli fece rispondere, e 
n'ebbe carta da lui sottoscritta, che la Dottrina Copernicana non polca 
ne tenersi, tic difendersi . Ciò avveniva ai tempi di Paolo V. 

Voi, tutto questo sapete: come sapete ugualmente, che nel \Gif\ 
passando il Cardinale HohenzoUer di Firenze (18), gli fece intendere che 
il Cardinal Barberini, « assunto alla tiara sotto il nome di Urbano Vili, 

(15) Il Padre Maraffi, Generale dei Domenicani, scrisse al Galileo ne' 10 Gen- 
najo 1615: « Dello scandolo seguito ho inteso infinito disgusto, e tanto più che l'au- 
€ tore n'è slato un frate della mia religione; perchè, per mia disgrazia, sto a parte 
€ di tutte le bestialità che posson fare e che fanno trenta o quaranta mila frati. An- 
« Cora che io sapessi la qualità dell'uomo attissimo a essere smosso, e le condizioni di 
« chi l'ha forse persuaso, ad ogni modo non avrei creduto tanta pazzia » ec. Venturi, 
T. I. pag. 219. 

(16) Monsignor Ciampoli cosi scriveva al Galileo, nei 28 Febbrajo 1613: «Il 
« Cardinal Barberini (poi Urbano Vili) il quale, com'ella sa per esperienza ha sempre 
€ ammirato il suo valore, mi diceva jerisera che stimerebbe in queste opinioni maggior 
€ cautela il non uscire dalle ragioni di Tolomeo, o del Copernico, o finalmente che non 
e eccedessero i limiti fisici, o matematici » ec. 

E Monsignor Din! gli rispose; a II Signor Cardinal Bellarmino mi disse sponla- 
€ neamente queste parole: Delle cose del Signor Galileo non sento che se ne parli più: 
« e s'egli seguiterà a farlo come malemaUco , spero non gli sarà dato fastidio .... 
ib. pag. 220-21. 

(17) Veggasi per tutta la storia di questi avvenimenti preliminari il Venturi 
T. I. pag. 257 e segg. , premettendo per altro ( ib. pag. 220 ) che il Ciampoli scrisse 
al Galileo ne' 21 Marzo , anno stesso : a Sono stato questa mattina con Monsignor Dini 
€ dal Sig. Cardinale del Monte, il quale la stima singolarmente e le mostra affetto 
« straordinario. S. S. Illustrissima diceva di averne tenuto lungo ragionamento col Si- 
« gnor Cardinal Bellarmino, e ci concludeva, che quando ella tratterà del Sistema 
« Copernicano , e delle sue dimostrazioni ( senza entrare nelle Scritture . . . . ) non ci 
« dovià essere contrarietà veruna » ec. 

(18) Venturi, T. II, p. 178. 



292 

c< grandissima venerazione portava alla memoria di Niccolò Copernico»: 
e gli aggiunse, avere lo stesso Pontefice ( cosa confermatagli poi dal P. 
Castelli (19) ) pronunziato circa la condanna dell'opinione Copernicana 
queste solenni parole : «Non fu mai nostra intenzione: e se fosse toccato 
ce a noi, non si sarebbe fatto quel Decreto ». 

Affidatosi a tali notizie, il Galileo prese a scrivere i Dialoghi celebri 
sul sistema del mondo, che prima riveduti e approvati; e quindi condan- 
nati e proscritti lo involsero in un mar di sventure , 

Le minute particolarità di quella controversia dolorosa sono più 
proprie del Biografo (20), che dell'Oratore: ma fermandomi sui resultati, 
mi basterà di stabilire due grandi verità; per le quali soffrite che invochi 
tutta la vostra attenzione . 

La prima si è, che ( quantunque il Galileo persuaso fosse della verità 
del Sistema Copernicano) considerando l'infelicità de' tempi suoi nell'u- 
niversale ignoranza; non avendo in mano la forza per costringere le 
menti, ma sperando che i progressi delle nozioni astronomiche avrebbero 
mostrato la fallacia delle opinioni di Tolomeo; riflettendo in fine, che 
non trattavasi d'una dottrina, da cui derivasse un grande assioma di 
morale, né da cui dipendesse il ben essere degli uomini : savio com'era, 
non prese mai a sostenere e difendere la Dottrina Copernicana come 
tesi, ma ne trattò come ipotesi sempre. E questo è un fatto impugna- 
bile, perchè si prova non già con deduzione di argomenti lontani, o in- 
certi ; ma coli' espressione chiara e semplice delle sue stesse parole . 

E queste furono, ( nella Prefazione dei Dialoghi ) che intende di 
procedere in pura ipotesi matematica : e nella Lettera, ch'egli scrisse al 
Maestro del Sacro Palazzo; quando sottopose il suo MS. alla Romana 
censura « d'esser pronto a nominar quei pensieri col titolo di chimere, 
et sogni, paralogismi, e vane fantasie: rimettendo e sottoponendo tutto 
ce all'assoluta sapienza e certa dottrina delle scienze superiori » (21)- 

Dopo la qual dichiarazione, altamente proclamata innanzi la pub- 
blicazione dei Dialoghi, e che fu l'ultima, prima della sua chiamata in 
Roma; nessuno, che abbia sano intelletto, potrà mai asserire, e mollo più 

(19) Venturi, Tom. II, pag. 115. 

(20) Se avrò tempo e vita mi propongo di scrivere un Saggio sulla Vita civile 
di Galileo. Per ora mi limito a rimettere i miei lettori ai Documenti pubblicati dal 
Venturi, T. II, pag. 110 a 200. 

(21) Venturi, T. II, pag. 115. 



295 

accagionare potrà la bell'anima, e l'ingenuo carattere del Galileo, d'es- 
sersi disdetto; molto meno d'avere abiurato: perchè uno disdiisi non 
può di quello che non ha mai detto, né abiurare una dottrina, che non 
ha mai sostenuta . Sì lascino dunque queste frasi al volgo indotto; o alla 
gran moltitudine dei dotti volgari; che le storie non leggon col senno, 
ma ne sfiorano cogli occhi la superficie . Quando fu chiamato in Roma 
dinanzi al Tribunale Ecclesiastico ( a render conto più dell'intenzio- 
ne (22), che del senso letterale de' Dialoghi ) ripetendo egli che inten- 
deva di essere, e voler continuare ad esser cattolico (20); non diede che 
una più esplicita conferma di quanto aveva protestato, e protestava ; di 
non aver cioè mai « asserito vero il Sistema Copernicano, ma d'averne 
« sol disputato 33. 

L'altra verità, non meno importante, si è, che i Dialoghi furono il 
pretesto, non la causa delle sue sventure. La causa segreta fu un'atroce 
calunnia, falsamente appostagli, e creduta vera. Sicché non al Sistema 
Copernicano, ma alla perfidia de' suoi nemici si debbe imputar quanto 
avvenne . 

La querela non insorse tra il Filosofo e la Chiesa, che non ha mai 
condannato il Sistema Copernicano , ( perchè l' Inquisizione non è la 
Chiesa, né i suoi decreti son dogmi) ma tra il Galileo calunniato e l'uomo 
potentissimo, a cui si fece credere d'essere stato offeso; d'esserlo stato 
indegnamente, con ingratitudine (perchè Urbano Vili lo avea beneficato, 
e scritto in sua lode ): d'esserlo stato nel più vivo dell'animo, col dispre- 



(22) Ecco le parole originali del Decreto : a Cura vero nobis videretur , non esse 
€ a te integram veritatem pronunciatam circa tuam intentionem. . . . d 

(23) Prosegue il Decreto: « Judicavimus necesse esse venire ad examen rigoro- 
« sum tui . . . . in quo respondisti Catholice » . 

E il Bonamici nella sua Relazione, clie il Venturi riporta ( T. II, pag. 178 ) 
scrive a Hanno fatto andare il Galileo nella Congregazione del S. Ufizio, ed abjurare 
« formalmente l'opinione di Copernico, ancorché egli non ne avesse bisogno; poiché 
non l'asseriva, ma disputava . Vedendosi il Galileo astringere a quello , che non avria 
a mai creduto .... supplicò i Cardinali .... che eccettuassero due punti , e poi faces- 
a sero dirgli quanto volevano. L'uno, che non facessero dirgli di non esser cattolico, 
« perché era e voleva esser tale a dispetto di tutto il mondo; l'altro, che non poteva 
« dire di avere ingannato nessuno, e specialmente nella pubblicazione del suo libro, il 
« quale aveva sottoposto alle censure ecclesiastiche, e conforme all' approvazione, fattolo 
« stampare » ec. 



294 

glo e lo scherno, designandolo nei Dialoghi sotto il personaggio di Sim- 
plicio (24). 

Le calunnie , anche trionfantemente ribattute , lascian sempre la 
margine della ferita: ma quando ribatter non si possono, che con una 
semplice denegazione ( per lo più non creduta ) mantengono la ferita 
sanguinosa e palpitante sino alla morte (^5) . 

Ciò posto, e considerate le umane condizioni a quell'età, si com- 
prende come insorger doveva contro di lui cosi furiosa tempesta . Si 
cercarono i modi tutti per convincerlo di disubbidienza: si presero i 
Dialoghi come fondamento d'accusa: si scrutarono a fondo sino a' più 
intimi nascondigli delle sue segrete intenzioni (26): e in quel conflitto, 
poco mancò che il fulmine ('27), che gli ondeggiò minaccioso sul capo, 
non piombasse a colpire quella venerabile fronte canuta. 

Ed era pur quella fronte, su cui l'Eterna Sapienza imposto aveva 
la sua mano, e detto: %a nel mondo, ed insegna. 

E il Newton, e l'Eulero e l'Eugenio (per non parlar dei minori) 
sino al La Place, ed al Lagrange nostro, fanno luminosa testimonianza 
di come aveva insegnato. 

Salvo appena dal furore di tanta procella; senza appoggio, e senza 
difesa; impostogli eterno silenzio; chiuse le labbra, e obbedì. 

(24) Il fatto di questa calunnia è tanto vero, che il Padre Castelli cosi scriveva 
al Galileo, il 22 Dicembre 1635; ... « Ho cominciato a sincerare il Sig. Cardinale An- 
« ionio ( e ha mostrato d'averlo avuto caro ) che la calunnia data a VS. ch'ella nei 
a suoi Dialoghi abbia per Simplicio voluto intendere quella Persona, eh' è degna del 
« sommo onore, ho dico sincerata S. E. in modo, com'è la verità, che questa calunnia 
a è falsissima: ec. » Venturi, T. II, pag. 191. 

(25)11 Papa, sventuratamente pel Galileo, credè vera la calunnia. Si vegga su questo 
particolare quanto scrive il Venturi a p. 146 in nota, e a p. 193 e 195 del Tomo II. Una 
lettera poi della più grande importanza trovasi a carte 191, del 12 Luglio 1636, del 
Padre Castelli al Galileo, dove gli dice: a Io son sicuro che VS. leggerà questa mia con 
« franchezza d'animo, colla quale si è sempre governata ne' suoi travagli. Però le fo sa- 
a pere, come, dopo aver piìi volte . . . sincerato il Cardinal Barberini, che VS. non ha 
« mai avuto pure un minimo pensiero di offendere, né di vilipendere la Santità di N. S.... 
« e che questa macchina de' suoi nemici l'avea trafitta fino all'anima . . . Jeri mattina il 
« Sig. Ambasciator di Francia all' udienza di Sua Santità fece la medesima sincerazione a 
€ N. S. ec. ec. ...Nostro Signore disse queste precise parole: lo crediamo, lo crediamo ». 

Dalla qual risposta si laconica chiaramente apparisce che poco l'aveva creduto . 

(26) Vedasi sopra nota (22). 

(27) Vedasi sopra nota (23). 



295 

Ciò da' suoi nemici oltenulo, parea che cessar dovesse ogn'impeto 
d'ira. Tanta rassegnazione e tanta bontà, tanta abnegazione di se slesso 
e tanta pazienza, avevano di che disarmare qualunque collera, ed acque- 
tar qualunque dispetto. E pure s'infierì nella pena: e lo sdegno non 
si disarmò né per tempo, né per casi. In punizione di colpe, ch'egli 
era conscio a se medesimo di non aver commesse, udì, senz'aspettarlo, 
condannarsi alla rilegazione e all'esilio, che per afflizione maggiore, 
(poiché in lui nutriva la speranza) s'ingiunse a beneplacito, allorché 
doveva esser perpetuo. 

Ma le tribolazioni delle grandi anime servono sempre di slimolo 
alle grandi virtù; le quali come l'oro nel fuoco si fanno più risplen- 
denti e più pure. Esse ne accompagnano la vita, per ammaestramento 
della posterità: esse ne illuminano il sepolcro, come emblema di quella 
luce, che le circonda in un mondo migliore. 

E dirò, senza timore d'ingannarmi, che se al grand' Uomo fosse 
mancata questa ultima prova, mancata sarebbe la parte più splendida 
della intemerata sua gloria. 

Trascorso il primo istante di stupore; dato il primo sfogo al cor- 
doglio: sino al momento, in cui piacque all'Eterno di ricongiungere 
l'altissimo spirilo alla parte più pura del cielo; non fuvvi mese, non 
giorno , non ora , in cui non si rinnovasse la lotta fra il rigore e la 
sofferenza, tra la durezza e la magnanimità. iSon un lamento da lui si 
udì, non un'esclamazione, non un sospiro: e ciò dovrà parer più mi- 
rabile, quando nuovi eran sempre e non aspettati i rigori . 

Assegnatagli la sua villa d'Arcetri per carcere; partendo « si av- 
ce verte, dove si fermi di non conversar con alcuno 53 (28). 

Si fa supplica dopo un anno, per un alleviamento di pena: e in ri- 
sposta «gli si minaccia un gastigo, se oserà chieder permesso d'uscirne". 
Vuol di nuovo stampare il Discorso notissimo sulle Galleggianti; 
e gli s'intima ce esservi divieto de edilis et edendis, per lui ». 

Sull'attestazione di medici , gli si concede di farsi a Firenze tra- 
sportare per curarsi; ma non é appena migliorato, che render si debbe 
al confino. S'invoca la pietà; tutte le orecchie son sorde. 

Che più? quando aggravato dagli anni, dimanderà del Castelli, 
prediletto discepolo, per comunicargli i suoi pensamenti; non l'otterrà 

(28) Tutte le particolarità qui accennate possono vedersi nel Nelli. 



296 

che ce a condizione di fare assistere un testimone ai loro colloqiij »: e 
quando sentirassi alla fine de' suoi giorni, e vorrà dettare le sue ultime 
volontà, si tenterà d'impedirglielo! 

Tante strettezze e contrasti, e nelle più lievi cose tante opposizioni 
e difficoltà, aveano di che stancare qualunque sofferenza, e vincere ogni 
determinazione; ma impavido sino agli estremi sopportò quel lungo e 
trionfai martirio della filosofia. 

E ciò , che debbe accrescere la stima, il rispetto e la venerazione 
per tanto uomo, si è il vederlo non intermettere i suoi studj: saper che 
indefessamente continuò l'esperienze; e che tornò con giovenile ardore 
a quel mirabil ritrovato di determinare le Longitudini per mezzo dei 
Pianetini di Giove: cosi verificando, dopo Socrate, Boezio e pochi altri, 
la verità dell'antica sentenza: Non esservi spettacolo più sovrumano di 
quello, che presenta una grande anima messa a contrasto coll'avversilà. 

Parea che sino al fondo egli ne avesse vuotata la tazza; ma per gli 
estremi suoi anni rimanea la maggiore. Quegli occhi, che aveano tante 
volte interrogato la natura, ed a cui pressoché sempre ell'avea fedel- 
mente risposto: quegli occhi poco a poco si velano: e come il concerto 
d'una musica, che a grado a grado dagli orecchi si allontana; lo spetta- 
colo dell'universo da quelli scomparisce per sempre. 

Ma invano è travagliato da dolori acerbissimi per le membra, sì che 
gli tolgono il sonno; invano gli ardono le palpebre con insopportabil 
molestia. Più viva sfolgoreggia la luce della mente, che ai pochi ( ai quali 
è dato di stargli intorno ) comunicava innanzi alla morte la miglior parte 
di sé . 

Ma che dissi? Un nome vano, e vuoto di senso è la morte, per chi 
lasciò tanta gloria. Inestinguibile come una stella, la bella e grande 
anima sua, tutta restò nelle opere; e son le sembianze in quel Simulacro. 
Ad esso dunque, Voi tutti, appressatevi: e primi Voi, che ve ne di- 
videste l'eredità. Che più indugiate? appressatevi. Toccando devoti e 
riverenti quel marmo; forse ne balzerà qualche scintilla, che spargerà 
nuove fiamme per tutta Italia; alla cui gloria è consacrata la solennità 
di questo bel giorno. 



BIOGRAFIA 



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38 



Jr iniva Ranieri Cerbi la propria carriera con uno di quegli atti su- 
blimi, che soli sono suflicienti a segnalare la lode di tutta la vita, ed 
in gloriose fatiche a prò della Patria esauriva le languide rimanenti 
forze con inaudito coraggio. Erano ai valorosi sforzi testimoni tutti 
coloro che fiorirono in Pisa il primo Consesso degli Scienziati Italiani, 
e questi con un solo detto attestando i di lui meriti faran giudizio che 
sarà sanzionato dalla posterità. Al mio cuore che co' doveri di concit- 
tadino, oltre quelli di discepolo ed allievo, ricorda ancor quei di col- 
lega ed amico, il tentare di far eco al giusto elogio che tutta Italia 
tributa al mancato Presidente è ufficio tanto gradito quanto sensibile. 
Che se per un lato il debito al maestro ed all'amico, mi pone in dub- 
bio di defraudarne la memoria in qualche dovuta lode, per l'altro mi 
rinfranca il pensiero che le opere sue parlano manifestamente, e a non 
tradire il vero basta che io mi tenga nei confini di una semplice isto- 
rica esposizione. Vorrei che il dir mio rilevasse , come Egli di squisito 
gusto fosse dotato per le cose letterarie; quanto esatto ragionatore 
nelle scienze apparisse, ed utile all'insegnamento della Fisica, e come 
a tanti meriti facesse corona la più esemplare integrità di costumi e 
di vita. Imperocché della perdita di sì distinto personaggio le lettere, 
le scieme, e la società m' è duopo simultaneamente compassionare. 

Nacque Ranieri da Ciò. Battista Cerbi, e da Maria Matteini nel- 
l'ameno villaggio chiamato Chiesina, posto alle falde dell'Appennino, e 



500 

poco distante dalla città di Plstoja, Il 16 Luglio 1763. La condizione 
e il luogo della nascita non favorirono l'educazione, che dovea darsi 
alla mente del giovine: pure non sono mai questi ostacoli insupera- 
bili per un ingegno che si ha da distinguere, e meno lo furono allora 
essendo il buon padre disposto a valersi della comoda posizione in che la 
fortuna l'avea collocato, e a non risparmiare spesa per coltivare la mente 
del figlio, che fin sulle prime agli studj mostrossi pieghevole. Saranno 
cjuelle certamente state cagione della prima direzione che gli fu data, 
giacché come porta l'uso comune di quei genitori campagnoli, che si 
sentono mossi da gentil tocco per l'educazione de' figli, videsi il nostro 
Ranieri volto alla carriera ecclesiastica . Quindi per tempo trovossi Egli 
in grado di abbellire con erudizione la mente, e di addolcire il cuore 
con sensi di carità; qualità che sempre dappoi in lui rifulsero eminen- 
temente. Nel patrio Seminario vescovile, che allora era in grandis- 
simo credito, ricevè insieme coli' educazione la prima istruzione si negli 
studj dell'amena letteratura, che nei filosofici. Mentre in quell'epoca 
si andava riformando le dottrine sul Calorico con vedute più speri- 
mentali e meno ipotetiche, ed alle teoriche di Sihal e di Boerahave 
si sostituiva le belle scoperte di Crawford, di Schede, e di Lavoisier; 
per quanto fosse la Chimica padrona dello spazioso campo delle scienze 
naturali, e fuori d' Ilalia medici, fisici, botanici, naturalisti tutti si 
occupassero di questioni chimiche, e le Accademie tutte ne risuonas- 
sero; pure la nostra Ilalia che aveva anche a ciò la prima date le 
mosse con le opere del Guglielmini, del Poli, del Beccari e di altri 
non partecipava dell'entusiasmo generale. E Ranieri che aveva intesa 
la mente a quelli studj che maggior merito potevano darli nella So- 
cietà, rivolse alle lettere ogni animo, letterati essendo tutti quelli che 
godevano maggiore reputazione. Non lasciò di attendere alla Geometria 
e alla Filosofia in generale; anzi tanto gustò della sublimità dei loro 
ragionamenti da invogliarsi di ritornare a quelle appena avesse trovato 
modo di porvi mano estesamente. L'opportunità gli si mostrava per lo 
studio della letteratura, e ne colse il frutto; che di quanto esso ha di 
bello, soave e pregiabile Egli si fece esperto conoscitore. E come 
allora la lingua del Lazio era la parte letteraria a preferenza coltivata, 
in quella tanto affinò il gusto che sommamente slimato ne venne, 
non tanto in quel primo periodo di vita, quanto nel successivo tempo 
finché visse. 



501 

Questo suo genio per le lettere dette la prima mossa perchè Egli 
si occupasse nella pubblica istruzione; esso valse a procurarli il favore 
dei dotti; e sempre qual bell'ornamento l'onorò e distinse. Realmente 
fatta già nota l'abililàdel Gerbi il Vescovo Scipione Ricci, personaggio 
eultissimo, e vigile per mantenere in credito gli studj, e arricchire il 
Clero pistojese non meno che il Seminario di Sapienti, lo impegnò ad 
assumere la carica di lettore di eloquenza. Onorevolmente Egli in questa 
diporlossi, sebbene solo la tenesse quanto servir poteva a dimostrarlo 
espertissimo, ed a pubblicare il suo squisito gusto per gli ameni studj. 
Era destinalo a promovere in più elevato grado la pubblica istruzione, 
e gli studj che all'ameni là e piacevolezza uniscono il severo fdosofico ra- 
gionamento. Astretto pertanto da una vacillante salute, e da una gra- 
cile complessione a mutare aria e modo di vivere, lasciò quella lusin- 
ghiera situazione nel Seminario di Plstoja, e si trasferi a Pisa con animo 
d'incontrarne una più gloriosa, e di provvedere ad un tempo alla pro- 
pria salute. Conosceva la lingua greca, sapeva la francese e l'inglese, e 
in generale aveva una bella raccomandazione nella cultura letteraria, 
che lo facea distinguere fra gli altri scolari, e gli cattivava a prefe- 
renza l'amore dei maestri. E questa credo essere stata la cagione, 
che il Bianucci Professore celebre non meno per la Fisica, che per 
l'amore alle belle lettere, gli si affezionò qual padre, e lo voleva quasi 
sempre presso di se per ragionare delle bellezze della letteratura, 
non meno che delle scientifiche dottrine. Nel corretto parlare e scri- 
vere del Gerbi, e nella erudizione che usò non ricercata, compariva 
ai men veggenti la cultura della sua mente con quella forza che ai 
più restii impone stima e rispetto. Non amò gonjQezza di termini o 
manierati periodi, ma precisione e semplicità in quelli, in questi flui- 
dità e naturalezza. Apprezzò il bello da qualunque fonte fosse deri- 
vato, e nella sua mente fé' tesoro dei modi più pregiabili, che gli 
oratori ed i poeti antichi e moderni ci hanno lasciati. Leggeva molto, 
e nell'usare con persone eultissime utilmente spendea que' pochi istanti, 
che a tanta applicazione erano necessario riposo . Per cui lo vedeste 
sempre attorniato dai dotti, e spesso consultato dai suoi contempo- 
ranei sul pregio di opere letterarie (i). Lo udiste in modo evidente 
ed ornato esprimere le sue idee non solo nel conversare familiare, ma 

(l) Ciò si rileva anche dalle lettere che il Gerbi serbava tra i suoi fogli. 



502 

anche quando insegnando svolse i più difliclll e scabrosi argomenti . 
Tutti accorsero con sollecitudine ed animo d' imparare quando, lasciati 
talvolta quei semplici modi convenienti alla scuola che d'ordinario 
soleva seguire per facilitare l'intelligenza ai suoi discepoli, trattò dalla 
cattedra coU'ldioma nazionale un qualche soggetto scientifico, o quando 
si produsse al pubblico per funzioni accademiche con qualche sua la- 
tina orazione. Saranno per mollo tempo rammentate nell'Università 
di Pisa le lezioni del Gerbi sulla teorica pneumatica del Calorico, 
sulla credibilità delle dottrine del Rumford, sul confronto delle due 
teoriche Frankliniana e Simmeriana nell'elettricità; e ricorderassi come 
per rilevare i pregi, o i difetti di una qualche parte di scienza a grado 
a grado animandosi l'energica mente spiegasse quella ingenita forza 
che il gelo della vecchiezza non avea potuto sopprimere. Ognuno al 
sentire i discorsi che faceva in latino ad occasione di lauree dottorali, 
avrebbe detto Egli ha il bello stile del romano difensore di Marcello 
e di Ardila: il letterato avrebbe riconosciuto nel dir suo elegante 
dispersa naturalmente quella larga messe di classiche avite bellezze: 
avrebbe l'erudito notata l'esattezza e l'abbondanza delle cognizioni 
istoriche leggiadramente disposte: né sarebbe sfuggito al filosofo l'in- 
teresse del soggetto, l'evidenti conseguenze delle premesse, l'unità, 
e quant'altro può l'arte oratoria desiderare. Erano sì la lingua latina 
che l'italiana nella sua bocca piene di dolcezza , e di voci vivissime, 
atte a schiudere con tutta precisione e chiarezza i penetrali della Fi- 
sica . Fanno senza dubbio onore all' Italia le sue opere stampate ancor 
come monumenti di scienza, scritte con purissimi termini e adat- 
tato stile in un tempo in cui il bell'idioma fu guasto dalla corrut- 
tela francese: quando l'Accademia Italiana per impedire la decadenza 
della lingua decretò un premio a chi indicasse le cause del deperi- 
mento, ed i mezzi per impedirlo. Bene si appose il dotto che n'ebbe 
la palma ponendo fra quelle cause « il subisso di tante cattive tra- 
ce dazioni franzesi che inondarono l'Italia, nelle quali colle sole cadenze 
ce italiane riman tutto il colore e il costrutto franzese .... ed i tanti 
ce trattati di scienze, e delle fìsiche specialmente, che si adoperano per 
ce le scuole », dei quali non ve n'avea pur uno che tenesse della toscana 
eloquenza . Posso io dire che ne uscisse poi in Fisica quell'uno del Gerbi, 
il quale è valuto in questa parte a mostrare agli amatori delle scienze 
come è concesso astenerci dal total precipizio che ci minaccia il con- 



303 

llnuo uso delle opere francesi, e delle loro pessime traduzioni. Preci- 
pizio che pur si arrestasse alle sole parole; ma coli' abbandono del lungo 
periodare nazionale, toglie il solido dello scientifico ragionamento! 

Dissi che Ranieri tuttora giovine si decise di recarsi a Pisa. Lo 
che fu principalmente per curare una malattia d'emottisi che fin d'al- 
lora affliggevalo, e poi sempre lo travagliò menandolo alla vecchiaja per 
continuata incertezza di vita. Null'oslante abbandonata la direzione 
dello stalo ecclesiastico altra nuova faticosissima ne intraprese negli studj 
filosofici, che già nel Seminario aveva iniziati alla scuola del Rettore 
Tommaso Comparini. Per l'amore che ei serbava alle scienze naturali 
si trovò impegnato a seguire nell'Università gli studj pel dottorato di 
Medicina, e a conseguire nel 1789 la laurea medica senz'animo di eser- 
citare la professione. Che anzi discepolo affezionatissimo del Bianucci 
aveva prescelto a sua prima occupazione la Fisica, e aveva atteso alle 
scienze affini a solo oggetto di potere in quella liberamente progredire. 
Siccome poi le matematiche con bellissimi modelli di ragionamento, 
con intima connessione di dottrine , e con importantissimi teoremi for- 
mano alla fisica i più adattati preparativi; il Cerbi non solo amò di 
questi compiutamente munirsi studiando gli elementi di tali scienze, ma 
come quelli che avea conosciuto essere le cagioni dei fenomeni natu- 
rali scritte a caratteri algebrici, e le regole geometriche reggere l'u- 
niverso, strinse anche amicizia col Padre Canovai, distinto matematico, 
per prendere occasione in una epistolare corrispondenza con lui intra- 
presa di trattenersi maggiormente nella scienza dei numeri, e di porre 
in chiara luce le interessantissime questioni del Calcolo Infinitesimale (1). 
Per tal modo fermata nella contemplazione del vero la mente, che più 
giovane amava di spaziare nel vago dell'imaginazione, i primi studj non 
furono più che un ornamento dei secondi : pregiabilissimo ornamento, 
che il più spesso ancor nell'abile scienziato per la vastità acquistata oggi 
dalle scienze siamo costretti a desiderare. Allora essendo il Gerbi in età 
di anni ventisei; subito dopo che i filosofi di Pisa lo ebbero dichiarato 
dottore, essi stessi lo desiderarono collega, ed il Granduca Pietro Leo- 
poldo che felicitava la Toscana, lo scelse a lettore di Matematiche nella 
stessa Università, e nello stesso anno 1789. Epoca chiara nella storia 
dei popoli, delle arti, e delle scienze; che mostrò insorgere la Francia 

(I) Notizie rilevate dalle lettere esistenti tra 1 fogli del Prof. Gerbi. 



304 

a porre i regnanll in dubbio degl'imperi e a propagar fuoco in tutta 
Europa; che recò nelle comunicazioni nazionali modi a dilatare il com- 
mercio , e nei bisogni incitamenti a perfezionare le arti; e che stabi- 
lita corrispondenza scientifica fra le nazioni per mezzo dell'introdotto 
uso dei Giornali, mosse il gran passo della generale restaurazione, e 
del progresso . Epoca in cui sembrò la natura rinvigorire la mente 
umana , e che segnò il principio dei servigi resi dal Gerbi alla società 
nel Pisano Ateneo, e insieme la data della prima sua opera scientifica 
pubblicata. Fu questa un'erudita latina dissertazione sul sistema mondiale, 
la quale come privala della parte matematica era stata fausta inaugu- 
rale alla Cattedra, così corredata del calcolo servi a mostrar l'Autore ai 
dotti del pari valente nella fisica e nelle matematiche, non meno che 
elegante latino scrittore. Alla esposizione delle varie ipotesi, introdotte 
nelle scuole sul sistema del mondo, tengono hi quella dietro i prin- 
cipi scientifici sulle forze centrali, e sulla dottrina dell'urto, e la loro 
applicazione nel sistema Copernicano al moto dei pianeti. Segue la de- 
terminazione delle orbite, e delle leggi del moto colla corrispondenza 
dei fenomeni che possono osservarsi nel cielo, ne sonovi tralasciate le 
perturbazioni del moto lunare, la precessione degli equinoz] , la nu- 
tazione dell'asse della terra, e le loro teoriche secondo le opinioni di 
diversi Fisici. Fra queste dottrine si leggono interessantissime osserva- 
zioni di confronto su' metodi di calcolo, e sullo spirito nelle applica- 
zioni del medesimo alla fisica. Che se molta slima procurava al Gerbi 
questa sua produzione scientifica, maggiore d'assai eragli recata per la no- 
vella decorosa situazione: giacché a suo elogio ed onore nelle matema- 
tiche basta dire che lesse in quella Università ove fiorirono in questa 
scienza tanti uomini illustri, e che fu scello a Collega del celebre Pietro 
Paoli cui ognuno per dovuta giustizia assegna uno dei primi posti tra 
i matematici del secolo. Né solo insegnava il Gerbi contemporanea- 
mente col Paoli, ma anche nelle stesse dottrine, rilenendosi allora per 
giudizio del Paoli stesso che in due maestri non potesse l' insegnamento 
dell'Algebra reparlirsi . Non intendo con questo a tanto illustre personag- 
gio per la reputazione di matematico confrontarlo $ per quanto il modo 
col quale disimpegnò il grave uffizio, e la buona estimazione che il Paoli 
stesso sempre poi gli conservò, mi dasser nuovo motivo di esaltarlo. 
È qui piuttosto luogo a far comprendere come il modo che suol te- 
nersi neir insegnare il calcolo, non sodisfacesse al genio del Gerbi. Egli 



505 

era portato per i ragionamenti che sono diretti a qualche oggetto esi- 
stente in natura, e che hanno utile ed immediata applicazione; non alle 
speculazioni ed alle generalità, che si fondano sulle astrazioni mentali; 
alle matematiche applicate, e non alle matematiche pure: penetrato dello 
scopo per cui si sono ritrovate tante belle dottrine, non voleva trattare 
queste da quello disgiuntamente, ben conoscendo che quando l'uomo 
si affida agli ideali concetli spesso invece di Giunone abbraccia le nu- 
vole. Difetto che sempre, ed in quel tempo massimamente a sommo 
danno e discredito della scienza matematica si è ftitto sentire, e tanto 
si è radicato, che poca speranza lascia di vederlo dalle scuole estirpato. 
Si fanno spesso studiare le matematiche per molti anni, e spesso anche si 
dà ad intendere agli alunni che ne è terminato lo studio, senza che essi ne 
abbiano gustate le utili applicazioni: si parla di aritmetica, di geometria, 
di algebra, e di calcolo infinitesimale, senza dire come negli usi sociali 
si abbiano delle unità da sottoporre a computo, senza mostrare come la 
natura presenti le figure geometriche da misurarsi, senza far conoscere 
come le leggi dell'universo possano esprimersi colle formule algebriche, 
senza derivare dai fenomeni del movimento, o da altre simili fonti natu- 
rali l'origine dei differenziali: in una parola si mostrano le matemati- 
che come una oziosa invenzione degli uomini, mentre dovrebbero presen- 
tarsi come un modo per sodisfare ai bisogni sociali e per spiegare i feno- 
meni naturali. Quindi si videro anche i più sublimi matematici impiegare 
la forza del loro ingegno per occultare con studiati ragionamenti alcuni 
difetti delle scienze, e per ricercare artificiose dimostrazioni , e non per- 
suadenti, o inviluppare in intricatissimi calcoli le cose fondamentali 
della fisica. Ma troppo a lungo mi devierei se volessi dire quanto la 
mia mente concepisce contro si mala usanza; non direi però inutilmente 
mostrando come da essa ne venga l'aversione che tanti hanno alle mate- 
matiche; per cui portati all'estremo opposto bandiscono dallo studio della 
fìsica luttociò che assuefa al solido ragionamento, e formano della scienza 
una storia. Questi due opposti difetti signoreggiavano le scuole, e le 
menti dei dotti, non però quella del nostro Professore che sempre in leso 
alla Fisica insegnava come il calcolo di loquacissimo si faccia vano lin- 
guaggio se tiensi disgiunto dalle applicazioni (i). 

(1) Nel ruolo dei Professori dell'Università di Pisa stampato per l'anno 1796 leg- 
gesi ; Ad Algehram universam Exc. D- Rajnerius Gerbi Pistoriensis = Aget de cele- 
brioribus Phisicce ccelestis problernatibiis. Hora 2 pomerid. Domi vero Cradet InstUutio- 
nes Analjseos infinitoriim . 39 



506 

Tale inclinazione ad accoppiare il calcolo alla fisica è attestata da 
tutte le opere da lui pubblicate, e molto onore gli reca perchè in 
Italia su questo allora si difettò, e perchè con retto spirito usando il 
calcolo lo fé' Egli servire alla fisica, all'opposto di tanti autori, che per 
ogni altro titolo rispettabilissimi, esigono che la fìsica serva al calcolo, e 
formano nelle loro ipotesi una nuova natura . Io non lodo una certa tra- 
scuratezza, che il Gerbi usa nel presentare le formule algebriche senza 
quell'ordine elegante che è sì utile a ben comprenderle; ma credo dovere 
ad onor suo rammentare come stimando le matematiche soltanto attissi- 
mo strumento per ragionare , egli non credè dover preferire come si 
suole i segni differenziali ed integrali, ma indistintamente usò quella 
parte delle matematiche che potea sembrare più adattata ad esprimere il 
suo concetto. Adopra infatti dimostrazioni geometriche in quelle parti 
che devono esser lette da persone meno istruite, o che semplici per loro 
natura, si complicherebbero con cifre algebriche; non risparmia anche 
il calcolo infinitesimale ove lo richiede l'interesse, e l'indole del sog- 
getto; sempre poi con tanta solidità ragiona che ne' suoi detti tutto 
esprime il rigore matematico. Ognuno il direbbe educato alla scuola del 
Galileo e del Volta al sentirlo esprimere con rigore e senza segni 
matematici complicatissimi confronti, e deduzioni intricatissime. Sov- 
viene allora il discorso intorno alle cose che stanno sull'acqua, o su 
quella si muovono, i ragionamenti sul moto de' gravi , e del pendolo 
del divino Galileo; ovvero la lettera de vi atlractwa ignis electrici,o 
la dottrina della pila elettrica del sommo Volta. Siffatte opere di ma- 
tematica, prive di segni matematici furono ben gustale dal nostro Ger- 
bi, il quale ovunque si dimostra seguace delle dottrine del Galileo e 
del Volta, e adattato promulgatore delle medesime. 

Dalle cose precedenti resulta il Gerbi essere stato franco mate- 
matico, e commendabilissimo per la cura che si è preso di porgere le 
matematiche come soggette alla fisica; ora seguendo la sua storia devo 
mostrarne il valore nelle scienze naturali. E prima me ne offre occasione 
l'opera che nel J794 e' pubblicò intitolata Storia naturale di un ìiuovo 
insetto . Questo lavoro del quale anche si fecero più edizioni, siccome 
è in tutte le sue parti compiuto potrebbe servire di modello in tal ge- 
nere di opere, e parmi atto ad interessare ad un tempo le scienze na- 
turali, e il ben essere della umanità. Non la sola storia naturale del 
nuovo insetto, ma le appartenenze della pianta che Egli abita, e le 



307 

utili proprietà del medesimo, dalle quali l'Autore gli desume il nome 
di Cureulione antiodontalgico, valgono a rendere interessante il sog- 
getto, e ad offrire all'Autore slesso ampia materia per dimostrare la 
sua perizia nelle scienze naturali. Tratta primieramente di una nuova 
specie di scardiccionl che appella spinosissima. Passa quindi a consi- 
derare le galle che frequentemente trovansi nel calice di questi scar- 
diccionl, e contengono l'uovo e la larva dell'insetto. E ciò fa con 
tanta maestria che le cose da lui discorse sull'origine delle galle, e 
sulla teorica della loro formazione, preferibili a quelle allora conosciute 
comparvero commendabilissime, e li procurarono le lodi degli scien- 
ziati contemporanei (i). Viene poi all'insetto, e aggiunge anche la de- 
scrizione della notomia delle parti interne di quel piccolissimo ani- 
male, introducendo nella scienza un uso che ninno dei naturalisti aveva 
in quei tempi compiutamente seguito. La proprietà più ammirabile del 
nuovo cureulione è una singolare efficacia di guarire spesso le più 
acerbe odontalgie provenienti da denti cariati. Ma siccome il fatto lo 
porta a stabilire, che col solo porre sul dente malato un dito, il 
quale soffregando j3 o i4 larve dell'insetto ne abbia anche un anno 
avanti assorbita l'umidità, si ottiene spesso la guarigione; a torre l'ap- 
parenza di cosa misteriosa e poco credibile riporta un gran numero di 
fatti, ed estesamente ragiona sul modo di agire della sostanza compo- 
nente l'insetto sovra i nervi, e sulla carie dei denti. I resultati di un'ac- 
curatissima analisi chimica diretta a stabilire i principi immediati che 
costituiscono la pianta, le galle, e l'insetto, insieme con quelli di molle 
esperienze dirette a comprovare l'azione della sostanza imbevuta dal dito, 
formano base alle sue deduzioni; e tanto l'analisi quanto l'esperienze at- 
testano chiaramente somma abilità nell'Autore; l'una per le cognizioni 
della chimica Lavoaseriana allora nuova, e per la difficoltà che il regno 
organico presenta in simili ricerche; l'altre per il rettissimo metodo con 
cui sono condotte, e per la sagace loro scelta . Queste inoltre dimostrano 
che non mancò al Gerbi la richiesta attitudine per avanzare la Fisica an- 
cora con ricerche sperimentali . Che se non fu annoveralo fra gli inven- 
tori, ma solo fra i compilatori di fisica, dee ciò ripetersi dal non avere 
egli avuto nella sua gioventù un gabinetto fisico a propria disposizione . 

(1) Ebbe per quest'opera diversi diplomi d'Accademie, e molte lettere di con- 
gratulazione da accreditati Professori. 



508 

Così sempre alle posizioni sociali devesi la comparsa che un individuo ha 
da sortire nella socielà. Le cognizioni e disposizioni naturali, che posse- 
deva il Gerbi, lo avrebbero potuto luminosissimamente distinguere nel 
grado dei celebri fisici, se invece della Cattedra di Matematiche ne 
avesse subito coperta una di Fisica. L'ottimo Bianucci avea ciò ben sen- 
tito, e con esemplare segno d'affetto e di stima lasciò vuota la Cattedra 
perchè egli la coprisse . Il diritto d'anzianità fece che a quella del Gerbi 
fosse preferita la domanda del Comparini, che ho sopra rammentato; e 
perciò, come dissi, ebbe il Gerbi l'Algebra, e solo nel 1797 potè ottenere 
la Cattedra di Fisica teorica, allorché nuovamente il Comparini mutando 
occupazioni prese ad insegnare la Geometria. Rettamente giudica il mae- 
stro dell'abilità dello scolare, e bene sceglie un maestro chi conosce la 
scienza. Infatti l'abilità del Gerbi meglio rifulse nella cattedra di Fisica 
che in quella di Matematiche; e bene in quel tempo ne facea bisogno 
perchè occorreva togliere i difetti che si avevano nell'insegnamento della 
fisica nella Scuola pisana, e perchè faceva duopo tener dietro alle grandi 
scoperte che doveano enormemente estendere il dominio di questa prin- 
cipalissima scienza. Mancavano allora alla Fisica le dottrine dei Lesile, 
Malus, Davy, Coulomb, Fresnel, Gay-Lussac, Arrago, Petit, Dulong, No- 
bili, Melloni, e mille altre che tanto ne poterono dilatare i confini. Si 
erano d'allora fatti udire i Coulomb, Galvani, Volta, Herckel, Rumford, 
Yong, Saussure. Non si avevano che corsi di fisica antichi, e si insegna- 
vano tuttora nelle scuole le cose del Muskembroek, del Nollet, ed a fatica 
quelle del Beccheria. Spesso si teneva l'uso di dettare, o far circolare 
tra gli scolari gli scritti del precettore : vero modo di rilardare l'inse- 
gnamento! Quest'uso dannosissimo dovrebbe esser bandito da tutti i luo- 
ghi d'istruzione. Al contrario mille circostanze concorrono per mante- 
nerlo: l'avarizia degli scolari; l'ambizione, la pigrizia, e talvolta l'igno- 
ranza dei maestri, fan sì che si preferisce 1' enorme fatica del copiare 
alla moderata spesa nella compra di un libro, l'impiegare nella dettatura 
il tempo che dovrebbe nell'istruzione occuparsi, l'imporre colle conti- 
nue aggiunte e variazioni che possono apporsi agli scritti, il circolare fra 
pochi quei lavori indigesti che dispiacerebbe pubblicare. Questo difetto 
nelle scuole d'Italia si è fatto sentire sommamente. Ripetasi da questo 
l'essere per lunga pezza quasi tutte le scuole di fisica rimaste arretrate 
nell'insegnamento a confronto degli avanzamenti della scienza, ed alcune 
tuttora conservarsi in questa posizione . Al nostro Gerbi si deve l'onore 



509 

dì aver sommamente cooperato per togliere questo difetto, e per ridurre 
nella Scuola pisana l'istruzione a livello della scienza. Che solleci'.o a ciò 
fosse lo dimostra non solo il metodo che tenne nell' insegnare, quanto 
ancorala premura che si diede per acquistare le opere più accreditale del 
giorno (i). Come la sua perizia nell'estrarie da quest'opere le più sane 
dottrine, e rettamente usarne a vantaggio della scienza e della società, 
ci è mostrata ancora dall'operetta sulle rotte dei fiumi, che egli fé' nota 
nel 1807 P^*^* S^^ '^^^^ dell'Accademia Pistoiese. Lo richiamò a questo 
soggetto l'aumentata frequenza delle rotte in Toscana, e perciò ivi co- 
mincia dal ricercarne le cause primieramente nel genere di cultura dei 
monti, che produce un riempimento nell'alveo dei fiumi, e secondaria- 
mente nei muri a piombo o quasi a piombo, e senza alcun bene indicato 
riparo alla base, che di frequente si sono usati , o per contenere le 
acque senz'argine dentro l'alveo, o per dare agli argini maggiore sta- 
bilità, e per impedirne la corrosione. Assai parla dell'insufficienza di tali 
muri ad ovviare le rotte, e dei danni gravissimi che per quelli di fre- 
quente avvengono. In seguito espone con principi scientifici, e con re- 
gole di pratica, e d'esperienza come si possa dare agli argini la necessaria 
stabilità; con qual arte abbiano questi a difendersi dalla corrosione; e 
qual riparo si debba aggiungere alla base dei muri già esistenti, che 
per loro mala costruzione potessero facilitare l' escavazione del fondo 
del fiume. Penso che quest'opera sarebbe stata tosto seguita, o forse 
preceduta dalla pubblicazione del Corso di Fisica del Gerbi , se i più 
Professori in una medesima scienza, come allora furono nelF Università 
di Pisa, non fossero d'impedimento al dispiegare uno di essi franca- 
mente le sue forze. Perchè le altre cagioni che tanto fanno penuriare 
l'Italia di corsi elementari non avean potere a distorne la mente del- 
l'abile Professore, che ben comprese l'utilità di un corso adattato alla 
scuola. Infatti non solo ridusse in scritto per tempo il Corso di Fisica, 
ma tenne anche dietro ai minimi, non che ai più grandi avanzamenti 
della scienza per corredarne le sue lezioni. Faceva l'estratto dei più 
accreditati giornali scientifici in quella parte che interessavano la fìsica 
elementare; e con questo metodo ebbe vita la sua eruditissima Opera 
che per la prima volta fu pubblicata nel 1818, e che nelle edizioni 
successive del i8a5 e del j835 fu grandemente arricchita. Seguitando 

(1) Mori il Gerbi lasciando una libreria ben corredata di opere moderne. 



510 

poi quest'uso fino all'ultimo tempo della sua vita, aveva egli raccolte 
le moclernissime scoperte con animo di pubblicarle in un'Appendice (i) 
da apporsi all' ultima edizione, per riportarla al pari della scienza. Di 
queste fatiche, che han servito per render nota al pubblico sì interes- 
sante scienza dal 1818 fino all'epoca presente, merito immenso gli è 
dovuto, mentre per molto tempo fu Egli il solo a far sapere all'Italia 
intera lo stato della fisica. Mi sia perciò lecito rilevare i pregi di que- 
st'opera, che la storia della scienza dovrà sempre ricordare qual pre- 
zioso scientifico documento. 

Io non esito un istante a dichiarare che il Corso elementare di 
Fisica di Ranieri Gerbi ha rilevantissimi caratteri particolari, i quali 
molto da ogn' altro lo distinguono, e mentre in certi usi lo fanno pre- 
giabilissimo , in altri meno adattato Io rendono. Siccome poi interessa 
che i vantaggi e i danni di questi sieno posti a calcolo da coloro che 
amano darsi a simili opere, cercherò di farli comprendere trattando 
prima del metodo istorico tenuto dall'Autore, quindi delle teoriche che 
ha usate, e parlando infine del modo che ha seguito nella parte spe- 
rimentale, e nella esposizione dei fatti. Premetto che le successive edi- 
zioni di quest'opera differiscono dalle precedenti non solo per gli ac- 
crescimenti che si sono a diverse epoche fatti nella Fisica, ma ancora 
per variati ragionamenti, e più. corrette dimostrazioni, e per aumen- 
tate sperienze . La gran differenza fra la prima e la seconda edizione 
è nella parte sperimentale; quella tra la seconda e la terza consiste più 
nella parte matematica e di ragionamento, perchè l'aumentato volume 
della fisica particolare si deve al grand' accrescimento della scienza in 
quell'intervallo di tempo accaduto. Serve adunque che io parli della 
sola terza edizione ; nei due primi tomi della quale è contenuta la 
fisica generale. I fatti fondamentali di questa parte di scienza dedotti 
dalle sperienze, e confermati col ragionamento danno luogo alla for- 
mazione dei principi teorici, che sono come centri dai quali con con- 
nesse deduzioni, e con opportuni calcoli derivansi le particolarità e le 

(1) Quest'Appenclice, tutte le lettere soprarammentate, e altri fogli manoscritti, 
colla libreria del Gerbi appartengono per un legato fatto dal Professore stesso all'Ec- 
cellentissimo slg. Dott. Gaspero Botto , il quale in quella guisa che mosso dall' affetto 
per il defunto Maestro si è graziosamente prestato per comunicarmi molte notizie , cosi 
è da sperare che egualmente mosso dall'affetto sommo che ha per la scienza, vorrà re- 
galare il pubblico delle cose più belle che tuttora sono inedite . 



511 

applicazioni in tanta copia da formare uno de' più estesi corsi di Mec- 
canica e d'Idraulica. Qui non apparisce il metodo istorico, come negli 
altri tre tomi, ove leggesi la fisica particolare, divisa nei seguenti 
trattati: Calorico, Elettricismo, Galvanismo, Magnetismo, Jluidi elastici e 
segnatamente aria, acqua, suono e musica, meteore, luce, preceduta da 
una introduzione sulla filosofia chimica, e terminata con un'appendice 
sulle induzioni elettriche. Ciascun trattato è composto di due parti, una 
che contiene la serie o storia dei fatti, che l'Autore ha creduti più con- 
venienti allo scopo tra quelli conosciuti, l'altra le teoriche e spiegazioni 
dei fenomeni secondo i diversi sistemi più reputati; e questa divisione è 
in special modo distinta nei trattati del calorico , dell' elettricismo, del 
magnetismo, e della luce. Così procedendo sempre dal noto all'ignoto vi 
si studia come siasi accresciuta a poco a poco la catena delle nozioni 
scientifiche, e come ad alcuni altri fatti si sieno da celebrati autori ag- 
giunti. Vi si conosce il succedersi delle diverse teoriche, e come l'una 
l'altra abbia esclusa, ovvero come amendue si possano mantenere in cre- 
dito a seconda delle regole di una giusta critica. E per conseguenza colla 
esposizione delle dottrine, che compongono la fisica, vi si trova l'istoria 
delle scoperte, e quella dei nomi benemeriti alla scienza. Un tal metodo 
offre anche il vantaggio di presentare una parte della scienza composta 
dei soli fatti, e però sempre invariabile, purché soltanto vi si aggiun- 
gano le nuove scoperte. Quindi ha giovato al Gerbi facilitandogli in 
parte la riduzione dell'opera nelle successive edizioni ; e sarà pure slato 
utile a quei che studiarono la fisica su questo corso, perchè avrà loro 
facilitato il distinguere le cose di fatto che sempre sono vere, dalle teo- 
riche che quasi continuamente variano in scienza di tanto incremento. 
Al contrario avrà esso resa più lunga, e meno chiara la esposizione della 
Fisica: spesso infatti vedesi costretto l'Autore a riferire molti fatti a 
diverse epoche scoperti in luogo di un solo fondamentale che ora lo 
stato della scienza ci fa conoscere, ovvero l'opinioni di più fisici sopra 
un medesimo fatto anche dove la scienza permetterebbe formare una 
sola dottrina col prendere il buono che ciascuna di quelle opinioni 
presenta. Passando alla parte teorica o di ragionamento assai dovrei 
dire in lode del Corso del Gerbi per molti motivi, e prima perchè vi si 
trovano sempre posti in evidenza i principj cardinali , e da quelli per 
mezzo di rigoroso ragionamento sono dedotti i soggetti che ne dipendo- 
no. Talché l'uso di siffatta filiazione d'idee porla il lettore da uno in 



512 

un altro soggetto per quelle vie che formano fra di essi il naturai lega- 
me. Può inoltre dirsi che il Gerbi con pari amore ha raccolte le nozioni 
antiche e le moderne, e non si è lasciato vincere dal prestigio della mo- 
da, la quale tanto regna anche nelle vedute scientifiche. Molto si è trat- 
tenuto sulle cose di fatto, o su teoriche di somma importanza, meno 
sulle osservazioni incerte, o su dottrine poco verosimili. Sempre le ha 
esposte con semplicità e chiarezza, e sempre quando non ha potuto com- 
piutamente esaurire il soggetto ha rimandalo il lettore con opportuna 
citazione all'opera originale. Un tal uso che reca sommo vantaggio per 
chi studia , accresce notabilmente il pregio del lavoro, rendendolo un 
ordinato e sistematico repertorio di scienza; egli dà vanto su' tant' altri 
Corsi, perchè non adottato dai lor compilatori, spesso avviene che il let- 
tore non sa ove ricorrere quando gli rimane qualche dubbio sul sogget- 
to. Io credo che nessun altro corso elementare possa dirsi al pari di questo 
abbondante nella parte teorica. La Meccanica e l'Idraulica presentano 
delle eleganti e nuove dimostrazioni matematiche, e quello che più rileva 
per un corso di fisica, hanno bene esposti e confermati dall'esperienza 
i principi della scienza: cosicché ad un tempo vi si apprendono le mate- 
matiche applicate, e la fisica . Vi sono a completare le dottrine delle 
forze la teorica dell'Attrazione universale, e l'esposizione dei principi 
fisici dell'Astronomia . Né cessano colla fisica generale le utili applicazioni 
dell'algebra , ma ritrovansi anche qua e là per lutto il corso ove il biso- 
gno lo richiede, sia per dilucidare il soggetto, sia per dargli quella gene- 
ralità che è necessaria a ben comprenderlo. Il trattato dell'Ottica con- 
tiene diffusamente esposte le parli più difficili, come la polarizzazione, e 
la diffrazione della luce, e la visione. Ha pregio nell'Acustica quella parte 
principalmente che riguarda la musica , la quale suole esser quasi trala- 
sciata negli altri corsi di fisica, e qui è posta con estensione e con somma 
filosofia facendo manifesto quanto quel trattato nei rapporti dei suoni ha 
di fisico e di matemalico . La dottrina dell'atmosfere elettriche è pure un 
argomento che difettando nella più parie di simili corsi, si apprende be- 
nissimo in quello del Gerbi, ove può dirsi che come in questo cosi in 
altri soggetti si leggono le cose del Volta. In generale meritano elogio 
le osservazioni e discussioni sulle ipolesi , e sulle teoriche usate per spie- 
gare i fenomeni del Calorico, quelli dell'Eleltricilà, lo sviluppo dell'elet- 
tricità galvanica ed atmosferica, i fenomeni magnetici ed elettro-dina- 
mici, quelli della luce, e le meteore. Che se non sembreranno tutte di 



515 

egiial forza, pure la maggior parte compariranno interessanti, e tutte 
capaci di addestrare il giovine studente alla crilica , Snoie il Gerbi 
esporre una teorica, e farla ben comprendere spiegando con quella i 
fatti, e spesso dopo la indebolisce con argomenti sulla sua credibilità 
e convenienza, e talvolta anche la rovina per mostrare il vuoto della 
scienza, onde i giovani tengansi in guardia contro la seduzione dei 
sistemi e la vaghezza delle ipotesi. Tutta questa abbondanza di ragio- 
namenti mentre reca i notati vantaggi fa il corso poco adattato per 
un' istruzione elementare: peraltro il suo maggior difetto si mostra 
nella esposizione dei fatti e dell'esperienze; terza ricerca che io mi 
son proposto di farvi e che ora intraprendo. Moltissimi sono i feno- 
meni presi in considerazione, e moltissime del pari sono l'esperienze 
che vengono rammentate, e più certamente che in qualunque altro 
corso elementare di fisica. Si aggiunga che quest'esperienze sono d'or- 
dinario quelle classiche che han portato gli inventori alle scoperte. 
Molte sono le figure che servono per le dimostrazioni geometriche, 
o per la descrizione dei fatti, o per rappresentare macchine e appa- 
rati per l'esperienze, e per l'applicazioni. Contuttociò non vi rimane 
il lettore in questa parte sodisfatto: vi desidera una più estesa descri- 
zione di ciascun fatto e di ciascuna esperienza: vorrebbe trovarvi mag- 
gior numero di quelle piacevoli esperienze che sono ad un tempo gio- 
cose ed istruttive, con il processo per eseguirle. Piacerebbe che le fi- 
gure non fossero semplici abbozzi , ma con più precisione rappresen- 
tassero i fenomeni descritti, o le macchine usate nell'esperienze; che 
si scorgesse nel corso una esposizione di fatti conveniente ad uno che 
gli abbia vedati, non a chi narra ciò che altri ha osservalo. Queste 
sono, come ciascun vede, le conseguenze della posizione in che si ritrovò 
il Gerbi nell'insegnamento della Fisica: destinalo a dettare la parte 
teorica della scienza mentre altro Professore in un corso separato in- 
segnava la Fisica sperimentale, non ebbe occasione di gustare l'arte di 
sperimentare, né le parti piacevoli dell' esperienze, né di conoscere 
quali fra queste sieno più adattate a ripetersi in un corso di lezioni; 
si attenne a corredare l'opera sua di bellissime dottrine, e non curò 
di porre co' suoi naturali vezzi la parte più lusinghiera della scienza. 
Quindi il suo Corso di Fisica sarà sempre apprezzato per la somma delle 
dottrine e per la sua filosofia, non per la scelta dei fatti; si leggerà con 
molta utilità, ma non col diletto che suole a sì bella scienza congiungersi. 

40 



514 

Abbastanza ho detto per quello che richiede il mio discorso di 
questa interessanle opera del nostro Fisico, e ini resta solo ad accennare 
che per renderla compiutamente adattata anche ai suoi scolari medici, 
nel 1818 si die cura che in un solo volumetto fosse separatamente pub- 
blicala la parte più interessante della Fisica generale, e per questo stesso 
oggetto usò due caratteri di stampa diversi secondochè le cose erano in- 
teressanti per un'istruzione più o meno elementare. Si insegnava in 
quell'epoca la Fisica teorica da due Professori, e ciascuno ftìceva il corso 
in due anni istruendo contemporaneamente gli scolari di medicina 3 
quelli di scienze. Nel 182,6 uno di questi Professori fu destinato all'in- 
segnamento delle matematiche applicate; e così dopo questo tempo poco 
ebbe il Gerbi ad estendersi nella Fisica generale. Quindi ne ridusse allora 
le prime nozioni fondamentali in dodici lezioni, le quali soleva premet- 
tere a quella parie del corso di fisica particolare che nell'anno cadeva, e 
le pubblicò col litolodi Lezioni elementcwi di Fisica generale. Co.m Egli 
sempre portava i suoi lavori a tal grado di perfezione da potergli pubbli- 
care, né mai cercava sodisfare la propria ambizione, o l'interesse, ma 
il solo bisogno della scuola. Sono taluni tra gli scienziati che interro- 
gando la natura coli' arte dell'esperienze la forzano a manifestare le più 
segrete sue operazioni: souovi altri che raccogliendo i ritrovati de'primi 
gli presentano in tale aspetto, che fa scoprire la legge della natura, e fa 
distinguere la retta dalla falsa dottrina. Quelli hanno certamente il 
primo grado, e sono ingegni prescelti dalla natura istessa. Questi coope- 
rano co' primi all' avanzamento della scienza, facendo una giusta critica 
delle loro scoperte, e pongono nel commercio sociale le utili cognizioni 
propagandole colla via dell'istruzione, o colla compilazione di opere ele- 
mentari. Fra quest'ultimi in posto eminente senza tema d'errare dee 
porsi il Gerbi: non senza attribuirgli sommo merito per qualche suo ori- 
ginale ritrovato nella rammentata opera dell'insetto, e per tante dimo- 
strazioni e considerazioni scienliGche sovente in alcuna parte nuove delle 
quali sono sparsi gli altri suoi lavori . Certamente mentre Egli dalla cat- 
tedra istruì per mezzo secolo non solo il fiore di tanta Gioventù toscana, 
ma anche molti forestieri, dal canto suo per altrettanto tempo onorevol- 
mente sostenne l'antico credito dell Università pisana. Per cooperare 
con ogni mezzo all'onore dell'Università non lasciò d'occuparsi anche in 
quell'opere minori che indicate dall'occasione del giorno sono più potenti 
ad eccitare nel pubblico il rumore della lode. Si udirono più volle, seb- 



31S 

bene spesso anonimi, eruditi articoli del Garbi in diversi giornali, e 
massimamente nella Biblioteca Italiana, della quale può a ragione dirsi 
esso collaboratore (i). Rese volentieri debiti d'onore ad alcuni sapienti 
dei quali aveva dovuto ammirare le dottrine, e qui a reverenza del som- 
mo Volta, mi giova rammentare la Necrologia che scrisse per tanto celebre 
Fisico (2). Allorché fu uopo aumenlaigli fatiche nell'insegnamento, Egli 
non si risparmiò, ed essendo per l'accaduta morte del Prof. Giuseppe 
Piazzini rimasta nel i833 vacante la cattedra d'Astronomia, ne accettò 
il Gerbi l'incarico, e seguitò ad insegnare teoricamente questa scienza 
per tutto il rimanente della sua vita. Nell'età avanzata in cui allora 
il Professore si ritrovava , avrebbe recato sorpresa anche l'aggravio di 
un'altra lezione oltre quella di Fisica, più poi maravigliò che Egli si 
dasse a questa nuova occupazione con alacrità conveniente a vigorosa 
gioventù. Per adattarsi infatti alla capacità della maggior parte di co- 
loro che bramavano conoscere i fenomeni celesti, scrisse un trattatello 
elementare d'Astronomia, che se venisse pubblicato servirebbe utilmente 
a divulgare le nozioni di quella scienza (3). Come poi anche in funzioni 
accademiche straordinarie si prestasse, e come gli stasse a cuore Tonor 
nazionale manifestamente dimostiollo allorché nell'autunno del i85g 
prima del tempo consueto moveasi dai patrii lari per tenere in Pisa l'o- 
norevolissimo e non men gravoso posto di Presidente nella prima Riu- 
nione degli Scienziati Italiani. Questo fatto, del quale parlerò più diffu- 
samente in seguilo, deve esser qui da me ricordato solo ad oggetto di 
completare ciò che volea dire sul valor del Gerbi nelle scienze col suo 
ultimo lavoro, voglio dire lOrazione che aprì la prima adunanza gene- 
rale, e ritornò alla memoria dei chiarissimi ascoltanti i fasti scientifici 
d'Italia. Sapeva l'Oratore non far duopo di diiluse cognizioni isteriche 
parlando agli scienziati riuniti, ma solo di eccitare maggiormente gli animi 
con nazionali esempi; e per questo preso argomento dalla scuola di Gali- 
leo, restauratore della Filosofia naturale in Italia, narrò e dimostrò come 
tutte le parti di essa sieno dopo quel grande con molto successo stale pro- 
mosse, ed in alcune parti ancor perfezionate dagli Italiani. Nel discorso 



(1) Diverse lettere inviate al Gerbi dalla Direzione di questo giornale gli danno 
il titolo di Collaboratore. 

(2) Nuovo Giornale dei Letterati di Pisa, Tom XIV, p. 149. 

(3) Anche questo esiste fra i manoscritti che di sopra ho rammentali , 



316 

trattò prima delle scienze matematiche, poi delle scienze che dipendono 
dall'esperienza, ed in fine delle scienze che stanno tutte nell'osservazio- 
ne. Quindi fé' parola di quelli che si distinsero nelle matematiche pure, 
nella Meccanica, nell'Idraulica, nell'Acustica, e nell'Astronomia; di quelli 
che per quanto in minor numero scrissero di Chimica, e di quelli loda- 
tissimi che abbiamo nella Fisica sperimentale. Rammentò i distinti cultori 
di Botanica e di Agricoltura italiani. Quei che onorevolmente coltiva- 
rono la Storia Naturale, l'Anatomia, la Fisiologia, e la Medicina, movendo 
sempre in tutte queste scienze dal tempi più prossimi al Galileo, e giun- 
gendo fino a' dì nostri. Onorò i sapienti Principe Carlo L. Bonaparte, 
Cavt V. Anlinori, Cav. Prof. G. B. Amici, Cav. G. Giorgini , Prof. 
Paolo Savi, Cav. Prof. M. Bufalini, che furono i fondatori del Con- 
gresso Italiano, e (per servirmi d'espressioni già usate) 

Glie con sublimi e generosi affetti 
Ridonavo una patria agli intelletti (i). 

Richiamò così in ognuno quello spirito e coraggio nazionale che è ca- 
jìace delle grandi imprese, e dimostrò che il credito d'Italia per le 
scienze tien tuttora, sebbene si sieno fatte celebri nella filosofia natu- 
rale altre nazioni, un posto eminente mercè l'opera di tanti uomini il- 
lustri e valorosi . 

Conviene che io adesso ragioni delle qualità morali che caratte- 
rizzavano il nostro Scienziato, e della reputazione e onori che potè 
nella società conseguire, poiché in questo devo aggiungere non poco 
a quello che finora n'ho detto come uomo di lettere e di scienze. 
Egli ebbe per costume di menare la vita lontana dalle grandi conver- 
sazioni della galanteria e della moda, per quanto cortese si dimostrasse 
di visite a que' che stimava, e sempre usasse di un tratto gentile, ed 
aborrisse la solitudine. Era per lui favorito il conversare con persone 
scelte, aliene dalla mormorazione, e da ogni modo di licenza, e se 
dovea giudicare di altri lo faceva con somma prudenza e moderazione, 
e la sua critica compariva sana ed imparziale. Si astenne dal matrimo- 
nio, per quanto sensibilissimo si affezionasse con tanta facilità da po- 
tersi anche dir soverchia . Certamente non sfuggiva i pesi di quella 

(1) Questi versi, e quelli con i quali termino la Biografìa son tolti da due com- 
posizioni poetiche anonime pubblicate in morte del Gerbi. 



317 

onorala unione, giacché ullroneamenfe si incaricò di far quasi da pa- 
dre con esemplare carila cristiana ai lii^li di un suo atFezionato servi- 
tore. Meno poi dovea disprezzarne i sollievi, perchè io l'ho udilo in 
eia avanzala sempre lodare e consigliare lo sLato matrimoniale, e sem- 
pre avvisare il poco airello delle persone mercenarie lamentando il suo 
stato, e terminare coli' esclamazione: vce soli! Serbò illibatezza di co- 
stumi, ed ogni più severa regola d'onesto vivere. Con profondo rac- 
coglimento vedeasi frequentissimamente prostrato avanti i Sacri Altari, 
e appena dalle cose create divertiva la mente tosto la fermava nel Crea- 
tore pel desio di poter nell' eternità meglio contemplarne la stupenda 
sapienza . 

Sommamente questi caratteri contribuirono ad accrescere nei più 
la slima del Cerbi, e fu per i genitori molto teneii verso i iìgli gran 
conforto a lui raccomandargli. JN eli' occasione che gli venne alìidaia la 
custodia di un Signore Pistojese il qual dovea per istruzione fare un 
giro per l'Italia, principiò il suo viaggio per la bella penisola, che poi 
compì in altre due volte approfittando delle lunghe vacanze dell' Lini- 
versila. In questi viaggi visitò tutti quei luoghi che richiamavano l'at- 
tenzione di un letterato, e di uno scienziato, e assaissimo eslese le sue 
relazioni. Godeva l'affetto e la stima di molle persone per meriti chia- 
rissime, alcune fra le quali lo trattavano come amico, o almeno gii 
usavano sommi riguardi; mentre anch' Egli corrispondeva loro con 
grandi cure. Fra questi mi occorre per quel che dito ricordare il 
Nobile sig. Carlo Fabbroni di Pistoja letterato e filosofo distinto, il 
quale amò tenersi attorno le più erudite persone con tal rispetto da 
mostrare quanto in menle ben fatta meno abbia a stimarsi la ric- 
chezza della sapienza. Affinchè io dia luogo al vero mi sia lecito av- 
vertire che il Cerbi spesso più approfittava del servigio degli amici di 
quello che essi potessero far conio di lui. Il fiale dell' umanità devesi 
in qualche cosa sempre dimostrare, ed in lui sommamente nell'amore 
per i propri comodi si ravvisava. Lo che adombrava talvolta quelle 
lanle virtù che in grado eminente e' possedeva, e dava ai malignanti 
luogo di denigrare il di lui merito. A'on però che mai in disistima 
venisse il suo nome; anzi da tutti, non esclusi quei che in ciò più lo 
aggravavano, riscosse sempre onori, ed attestati di rispetto alla sua 
abdiià, e di ilducia nella sua probità. Il Governo gli afiìdò ingerenze 
di somma fiducia, e gravezza: ed a cagion d'esempio nel 9 Gennajo 

40* 



518 

del 18 i3 da quell'Impero che erge vasi come modello al mondo Intero 
essendo stabilito in Pisa il Pensionato Accademico, luoao come oanun 
sa ove si reclutavano coloro che si stimavano degni a servir la patria 
nella milizia togata, il nostro Professore fu scelto a Direttore di quello 
stabilimento. Né le premure che Egli per essere da tale ufficio disimpe- 
gnalo fece col mezzo del suo amico sig. Carlo Fabbroni , membro allora 
a Parigi del Corpo legislativo, poterono rimuovere il Gran INIaestro del- 
l'Università dalla presa deliberazione, nel Gerbi riconoscendo le qualilà 
necessarie alla buona direzione del Golleaio che dovea raccogliere, edu- 
care, e portare al perfezionamento le speranze della pubblica istruzione. 
Confermò poi il fatto non essersi quel Senatore ingannato, poiché sotto 
la direzione del Geibi fiorì sommamente il nuovo stabilimento, e dimo- 
stro la saviezza ed accortezza somma da lui usata nello scegliere abili 
sottoposti, e alunni di molto ingegno. Nel breve tempo che questa scuola 
normale rimase in piedi n'escirono tanti buoni allievi da far udire non 
solo dispiacere generale alla soppressione di quella, ma rimanere tuttora 
vivo ne' più savj il desiderio di vederla ripristinata a vantaggio della 
pubblica istruzione. E può dirsi che le vicende de' tempi ne imponessero 
l'abolizione, poiché il nuovo Governo riconoscente eli ottimi servigi, eoa 
larghissima pensione attestò al Direttore la dovuta gratitudine. Mancato 
quello stabilimento, non mancò il motivo di vedere attorniato il Gerbi 
da' più bravi giovani; e come avanti, cobì maggiormente dopo quello 
comparve la sua casa luogo di riunione dei distinti scolari dell'Univer- 
sità, e di altre chiarissime persone. Non sdegnava Egli patrocinare presso 
i più elevali superiori, e presso lo stesso Regnante i meriti nascenti 
della gioventù, ed assumersi mille altre premure che servirono a caratte- 
rizzarlo protettore degli studio;i. Tanto si era radicato il credito di una 
sua raccomandazione, che ogni postulante per cose di studio voleva es- 
serne munito, e ottenuta la raccomandazione fidava della grazia. A questo 
avea [ )rtalo il buon esilo che spesso per lui ì supplicanti ottennero, 
e la deferenza che molti superiori dimostrarono al savio consiglio del 
canuto fdosofo . Erano da tal prudente esperienza diretti i suoi consigli 
che ben rare volte apparvero fallaci, e sempre atti a persuadere perchè 
appoggiali al ragionamento . Quindi a buon diritto dovea in luì per gli 
atlari dell' Università comparire un Savio che senza autorità, e colla sola 
sua reputazione potea impedire gli abusi, e sostenere il buon ordine. Che 
se qualcuno in tanto favore al vederlo salilo con maledica lingua confuse 



319 

la giusta carità, la filantropia, e l'amore per l'Università col vergo- 
snoso intriso, ebbe chiaro motivo di tacersi nell' essersi il Gerb« tenuto 
lungi da accattati onori, e da pomposi titoli. Consegui negli ultimi suoi 
anni, mercè le benefiche leggi, un'annua copiosa provvisione, pure ne- 
anche menomamente arricchì , e solo gli rimase da poter decorosamente 
sostenere i suoi bisogni, e da ricompensare come fece col suo ultimo 
testamento quelli che avevano preo cui'a della sua domestica vita. 
Per le altrui, non mai per le sue premure, riteneva non meno che nove 
diplomi di Società scientifiche, fra' quali alcuni di molto onore (i); 
piccoli premj de' suoi pregiati lavori. Fu anche dalla Munificenza di 
S. A. I. e R. il Granduca di Toscana Leopoldo II, per tanti vantaggi 
resi allo Stato nella pubblica istruzione, decorato della Croce del Merito 
sotto il titolo di S. Giuseppe in un tempo (2) che escludeva ogni sodi- 
sfazione di ambiziosi desiderj, e nel quale ognuno lo avrebbe voluto ve- 
dere di questo e di ogni altro distintivo d onore fregialo. Egli aveva 
ogni animo inteso alle pratiche religiose, ed alla esecuzione degli oneri 
del suo impiego; e fino all'ultimo anno della sua vita seguitò a so- 
disfare alle due cattedre di Fisica teorica, e di Astronomia con tale 
esemplare diligenza, che sebben vecchio ed aggravato da mille incomodi 
di salute spesso alla fine delTanno scolastico potea notare di non aver 
fatta neppure una vacanza, del che si compiaceva darsi vanto a con- 
fronto di altri assai meno avanzali in età. 

La vita e le forze sembravano mantenersi, e neiili estremi in^aaliar- 
dirsi acciocché la più bella corona di gloria fosse il compimento di sì 



(1) Fra le carte del Gerbi ho ritrovati i seguenti diplomi, che portano le date 
qui appresso scritte : 

Accademia Etrusca di Cortona . 1789. 

Regia Società di Scienze di Gottinga. 1795. 

Accademia di Scienze di Pistoja. 1803. 

Accademia dei Georgofìli. 1804. 

Reale Istituto d'incoraggimento di Napoli. 1810. 

Reale Accademia di Torino. 1820. 

Accademia Labronica. 1821. 

Accademia della Valle Tiberina Toscana. 1832. 

Accademia delle Scienze di Palermo. 1835. 

(2) Cioè dopochò ebbe coperta la carica di Presidente nella prima Riunione 
dogli Scienziati . 



320 

decorose azioni. L'onore che ognuno avrebbe desiderato, che la storia 
consegnerà ai secoli avvenire, era riserbalo a quell'uno che di vane ono- 
rificenze mai si era curato; di questo però onestamente si compiacque e 
si accese, e tutta Italia ne lo applaudi. Il primo di Ottobre del iSSg ac- 
corsi in gran numero in Pisa dotli scienziati da tutte le parli d'Italia, 
con molli esteri rinomatissimi alla prima Riunione che dovea tenersi per 
l'avanzamento delle scienze naturali , perchè era slato stabilito che pre- 
siedesse il seniore fra i cattedratici italiani allora presenti, fu proclamato 
il Gerbi Presidente generale del Congresso. Con quanto piacere si inlese 
la nomina del Fisico di Pisa, con altrettanta sodisfazione si ammirò l'ot- 
timo modo da esso tenuto nell' ordinare e ben dirigere le cose di quella 
nobilissima festa nazionale. Con applaudila virtù Egli cedendo quasi 
porzione della propria autorità, polche sapeva che l'onor suo sarebbe 
venuto dal conseguito fine, amò di unirsi a consiglio coi Presidenti delle 
sei sezioni nelle quali fu parlilo il Congresso. E per tal via ottimamente 
seppe vegliare al buon andamento, opportunamente promuovere gli or- 
dini, e 1 provvedimenti dal bisogno richiesti, e saviamente compilare i 
regolamenti generali per le annue future Riunioni. Per non far pompa 
del suo grado guardossi dal comparire nelle adunanze particolari ove di- 
scutevansi i soggetti scientifici, mentre poi la fece da distinto scienziato 
con quel dottissimo lavoro sulla storia delle scienze in Italia pieno di 
savie filosofiche riflessioni, che già ho detto essere stato da lui letto nella 
prima adunanza generale, e aver dato cominciamento al Consesso. Gran- 
dioso e commovente spettacolo fu il vedere nella grand' aula dell'Univer- 
sità di Pisa raccolti gli Scienziati naturalisti d'Italia, e attenti a quei 
detti che il buon vecchio proferia più animati che da vigorosa gioventù, 
e che altamente suonavano nel cuore dei dotti. Per i quindici giorni che 
ebbe luogo la Riunione instancabile si mostrava in ogni azione il Presi- 
dente, e ben si vedea che lo spirito sosteneva lo spossato corpo, perchè 
languente si fé' il suo aspetto all'ultima adunanza generale. Venerando per 
lunghi e grandi servigi, incuteva rispetto col decoroso sembiante: grave 
di corpo, e già curvo per gli anni, cadenti le guance che già fur piene 
e rotonde nella prima gioventù, bianco come neve e rado il crine, ru- 
gosa la fronte, vivo lo sguardo, mal concia la bocca, raccoglieva le lan- 
guide forze, e con animo commosso pella circostanza mandava dall'infer- 
mo petto una voce tremante, e penetranti parole dirette a sciogliere il 
Congresso. Parole di reverenza, di affetto, e di gratitudine verso i Sa- 



521 

pienti che con tanta dottrina avevano dato lustro alla Riunione, verso la 
Città di Pisa che aveva con pubbliche feste, e in mille onesti modi ono- 
rati gli illustri Ospiti, e verso S. A. I. e R. il Granduca Leopoldo II che 
con tanto amore per le scienze aveva dato animo, e modo d'intraprendere 
il bel costume, che due volte si era mosso dalla Capitale per illustrare 
colla sua presenza le particolari adunanze degli Scienziati, e che allora 
presente accresceva la solennità di quell'ultimo giorno . A questo magna- 
nimo Principe dirigendo il detto del poeta « Semper honos, nomeU' 
que tuwn, laudesque manebunt ^3 (^i^ si tacque il Savio. Detto memo- 
rando! Ultimo che Egli proferi in pubblico, e con tanta solennità e 
tanto senno, e in quella Università, ove per quarantanove anni si era 
la sua voce udita ad ammaestrare la gioventù . 

Il congedo del Presidente era per lui, e per gli uditori ben diverso 
da quello dello scioglimento del Congresso. E ben coli' animo presagi- 
vasi da ognuno l'avvenire, perchè tanto tempo solo gli fu concesso 
strascinare il cadente corpo, quanto bisognò a ricevere gli omaggi de' cul- 
tori delle scienze che accorrevano in folla alla sua casa prima di partire 
da Pisa. Gli convenne guardare dipoi il letto della morte, per lui di- 
venuto a sentimento di lutti letto di gloria, perchè a quello l'avevano 
condotto s\ nobili fatiche. La sua ultima malattia fu un accrescimento di 
tutti quegli incomodi che continuamente in vita lo afflissero : si aggravò 
il petto: cominciò a voler lo stomaco poco cibo: ed una lenta febbre 
consumò le forze. Rimasero assai vigorose quelle della mente perchè 
potesse seguitare le cose relative al Congresso, e desiderare la presenza 
dei suoi più cari, e attendere i soccorsi della religione, ed aspettar 
tranquillo l'ora estrema. La Croce dell'Ordine del Merito, conferitagli 
nel a4 Ottobre, era dal cristiano Filosofo stata ricevuta qual ornamento 
del funebre suo tumulo, e sol quest'uso lagrimevole essa avrebbe avuto 
essendo l'insignito morto nel ao Decembre dell'anno stesso 1809, se 
non fosse valuta a sanzionare pubblicamente la benemerenza di sì di- 
stinto Professore. 

Giovani, care speranze della patria, con il maestro perdeste il 
padre: Colleghi chiarissimi, mancò col Cerbi gran lustro e grand' ap- 
poggio all'Università di Pisa. Italiani cultori delle scienze naturali, il 

(1) Virgilio. Egl. V. vers. 78. 



322 

gran precettore della Fisica non è più: Voi (mi piace di essere con imo 
di quei che sentirono la grave perdita ) 

ì^oi lo scontraste quasi al passo estremo, 
Itali Soji . .. Il venerando Veglio, 
Cui poc anzi corona 
Faceste, giace nel sepolcro . Speglio 
Ne sia de' fati: un grido 
Oggi di plauso, domani risuona 
Grido feral di pianto ! Addio supremo 
Gli deste allor ; ma fido 
Un suo ricordo in Voi, che spento o scemo 
Non fia dagli anni e dall' oblio , serbate, 
E meco, itali Sofi, lacrimate . 



X.UIGI PACINOTTI. 



§J 2 St '^ 



R 



ELAZ105E DEL SeGRETABIO GENERALE pag. m 



Regolamento generale per le anmali Ricmom Iialia>'B a 

Divisione delle Sezioni ■ 

Sezione di Fisica, Chimica e Matematica » 

Adunanza 1.^ n 

o a . . .„ 



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1 

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34 
38 
61 
67 
75 
86 
96 
99 



Sezione di Geologia, Mineralogia b Geografia . » 

Adunanza 1.^ » 

2.» » 

» 

o/ 

6.» » 

7.* 

Escursione geologica al Monte Pisano » 

Adunanza 8.^ » 

Sezione di Botanica e Fisiologia vcGEXABaE > 107 

Adunanza 1.^ » 109 

> 2.* » 115 

Escursione botanica ill6 

Adunanza ó.^ s 118 

. 4.* » 124 

. 5.' > 127 

» 6.' B 135 

7/ » 141 

. 8.* > 147 

Sezione di Zoologia ed Anatomia comparativa » 133 

Adunanza 1/ » 153 

2.* » 138 

• ó.^ . . . . ^ » 160 

. 4* » 164 

. 5.' » 170 

. 6.* » 173 

Relazione dei Comniissarj incaricali d'esaminare la Scolio flavi frons » 179 

• 7.' 185 



524 

Sezione di Medicina pag. 187 

Adunanza 1.* » 189 

» 2.» » 195 

» 3.* » 197 

» 4.* 202 

> 5.» 206 

» 6.* .211 

» 7.» .215 

. 8.» « 220 

Sezione di Agronomu e Ticxologia • % > 231 

Adunanza 1.* . » 253 

. 2.» .237 

* 3.» 239 

. 4.» 243 

» 5.» » 247 

» 6.» 252 

» 7.» ,254 

» 8.» .238 

» 9.» 260 

Invito a tut(i gli Agronomi 268 

Indicazione della residenza e ore di adunanza delle Sezioni > 270 

Orazione del Prof. Rosini per l'inaugurazione della statua dei Galileo 271 

Biografia del Prof. R. Gerbi » 297